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1 – PIATTAFORME VARIE E CINEMA WEB CON PIRATERIA 2

1 Maggio 2014

Parliamo del cinema online, cinema web.
La chiavetta tra internet e Tv La chiavetta si chiama Chromecast, si inserisce direttamente nella porta Hdmi di una tv e permette di accedere a YouTube, Google Play Film e Google Play Musica, costa 35 euro e rende intelligente , come dice Bruno Ruffilli su LA STAMPA, anche il televisore più stupido.

Lanciato da Google permette di vedere in tv i contenuti audio e video di apparecchi Android, iPad e iPhone, è la chiave che apre le porte del Play Store, il negozio online di Google dove noleggiare o acquistare film.

Così ognuno può crearsi un palinsesto su misura mettendo insieme serie tv, film, video dalle fonti più diverse, tenendo presente che anche You Tube offre gratuitamente interi film e contenuti da varie emittenti televisive, poi si può accedere a Vevo, Red Bull Tv, Viki, Post Tv, si può portarei n tv tutto quello che è sullo schermo di qualsiasi computer dove sia installato il browser Chrome.

Si aprono quindi prospettive infinite anche se non tutte legali, nulla vieta difatti che in una finestra del browser Chrome sia aperto un sito di streaming pirata con tantissima offerta, e allora non si capisce perché gli utenti dovrebbero andare su contenuti a pagamento come Chili o Infinity che hanno anche delle limitazioni, tipo che un film deve essere visto entro due giorni o acquistato in lista di attesa e magari con un costo superiore al blu ray o al biglietto del cinema.

Le alternative illegali sono ancora troppo facili da trovare e per una curiosa ironia del mondo digitale, basta digitare su Google per arrivarci.

Altro Fatto, altra corsa, pariliamo di AnicaONDEmand.

E’ nato il 31 marzo il portale dell’Anica che è come sappiamo la confindustria dei produttori e quindi gioca in casa lanciando questa piattaforma per il cinema online, sarà quindi possibile vedere in streaming pagando un biglietto virtuale, film del cinema italiano, documentari e cortometraggi compresi, e anche il meglio di quello estero e naturalmente non ci facciamo mancare neanche le migliori serie televisive e tutto questo allo scopo di incrementare l’offerta legale, ce lo dice Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica.

Ma procediamo con calma, dovrebbe essere una piattaforma di cinema italiano e ci troviamo di nuovo le major americane assieme ai produttori e distributori sedicenti “indipendenti”, ma andiamo oltre, al portale si accede attraverso il sito Mymoves che deteneva tutta l’impiantistica precedente, si naviga anche su tante informazioni sul cinema e per il cinema.

Però l’intenzione dell’Anica sarebbe quella di offrire un canale a tutti quei film italiani strozzati in culla, dalle difficoltà distributive del nostro mercato: in sostanza, i piccoli prodotti nazionali che non riescono ad arrivare in sala “potranno” trovare pubblico on line, tesi questa facilmente smontabile per la presenza asfissiante di film gratis in rete non solo i piratati ma anche quelli con i diritti scaduti.

Conclusioni da trarre: – non si capisce perché l’Anica se aveva a cuore il prodotto filmico on line sia intervenuta così tardi sul circuito della rete, quando ormai appare obiettivamente compromesso lo sviluppo di un possibile mercato e poi perché solo con My Movies, probabilmente ad essere cattivelli per qualche amicizia laterale, perché se l’Anica voleva in qualche modo salvare l’offerta legale doveva intervenire molto prima, promuovendo i vari siti legali di cinema online che si sono mossi in questi anni tra i quali anche il nostro NECHE che si trovava negli studi di Cinecittà.

Noi già dal 2004 abbiamo cercato di diffondere i film in rete di indipendenti e di autori italiani poco noti per non dire sconosciuti accanto però a titoli del cinema horror internazionale famosi come ad esempio George A. Romero La Notte dei Morti Viventi (1968)con esiti abbastanza modesti dal punto di vista remunerativo e personalmente ho constatato che più di uno di questi film di richiamo, che mettevamo a 3 euro, poteva essere visto a gratis magari in lingua originale con sottotitoli danesi in altri siti.

Cio’ rendeva inutile il pagamento a noi, cosa che abbiamo denunciato al Fapav senza peraltro che questo si muovesse perché aveva scarsi strumenti di intervento e appariva più come un organo politico che un organo di controllo e intanto proprio nel 2009 esplode in rete il fenomeno della pirateria digitale, su 100 siti da noi personalmente analizzati, 90 promuovevano contenuti illegali e quindi la rete era stata riempita in tutti gli spazi possibili e immaginabili di film piratati, se a questo si aggiungono poi le chiavette che venivano vendute con 2-300 film inseriti completamente illegali (si sta parlando del 2010-2011) si può constatare che ormai la rete è perduta e l’offerta legale rimane assolutamente marginale.

Oggi per poter sperare in una distribuzione on line remunerativa bisognerebbe “bonificare” a fondo la stesse rete col rischio però di creare una specie di gendarme tipo Agcom quando ormai – come diceva un vecchio proverbio contadino si chiudono le porte della stalla ma i buoi sono già scappati.

Ecco perché nel web non ci può essere un canale alternativo se non “demercificato” e quindi bisogna tornare per forza alle sale almeno per incassare qualche soldo, ma c’è il concreto rischio -da quello che mi si dice – che le sale digitali siano più attratte da contenuti extracinematografici che privilegiano i contenuti Tv (negli anni ’50 Lascia o Raddoppia si proiettava al cinema) e quindi il cinema indipendente – quello vero – dove non c’è l’intervento delle antenne, e parlo soprattutto dei documentari, venga definitivamente emarginato dai circuiti distributivi. Non voglio essere pessimista, ma se mi correggo, sbaglio. Giancarlo Sartoretto

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