3° EMENDAMENTO AL DdL FRANCESCHINI (a cura di Cinema in MoVimento)

Premessa  Dagli artt 13-18 DdL Franceschini si disciplina il Tax Credit (Tassa a credito) per chi investe nel settore, allo scopo di ottenere un “sistema di consolidamento nei diversi settori dell’industria cinematografica” con percentuali che variano dal 20-30%.

Modifiche  Aggiungere tra questi artt. il tax Credit x i film indipendenti con una percentuale di detassazione del 68% come previsto al punto 5) di “Cin in MoV” che nel punto 1) dà una definizione di film indipendenti: “tutti i film d’autore, sperimentali, d’avanguardia, quindi a contenuto culturale ed artistico, per il low budget (fino ad un massimo di € 1.500.000,00) che non sono stati coprodotti dalle televisioni nazionali e che sono equiparabili secondo il Mibact – Cinema, a FILM DIFFICILI” in quanto rinunciano -per conservare la loro indipendenza – agli apporti televisivi che potrebbero limitare la libertà espressiva. Perché questa percentuale + alta x i film indipendenti? Perché sono i + difficili da distribuire ed essendo il mercato dominato dai blockbuster Usa, + difficili da lanciare, quindi non solo come categoria culturale, ma anche come categoria economica e quindi sono indipendenti perché costano meno di 1.500.000,00. 

2° EMENDAMENTO AL DdL FRANCESCHINI (a cura di Cin in Mov)

Premessa.  L’art. 11 del Ddl Franceschini parla di un fondo di 400 milioni x il Cinema e l’Audiovisivo il cui finanziamento avviene automaticamente tramite una percentuale dell’11% di riscossione di Ires e Iva che lo Stato rinuncia ad intascare, da applicarsi sui settori industriali dell’Audiovisivo. Ma questa non è una vera tassa di scopo che invece è prevista dal DdL Di Giorgi agli artt.10-11 che colpisce le multisale, gli Editori Tv che proiettano film e i Distributori di Servizi Televisivi, con una percentuale del 10%.

Modifiche.  Oltre che dalle Multisale e Tv, (come prevede la Di Giorgi) la tassa di scopo deve essere pagata dalle PIATTAFORME WEB tipo Netflix che trasmettono film in streaming. Questa tassa è da versare al Mibact (a noi di Cin In Mov non ci interessa un nuovo ORGANISMO come il Centro Nazionale del Cinema).

Premessa. Sempre l’art. 11 del DdL Franceschini parla di CONTRIBUTI SELETTIVI max 15% x opere prime, seconde, giovani e film culturali e artistici.

Modifiche Noi di Cinema in Mov. vorremo raddoppiarli al 30% per i film culturali e artistici in favore di un Cinema Plurale.

 

1° EMENDAMENTO AL DdL FRANCESCHINI (a cura di Cin. in MoV)

Premessa.   I singoli articoli rinviano ad una marea di decreti attuativi che si chiamano deleghe legislative, il che comporta che dalla normativa primaria si deve passare a quella secondaria facendo diventare la materia farraginosa 

Modifiche.  Ridurre il più possibile queste deleghe disciplinando da subito tutta la materia come ha fatto ad es. l’altro DdL DI GIORGI che ha compendiato la legge in 42 artt.

 

 

CHIAMALI SE VUOI EMENDAMENTI

Cos’è che manca in breve, al Disegno di Legge Sul Cinema Franceschini di prossima discussione in Senato:
1) Il difetto maggiore è questa MAREA di deleghe legislative, per cui molte cose saranno disciplinate da altri decreti complicando e confondendo il tutto, nell’insieme non appare chiaro.
2) La Tassa di Scopo non esiste nel Disegno di Legge Franceschini, lo Stato rinuncia alla propria fiscalità di Iva e Ires applicata nel settore dello Spettacolo, ma la tassa di scopo è molto meglio rappresentata nel DdL Di Giorgi.
3) I Contributi selettivi devono essere raddoppiati almeno al 30% e per quanto riguardo le commissioni vedere anche il ns punto 2) di Cinema In MoVimento sul cinema territoriale.
4) Abolire i contributi automatici così come formulati nel Ddl Franceschini e ritornare AI RISTORNI GOVERNATIVI
5) Le QUOTE OBBLIGATORIE non sono ben definite, molto meglio ritornare al Ddl Di Giorgi.
6) Sulla Formazione è molto meglio ritornare al Disegno di Legge Di Giorgi e al ns punto 10) di cinema In MoVimento
7) Un punto che i due Disegni di Legge non hanno previsto è LA CREAZIONE DI UN CIRCUITO DI ALMENO 200 SALE per la distribuzione del Cinema Indipendente possibile con i finanziamenti di cui all’art. 26 del Ddl Franceschini. (punto 7 di Cinema In Movimento)

