DISEGNO DI LEGGE CINEMA DI DARIO FRANCESCHINI/2

Seconda puntata sul Disegno di Legge Franceschini sintetizzato da Giancarlo Sartoretto

 

ART 9 –

Riguarda le attribuzioni e le competenze del Ministero anche in riferimento al Turismo e diffusione dei beni culturali e paesaggistici.

ART 10 –

Scende nel dettaglio degli interventi del Ministero a sostegno del settore che vanno dagli INCENTIVI FISCALI, AI CONTRIBUTI AUTOMATICI, SELETTIVI E ATTIVITA’ DI PROMOZIONE (anche qui però ci saranno appositi decreti ministeriali che allungheranno il tutto SINE DIE).

Gli incentivi fiscali sono le varie forme di tax credit cioè la possibilità di detrarre dalle tasse, i contributi automatici sono quelli che derivano dagli incassi avuti dal film o con questo ddl anche dai produttori, quelli selettivi sono i contributi che si basano sulla valutazione del singolo progetto da parte di una commissione di 5 esperti, le attività di promozione riguardano soprattutto i festival

ART 11 –

Parla di Fondo  x lo sviluppo degli Investimenti x il finanziamento degli Interventi e anche di un Piano Straordinario x il potenziamento del Circuito delle Sale Cinematografiche e la digitalizzazione del Patrimonio Cinematografico e Audiovisivo; dal 2017 vi affluisce una quota pari all’11% (non inferiori a 400 milioni) di IRES e IVA. I soldi andranno anche alla distribuzione cinematografica, di video, di programmi televisivi, di proiezioni cinematografiche, internet ecc. Si provvederà al riparto del Fondo e i contributi selettivi non possono essere superiori al 15% di questo Fondo. Ci sarà un ulteriore decreto per la gestione del fondo che cmq sarà finanziato nel 2017. (Questo è un articolo molto importante e controverso e dovrebbe rappresentare  una”tassa di scopo” all’italiana contrastata da Stefania Brai, vedi il commento qua sotto) 

Ci dice Stefania Brai resp. Cinema di PRC

Sul sito del ministero si dice inoltre che il testo è ispirato al modello francese perché il fondo per il cinema è alimentato “dagli introiti erariali già derivanti dalle attività di programmazione e trasmissione televisiva; distribuzione cinematografica; proiezione cinematografica; erogazione di servizi di accesso ad internet da parte delle imprese telefoniche e di telecomunicazione”. Si attuerebbe cioè, secondo il ministero, un “meccanismo virtuoso di autofinanziamento”.

Ma non è così. Non è così perché la legge cinema francese prevede la cosiddetta “tassa di scopo”, cioè un prelievo “aggiuntivo” su tutti i soggetti che hanno dei proventi tramite il cinema. Non è così perché questa legge non introduce nessuna tassa di scopo ma è invece lo Stato che rinuncia a una parte delle sue entrate prelevando una quota dell’Ires e dell’Iva – che questi soggetti già versano – per destinarla al cinema. Questo è un punto importantissimo. Nessun onere aggiuntivo per le televisioni e per i colossi delle telecomunicazioni, ma oneri aggiuntivi per lo Stato, che vuol dire prelievo dalla fiscalità generale, che vuol dire che non sono le imprese a sostenere il cinema ma i cittadini. Nessun “meccanismo virtuoso di autofinanziamento”, quindi.

ART 12 –

Prevede che l’ammissione al beneficio è subordinata al riconoscimento della nazionalità italiana, da escludersi per i film a carattere pornografico o che incitano alla violenza o all’odio razziale. (Ci sarà quindi una visione del  film con una censura ex post e la revoca di eventuali contributi)

E’ stato abolito l’interesse culturale presente nell’altro disegno di legge Di Giorgi

ART. 13 –

Riguarda gli incentivi fiscali x le imprese   di produzione (il credito d’imposta) tra il 15-30% del costo complessivo di produzione e demanda al solito D.M. la fissazione delle aliquote alle varie tipologie di opere e alle diverse tipologie di impresa.

ART. 14 –

Il credito d’imposta riguarda le imprese di distribuzione sempre tra il 15-30% delle spese complessivamente sostenute per la distribuzione nazionale e internazionale e se la distribuzione è curata direttamente dallo stesso produttore indipendente (che quindi deve specializzarsi anche in distribuzione) la misura arriva al 40%- Si rinvia ad un ulteriore D.M. evvai!

ART.15 –

Credito d’Imposta per le imprese dell’Es. Cinematografico ma anche delle Industrie Tecniche e di Postproduzione, tra il 20 e il 40% delle spese complessivamente sostenute. Si rinvia al D.M. che dovrà tener conto delle sale realizzate prima del 1° gennaio 1980.

ART. 16 –

Il Credito d’imposta riguarderà gli esercenti delle sale che potenzieranno l’offerta di opere italiane ed europee, commisurata alla programmazione delle suddette opere, si demanda ad apposito Decreto.

ART. 17 –

Credito d’imposta per le imprese nazionali di produzione esecutiva e di postproduzione in relazione ad opere realizzate sul territorio nazionale utilizzando manodopera italiana su commissione di produzioni estere, tra il 20 e il 30% del costo di produzione della singola opera.

ART. 18 –

Credito d’imposta per le imprese non appartenenti al settore della Prod. Cinematografica e Audiovisiva (gli esterni) nella misura massima del 30% per gli apporti in denaro effettuati per la produzione-distribuzione in Italia e all’estero di opere cinematografiche e audiovisive.

Il gruppo di lavoro di CINEMA IN MOVIMENTO che ha redatto 10 PUNTI DI DISCUSSIONE PER LA SALVAGUARDIA DEL CINEMA INDIPENDENTE ALL’ATTENZIONE PER UNA LEGGE SUL CINEMA E AUDIOVISIVO, dà una definizione al punto 1) del cinema indipendente e al punto 5) prevede una tax credit per i film indipendenti

1) Nuova definizione di film indipendenti:

sono film indipendenti tutti i film d’autore, sperimentali, d’avanguardia, per il low budget, fino ad un massimo di € 1.500.000,00 che non siano stati coprodotti dalle televisioni nazionali ed equiparabili secondo il Mibact a film difficili.

5) Tax credit film indipendenti: esterno fino all’80%, interno 30%.

 

 

 

DISEGNO DI LEGGE CINEMA DI DARIO FRANCESCHINI

Disegno presentato al Senato il 24/3/2016.

38 articoli per 6 linee di intervento:

1) l’istituzione di un “Fondo x lo sviluppo degli investimenti nel Cinema e nell’Audiovisivo;

2) potenziamento del Sostegno  Finanziario come il Tax  Credit;

3) Riduzione dei Contributi Selettivi e abolizione delle Commissioni Ministeriali;

4) Valorizzazione Sale cinematografiche;

5) Riordino Normativo mediante deleghe legislative;

6)Riorganizzazione dello Spettacolo dal Vivo per una ulteriore delega legislativa per un CODICE DELLO SPETTACOLO

E’ un disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica.

Il settore audiovisivo ha un fatturato inferiore rispetto agli altri principali Paesi europei, l’Italia esporta pochissimi film e serie TV, per cui il mercato del Cinema Nazionale è in contrazione, risulta in forte calo il budget medio dei film, il settore produttivo è debole e sottocapitalizzato mentre  i principali canali distributivi presentano strozzature e posizioni dominanti (se ne sono accorti pure loro).

Il sistema di sostegno pubblico risulta inferiore rispetto ai principali paesi europei, e i provvedimenti legislativi del passato hanno considerato i film allo stesso modo SENZA CALIBRARE GLI INTERVENTI SECONDO LE DIVERSE TIPOLOGIE PRODUTTIVE.

Rimane un settore strategico per l’Italia, per la crescita civile, culturale ed economica.

