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3 – LA GRANDE SUPERFICIALITA’

25 Marzo 2014

LA GRANDE SUPERFICIALITA’ – GRILLO E BERLUSCONI

La superficialità regna sovrana, quando si fa di tutta un’erba un fascio, si fa un commento “fascista”, si mette dentro di tutto senza distinguere le caratteristiche delle erbe, non voglio dare un giudizio di valore, ma atteniamoci ai contenuti, ai modi, ai programmi, c’è una differenza abissale tra i due per come si muovono, cercano consensi, per cui chi li assimila è come se avesse l’occhio foderato dal pregiudizio e l’orgoglio di chi continuando a non capirci niente insiste sul proprio punto di vista “narcisistico” ovvero sinistronzo.

E’ sinistrozzo colui che appartiene alla sinistra e strozza ogni ragionamento sebbene sia lui a pretendere razionalità, ma solo quando gli serve alla sua tesi.

Sta di fatto che vengono assimilati, ti dicono che entrambi sono ricchissimi, uno è un uomo di spettacolo, l’altro un uomo che fa spettacolo, uno fa satira, l’altro dice barzellette, uno cerca di scavare nell’assurdo del vivere, l’altro invece vede tutto in maniera funzionale e la barzelletta codifica un genere brillante che va alla superficie delle cose e che irradia questa superficie anche in profondità, esteriorizzandola.

Eppure Berlusconi sembra un papa, magari in una vita precedente lo è stato veramente, viene avvicinato come se fosse una persona disponibile, semplice, amicona quando invece si conosce la sua terribilità, la sua forza incredibile che supera tutti gli ostacoli, è l’unica vittima dei giudici che riesce ad essere più forte di loro come categoria, quanti affaristi hanno dovuto soccombere alla giustizia, lui invece è stato talmente “grande” che è riuscito a piegare anche la giustizia pagando tutto e tutti.

E’ chiaro che in questo modo gli viene la sindrome di potenza, nessuno lo può arrestare… nei suoi propositi, si sente gigantesco, quasi padrone dell’universo, forte come un re che può decidere di avere un harem e di scegliersi l’accompagnatrice della serata.

Quando si permette questo già la democrazia è morta e la sua figura, quella di Berlusconi, un desposta, il classico demagogo che si è comprato tutto secondo i dettami di Aristotele.

Il fatto che deve dominare le situazioni che si creano è frutto di una personalità iperattiva, che politicamente è sempre arrivato a compromessi, ma che se non riesce ad ottenere ciò che vuole è capace di rovesciare anche le istituzioni per asservirle ai suoi Fini – è riuscito a comprarsi anche Fini – che nel suo abbraccio mortale è stato distrutto, un uomo che non sa neanche cosa sia l’estremismo ma che lo esibisce come minaccia in politica se l’interlocutore avversario non fa quello che vuole lui.

Grillo invece appartiene ad un altro mondo ecco la cecità di chi li assimila, (anche se lo fa molto spesso per interessi politici) molto più umano molto più vicino alla gente con un cuore vero, però entrambi sanno fare spettacolo e quindi dominare attraverso una comunicazione forte.

Grillo non può essere annoverato tra i modesti e gli umili perché nella sua attività è riuscito ad avere successo però ha dentro di sé un rigore e una moralità francescana che il Papa Berlusconi non sa proprio cosa sia, ma mentre Grillo essendo abituato alla società dello spettacolo ne capisce e carpisce i meccanismi e cerca di disvelarli per ridare alla politica quella forza originaria e quella energia rivoluzionaria, Berlusconi si è trasformato nel tempo da uomo d’affari – business man – a uomo di spettacolo che continua a fare affari anche sopra la gente, mi si dirà che è il solito pregiudizio comunista, che lui non è un cinico ma un tipo sensibile, amorevole che aiuta gli altri, ecco la differenza tra questi due uomini eccellenti, il primo non finge se non quel minimo per sopravvivere, l’altro invece è tutto costruito sul principio di ciò che è meglio in quel momento presente.

Il primo vede i fini attraverso i mezzi, l’altro per i fini usa qualsiasi tipo di “mezzo”, anche Brunetta se occorre, Berlusconi personifica il principe anche se il suo agire è disturbato da uno strascico giudiziario che non ha mai fine, ha sempre detto che è impossibile governare l’Italia se non con maniere forti, ma che lui da liberale non lo può fare anche se gli prudono le mani.

Grillo invece non chiede di essere un principe, ma vuole portare la politica dentro una realtà che è ormai completamente sparita, è quasi un passatista, non accetta la sua “supposta” evoluzione che invece è involuzione, la politica è altro, è dedizione, è comunità, è onesta, è cittadinanza, è democrazia diretta, tutto ciò che oggi non c’è, per questo Grillo è un riformista, ma il riformismo ormai è diventato un giochetto imbelle, retorico, ecco perché il suo riformismo rischia di essere nei modi rivoluzionario, che va più in là di quello che vuole, certo Grillo percorre una strada che può dare nuova linfa al rinnovamento, al cambiamento allo scopo di far uscire le stesse istituzioni da un degrado senza vie d’uscita e quindi da questo punto di vista è l’unico che può cambiare le cose dal di fuori, a differenza di Renzi che parla (dal di dentro) del nuovo, ma come nuovo modo di riperpetuare il vecchio, il vecchio filtrato da un uomo giovane.

Renzi ce la farà a cambiare dal di dentro le istituzioni? E’ quasi impossibile perché il “vecchio” lo costringerà a vedere dei problemi che non ci sono, lo devierà verso false direzioni, gli farà perdere un sacco di tempo al punto di alterare le priorità.

giancarlo sartoretto

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