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2 – LA MISTICA DEL CAMBIAMENTO

30 Marzo 2014

Quando parliamo di cambiamento parliamo di tante cose spesso anche confuse, l’umanità stessa è in continuo cambiamento, che per tanti si chiama “evoluzione”, progresso, miglioramento della specie.

Il tempo scorre come un fiume (panta rei) e dai tempi delle società primitive succedono costantemente fatti nuovi, novità, che fanno dire che non si può tornare indietro, che c’è stata una svolta, che niente è più come prima.

A questo cambiamento delle società dai tempi dei clan parentali hanno concorso le numerose guerre successe tra le comunità patrilineari, guerre tra clan, tra popoli, tra nazioni, che hanno modificato i rapporti sociali e innescato momenti di instabilità sociale, di insicurezza collettiva e di cambiamento.

La dinamica dei movimenti sociali si incrocia con quella dei soggetti ,appunto soggetti al tempo che li cambia fisicamente e mentalmente, li fa crescere e morire.

Ma noi vogliamo mettere a fuoco partendo dall’alto e man mano avvicinandoci, il comportamento, l’atteggiamento e il movimento del singolo in rapporto ai movimenti collettivi dei nostri giorni.

Oggi più che in passato in cui le società erano statiche e la vita procedeva con i suoi rituali immodificabili sotto il comune denominatore della tradizione, oggi dicevo, condizionata dai modelli di sviluppo produttivo del capitalismo globale, vige la “mistica“ del cambiamento sia individuale (la possibilità di sottrarsi ad una vita lineare e prevedibile) che sociale, come rigenerazione degli impulsi vitali, come proiezione verso una mobilità esistenziale, come viaggio e ricerca di energia, ma il sistema politico nonostante che parli di politiche di cambiamento è invece racchiuso in un alveo istituzionale in cui i riti della “democrazia” proseguono sempre uguali e i voti elettorali agiscono dentro un mercato immarcescibile, immodificabile, tant’è vero che uno studioso come Norberto Bobbio tanti anni fa si chiedeva come mai in un sistema democratico non c’era mai stata una transizione al socialismo così come in un sistema socialista non c’è mai stata una transizione pacifica alla democrazia.

Si parla quindi di crolli di regime dovuti a sanguinose guerre come è successo per il fascismo in Italia. In democrazia quando non vige il centro (la moderazione) almeno fino al momento in cui non si corrompe, c’è l’alternanza: il fronte popolare in Francia contro i radicali di desta , i conservatori inglesi contro i laburisti e ogni politica – più che a costruire disfa ciò che fa l’altra.

Quello che possiamo constatare con l’esperienza è che il cambiamento sociale avviene più facilmente come conseguenza di una guerra e in misura maggiore se questa guerra rappresenta una disfatta.

Prima c’è stata una guerra di conquista e poi se non sopraggiunge il dominio imperiale, la reazione di forze contrarie che porta al cambiamento anche radicale; Il radicalismo politico quindi trova spazio dopo una guerra disastrosa, in condizioni di pace è quasi sempre emarginato in quanto non compatibile con l’equilibrio istituzionale, sembra che in condizioni di pace si affievolisca l’impulso al cambiamento sociale e le democrazie consentono solo l’alternanza di gruppi di potere che degenerano in cricche, quando le istituzioni sono degradate.

L’esempio piuttosto recente delle elezioni dimostra l’antica schizofrenia della gente che parla sempre contro e poi vota sempre a favore di coloro che hanno fatto della politica oltreché il loro mestiere anche un mezzo per arricchirsi alle spalle dei cittadini, e così entrare nell’oligarchia che conta, c’è solo una netta minoranza di elettori sensibili e instabili, la maggioranza è “immobile” ed è forse proprio per questo che parla tanto contro tutti per poi essere sostanzialmente gregaria.

Giancarlo Sartoretto

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