Il DISEGNO DI LEGGE è suddiviso in quattro titoli:

I° Disposizioni Generali

II° Cinema ed Audiovisivo

III° Spettacolo dal Vivo

IV° Disposizioni Transitorie e Finali

Le disposizioni generali riguardano i primi 2 articoli:

ART. 1- Il Cinema come l’Audiovisivo e lo Spettacolo dal Vivo contribuiscono a definire  l’IDENTITA’ NAZIONALE per  questo si giustifica l’INTERVENTO PUBBLICO,  si deve procedere al RIASSETTO del settore e con deleghe legislative al Governo e una estenzine anche al settore dell’audiovisivo.

ART.2 –  Si definiscono i seguenti termini:

a) opera audiovisiva viene definita legalmente.

b) I film, l’opera audiovisiva destinata prioritariamente al pubblico per la visione nelle sale cinematografiche.

c) L’opera prima per un film realizzato da un regista esordiente che sia stato distribuito nelle sale cinematografiche.

d) L’opera seconda che abbia diretto un solo lungometraggio distribuito nelle sale cinematografiche.

e) l’opera di animazione è costituita da immagini grafiche animate.

f) opera audiovisiva.

n) emittente televisiva.

p)hosting come fornitori di servizi

ART. 3 – Cinema e Audiovisivo

– Garanzia del pluralismo dell’offerta cinematografica;

– Sistema di consolidamento nei diversi settori dell’industria cinemat;

– Cooproduz, INternaz.

– Circolazione e distribuzione della produzione italiana ed europea;

– Formazione professionale;

– Educazione all’immagine nelle scuole;

– Valorizzazione sale cinematografiche.

ART. 4 –

Anche le Regioni concorrono per la loro parte così come le Film Commission per l’attrattività territoriale e possono avere in gestione fondi europei.

ART 5 –

La nazionalità italiana dei film sarà definita con successivo decreto.

ART. 6 –

Disciplina la coproduzione internazionale e la nazionalità italiana dei film in questo contesto.

ART. 7 –

Riguarda la Cineteca Nazionale dove vengono depositate le opere ultimate che hanno ricevuto benefici (film finanziati).

ART. 8 –

I Cinema sono di interesse culturale e si prevede il vincolo di destinazione per le sale storiche che quindi non potranno più diventare dei supermarket e anche ristrutturazioni in deroga agli strumenti urbanistici, con volumetria aggiuntiva.

Questo è un articolo importante, se i primi 7 articoli sono diciamo “dovuti” questo ci introduce alle sale cinematografiche

(continua)

 

 

 

MOVIMENTI PROGRESSIVI VERSO LA CRISI

Ecco che tutto cambia, ma i problemi nel cinema sono sempre gli stessi perché non si risolvono mai, si incancreniscono, e intanto si fanno convegni in cui si afferma che tutto va bene Madame la Marchesa, cioè c’è la crisi, va beh, ma dove non c’è?

E intanto le monosale chiudono, certe società indipendenti quando non chiudono non hanno continuità produttiva, non possono neanche fare un business plan decente: SEMPRE LE STESSE PREOCCUPAZIONI!

Cosa si chiede allora alla politica? Si ha sempre meno fiducia che qualcosa cambi, ma intanto le ricette nei convegni ci sono sempre, resta da vedere se sono valide o sono l’ennesima rappresentazione dell’impotenza DA PARTE DELLE CATEGORIE, per cui la politica di settore diventa la perenne recita a soggetto per dire poco o niente, dove dei personaggi si fanno lustro ma dove tutto rimane assenza, impotenza, l’importante è crearsi un nome come attore principale di questa rappresentazione per potersi poi sedere nel banchetto del potere e parlare di problemi che non si ha nessuna voglia di risolvere, però intanto aumenta la propria influenza, e alla prima occasione arriva un finanziamento.

Altre volte invece di una recita a soggetto c’è un copione prestabilito, sempre lo stesso, dove tutto diventa eco, ridondante…

TUTTO RIMANE FERMO ovvero gattopardescamente, tutto deve cambiare perché non cambi nulla? Se vai a vedere dieci anni fa eravamo nel 2004, e il settore era come sempre, perennemente  in crisi crisi…crisi…crisi…crisi…crisi…crisi…crisi

Ormai siamo nell’eco isi isi isi

PROBLEMATICHE RELATIVE A PICCOLI MOVIMENTI VERSO LO SFINIMENTO

I due disegni di legge a firma PD  farebbero ben poco per risollevare le sorti di questo cinema eppure sono tutti entusiasti: 100 autori compresi, siii qualche correzione ma la sostanza tiene…ma di che sostanza parlano! Franceschini vuole fare ritornare il cinema ai tempi dei telefoni bianchi (adesso li chiameremmo telefonini, iPod, iPad, iPhone, mentre la Di Giorgi vuole imitare i francesi, non siamo neanche capaci di fare gli italiani che dobbiamo imitare i francesi? Tutti pensano che con qualche provvedimento a livello produttivo cambi qualcosa, “na beata minchia, cambia”! Direbbe il comico.

La globalizzazione in atto nel cinema comporta come è noto il dominio hollywoodiano sull’75% del mercato italiano, (facciamo 70% col fenomeno Zalone)per cui nello stesso c’è spazio per non più di 25-30 pellicole italiane ed europee, tutto il resto è a rischio invisibilità e il grande pubblico italiano sa ben poco di tutta una serie di film nazionali molto belli.

Col reference-system la produzione italiana diventa sempre la stessa commedia, leggiadra, leggera, leggerina, Mainetti rappresenta una lieta eccezione, e la produzione si restringerebbe a max 50 film, con una riduzione verticale di creatività, attori, idee, culture anche regionali e una diminuzione di capitale intellettuale del 50%, è facile fare i calcoli perché in Italia vengono prodotti mediamente 100 film all’anno (senza coproduzioni) e 50 non incassano cifre significative.

Molti di noi saranno spazzati via, cambieranno mestiere o saranno assunti alle dipendenze di qualche grossa produzione nazionale – riuscirci però – visto che nelle grosse produzioni a Roma permane una mentalità familistica più che manageriale, in cui nessuno si fida di nessuno, giusto dei parenti (se c’è qualche sociologo del cinema potrà constatare l’infinità di cognati, fratelli e sorelle che ci sono nell’ambito delle società cinematografiche).

Qualche anno fa Michele Anselmi diceva a proposito di film italiani finanziati pubblicamente che il mercato italiano non li avrebbe mai assorbiti ponendo un problema molto delicato: può un produttore italiano fare concorrenza a un film da 100 milioni di $ che ha un budget pubblicitario superiore a qualsiasi film italiano ad alto costo?

Si, ha detto qualcuno magari facendo un film italiano da 50 milioni di euro, (creando un consorzio di più società e prendendo qualche grosso attore hollywoodiano?!). E’ questa la strada, fare solo qualche progetto grosso o sarebbe invece augurabile il contrario: che anche il mastodonte Hollywoodiano diventasse più piccolo in maniera da democratizzare la distribuzione mondiale facendo vedere (oltre alla produzione italiana indipendente, anche altre produzioni asiatiche, africane oggi fortemente penalizzate? Puntare sul grande vuol dire distruggere il piccolo, cioè il cinema indipendente. Qualcuno dice giustamente. Ma a che serve il cinema indipendente italiano se non lo vede quasi nessuno?

Questo per me è un buon punto di partenza, ma noi stiamo parlando di cambiare la distribuzione e non provvedimenti per la produzione, eppure i due disegni di legge e anche l’associazione di Martha Capello parlano positivamente di sé stessi, perché aumentano il tax credit.

MA ANCHE SE FOSSE, CAZZAROLA, SE POI QUESTI FILM NON VENGONO DISTRIBUITI A CHE SERVONO QUESTI INCENTIVI, ve lo siete chiesto questo? Non è poi cosi difficile.

Bisogna partire dalla distribuzione, dalle sale dall’esercizio, dagli istituti culturali che magari all’estero non fanno una beata m. per farli conoscere. DOBBIAMO PARTIRE DALLA DISTRIBUZIONE NON DALLA PRODUZIONE, lo vogliamo capire!