LA SITUAZIONE DEL PUNTO

Abbiamo 2 Disegni di legge sul cinema che dovrebbero essere calendarizzati a breve: quello del Ministro Dario Franceschini x me è tutto da criticare e respingere per un impianto spaventosamente burocratico, Noi come Gruppo di Lavoro di Cinema In Movimento abbiamo portato avanti 10 punti in favoro del Cinema Indipendente, sono i ns 10 Comandamenti, uno di questi- – il secondo – parla di DECENTRAMENTO DELLE COMMISSIONI DEL MIBACT per valorizzare un cinema territoriale, un altro punto importante (7°) è la creazione di UN CIRCUITO DI SALE (almeno 200 in tutta Italia) in cui venga distribuito questo tipo di cinema sfruttando le nuove tecnologie e la MULTIPROGRAMMAZIONE senza obbligo di TENUTA .
Il Gruppo Facebook Cinema In MoVimento dà spazio anche ad interventi individuali che riguardano esperienze personali, lettere di protesta, delle difficoltà di produrre o girare un film ecc ecc, da parte di film-maker, produttori indipendenti, maestranze, tecnici, generici.

DISEGNO DI LEGGE FRANCESCHINI/4

ART. 31 –
Riguarda altri Decreti Legislativi per la promozione delle opere europee e italiane da parte dei FORNITORI DI MEDIA AUDIOVISIVI che sono le televisioni. Si parla di obblighi di investimento con deroghe, adeguandosi ai principi di proporzionalità, adeguatezza ed efficacia. Si riformulano le regole, si riformula la definizione di produttore indipendente, si vuole creare un adeguato sistema di verifica, di controllo e un sistema sanzionatorio, (insomma si parla di quote, molto meglio considerate nella Di Giorgi)
ART. 32 –
Parla di Decreti Delegati (ci mancavano, ci sono decreti di tutti i tipi) e delle procedure di adozione.
ART. 33 –
Vigilanza e Sanzioni: 5 anni di esclusione dai benefici se si producono dichiarazione o documentazioni false.
ART. 34 –
(Lunghissimo articolo) Delega del Governo al Codice dello Spettacolo in tale Corpus normativo confluiranno le riforme delle Fondazioni liriche-sinfoniche, teatro, Prosa, Musica, Danza e Spettacoli Viaggianti e Attività Circensi.
ART. 35-
Riguarda la copertura finanziaria e la marea di Decreti Legislativi, Ministeriali, Attuativi, Delegati che verranno sfornati da questa legge: non devono comportare maggiori oneri a carico della Finanza Pubblica, ci devono essere prima gli stanziamenti.
ART. 36 –
Riguarda l’abrogazione di varie norme.
ART. 37 –
Disciplina le norme transitorie.
ART. 38 –
L’entrata in vigore.
Hanno lasciato fuori:
– LA PROGRAMMAZIONE OBBLIGATORIA NELLE MULTISALE (Di Giorgi)
– RAI SERVIZIO PUBBLICO
– DIDATTICA (Di Giorgi)
– Il Consiglio SUPERIORE DEL Cinema e Audiovisivo dove l’hanno ficcato?
COMMENTO:
Che dire? Hanno creato una MONTAGNA DI BUROCRAZIA per partorire un topolino molto debole.
Non si parla di Circuito Distributivo per il Cinema Indipendente, l’Interesse Culturale è sparito (che poi era anche un modo per giustificare finanziamenti pubblici) i soldi vengono dati automaticamente a chi già incassa (e quindi paradossalmente non ne avrebbe bisogno).
Non si riconosce nessun pluralismo espressivo, non si parla di sperimentazione, di linguaggi, di tenere alto un profilo culturale del cinema….
E’ incredibile come ogni provvedimento legislativo che vuole difendere il mercato non sapendo tradurre adeguatamente i meccanismi del mercato si trasformi in IDEOLOGIA DEL MERCATO che nel medio e lungo periodo significa aumento della burocrazia.
La montagna di deleghe poi rappresenterebbe un lavoro immane, invece di semplificare in poche regole certe il settore diventa vincolato da commi, titoli, capi, artt. che lo debiliteranno definitivamente.
L’unica cosa che si salva sono i provvedimenti per le sale storiche, il divieto di modificarle a livello d’uso, la possibilità di avere tax credit per l’adeguamento tecnologico…ecco e poi basta!
Si prevede il passaggio tra il vecchio e il nuovo e per il 2016 c’è ancora il FUS con 63 milioni e 19 mili9oni, poi ci sono crediti d’imposta per 166 milioni.
Al punto 7 degli ASPETTI TECNICO-NORMATIVI DEL ddl Franceschini dicono che la semplificazione viene attuata al fine di conferire al settore un assetto + razionale e organico e conforme ai principi della razionalizzazione e semplificazione (Che Dio ci salvi).
Al punto 8 non si sono accorti che c’è anche un altro disegno di legge Di Giorgi (a pg 33 di 92).
Le imprese di produzione sono 4338 dopo questa legge scenderanno a meno di 1000.
Il DdL Di Giorgi è ancora …umano, questo è una montagna…di burocrazia

