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1 – UNA DISTRIBUZIONE REMUNERATIVA PER IL CINEMA INDIPENDENTE

25 Agosto 2013

Lo constatiamo ogni giorno con i nostro occhi quanto sia prolifico il cinema indipendente italiano, ce ne siamo accorti anche ai vari festival, ce lo dicono gli autori di documentari, che vengano premiati a più riprese, eppure questi film spesso autoprodotti, più spesso finanziati almeno in parte dal Mibac, vivono una realtà separata come è quella dei festival, non riescono cioè ad essere distribuiti come meriterebbero se non in qualche sparuta sala d’essai. Vivono di una distribuzione non REMUNERATIVA

Tanto s’è detto da parte di tutti gli organismi istituzionali, sindacali ecc, tanto poco s’è fatto, come parole gettate al vento perché poi la politica dell’inedia prevale sempre…e allora diciamolo senza pretendere di dire verità ultime o penultime, anzi scoprendo l’acqua calda vicino ad una fonte termale fumante: se vogliamo, come pensiamo, far uscire questi prodotti in sala bisogna mettere in piedi con urgenza un circuito alternativo di distribuzione di film che sia nello stesso tempo anche remunerativa, che non venga lasciato alla fantasia di qualche autore quando deve distribuire il suo film (inventandosi, per creare un po’ di pubblicità, un presunto circuito nato col suo film e che morirà presto con lo stesso), ma che possa invece veramente attecchire.

Ora noi abbiamo un sacco di monosale ubicate nei centri storici delle città che si trovano in difficoltà e quindi sono costrette a chiudere per il “cannibalismo” esercitato da tutte quelle multisale di periferia che invece di attirare nuovo pubblico (magari di periferia) l’hanno sottratto ai cinema dei centri storici, probabilmente perché fuori c’è più parcheggio e servizi.

E’ proprio con queste sale del centro storico che invece si potrebbe ricominciare a sviluppare una logica del discorso che abbia un senso condiviso, naturalmente queste sale per far uscire i film indipendenti avrebbero bisogno anche di un qualche ausilio statale, una certa promozione, una sinergia fra i vari soggetti che operano nell’istituzione cinema, pensiamo al Mibac che finanzia dei film e poi non si cura della loro distribuzione (se non in maniera marginale) e pensiamo nella stessa logica del discorso, ai vari festival italiani come Santa Marinella Film Festival, Il Cinema Indipendente di Foggia, Il Gallio Film Festival, quello di Lodi e di Busto Arsizio, ImMaginaria, Amidei, Clorofilla, Mantova Film Festival, Est Montefiascone che premiano le opere prime e seconde e il cinema invisibile, trovandosi a svolgere un’attività utile e culturalmente necessaria di scoperta di una cinematografia considerata a torto marginale, come se il cinema indipendente fosse in effetti un luogo distaccato del cinema italiano e assimilabile ai film africani e dei paesi dell’est che si scoprono solo nelle varie rassegne.

Questi festival possono avere una funzione trainante e importante per la valorizzazione del cinema indipendente e un trampolino di lancio mediatico per quei film che riscuotono l’interesse del pubblico, se questa sinergia tra i festival, le sale cinematografiche dei centri storici (con convenzioni e facilitazioni per i parcheggi) e il Mibac con l’aiuto di altri soggetti come le associazioni di categoria, potrebbe partorire non un topolino, ma mille topolini e così far distribuire I film segnalati o vincitori di premi, si avrebbe la possibilità di garantire una uscita almeno di questi film, e quindi il pubblico potrebbe vederli, allora si che ci sarebbe più attenzione verso il cinema indipendente italiano e l’investimento fatto servirebbe a rilanciare il cinema nazionale, lasciamo le multisale di periferia al cinema Usa o a quello con grande promozione, mi riferisco soprattutto alle commedie italiane e lanciamo il made in italy nei centri storici, tutte quelle opere autoriali documentari, cortometraggi, sperimentali segnalate dal circuito di festival dando uno sfogo necessario all’autoproduzione.

Provare questa strada vorrebbe dire sviluppare finalmente un percorso completo e mantenere la diversità dei linguaggi nel cinema arricchendola al punto tale che anche il cinema d’essai potrebbe trovare un suo spazio di pubblico, si tratta di mettere insieme un’attività che molti svolgono in maniera separata.

NATURALMENTE CON LE PAROLE SI VA N PARADISO TUTTI I GIORNI, la realtà del mercato cinematografico invece è molto più scabra e di difficile decifrazione per la presenza di elementi contraddittori che non fanno tendenza, soprattutto quando c’è un calo generalizzato di tensione culturale verso il cambiamento e di ricerca del nuovo in una società complessa che vive spesso tra miti passati e difficoltà presenti, che apre mille canali frammentando l’offerta, per cui la ricerca è molto più sporadica e marginale, certo nel clima degli anni ’70 quando ha esordito Moretti c’erano i cineclub e la gente, i giovani, erano curiosi di vedere un cinema diverso, molto sperimentale e surreale, adesso invece il mondo dei media -viviamo in una mediacrazia- ha assorbito molte novità confinandole in spazi specialistici ed è sempre più difficile trovare qualcosa di originale che accontenti tutti, il cinema poi ha sviluppato molti linguaggi che si sono ampliati a partire dagli anni 60 e la gente oggi più che l’arte è incline e sensibile allo spettacolo e alle sue manifestazioni di società in fase decadente.

Il divertimento si contrappone alla noia, e molti sono coloro che temono di annoiarsi, perché non c’è più la luce su mondi diversi, alternativi e possibili da quello che stiamo vivendo.

Internet dà la possibilità poi di avere seppur in maniera virtuale di tutto e di più, migliaia di video sono finiti in rete, siamo  subissati da una offerta rin-don-dante,  i film non fanno più tendenza se non sporadicamente e velocemente, tutto corre, come diceva il filosofo, nell’indistinto magma della vita e alla fine sembra che siano passati anni e invece erano solo settimane e i miti di cartapesta si cancellano con la stessa facilità di un palinsesto, pur essendo un insieme di novità che si elevano dal flusso interrotto della vita e muoiono ad una velocità incredibile, una dietro l’altra…che dire, dopo un po’ non resta che il nulla riempito da oggetti futili.

In tutto questo magma il cinema soffre ancora di più, la sala che dovrebbe essere il centro di qualsiasi discorso socializzante e di visualizzazione del nuovo, che riflette l’uomo in cammino, viene snobbata per il monitor (al massimo collegato alla Tv) dove si vede la metà dell’immagine cinematografica ridotta in una scatoletta, ma si coglie lo stesso l’essenza seppur impoverita di ciò che ci serve per decodificare velocemente un messaggio per passare ad un altro…e via cantando, le serie tv a puntate appassionano di più, serializzano l’esperienza limitata a pochi amici a casa di qualcuno di loro, esperienza come una catena di montaggio dello spettacolo, mentre la sala rappresentava la situazione in progress da condividere assieme ad altri nel corso di due ore con la ritualizzazione del dibattito in cui ci si apriva al sociale, oggi invece il mondo esterno ci è più estraneo, difficile da decifrare, lontano da qualsiasi socializzazione, ma frammentato in tanti rivoli incomunicanti.

E’ la chiusura totale verso altri mondi possibili, è l’alienazione devastante che isola in solitudini disperate, dalle quali emerge una frustrazione che si trasforma in violenza verso se stessi o verso gli altri.

Giacremunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativa remunerativanarlo Sartoretto 

 

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