Così invece si distruggeranno molte professionalità e si ridurranno la libertà di idee e di progetti. E’ la distribuzione che non permette a questi progetti di farsi conoscere. Gli esercenti pensano giustamente all’incasso e vogliono film pubblicizzati,  quindi preferiscono i prodotti americani, da noi non si è mai pensato ad es. facilitare una certa promozione di questi film italiani in modo che tanti prototipi di casa nostra possano apparire sui giornali e sulle televisioni come i mostri americani? In una società stracolma d’immagini e di informazioni di basso profilo non dovrebbero essere sprecate immagini qualitative (quando lo sono).

Per concludere questi due disegni di legge sul cinema si inscrivono più come “ideologia di mercato” che aumento di mercato e quindi fanno solo burocrazia. 

 

 

 

DIBATTITO SULLA LEGGE CINEMA

DIBATTITO SULLA LEGGE CINEMA 

La Brai centra molte problematiche del Cinema indipendente anche se non su tutte le questioni sono d’accordo. Ritengo che su certi punti lei sia più ideologica, noi siamo più disincantati, più post-politici.

Ad es. (non) siamo assolutamente d’accordo sul concetto di Stato che deve per forza finanziare la cultura, ma noi preferiamo la Comunità come luogo di aggregazione culturale dove ci sono enti e organi ubicati sul territorio, associazioni dal basso ed una comunicazione molto più orizzontale.

Lo Stato invece è il luogo dei “rubinetti” ma anche di lotte di potere che a volte sfiorano la “mafiosità” partitica per accaparrarsi soldi pubblici, in cui molti personaggi senza scrupoli facendosi proteggere dai politici di potere (quelli giusti) fanno man bassa di finanziamenti per loro e il loro clan, poi per giustificare questi finanziamenti nascono delle deformazioni burocratiche  delle stesse leggi o decreti e regolamenti, per far passare l’amico, il progetto meritevole è sempre il primo degli esclusi, nascono anche false culture funzionali al finanziamento pubblico.

Insomma io ho sempre immaginato una stanza dei rubinetti affollata di gente che te la raccomando, tu cerchi di entrare, ma la calca ti spinge indietro, quando finalmente con grande fatica riesci a trovare un pertugio sul più bello che sei in prossimità del rubinetto e pregusti la possibilità di aprirlo,  di spalle vieni ferocemente spintonato e gettato a terra, perfino calpestato al punto che alla fine cerchi di strisciare verso l’uscita  più ammaccato che mai, e se ce la fai giuri che piuttosto vai a vendere….

La Comunità è una entità mobile, più leggera  dove la cultura promana da varie socialità ed agisce il volontariato.

In secondo luogo l’Editoria e i Giornali non possono essere finanziati dallo Stato, (questa è una intuizione di Beppe Grillo,  perché i grandi gruppi alterano la realtà dei problemi e manipolano la gente  che viene indotta a pensare su certe questioni e non su altre, e quindi anche le masse reagiscono secondo i dettami dei grandi gruppi politici e finanziari: per fortuna ci sono i  social che riescono a riequilibrare tutta una serie di punti, e a far discutere la gente su problematiche di interesse della gente, ma anche i social che ormai sono diventati opinion leaders non sempre ce la fanno a (non) parlare di ciò che preme ai giornali.

Per quanto riguarda le Associazioni di Cultura Cinematografica, queste Associazioni  possono essere fondamentali per la gestione della formazione nelle scuole e in più possono lavorare per creare un circuito di qualità delle sale assieme alla FICE Federazione Italiana Cinema D’essai, anche se non ho capito come mai molte di queste multisale della FICE hanno una programmazione assolutamente normale.

Infine Mino Argentieri uno storico del Cinema ci dice che il Ministro Franceschini è andato a ripescare la normativa che  esisteva  durante il fascismo e quindi una normativa “ministeriale” burocratica e velinara, ergo nessuna innovazione da parte di questo governo e il disegno di legge Franceschini peggiora notevolmente quello di Di Giorgi (già criticabile) per la presenza di burocrazia ministeriale (vedi il Ministro Dino Alfieri durante il fascismo) insomma ci sono motivi per piangere….ma in che paese siamo? Svegliatemi, il sonno della ragione cinematografica partorisce mostri legislativi. Ritorniamo allora alla 1213 del 1965 che è molto più avanzata. Un tappo Corona almeno sigilla una bottiglia di vino decente.

 

 

LA SITUAZIONE DEL PUNTO… CINEMATOGRAFICO

Questi sono dei punti politici irrinunciabili da cui non possiamo prescindere:
1) Il sottotitolo di cinema in movimento è costituito da una rete di imprese indipendenti, una specie di consorzio, solo in questa maniera come piccola e microimpresa potremmo chiedere al potere politico UNA LEGGE per non escluderci e farci morire per sempre;
2) il gruppo facebook è solo un gruppo di pressione di chi è interessato alla politica culturale in special modo cinematografica (molto meno quella audiovisiva) e teatrale. Anche se soggettivamente siamo iscritti al Mov 5 Stelle (non è importante) E QUINDI DOBBIAMO EVITARE IL COLLATERALISMO (mi riferisco a te, Bruno che hai messo un post della candidata Raggi). Condividiamo  invece Airola, Fico, Montevecchi e altri SOLO ESCLUSIVAMENTE QUANDO PARLANO DI POLITICA CULTURALE, CINEMATOGRAFICA, AUDIOVISIVA, TEATRALE. Fuori da questi casi costituirebbe una contraddizione. Poi non si parla di film, se non quando trattano la politica cinematografica (la sparizione delle sale, la crisi del teatro,) ecc, ecc. Parliamo di quello che fanno al tavolo della cultura romana…
3) l’Associazione Culturale è fondamentale con tanto di statuto ecc. perché ci permette di avere visibilità ISTITUZIONALE, se noi facciamo tutto in maniera volontaria non chiediamo finanziamenti a nessuno, nessuno  può dirci niente, non è una lobby ma una categoria produttiva e come tale può essere audita nelle rispettive sedi istituzionali;
4) se lo facciamo come LAVORATORI DELLO SPETTACOLO sbagliamo completamente, noi non siamo un sindacato e poi l’ha detto anche il blog di Beppe Grillo, non si può pensare SINGOLARMENTE ad avere finanziamenti pubblici, l’ha ribadito anche la Montevecchi che non si può accettare l’assistenzialismo e quindi noi dobbiamo pensare attraverso il CIRCUITO DI DISTRIBUIRCI DA SOLI IN MANIERA DA INCASSARE SOLDI E PREVENDITE coinvolgendo una agenzia è un sistema studiato perché noi attraverso dei correttivi di legge possiamo accedere al mercato.
SONO QUATTRO MESI E MEZZO CHE SIAMO NATI, PERO’ ABBIAMO FATTO MOLTO POCO, DOBBIAMO AVERE UNA USCITA PUBBLICA TIPO CONVEGNO ALLA PRESENZA DI SENATORI E DEPUTATI DEL M5S (almeno tutti quelli della commissione cultura) e anche personaggi rappresentativi del cinema indipendente quanto meno da invitare,  E DOBBIAMO PARLARE ANCHE COL MINISTRO FRANCESCHINI (e qui dobbiamo trovare una soluzione) mentre e lo dico con cognizione di causa IL MEET UP in questa fase serve a poco e più che altro vicino al TAVOLO DELLA CULTURA, ma noi adesso dobbiamo agire sul nazionale prima che sia troppo tardi …
giancarlo sartoretto

UN PO’ DI CHIAREZZA/3

Passiamo invece ai finanziamenti indiretti che non valutano il progetto ma la capacità manageriale della produzione attraverso la compensazione dei debiti fiscali.

Naturalmente avendo nel progetto filmico nomi di prestigio, registi di grido è più facile ottenere il tax credit da investitori esterni (che non hanno niente a che vedere col cinema) mentre ci sono anche i vari tax credit interni per le imprese di produzione e distribuzione cinematografica, per gli  esercenti cinematografici, le imprese di produzione esecutiva e post-produzione (si tratta di tax credit interno dalla filiera cinematografica).

