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1 – UN CIRCUITO DISTRIBUTIVO PER IL CINEMA INDIPENDENTE

8 Agosto 2013

La mia idea è che ci voglia un CIRCUITO distributivo che si appoggi ad almeno 200-300 sale, quelle dei cinema del centro storico, poi quelle sale associate ai cineclub, che devono avere un marchio inequivocabile: qui si distribuisce solo prodotto italiano e qualche film africano.

Si può ripetere l’esperienza del circuito comunale veneziano, questo significa che a livello nazionale il film sta solo un giorno in un cinema e poi circola nelle altre 300 sale ritornando alla prima sala dopo un certo tempo, magari un mese, con una rotazione continua e per un periodo dato, una altra soluzione potrebbero essere i film a menù, in ognuna di queste trecento sale, ogni giorno pagando un biglietto di 5-6 euro puoi vedere tutti e tre i film in programma.

Il Mibac invece di finanziare i cinema sulla base della programmazione potrebbe darei contributi a quelle che hanno questo marchio.

Però ci vuole un supporto mediatico di attenzione, una rivista on line che circola anche in cartaceo, che parla di tutti questi autori che vengono presentati con interviste e altro e una agenzia che sappia valorizzare IL TUTTO, finanziata con i guadagni e con l’aiuto magari di qualche sponsor.

Come vengono scelti i film da distribuire? Questo è un problema, l’automatismo puo’ essere pericoloso, in quanto rifletterebbe una scelta arbitraria e castrante, e quindi ci dovrebbe essere un responsabile esperto che si assuma di risolvere l’oneroso problema di valorizzare delle pellicole anche e soprattutto economicamente, si deve creare una struttura in grado di coprire tutti i costi e quindi deve avere oltre all’esperienza nel settore, un certo intuito, e delle capacità manageriali, insomma bisogna far in maniera che i film distribuiti a menù su un circuito alternativo che copra tutte le zone dell’Italia incassino “un pubblico” che deve rimanere contento dell’offerta, un pubblico disponibile a un cinema di regia, impegnato, ma non appesantito da una estetica magari accademica, per questo non devono essere i critici che selezionano i film per il noto problema che loro fanno del cinema e della critica un lavoro, mentre il pubblico al cinema ci va fuori dagli orari di lavoro, e questa differenza è fondamentale perché mentre il critico, il cinema lo studia, lo spettatore lo consuma e paga per questo almeno 4-5 euro, non si può pagare di meno ma neanche di più e non essere soddisfatti.

E POI C’E’ IM ALTRO PROBLEMA “POLITICO” che potrebbe rovinare il circuito con risvolti insidiosi, la scelta dei film sulla base di spinte che non hanno niente a che vedere col valore intrinseco dei film, ma sulla base di raccomandazioni: “fatemi un piacere inserite anche questo film e io cercherò di farvi avere un finanziamento dal governo” l’offerta viene alterata, i valori modificati, e la struttura diventa un carozzone mediaticamente inefficace.

E’ importate che ci sia un responsabile e che ci siano risultati e che soprattutto il pubblico non si prenda delle fregature: qui entriamo in un campo minato che come parli sbagli, perché tante e tali sono le cose da ponderare per cui c’è il rischio che grazie ad una organizzazione “politica” poi venga distribuito solo ciò che è finanziato dal Mibac, con grande detrimento dell’indipendenza, ci sono anche le mode culturali, le situazioni del momento ecc. ecc..

Io non dico che se un buon prodotto finanziato dal Mibac e che vale intrinsecamente non debba essere distribuito, ma che venga distribuito SOLO quello che è finanziato dal Mibac mi sembra proprio sbagliato, perché cmq è vero che il Mibac rappresenta una Istituzione importante del cinema, ma una certa libertà anche anticonvenzionale può essere non vista o malvista dal Ministero.

Il responsabile di questo circuito deve essere un esperto di distribuzione che sappia capire le reazioni del pubblico, naturalmente anche qui siamo in un campo minato e quello che vale è il risultato complessivo di gestione, tenendo presente che qualche film meritevole può non trovare l’attenzione della gente perché magari in anticipo rispetto ai gusti del momento, ma non si può portare questo fatto a giustificazione di scelte furbesche.

Nella sua attività il responsabile deve essere impermeabile a qualsiasi sollecitazione politica, pena il fallimento nel medio periodo del progetto, il che non è facile perché – a un certo livello – tutti sono più o meno legati alla politica, o meglio ai partiti politici e deve saper valorizzare i prodotti che se lo “meritano” .

Il compito che gli si chiede è quello di alzare gli incassi da, ad es. 20 mila euro attuali (medi per film indie), a 200-300 mila euro a film e siccome c’è la sommatoria zero, questi incassi superiori verrebbero “presi” o alla commedia italiana o al cinema Usa, quindi questi due soggetti (chiamiamoli cosi) non vedranno di buon occhio l’operazione per sottrazione d’incasso, ma l’esigenza prioritaria è di natura pubblica, quella di mantenere una cultura cinematografica in linea con i livelli di altri paesi perché i blockbuster americani potrebbero far sparire il cinema italiano al di fuori della commedia. Tutto qua…. Scusate se è poco.

by Giancarlo Sartoretto

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