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1 – BUSINESS PLAN /1 – LA MERCE CINEMA

17 Gennaio 2014

LA MERCE CINEMA SI SERVE DEL BUSINESS PLAN CHE VIENE CHIESTO PER QUALSIASI TIPO DI FINANZIAMENTO

Per qualsiasi tipo di finanziamento, soprattutto per le banche, non tiene presente che la produzione cinematografica è una attività atipica e quando è piccola e indipendente non ha I CRISMI della continuità produttiva, in buona sostanza se io faccio i miei film e ho una ditta o una srl può risultare inattiva per un certo periodo di tempo, per cui il prodotto cinematografico mal si confa alla merce continua che viene prodotta e venduta con i criteri della produttività e dell’espansione del mercato.

Quando il BP viene applicato al sistema cinema ci sembra che costituisca una forzatura, che non nasconde una “ideologia” managerialistica sottesa al consumo – in questo caso – di immagini.

Parliamo di immagini e non di scatolette di tonno, e le immagini hanno una natura molto diversa rispetto ai beni “materiali”, ma anche un consumo ed una eventuale diffusione pubblica “valorizzata” tramite biglietti staccati, molto effimera per non dir casuale – che non si mangia e quindi non si apprezza fisicamente come per la maggior parte dei beni scarsi, per cui per fare un BP a volte bisogna aiutarsi cn la fantasia per riempire il vuoto che subentra nel passaggio tra beni fisici e beni culturali e scrivere in sostanza, un sacco di balle…o come direbbe l’intramontabile Fantozzi ragioniere di poco conto, IL BUSINESS PLAN “è una cagata pazzesca”. Il problema è perchè la merce hadeterminate caratteristiche che qui riesci ad individuare con molto difficoltà.

Cmq ci proviamo a mettere insieme qualche concetto….bisognerebbe che ci fosse un BP applicato specificatamente al cinema e alla merce discontinua. Vediamo alcuni spunti da considerare, per il resto bisogna farsi aiutare da qualche esperto.

giancarlo sartoretto

L’idea – elementi di differenziazione, innovazione

Agendo nell’ambito della produzione cinematografica, il BP riguarda la produzione di un film, di 2 film, di 5 film ma anche di zero film in un anno, ecco perché se si applica all’impresa bisogna vedere la sua attività corrente, se invece si applica al singolo progetto bisogna vedere i tempi di realizzazione del progetto.

A differenza di una fabbrica che è a ciclo continuo, la società cinematografica genera prodotti sempre diversi senza una costanza temporale, occorrerà analizzare le caratteristiche specifiche del settore che si differenzia dalle altre imprese anche per quanto riguarda il ciclo del prodotto culturale che viene segmentato attraverso l’intervento di aziende diverse: di produzione, di distribuzione, di esercizio.

Per questo occorre adattare il business plan al tipo di organizzazione che non ha le caratteristiche-ripeto-della continuità produttiva (a parte qualche società che è a pieno regime di giri) e quindi dei processi di produttività insiti nel miglioramento continuo e costante dell’attività di gestione, essendo la produzione cinematografica legata alla temporalità di un singolo prodotto, alla stessa stregua della costruzione di una barca (normalmente da quattro settimane a quattro mesi in fase di ripresa) e da una organizzazione che deve essere approntata per sostenere la complessità del prodotto audiovisivo nelle varie fasi della Preparazione, delle Riprese e dell’Edizione quasi su due piedi, con la differenza che mentre una barca è prevenduta sulla base di uno schema di costruzione e quindi sta all’impresa dimostrare capacità professionale, il prototipo cinematografico deve attendere sempre i gusti del pubblico e pur essendo costruito con i crismi della professionalità, può rimanere invenduto per circostanze imprevedibili (una denuncia esterna) o più facilmente SOTTOVENDUTO per cui il rischio d’impresa è totale perché legato a circostanze difficilmente prevedibili.

Questo per quanto riguarda la piccola produzione indipendente, mentre la grossa produzione avendo in sviluppo più progetti in contemporanea e dotandosi di maggiore forza contrattuale può puntare su distribuzioni molto forti e su esercenti più disponibili a recepire i loro prodotti, tenndo presente che la diversificazione di generi potrebbe aiutare in teoria, ma il mercato italiano è fortemente connaturato in un tipo di prodotto come la commedia.

Chi lavora più a lungo è il regista sia nella fase di preparazione che nella fase di riprese (normalmente tre – quattro mesi) che nella fase di edizione che può durare anche sei mesi.

Diversa è anche l’idea imprenditoriale da cui scaturisce l’iniziativa economica che può risultare si, innovativa, ma dentro ad una griglia di continuità commerciale con un mercato molto strutturato e rappresentato dal pubblico che frequenta le sale cinematografiche, che a questo fine può essere analizzato per target.

In generale le preferenze del pubblico si indirizzano per una quota consistente (60-65%) verso la produzione americana di genere (film d’azione, di fantascienza, horror, commedie e drammi) che sono presenti in tutto l’arco dell’anno anche con una tenuta estiva, poi ci sono i prodotti italiani che si dividono tra commedie e cinema d’autore e variegati prodotti europei passati per i maggiori festival internazionali.

La nostra idea è quella di inserirsi nel mercato italiano in espansione attraverso questo progetto. (continua)

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