Il tax shelter invece riguarda gli utili cinematografici reinvestiti e non ha avuto molto successo come istituto.

Spero di aver dato qualche lume, rimane una materia in cui bisogna però anche avere competenza perché i vari disegni di legge si butteranno  sui vari istituti sulle percentuali senza che la gente fuori, capisca molto di tutto

Se noi pensiamo che un progetto costa 100 e solo 49 dovrà riguardare l’investitore esterno e di questo 49 solo il 40% potrà avere il Tax Credit, mentre il produttore potrà cedere fino al 70% degli utili, parliamo di cose da esperti, se poi 51% del 100 iniziale fa parte della quota produzione e su quel 100 iniziale ha diritto al 15% di tax credit interna, vediamo che l’affare si complica, mentre negli apporti del produttore è previsto anche eventuali finanziamenti diretti dal Mibact, altri Ministeri, Film Commission regionali, Comuni, constatiamo che la questione non è delle più semplici senza contare che nella CATEGORIA FILM DIFFICILI fino a 1.500.000 gli aiuti di stato possono aumentare fino all’80% del budget mentre per il film normali arriva al 50%.

 

Articoli precedenti:

UN PO’ DI CHIAREZZA/2
UN PO’ DI CHIAREZZA
CRITICA…. DELLA RAGION CINEMATOGRAFICA
CINEMA E MEDIA….A FARE UNA LEGGE CHE SE RIMEDIA?
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CERCHIAMO DI CAPIRCI COSA VUOLE FARE IL PD con la legge sul cinema
Discussione punti all’attenzione per una LEGGE SUL CINEMA e l’audiovisivo
Primi punti di attenzione per una LEGGE SUL CINEMA

 

 

UN PO’ DI CHIAREZZA/2

Nel post precedente abbiamo parlato di finanziamenti diretti sulla base di una valutazione del progetto da parte di una COMMISSIONE GIUDICANTE eletta dallo stesso MIBACT (Ministero Attività Culturali e Turismo) ma anche di ristorni governativi sulla base degli incassi (una percentuale che ritorna al produttore per tutti i  film di nazionalità italiana a prescindere dall’interesse culturale) e quindi possiamo parlare di finanziamenti automatici.

Nel primo caso l’impresa deve fare una domanda online (telematica) nelle tre sessioni annue (quadrimestrali) a gennaio, maggio e settembre, chiede l’interesse culturale e in subordine anche un finanziamento  e per la richiesta si paga una tassa al Mibact. Il finanziamento è una percentuale del budget (costi ammissibili): qualcuno chiede soltanto l’interesse culturale e paga una tassa minore.

Prima della legge del 1994 di Veltroni, le Commissioni erano formate da rappresentanti delle varie categorie (anche sindacali) che lavoravano nel cinema, dopo Veltroni sono diventate più ministeriali e contava molto l’influenza politica che tradotto vuol dire RACCOMANDAZIONE di serie A, B, C1 C2 CI LORO. Era una graduatoria di chi aveva il politico più potente e influente del momento e cosi è andato avanti il cinema diciamo “pubblico” ovvero statale ovvero italiano (visti i ristorni)  e naturalmente questo valeva (vale) anche alla Rai,  per cui una sceneggiatura giaceva impolverata in qualche scaffale di Piazza Adriana fino a quando una telefonata provvidenziale la faceva tirar fuori dal mucchio, anche da sotto, facendo lavorare l’inserviente in mezzo alla polvere. Qualche nome grosso, se non mi ricordo male Ricky Tognazzi, fu bocciato in una di queste commissioni del Mibact e impiantò un casino tale a livello mass-mediologico che da allora subentrarono i punteggi automatici in parte per ridurre la discrezionalità che cmq c’era sempre, ma molto più nascosta (però cosi si finanziavano sempre i soliti noti).

Sull’INt. Culturale il Mibact non ci dice niente, ci dice genericamente ciò che non deve essere: commerciale! E’ il gioco delle due carte, mancando  la terza carta il gioco si fa meno duro, quindi dice in “negativo” ciò che non è (e quindi ci può essere di tutto in positivo; ecco che le raccomandazioni rientrano dalla finestra).

Secondo noi invece dovrebbe essere l’interesse culturale che giustifica un finanziamento, SEPPUR RIDOTTO, ed è non solo per lo sviluppo dell’indotto keynesianamente parlando,  ma per uno sviluppo del Made in Italy nel senso (e anche nel dissenso) di personaggi che hanno fatto grande l’italia (non solo stilisti) e quindi eroi, naviganti e santi, luoghi, turismo e prodotti etc,. E’ una promozione della cultura italiana tout court, diversa da quella industriale, ma anche sperimentazione, di linguaggi, di idee, di generi.

Detto questo la domanda è: come dovrebbero essere strutturate le Commissioni?

Secondo noi, innanzitutto da esperti, come dice anche Marco Bartoccioni, faccio un esempio: se uno è specializzato in film horror, ne ha visti, schedati e analizzati una montagna  è in grado di decifrare alla luce anche di tutti gli “aggiornamenti” filmici, le potenzialità di quel progetto horror presentato al Mibact (noi siamo tra l’altro per il superamento del concetto di opere prime, seconde, di contorno, o giovanili come ctg panda), la Commissione però deve essere “Plurale” e quindi formata da un editor, un esperto di promozione cinematografica (se l’idea cioè potrà conquistare un pubblico) un film-maker, uno sceneggiatore: meno i critici cinematografici perché sono più capaci ad analizzare  la storia del cinema che in cinema del presente (a meno che non abbiano una potenzialità in questo senso).

La moltiplicazione delle Commissioni contenuta nei ns 10 punti aggiunge quella “concorrenzialità” tra Commissioni che è sempre mancata in Italia e che ha finito nell’unica Commissione Nazionale esistente, col creare una influenza “aggiunta” anche per chi diceva che non c’era neanche quella principale.

 

(continua)

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UN PO’ DI CHIAREZZA
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UN PO’ DI CHIAREZZA

 Quindi secondo il disegno di legge Franceschini testè licenziato dal governo sono previste poche imprese molto forti sul mercato, pochi autori consciuti attori famosi mentre gli altri dovranno cambiare mestiere.

Solo 15% di tutti sti soldi è destinato a finanziamenti selettivi attraverso la valutazione di 5 esperti.

Un motivo di dissenso però con La Brai sono i contributi alla carta stampata  e dell’editoria che sono diventati strategici nella manipolazione massmediologica e che sono utilizzati dai centri di potere.

Ci sono poi alcune questioni della Brai un po’ troppo ideologiche di quella cultura in nome della quali si aprono un sacco di rubinetti in cui si mantiene anche una mafia dei finanziamenti e dei privilegi partitocratici.

Su certe questioni si può essere post-ideologici e capire con disincanto quali soluzioni sono condivisibili e quali invece da combattere.

Spieghiamo alcune cose elementari

I finanziamenti statali al cinema italiano: quanti sono e quali sono

 

Soldi, che si spendono (non sempre bene) e soldi che si dovrebbero risparmiare. E’ un ritornello che spesso viene ripetuto nei dibattiti televisivi.

Alcuni costi, però, sono più nascosti rispetto ad altri più conosciuti come le auto blu, le province.

Facciamo un esempio. Chi va al cinema magari non se ne accorge ma all’inizio, nei cosiddetti titoli di testa, può capitare di vedere una scritta: “Film riconosciuto di interesse culturale” con il logo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che sovrasta la dicitura.

Cosa significa? Perché un film come “La prima volta di mia figlia”, viene riconosciuto di “interesse culturale”?

Andiamo con ordine. Il Ministero, attingendo dal Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo), decide di sostenere economicamente i film italiani.

I PRINCIPALI FINANZIAMENTI.

I finanziamenti principali sono prima della realizzazione del film e dopo.

Il primo tipo viene stabilito dalla Commissione per la Cinematografia, composta da membri scelti dal ministero stesso. I commissari lavorano su base volontaria e non percepiscono alcun gettone di presenza.