DISEGNO DI LEGGE CINEMA DI DARIO FRANCESCHINI/3

ART. 19 –
Riguarda disposizioni comuni in materia di credito d’imposta e si avrà bisogno di altri decreti attuativi per regolamentare le diverse tipologie.
ART. 20
Agevolazioni fiscali come l’imposta fissa di registro.
ART. 21
Disciplina i Contributi automatici per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione delle opere cinematografiche e audiovisive sulla base di PARAMETRI OGGETTIVI e relativi unicamente ai risultati raggiunti dall’impresa in relazione alle opere cinematografiche e audiovisive precedenti.
Se pensiamo che su 30 opere filmiche che incassano, 28 sono commedie, abbiamo già davanti quella che sarà la produzione dei prossimi anni. E’ questo articolo ad essere incriminato, che senso ha premiare o finanziare imprese che incassano?
Bisogna abolire i contributi automatici e il Reference System che è un sistema di punteggio automatico che favorisce il finanziamento dei film dei soliti noti, dalla produzione, dal regista, agli attori fino alla troupe, bloccando di fatto il cambio generazionale.
ART.22 –
Apertura di posizione contabile presso il Ministero perché vengano riconosciuti importi calcolati in base ai risultati economici, artistici e di diffusione presso il pubblico nazionale ed internazionale. Si parla di opere cinematografiche e audiovisive tenendo conto per le opere cinematografiche degli incassi e da altri parametri oggettivi come lo sfruttamento dei diritti attraverso le piattaforme di diffusione in Italia o all’estero riconosciuti in rassegne di livello primario anche per le opere audiovisive.
Si parla di meccanismi premianti per le opere prime e seconde, per certi periodi dell’anno.
Sinceramente sembrano tutti discorsi astratti.
ART.23 – Rinvia ad un successivo decreto (un altro) per i requisiti minimi che le imprese devono possedere sotto il profilo della solidità patrimoniale. Ci sono a anche casi di decadenza o revoca dei contributi.
ART. 24 –
Disciplina i CONTRIBUTI SELETTIVI alle imprese cinematografiche che appartengono alle CATEGORIE indicate in apposito DECRETO MINISTERIALE e si prevede una Commissione di Esperti i quali però non hanno diritto al compenso ma solo al rimborso spese.
Al comma 1° si parla di a) sviluppo; b) produzione; c) distribuzione di opere cinematografiche e audiovisive.
Al comma 2° si afferma: PRIORITARIAMENTE alle opere cinematografiche (opere prime, seconde, giovani autori) OVVERO ALLE OPERE DI PARTICOLARE QUALITA’ ARTISTICA E AL VALORE CULTURALE.
Al comma 3° si parla di esercizio cinematografico.
I nostri emendamenti sono quelli di aumentare al 50% i contributi selettivi per le opere di qualità artistica, culturale e sperimentale (io personalmente sono contrario alle opere prime, seconde e giovani, ma bisogna premiare chi ha delle idee, cmq capisco e mi adeguo, di sviluppare il ns punto 2) di cinema territoriale e di moltiplicazione delle commissioni e di creare un Circuito distributivo del cinema indipendente (punto 7).
2) Cinema Territoriale sul principio del local-global (storie locali per una distribuzione internazionale) attraverso:
a) il decentramento delle commissioni del Mibact in macro regioni
TORINO x Piemonte, Vald’aosta, Liguria, Sardegna;
MILANO x Lombardia e Emilia Romagna;
VENEZIA x Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia;
FIRENZE x Toscana, Umbria, Marche;
ROMA x Lazio, Abruzzi;
NAPOLI x Campania e Molise;
BARI x Puglia e Basilicata;
PALERMO x Sicilia e Calabria.
