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UN’ANALISI SU TRUMP ON LINE

19 Marzo 2017

In questo mondo ci sono gli internazionalisti, gli universalisti, i cattolici e chi ha una sensibilità religiosa, ma c’è anche il capitalismo internazionale che guida i vari capitalismi locali, ma pure i tanti capitalismi parziali, le banche di tutti i tipi che finanziano le loro attività.
Perché Trump dà tanto fastidio alla stampa pur essendo un imprenditore di successo che si è impuntato a volere delle regole che possono anche danneggiare le multinazionali?
I capitalismi sono tanti, milioni di milioni, e da tanti decenni ormai si parla di liberalizzazione totale, di conquista di mercati, di espansionismo. Ultimamente i media hanno lanciato la notizia che metà del reddito globale è in mano a poche grandi società.
Ma Trump dice no al TTIP – Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, che antepone il mercato e gli interessi privati a quelli della collettività attraverso una riduzione degli standard sociali ed ambientali, quindi dice no alla liberazione del commercio tra Usa e Europa che tanto piaceva ad Obama, ma Trump dice di no perché il TTIP favorisce la “cinesizzazione” dell’economia e la conseguente disoccupazione della forza-lavoro Usa.
L’ Europa però con il Canada ha già fatto lo stesso accordo, (Ceta) e quindi la Ue è favorevole alla circolazione di prodotti a poco prezzo, inquinanti con un costo di lavoro basso che non favorisce i lavoratori europei, a differenza della manodopera Usa che verrebbe invece protetta da Trump, magari riscoprendo quei dazi ormai dimenticati, per far in maniera che gli americani ritrovino il lavoro anche deregolamentando l’economia, (e questa sembrerebbe una contraddizione).
Quindi nessun interesse ambientalista per Trump, ma per motivi politico-elettorali, perché i lavoratori votano e chi governa vive di consenso. Ecco per cui la sua politica è molto parziale, anzi può risultare semplicemente contraddittoria e confusa, da creare perplessità tra gli stessi grandi gruppi mondiali Usa e le banche internazionali che ormai da tanto tempo agiscono a livello globale.
Ci sono dei contrasti tra gli stessi capitalismi, quello industriale, quello finanziario, quello dei servizi, quello agricolo e ognuno per un motivo o l’altro (i tanti vincoli imposti localmente) fa fatica a seguire il capitalismo globale rappresentato dal TTIP.
Quindi Trump chiede un riassetto dell’Intera economia Usa basata sulla difesa di quei capitalismi parziali in grado di mantenere il benessere Usa a detrimento di un unico grande capitalismo Mondiale, scontando anche contrasti di politica tra di loro e quindi criticando la dottrina del Neoliberismo che fino ad oggi è stata una vera religione, ALMENO là dove questa non riesce più a coinvolgere le grandi masse Usa nell’economia.
Meno concorrenza quindi e più prodotti tecnologici di alto livello che però per i prezzi più alti possono essere assorbiti da una parte ristretta della popolazione americana e questa appare una ulteriore contraddizione, cmq Trump vuole tornare ai dazi x salvaguardare le produzioni locali e su questo può essere d’accordo anche il Movimento 5 Stelle e di chi parla di COMUNIONISMO ECOLOGICO.
La differenza tra Trump che vuole solo che non sparisca il lavoro e i movimenti sociali che sfruttando le nuove tecnologie respingono l’invasione dei prodotti inquinanti è totale, perché tra i provvedimenti di Trump c’è quello di investire in oleodotti roba ormai in fase di esaurimento, dimostrando che non capisce dove il futuro va a collocarsi, a differenza di questi movimenti che auspicano la fine del petrolio, a favore di un altro sviluppo molto più pulito e condiviso, che sanno quindi vedere il futuro e la sostenibilità ambientale, il prodotto interno basato sulla felicità ecc., ma non si tratta di un comunismo ecologico, bensì la consapevolezza di condividere la sola terra, anche se si parla di altri sistemi solari, perché è l’unica che abbiamo.
Si tratta di un capitalismo più sociale dove si rinuncia alla mondializzazione dell’economia, alla globalizzazione spinta che distrugge le differenze culturali , perché il prodotto globale ha due gravi difetti, è il frutto di uno scambio diseguale o differenziale per ore lavoro e quindi di costo di lavoro che mantiene la povertà dei paesi poveri, oltre a far si (secondo) che molti paesi intermedi lavorino a prezzi bassi e questa ricchezza finisce per trasferisci nei paesi più evoluti (come Usa ed Europa) che però mantengono tanta disoccupazione .
Quindi la globalizzazione inaridisce il capitalismo avanzato e la sua classe operaia costretta a lavori insicuri, a precarietà varie, ma Trump dà fastidio anche perché politicamente si è circondato di personaggi fautori di politiche estreme e trova critiche da parte della popolazione più internazionalista che pur stigmatizzando la globalizzazione vuole un mondo più unito e chi ha una sensibilità religiosa e solidaristica .
Vedremo se riuscirà a combinare qualcosa a creare quella dialettica antiglobalizzazione o invece tutto finirà nel nulla, ovvero nelle chiacchiere.
Il futuro dovrà fare i conti con le risorse limitate del sistema, con l’inquinamento, con i cambiamenti climatici aumentando di fatto i controllo soprannazionali, con il consumismo che crea tanta spazzatura, con la raccolta differenziata che crea economia a passo ridotto e la necessaria regolamentazione delle attività, con le polveri sottili e la deforestazione, se non vogliamo distruggere il pianeta bisognerà pensare a consumare di meno ed essere più austeri, mentre il capitalismo dovrà investire sulle energia rinnovabili. Parliamo quindi di limiti che tendono all’infinito, solo se tutti consumeranno di meno, solo se ci sarà un controllo demografico, ci sarà la possibilità di sopravvivere, ma l’umanità dovrà rinunciare al business delle armi e fare meno di combattersi e instaurare una sorta di comunismo ecologico, dove le risorse verranno condivise e si troveranno soluzioni razionali grazie alla cooperazione.
Il comunionismo ecologico non ha niente a che vedere con le teorie marxiste sulla classe operaia, si basa sulla condivisione sovranazionale della risorsa terra in maniera tale da evitare la distruzione, sullo scambio uguale tra i paesi per ridurre la circolazione della manodopera, sulla distruzione della guerra e su una economia che mantiene i canoni dell’autonomia privata, ma più solidaristica e sociale
Gian sart

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