La Commissione, prendendo visione della sceneggiatura del film, del cast e di tutti i particolari del film, decide di assegnare un punteggio discrezionale. Il massimo è 100 e, già per la sceneggiatura e il soggetto, il punteggio più alto è 45. Gli altri valori sono: componenti tecniche e tecnologiche (massimo 10 punti); qualità, completezza e realizzabilità del progetto produttivo (massimo 15 punti); punteggio automatico da 0 a 30.

Nel concreto, citiamo direttamente dal sito della Direzione Generale Cinema: «I progetti di nazionalità italiana che rispondano a requisiti di idoneità tecnica, qualità culturale o artistica e spettacolare sono riconosciuti di interesse culturale dalla Commissione per la Cinematografia. Su richiesta dell’impresa cinematografica produttrice, la stessa Commissione delibera anche l’attribuzione del relativo contributo al progetto riconosciuto di interesse culturale. Sono previsti contributi anche per lo sviluppo di progetti di film di lungometraggio tratti da sceneggiature originali o trattamenti (solo nel caso di documentari)».

EBBENE IL DISEGNO DI LEGGE DEL GOVERNO VUOLE ABOLIRE L’INTERESSE CULTURALE SOSTITUENDOLO CON PUNTEGGI E FINANZIAMENTI AUTOMATICI.

 

(continua)

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CRITICA…. DELLA RAGION CINEMATOGRAFICA

In sostanza ci dice la BRAI non si possono toccare gli interessi delle multinazionali della Comunicazione e delle Televisioni e con i soldi dei cittadini invece di finanziare la cultura finanziamo le imprese.

Ecco i punti allarmanti secondo la responsabile Cinema del PRC:

1- la legge equipara sotto tutti gli aspetti l’opera cinematografica a quella audiovisiva (e qui secondo me ci puo’ anche stare, soprattutto vista anche la recente e costosa tecnologia della distribuzione e visto che ormai la pellicola è superata) però la cosa inquietante sono i VIDEOGIOCHI.

Se pensiamo che il cinema spettacolare Usa si sta ispirando ai videogiochi?!?!?!

2- Il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo sarà solo ministeriale, togliendo quindi tutti i rappresentanti delle varie categorie, praticamente la politica cinematografica sarà solo burocratica e di controllo politico (come l’associazione di Martha Capello). Questo lo dico io.

3- Lo Stato contribuisce secondo Franceschini, non tanto a promuovere la CULTURA ITALIANA NEL MONDO con ricadute sul turismo, bensì per l’evoluzione delle tecnologie e dei mercati nazionali ed internazionali: la cultura si mangia come i pomodori (non con cui si mangia) afferma la Brai. E’ come dire:”lo Stato finanzia gli 0spedali pubblici per aiutarli a trasformarsi in cliniche private”.

Questa è la filosofia del disegno di legge Franceschini (senza contare secondo me che il cinema Usa ha un potere finanziario mondiale e l’Italia è un piccolo Paese, che assomiglia a un mercato rionale, può fare solo il solletico.

4- Il capitolo Finanziamenti è ancora + doloroso: l’85% del fondo è destinato al TAX CREDIT e ai finanziamenti automatici CHE SALVAGUARDANO I SOLITI NOTI.

I contributi automatici verranno dati all’impresa in relazione alle opere cinematografiche e audiovisive precedenti (leggermente attenuato) perché tra i criteri è previsto l’aver vinto a Venezia e a Cannes e non al Festival del Cinema Indipendente di Foggia.

Poi ci saranno dei decreti (altri) attuativi: si arriverà al punto che un film-maker pagherà per essere preso in una grande rassegna cinematografica perché farà punteggio e curriculum.

Quindi sopravviveranno i produttori di film commerciali e chiuderanno tutte le imprese indipendenti che tentano di produrre film di qualità.

E ci ricorda la cara Stefani che la “TERRA TREMA” di un certo (non si capisce bene  chi è) Lucino, Vischan…Luchino Visoconti, fu  un flop al botteghino…e qualcuno (esaltato) lo considera (per fortuna sono in pochi) uno dei capolavori della storia del cinema mondiale…pensa che coraggio!  

(continua)

Articoli precedenti:

CINEMA E MEDIA….A FARE UNA LEGGE CHE SE RIMEDIA?
LA CRITICA AI DUE DISEGNI DI LEGGE SUL CINEMA DEL PD
CERCHIAMO DI CAPIRCI COSA VUOLE FARE IL PD con la legge sul cinema
Discussione punti all’attenzione per una LEGGE SUL CINEMA e l’audiovisivo
Primi punti di attenzione per una LEGGE SUL CINEMA

 

CINEMA E MEDIA…A FARE UNA LEGGE CHE SE RIMEDIA?

Seguirà una risposta di Alessandro Verdecchi alla critica di Visalberghi (DOC.IT) per quanto riguarda l’intervento della Brai che privilegia la vecchia sala cinematografica rispetto ai NUOVI MEDIA, tra i quali ci sono anche i videogiochi.
Io però sono più d’accordo con la Brai rispetto a un Visalberghi di cui francamente non capisco la posizione essendo egli presidente di Doc.It, associazione storica in difesa del documentario che per sua natura è la produzione indipendente per eccellenza. Ma gli importa veramente la sorte del documentario visto che appoggia così palesemente i poteri forti? Forse ha degli interessi personali da difendere? 

ALESSANDRO VERDECCHI!

Che i tempi siano cambiati non c’è dubbio . Che la Brai tende a chiudersi nella torre d’avorio è un vizio degli autori di cinema che segna il suo passo già da diversi decenni . Ma devo anche riconoscere a Stefania una straordinaria lucidità nell’analisi dei fatti . Che poi non tenga conto di quanto il mondo , il pubblico e mezzi di fruizione del prodotto cinema/audiovisivo siano cambiati , bhe è ovvio e palese . Ci troviamo come sempre accade dalle nostre parti , lontani dalla realtà. Vado spesso in metropolitana e altri mezzi pubblici e vedere il 70% delle persone che smanipolano costantemente con il loro cellulare vedendo di tutto mi suggerisce che qualcosa forse è cambiato e il vecchio mondo di Stefania non se ne è ancora accorto . E’ anche vero che avere questa immensa fiducia nel decreto del governo Renzi mi sembra da pazzi . Possiamo dire che c’è la buona volontà di fare qualcosa per il nostro settore ma si perde in mare di rivoli e ripensamenti e ignoranze che possono solo essere risolte consultandoci e lavorando insieme . Come sempre ci sono dei così detti “professoroni” che senza conoscere bene la realtà che li circonda , dall’alto delle loro posizioni di potere, da accademici ,sentenziano e legiferano sulla base non di esperienza diretta ma di studi e statistiche e esempi francesi e guarda di là e guarda di qua . Guardiamo per bene in casa nostra e facciamo un passo avanti verso il futuro evitando di sognare troppo ma anche di cadere nel terrificante buio di sale semideserte che proiettano film “purtroppo” spesso inguardabili

LA CRITICA AI DUE DISEGNI DI LEGGE SUL CINEMA PD

Per Stefania Brai, responsabile nazionale di Rifondazione Comunista, il disegno di legge licenziato da Renzi e Franceschini rappresenta la fine del cinema indipendente e d’autore in Italia.

I due disegni di legge del Pd sono tra di loro molto diversi però si trovano d’accordo nell’  impedire una OFFERTA PLURALE (di cui al punto 2° dei nostri 10 comandamenti) che ribadisce anche la Brai – cancellando DI FATTO il Cinema Indipendente e d’autore.

Senza contare che il Disegno di legge Franceschini prrrevede la necessità di una marea di decreti attuativi e deleghe al governo, quindi lungaggini che possono strozzare definitivamente il cinema indipendente magari bloccando il tax credit per un lungo periodo.

Questa legge si ispira al modello francese di autofinanziamento, però alla fine siamo in …Italia e con l’evasione che c’è afferma pessimisticamente Stefania, saranno i cittadini a pagare per la differenza con lo scopo di finanziare i grossi produttori che non hanno nessun bisogno di essere finanziati.

