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1 – LA GRANDE BELLEZZA E IL FOGLIO

22 Marzo 2014

Su IL FOGLIO del 17/03/2014 è comparso l’articolo di Sergio Di Cori Modigliani, dal titolo “Marchetta politica da Oscar” su LA GRANDE BELLEZZA il film che ha conquistato l’oscar, articolo molto esplicito, quasi crudele e soprattutto non apologetico.

A dir la verità questo articolo girava su facebook già l’indomani dell’oscar dato alla GRANDE BELLEZZA.

Lo stesso autore ha anche scritto interventi sul blog di Beppe Grillo e i suoi articoli sono sempre rivelatori di una certa realtà in cui dominano incontrastati i magheggi dei partiti con la loro capacità di fare e disfare.

Ha trattato malissimo Tornatore con il film che prese a suo tempo l’oscar (francamente esagerato) e ha ribadito senza mezzi termini la truffa dell’operazione che ha portato all’OSCAR il film di Sorrentino “puntando sul livello omertoso sia giornalistico che politico in voga nel nostro paese”, perché – ci ha detto l’autore – questo film non ha niente a che vedere con l’industria cinematografica e quindi non rilancia il nostro cinema, piuttosto avvilisce la creatività italiana e deprime la qualità espressiva di autori indipendenti con un totale azzeramento alla produzione di più scarso livello del cinema Usa.

Qui non sono d’accordo perché ha detto: “prepariamoci all’invasione di spazzatura hollywoodiana, roba di scarto per le colonie. Che noi siamo colonizzati dal cinema Usa è vero, basta parlare con i ragazzi che citano come miti cinematografici solo film americani che in ogni caso hanno avuto più seguito nell’immaginario rispetto alle nostre commediole di consumo.

E’ vero che la Grande Bellezza è stato distribuito da Medusa presieduta da un cugino dell’ex presidente del governo e che Medusa è in mano a Berlusconi, mentre Nicola Giuliano con Francesca Cima sarebbero solo produttori sulla carta (entrambi definiti dall’autore in quota Pd) di stretta marca burocratica e quindi il film è un prodotto delle larghe intese Pdl e Pd con lega Nord, tutti insieme appassionatamente.

Di Cori Modigliani ribadisce che senza Berlusconi non sarebbero stati capaci i due di “Indigo Film” di pagare le spese dell’Ufficio perché su 9 milioni di Euro di budget, il buon Berluska gliene ha dati 6,5 anche la Lega Nord qualcosa ha racattato tramite la Banca Popolare di Vicenza, mezzo milione per favore amicale, ha partecipato anche il biscottificio di Verona con il tax credit. Quindi attraverso malleverie politiche il film è frutto delle larghe intese, altri cinquecentomila euro da parte della Regione Lazio (leggasi Polverini) e infine il Programma Media Europa con 650.000,00.

Giuliano ha coltivato tutte le relazioni produttive anche attraverso la Scuola Nazionale di Cinema di Roma in cui è docente e l’Università Benincasa di Napoli.

E’ stato lui a tirare su pacchetti partitici,cosi però dice il Di Cori Modigliani si uccide una cinematografia.

Che dire da parte mia? Tutti i film italiani importanti hanno il marchio Medusa o Rai, se vuoi guadagnare devi passare attraverso di loro altrimenti come per Videocracy – il documentario che rappresentava il potere televisivo di Berlusconi – devi accontentarti della distribuzione Fandango di Procacci (che peraltro ha collaborato spesso con Medusa) come dire il business è business e non guarda in faccia nessuno.

Di Cori aggiunge sena mezzi termini o prendete la tessera di Forza Italia/Pd o saltate dalla finestra per un S.C.A Suicidio Cinematografico Assistito. Quindi secondo Di Cori M tutto passa attraverso il sistema partitico annullando quindi meritocrazia ecc. ecc.

Ritorniamo a NUOVO CINEMA PARADISO, nel 90 il produttore era Franco Cristaldi, Berlusconi all’epoca gli chiese un film da Oscar e siccome Cristaldi “aveva fatto una marchetta con Raitre e aveva prodotto il film di Tornatore che era stato un flop clamoroso, sia alla tivvu con indici di ascolto minimi, che al cinema, dove era uscito e dopo dieci giorno era stato ritirato per mancanza di pubblico, il film durava 155 minuti ed era francamente inguardabile, di una noia mortale.

Senza dire nulla al regista, Cristaldi ci lavorò per tre mesi, rimontò totalmente il film riuscendo anche a modificare dei dialoghi, lo fece uscire in Usa dove ottenne un certo successo, Berlusconi fu contento anche se non mantenne le promesse fatte a Cristaldi, e quando la statuetta venne data al regista Tornatore, Franco Cristaldi fece un salto sul palco si avvicinò la strappo’ di mano a Tornatore dicendo che l’Oscar era suo e nelle interviste successive americane disse che i partiti italiani stavano distruggendo quella che un tempo era stata una delle più importanti industrie cinematografiche del mondo.

Morale: lo scaricarono tutti in Italia!

Per finire Di Cori rincara la dose: “La Grande Bellezza appartiene a questo filone dell’italianità e il solo fatto di accostarlo a Fellini e De Sica è un insulto all’intelligenza collettiva della nazione, è una marchetta politica, e si vede, si sente, lo si capisce, nell’arte non si riesce a mentire perché l’arte è basata su uno squisito paradosso, poiché è finzione totale e quindi menzogna pura, chi la produce non può darla ad intendere perché la verità sottostante salta sempre fuori.

Secondo Sergio Di Cori M è la cartolina di un piccolo-borghese costruita (a tavolino) per venire incontro agli stereotipi degli americani votanti, attraverso un’operazione intellettualistica che non regala emozioni, ma soltanto suggestioni di provenienza pubblicitaria marketing negativa.

In maniera ingegnosa e diabolicamente perversa esprime delle maschere in un paese dove la verità artistica passa invece nella necessità dello smascheramento, cioè nel suo opposto: il film è davvero noioso e privo di spessore, è un prodotto subliminare dopo che Toni Servillo e Paolo Sorrentino si sono messi pubblicamente a disposizione della famiglia Letta.

Che posso dire io: a tanti altri però è piaciuto perché ha un profumo letterario che da tanto tempo non si vedeva più nel cinema italiano

Ai posteri la sistemazione della controversa questione.

giancarlo sartoretto

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