b) decentramento Rai per sfuggire all’influenza politica dei progetti;
qui immaginiamo le sedi Rai decentrate che possono decidere anche di preacquistare il diritto di antenna oltre che ad offrire dei servizi legati alle loro potenzialità produttive, per intenderci la Rai di Udine non è la Rai di Torino, ma anche finanziare documentari locali sulle bellezze, curiosità, prodotti, ecc.
c) Film Commission funzionanti che si coordino tra di loro e burocraticamente (modelli e procedure uniformi) con il Mibact;
il ruolo delle Film Comm. diventa fondamentale oltre che per i servizi che già conosciamo, nel sostegno al produttore per aiutarlo ad interagire con sponsor del territorio, crowdfunding locale, amministrazioni comunali, promoz. del turismo (cineturismo) e finanziatori esterni grazie alla tax credit.
Le commissioni nelle macro regioni possono convivere IN MANIERA PARITETICA anche con una COMMISSIONE UNICA NAZIONALE. E’ fondamentale insistere per una trasparenza e un pluralismo di generi e di gusti nella scelta dei progetti da finanziare. A tal fine si richiede che nelle Commissioni Giudicanti vengano coinvolti professionisti di chiara fama nazionali o internazionali in rappresentanza di tutti i generi del Cinema.
ART. 25 –
Riguarda iniziative e manifestazioni finalizzate alla promozione cinematografica e si considerano le risorse da assegnare rispettivamente:
a) All’Istituto Luce – Cinecittà;
b) Alla Biennale di Venezia nel campo del Cinema;
c) Alla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia.
ART. 26 –
Parla di un PIANO STRAORDINARIO per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali x contributi a fondo perduto ovvero in c/ interessi sui mutui o locazioni finanziarie per la riattivazione di sale cinematografiche chiuse o dismesse, ma anche realizzazione di nuove sale mediante l’acquisto di locali per l’esercizio cinematografico, la trasformazione delle sale in ambito cittadino finalizzata all’aumento del n° degli schermi e adeguamento tecnologico. Con apposito D.P.C.M. se ne saprà di più, con un occhio di riguardo alle sale multimediali o ad altri eventi culturali e di programmazione di opere nazione ed europee.
Anche l’art. 26 può essere funzionale alla creazione di un circuito distributivo per il cinema indipendente segue punto 7.
Distribuzione cinematografica:
7) Circuito Distributivo
AGENZIA
Viene creata una Agenzia di distribuzione e promozione del cinema indipendente che si avvale di un circuito di sale che vi aderiscono, diffuso su tutto il territorio italiano. Per il finanziamento dell’Agenzia ci si avvarrà di una UNA TASSA DI SCOPO DA NON FAR PAGARE AGLI ESERCENTI DEL CIRCUITO, MA A TUTTI GLI ALTRI E A TUTTE LE TV E PIATTAFORME VARIE SUI PROVENTI DERIVANTI DALLA PUBBLICITà INSERITA NEI FILM.
CIRCUITO
Le sale che aderiscono al circuito potranno essere: private, comunali, parrocchiali, associazioni di cultura cinematografica, cineclub, di quartiere che servono anche come centri di formazione, universitarie, occupate, sale gestite sul territorio regionale dalle Film Commission. Le sale aderenti otterranno un marchio che darà diritto ad un finanziamento diretto del Mibact per la proiezione di film indipendenti e una defiscalizzazione completa per motivi culturali. Le sale per mantenere il diritto al marchio dovranno avere e mantenere uno standard di qualità.
PROGRAMMAZIONE