E questa sarebbe già una stortura notevole, eppoi – prosegue la nostra – quello che hanno fatto Renzi e Franceschini non è neanche una tassa di scopo, cioè un prelievo “aggiuntivo” su tutti i soggetti che hanno dei proventi tramite il cinema…insomma pagheranno caro pagheranno tutto, i poveri cittadini, già specializzati in questa pratica.

Aggiungo io, si imita il modello francese all’Italiana che è ancora peggio di ciò che è esclusivamente italiano: non si deve premiare chi è già forte nel mercato MA CHI PER I MECCANISMI RISTRETTI DEl MERCATO NON POTREBBE MAI VEDERE LA LUCE (parlo di molti film indipendenti che rimangono nell’ombra).

Se il mercato è iperselettivo e premia il Cinema Usa perché è molto più costoso, anche perché viene distribuito in tutto il mondo, il costo può essere così ripartito tra più Paesi (questo meccanismo ha distrutto di fatto il cinema di genere italiano) e quindi solo e solo se,  si aggiunge LO STATO si manterrebbe l’offerta plurale, altrimenti il cinema italiano perderebbe una sua connotazione  culturale (ormai residua) per diventare commedia di intrattenimento che rifletterebbe la caratteristica degli italiani come un popolo di commedianti, e quindi capaci di fare e vedere solo quel tipo di cinema.

In questo modo si passerebbe alla dismissione del ruolo sociale dello Stato che diventa solo “STATO DEL MERCATO”.

 

(continua)

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CERCHIAMO DI CAPIRCI COSA VUOLE FARE IL PD con la legge sul cinema

Discussione punti all’attenzione per una Legge sul cinema e l’audiovisivo

Primi punti di attenzione per una Legge sul cinema

COSA VUOLE FARE IL PD con la legge sul cinema

Partiamo col disegno di legge Di Giorgi- Zavoli  E LA FIRMA DI 37 IMPORTANTI REGISTI:

  1. a) all’art. 8 il Disegno di legge Di Giorgi prevede le Commissioni per il Cinema formate da  componenti che durano in carica un anno;
  2. b) il disegno di legge Di Giorgi cmq prevede dei contributi automatici e dei contributi selettivi quest’ultimi attribuiti previa valutazione da parte della Commissione di cui all’art. 8.

Questo era l’impianto, della Di Giorgi in cui tra l’altro si creava IL CENTRO NAZIONALE DEL CINEMA con la sua governance, sulla quale ad esempio non è d’accordo l’ANAC (perché è troppo burocratica e ministeriale).

Anche i 100 autori sono critici oltre per la governance, anche perché manca del tutto dalla normativa,  il cinema indipendente.

Il Disegno di legge licenziato dal Governo l’altro ieri con i quattro premi Oscar di contorno, appare di più come un disegno di legge del Ministro Franceschini perché leggendo il comunicato stampa,  praticamente si collegherà in Parlamento con quello di Di Giorgi, quindi questo è un altro e fa delle modifiche rispetto a quello, molto importanti:

– innanzitutto è COLLEGATO alla Manovra di Finanza Pubblica dal titolo DISCIPLINA DEL CINEMA , DELL’AUDIOVISIVO E DELLO SPETTACOLO che promette soldi a palate.

E’ un FONDO AUTONOMO di 400 milioni di euro all’anno (+ di 150 milioni rispetto al FUS) ed è formato dal tax credit e da contributi automatici, audite, audite: QUINDI ELIMINA I CONTRIBUTI SELETTIVI promessi dal disegno di legge Di Giorgi.

Il Fondo  sarà ALIMENTATO sul modello francese DA VARI INTROITI ERARIALI di televisioni, distribuzione cinematografica, proiezione cinematografica, servizi di accesso a internet delle imprese telefoniche, quindi un 11-12 % dal gettito di IRES e IVA di questi settori.

Siccome prima non si parlava più di contributi selettivi ci si aspetta il peggio: difatti questo disegno di legge del governo Renzi-Franceschini intende ABOLIRE LE COMMISSIONI MINISTERIALI CHE DAVANO L’INTERESSE CULTURALE INTRODUCENDO UN SISTEMA DI INCENTIVI AUTOMATICI PER LE OPERE DI NAZIONALITA’ ITALIANA CHE TENGANO CONTO DEI RISULTATI ECONOMICI ARTISTICI E DI DIFFUSIONE.

Cmq avrà un suo percorso in Parlamento ( come detto) che si collegherà al Disegno di Legge di Giorgi.

Poi il comunicato stampa prosegue affermando che ci saranno forti  incentivi  per i giovani (categoria Panda)  e salvaguarderà le opere prime  e seconde, le start up  e le piccole sale. Come?

Non si sa? Visto che sono state abolite le commissioni e l’interesse culturale, chi vivrà vedrà.

Forse con la valutazione artistica del film, ma come verrà fatta?

Mi sembra leggendo il comunicato stampa che ci sia tanta confusione… forse perché ci sono poche idee.

I nostri dieci punti (allegati) VANNO IN TUTT’ALTRA DIREZIONE, al punto 2)   si vuole salvaguardare la moltiplicazione delle commissioni in maniera da sfuggire a UN CENTRO DI POTERE “RACCOMANDANTE””e un circuito di sale a cui dare il marchio di distribuzione dei film indipendenti, oltre ad altri punti fondamentali per permettere di esistere, di farsi notare e anche di guadagnare,  mentre invece questi due disegni di legge del Pd (duri a capire che il pubblico cinematografico è a sommatoria zero) possono favorire quella cinquantina di film all’anno (che non hanno neanche bisogno –paradossalmente- di una legge che tuteli il cinema). Mentre gli altri 50-60 indipendenti verrebbero eliminati dagli automatismi. Quindi hanno ragione i 100 autori a  preoccuparsi, ma noi dobbiamo convincere i ns parlamentari a modificare in profondità i due disegni di legge.

A me ad esempio non mi interessa assolutamente un CENTRO NAZIONALE DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO (centro di potere di cui si diceva prima). Per essere il più possibile sintetico (il documento si trova nella home page del Mibact (Direzione Generale del Cinema) gli altri punti sono:

– potenziamento di ben sei Tax Credit (forma indiretta di finanziamento mediante la leva fiscale);

– tax credit al 30 % anche a chi distribuisce cinema italiano a chi rinnova le sale, a chi incrementa il pubblico di film italiani, quindi distributori ed esercenti;

– si toglie l’interesse culturale ai progetti e lo si dà ai cinema storici e alle librerie  di cinema;

– nasce il Consiglio Superiore per il Cinema e l’Audiovisivo per le politiche cinematografiche;

– ci saranno decreti legislativi per il rispetto delle quote;

-sparisce la censura quindi le commissioni di revisione cinematografica;

– infine entro un anno avremo (per la gioia degli avvocati di cinema) IL CODICE DELLO SPETTACOLO.

Tutti questi ultimi punti sono condivisibili, meno che il Consiglio Superiore, però rimangono dei grossi interrogativi sui contributi automatici (a chi di fondo non ne ha bisogno perché già incassa con i film).

 

(continua)

articoli precedenti:

Discussione punti all’attenzione per una Legge sul cinema e l’audiovisivo

Primi punti di attenzione per una Legge sul cinema

 

 

 

 

 

DISCUSSIONE PUNTI PER UNA LEGGE SUL CINEMA

DISCUSSIONE PUNTI ALL’ATTENZIONE PER UNA LEGGE SUL CINEMA E AUDIOVISIVO
Produzione Cinematografica
1) Nuova definizione di film indipendenti:
– sono film indipendenti tutti i film considerati difficili per il low budget, fino ad un massimo di € 1.500.000,00 che non siano stati cooprodotti dalle televisioni nazionali ed equiparabili secondo il Mibact a film difficili.

2) Cinema Territoriale sul principio del local-global (storie locali per una distribuzione internazionale) attraverso:
a)  il decentramento delle commissioni del Mibact in macro regioni
TORINO x Piemonte, Vald’aosta, Liguria, Sardegna;
MILANO x Lombardia e Emilia Romagna;
VENEZIA x Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia;
FIRENZE x Toscana, Umbria, Marche;
ROMA    x Lazio, Abruzzi;
NAPOLI x Campania e Molise;
BARI      x Puglia e Basilicata;
PALERMO x Sicilia e Calabria.
b)  decentramento Rai per sfuggire all’influenza politica dei progetti;
qui immagino le sedi Rai decentrate che possono decidere anche di preacquistare il diritto di antenna oltre che ad offrire dei servizi legati alle loro potenzialità produttive, per intenderci la Rai di Udine non è la Rai di Torino.
c)  Film Commission funzionanti che si coordino tra di loro e burocraticamente (modelli e procedure uniformi) con il Mibact; 
il ruolo delle Film Comm. diventa fondamentale oltre che per i servizi che già conosciamo, nel sostegno al produttore per aiutarlo ad interagire  con sponsor del territorio, crowdfunding locale, amministrazioni comunali, promoz. del turismo (cineturismo) e finanziatori esterni grazie alla tax credit.
Le commissioni nelle macro regioni possono convivere IN MANIERA PARITETICA anche con una COMMISSIONE UNICA NAZIONALE.
Nella fase istruttoria l’essenziale è la sceneggiatura.

3) Abolizione del Reference System: 
– sistema di punteggio automatico che favorisce il finanziamento dei film dei soliti noti, dalla produzione, dal regista, agli attori fino alla troupe, bloccando di fatto il cambio generazionale.

4) Riforma del  Mibact, Direzione Generale del Cinema
a) abolizione dell’attuale sistema sviluppo progetti e al suo posto un concorso nazionale in cui si presenta solo un soggetto lungo e la relazione artistica dell’autore. La Commissione Unica Nazionale valuterà con meritocrazia i progetti di sviluppo.
b) tasse istanza in rapporto al budget del progetto;
Fino a € 1.500.000,00  la tassa è di € 200 per i lungometraggi, € 100 per i documentari e € 50 per i corti e sviluppo.
Fino a € 2.000.000,00  la tassa  è di € 600;
Fino a € 3.000.000,00 la tassa  è di €1.500,00 (importo progressivo)
Fino a € 5.000.000,00 la tassa è di € 3.000,00
Oltre €4.000,00.
c) le società che presentano progetti fino a € 1.500.000,00 possono avere un capitale sociale di 20.000 euro, 10.000 per chi presenta cortometraggi
d) semplificazione burocratica.
e) reintroduzione della formula produttiva che preveda la partecipazione ai costi di produzione, in misura non inferiore al 30 per cento dei rispettivi compensi, di  registi, soggettisti e sceneggiatori, attori e tecnici qualificati. Tale importo complessivo venga considerato tra le spese ammissibili ai fini della tax credit interna.
f) il film deve partire entro 12 mesi altrimenti scatta la revoca del finanziamento.

5) Tax credit film indipendenti: esterno fino all’68%, interno 30%.

6) Garanzie per Maestranze, tecnici e generici per il rispetto contrattuale della cifra concordata e sottoscritta dalle parti e segnalazione al Mibact in caso di elusione totale o parziale dell’importo che viene sospeso dall’erogazione fino alla risoluzione della contesa. Garanzia per il produttore indipendente: siccome stiamo parlando di un prodotto artistico a low budget se il collaboratore non asseconda le esigenze artistiche del film  (che non si può capire prima) il produttore indipendente  può interrompere il rapporto a fine settimana saldando le competenze maturate senza l’obbligo da parte del medesimo, di pagare le settimane mancanti come da contratto iniziale. Il produttore dovrà documentare o relazionare tutte queste mancanze motivando il provvedimento.

Distribuzione cinematografica:

7) Circuito Distributivo

AGENZIA Viene creata una Agenzia di distribuzione e promozione del cinema indipendente che si avvale di un circuito di sale che vi aderiscono, diffuso su tutto il territorio italiano.

Per il finanziamento dell’Agenzia ci si avvarrà di una UNA TASSA DI SCOPO DA NON FAR PAGARE AGLI ESERCENTI DEL CIRCUITO, MA A TUTTI GLI ALTRI E A TUTTE LE TV E PIATTAFORME VARIE SUI PROVENTI DERIVANTI DALLA PUBBLICITA’ INSERITA NEI FILM.

CIRCUITO

Le sale che aderiscono al circuito potranno essere: private, comunali, parrocchiali, associazioni di cultura cinematografica, cineclub,  di quartiere  che servono anche come centri di formazione, universitarie, occupate, sale gestite sul territorio regionale  dalle Film Commission.

Le sale aderenti otterranno un marchio che darà diritto ad un finanziamento diretto del Mibact per la proiezione di film indipendenti e una defiscalizzazione completa per motivi culturali.

Le sale per mantenere il diritto al marchio dovranno avere e mantenere uno standard di qualità.

PROGRAMMAZIONE

I film indipendenti compresi documentari e cortometraggi dovranno essere circuitati per almeno 6 mesi attraverso una multiprogrammazione con cambiamenti continui di programmazione giornaliera approfittando delle nuove tecnologie di proiezione.

Il Circuito tenderà ad essere il più possibile inclusivo anche di film a bassissimo costo che però devono mantenere un “livello tecnico” minimo, da sala cinematografica.

Le proiezioni  dovranno essere fatte in DIGITALE (DCP)standard internazionale 4k con schermo fisso,  non con videoproiettori e schermo mobile, questo per far in modo che il circuito non sia considerato inferiore.

DISTRIBUZIONE E PROMOZIONE

L’Agenzia programmerà i film su tutto il circuito, fornendo alle sale i manifesti pubblicitari, cartoline e questionari rivolti al pubblico per capire il gradimento dei singoli film, oltre alla creazione di un sito on line interattivo con il pubblico.

I produttori forniranno all’Agenzia tutto il materiale pubblicitario dei propri film: locandine, trailers…

L’Agenzia avrà accesso a trasmissioni Rai Regionale e Rai Nazionale per la promozione del singolo film indipendente e del circuito con interviste varie.

Verrà creata una rivista on line gratuita e cartacea da lasciare nelle sale del circuito al costo di 1 euro per promuovere i film e tutti gli autori con interviste, compresi cortometraggi, e documentari.

L’agenzia si coordinerà con tutti gli istituti culturali italiani del mondo che dovranno organizzare almeno una rassegna annua di  film indipendenti italiani (a questo fine, bisognerebbe sapere quanti finanziamenti ricevono e come li spendono). Con possibilità di invitare gli stessi autori.

DIRITTI SUCESSIVI

L’Agenzia potrà in accordo con i singoli produttori impegnarsi per vendere singolarmente o in pacchetti i film alle televisioni in primis, per il canale tematico della Rai e comunque a tutte le emittenti italiane nel rispetto delle quote di programmazione stabilite dalla legge.
8) Programmazione Obbligatoria di film  italiani ed europei nelle multisale prevedendo multe sostanziose per i trasgressori; 

Rapporto Rai e Cinema indipendente:
9) Rai Servizio Pubblico: 
a) Superamento di rai fiction e rai cinema come era precedentemente, un’unica Rai basata sulle Reti;
b) Quote di acquisto di film indipendenti, documentari e cortometraggi prevedendo multe sostanziose se non vengono rispettare da versare al Circuito;
c)  Trasparenza: pubblicazione on line dell’elenco dei diritti acquisiti anno per anno;
d) Trasparenza: registro on line dei film finanziati a tutti i livelli specificando le società beneficiarie;
e) Creazione di un canale tematico di film italiani compresi documentari e cortometraggi che hanno una scarsa visibilità;
f) Accesso democratico anche per  i produttori indipendenti (non raccomandati) portatori di contenuti innovativi.

10) Didattica:
a) Insegnamento in tutte le scuole di ogni ordine e grado della materia cinema (educ. all’immagine) con incarichi a esperti esterni;
b)Formazione dei giovani con finanziamenti europei;
c) Recupero di luoghi abbandonati, per sale cinematografiche di quartiere in cui si tengono corsi di cinema;
d)Roma capitale europea dell’audiovisivo con recupero di spazi ex mercati generali da affittare alle produzioni

(continua)

Articolo precedente:

Primi punti di attenzione per una Legge sul cinema

 

PERCHE’ I FILM ITALIANI NON ESCONO

PERCHE’ I FILM ITALIANI NON ESCONO  (è un articolo di qualche tempo fa)

Continua la flagellazione degli autori italiani che hanno osato fare un film che non ha incassato, continuano le solite peraltro sterili polemiche sui finanziamenti pubblici al cinema con la demonizzazione giornalistica, da quale pulpito! (visto che i giornali sono tutti finanziati dallo Stato) di chi incassa pochi spettatori. Molti di questi film non usciranno e se usciranno faranno pochi euro perché il mercato è dominato dagli Usa. Su 100 film distribuiti 70 sono Usa, qualche europeo e resto del mondo, un 28% di italiani di cui 20 sono più o meno commedie e cinepanettoni, variazioni di commedie, qualche drammatico e uno o due documentari.

Oltre agli 81 film pronti ce ne sono più di 79 in post-produzione, cioè parliamo di 160 film italiani COMPRESE LE COPRODUZIONI senza contare i cortometraggi e i documentari.

Prendersela poi con i produttori è come sparare cannonate alle lucertole e comunque tra questi ce ne sono molti di indipendenti che tribolano e fanno sacrifici, talvolta pagano anche le sale per vedere il film uscire. E’ vero che ce ne sono 7-8 produttori – che grazie ai loro “appoggi” si sono beccati IN PASSATO un sacco di finanziamenti pubblici e talvolta sono stati più attenti a intascare i soldi che a far uscire i film, ma la stragrande maggioranza dei piccoli produttori ci mettono l’anima e se riescono magari con qualche sponsor a fargli una buona edizione (a differenza invece di quelli che pensano solo ad intascarsi i soldi e che fanno una cattiva edizione al film) sperano sempre fino all’ultimo in un miracolo, pure gli autori ripongono tante speranze ed aspettative nei loro film, tanti sogni a occhi aperti, tante illusioni, e se poi non se li fila nessuno a cominciare dei critici, inizia l’elaborazione del lutto che continuerà per parecchi anni e questo succede perché tutti ci dicono in coro: non c’è mercato, c’è solo Stato e lo Stato non fa il mercato e il mercato non può farsi stato e quindi la nostra produzione per essere assorbita e incassare dovrebbe essere di 30-35 film all’anno. Ma come si fa ad arrestare la grande ondata filmica e creativa quando ci sono un sacco di autori che producono autonomamente il loro corto e molte opere prime dignitose se non belle. Come facciamo? Vogliamo ricacciarli indietro e dirgli cambiate mestiere o invece farli vedere da qualche parte i loro film attraverso magari la creazione di un circuito off di sale cinematografiche decentrate e digitali e la creazione di una agenzia (con fondi misti, pubblici e privati) che sappia promuovere questi prodotti sia in Italia che all’estero, per venderli magari alle tv estere, o perché non sfruttarli direttamente su internet in videostreaming a un prezzo di 3 euro o farli vedere in tv nazionale e far votare la gente, idee ce ne sono basterebbe avere la volontà di fare qualcosa.

Tutti i produttori veri sarebbero disposti a tirar fuori 100.000 euro se una agenzia pubblicitaria (Filmitalia?!promuovesse il prodotto sia nei media italiani che all’estero) a questo proposito i film con poche chance potrebbero consorziarsi per spendere meno in inserzioni pubblicitarie.

Ma da qui a sperare che nel mercato “ristretto” del theatrical questi film possano incassare è come cercare la luna nel falò, A MENO CHE NON SI DECIDA – E QUESTA è RIVOLUZIONE, a far uscire il film Usa sottotitolati e quindi con l’handicap, praticamente si può stimare un acquisto di mercato di film italiani di altri 28 punti arrivando al 50%, poi però si incazzerebbero i doppiatori che vivono e mangiano bene con il cinema Usa.

Ma come si fa in altro modo a aumentare la quota di mercato quando ogni scena se non ogni singola inquadratura di film Usa costa milioni di dollari, (tanto loro dominano i mercati di tutto il mondo con i block busters).Con i soldi di uno in Italia ne fai cento. Cento più Cento………I film blockbasters saranno oggetto di un prossimo post dal titolo IL MONOPOLIO DELL’ALTO COSTO.

 

NUOVA DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA PER IL CINEMA INDIPENDENTE

Oggi il problema + sentito è la mancanza di un circuito per il cinema indipendente. Nel gruppo facebook CINEMA IN MOVIMENTO stiamo discutendo questo importantissimo punto DELLA DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA.

Distribuzione cinematografica:

AGENZIA

Viene creata una Agenzia di distribuzione e promozione del cinema indipendente che si avvale di un circuito di sale che vi aderiscono, diffuso su tutto il territorio italiano.

Per il finanziamento dell’Agenzia ci si avvarrà di una UNA TASSA DI SCOPO DA NON FAR PAGARE AGLI ESERCENTI DEL CIRCUITO MA A TUTTI GLI ALTRI E A TUTTE LE TV E PIATTAFORME VARIE SUI PROVENTI DERIVANTI DALLA PUBBLICITà INSERITA NEI FILM.

CIRCUITO

Le sale che aderiscono al circuito potranno essere: private, comunali, parrocchiali, associazioni di cultura cinematografica, cineclub,  di quartiere  che servono anche come centri di formazione, universitarie, occupate, sale gestite sul territorio regionale  dalle Film Commission.

Le sale aderenti otterranno un marchio che darà diritto ad un finanziamento diretto del Mibact per la proiezione di film indipendenti e una defiscalizzazione completa per motivi culturali.

Le sale per mantenere il diritto al marchio dovranno avere e mantenere uno standart di qualità.

PROGRAMMAZIONE

I film indipendenti compresi documentari e cortometraggi dovranno essere circuitati per almeno 6 mesi attraverso una multiprogrammazione con cambiamenti continui di programmazione giornaliera approfittando delle nuove tecnologie di proiezione.

Il Circuito tenderà ad essere il più possibile inclusivo anche di film a bassissimo costo che però devono mantenere un “livello tecnico” minimo, da sala cinematografica. Le proiezioni  dovranno essere fatte in DIGITALE (DCP)standard internazionale 4k con schermo fisso,  non con videoproiettori e schermo mobile, questo per far in modo che il circuito non sia considerato inferiore.

DISTRIBUZIONE E PROMOZIONE

L’Agenzia programmerà i film su tutto il circuito, fornendo alle sale i manifesti pubblicitari, cartoline e questionari rivolti al pubblico per capire il gradimento dei singoli film, oltre alla creazione di un sito on line interattivo con il pubblico.

I produttori forniranno all’Agenzia tutto il materiale pubblicitario dei propri film: locandine, trailers…

L’Agenzia avrà accesso a trasmissioni Rai Regionale e Rai Nazionale per la promozione del singolo film indipendente e del circuito con interviste varie.

Verrà creata una rivista on line gratuita e cartacea da lasciare nelle sale del circuito al costo di 1 euro per promuovere i film e tutti gli autori con interviste, compresi cortometraggi, e documentari.

L’agenzia si coordinerà con tutti gli istituti culturali italiani del mondo dovranno organizzare almeno una rassegna annua di  film indipendenti italiani (a questo fine, bisognerebbe sapere quanti finanziamenti ricevono e come li spendono). Con possibilità di invitare gli stessi autori.

DIRITTI SUCESSIVI

L’Agenzia potrà in accordo con i singoli produttori impegnarsi per vendere singolarmente o in pacchetti i film alle televisioni in primis per il canale tematico della Rai e comunque a tutte le emittenti italiane nel rispetto delle quote di programmazione stabilite dalla legge.