I film indipendenti compresi documentari e cortometraggi dovranno essere circuitati per almeno 6 mesi attraverso una multiprogrammazione con cambiamenti continui di programmazione giornaliera approfittando delle nuove tecnologie di proiezione.
Il Circuito tenderà ad essere il più possibile inclusivo anche di film a bassissimo costo che però devono mantenere un “livello tecnico” minimo, da sala cinematografica. Le proiezioni dovranno essere fatte in DIGITALE (DCP)standard internazionale 2K – 4k con schermo fisso, non con videoproiettori e schermo mobile, questo per far in modo che il circuito non sia considerato inferiore.
DISTRIBUZIONE E PROMOZIONE
L’Agenzia programmerà i film su tutto il circuito, fornendo alle sale i manifesti pubblicitari, cartoline e questionari rivolti al pubblico per capire il gradimento dei singoli film, oltre alla creazione di un sito on line interattivo con il pubblico. I produttori forniranno all’Agenzia tutto il materiale pubblicitario dei propri film: locandine, trailers… L’Agenzia avrà accesso a trasmissioni Rai Regionale e Rai Nazionale per la promozione del singolo film indipendente e del circuito con interviste varie. Verrà creata una rivista on line gratuita e cartacea da lasciare nelle sale del circuito al costo di 1 euro per promuovere i film e tutti gli autori con interviste, compresi cortometraggi, e documentari. L’agenzia si coordinerà con tutti gli istituti culturali italiani del mondo che dovranno organizzare almeno una rassegna annua di film indipendenti italiani (a questo fine, bisognerebbe sapere quanti finanziamenti ricevono e come li spendono). Con possibilità di invitare gli stessi autori.
DIRITTI SUCESSIVI
L’Agenzia potrà in accordo con i singoli produttori impegnarsi per vendere singolarmente o in pacchetti i film alle televisioni in primis, per il canale tematico della Rai e comunque a tutte le emittenti italiane nel rispetto delle quote di programmazione stabilite dalla legge.
ART. 27 –
Parla specificatamente di PIANO STRAORDINARIO PER LA DIGITALIZZAZIONE del Patrimonio Cinematografico e Audiovisivo, si parla di 10 milioni annui per la concessione di contributi ecc., da concedere alle imprese di post-produzione italiane in proporzione al volume dei materiali digitalizzati e il Decreto Attuativo definirà i requisiti soggettivi dei beneficiari.
ART. 28 –
Passiamo alle misure volte a favorire una migliore distribuzione delle opere cinematografiche impedendo il formarsi dei fenomeni distorsivi della concorrenza.
ART. 29 –
Riguarda l’aggiornamento del Pubblico Registro Cinematografico.
ART. 30 –
Riforma della Revisione Cinematografica (censura) con tanti decreti legislativi da adottare.

(continua)

DISEGNO DI LEGGE CINEMA DI DARIO FRANCESCHINI/2

Seconda puntata sul Disegno di Legge Franceschini sintetizzato da Giancarlo Sartoretto

 

ART 9 –

Riguarda le attribuzioni e le competenze del Ministero anche in riferimento al Turismo e diffusione dei beni culturali e paesaggistici.

ART 10 –

Scende nel dettaglio degli interventi del Ministero a sostegno del settore che vanno dagli INCENTIVI FISCALI, AI CONTRIBUTI AUTOMATICI, SELETTIVI E ATTIVITA’ DI PROMOZIONE (anche qui però ci saranno appositi decreti ministeriali che allungheranno il tutto SINE DIE).

Gli incentivi fiscali sono le varie forme di tax credit cioè la possibilità di detrarre dalle tasse, i contributi automatici sono quelli che derivano dagli incassi avuti dal film o con questo ddl anche dai produttori, quelli selettivi sono i contributi che si basano sulla valutazione del singolo progetto da parte di una commissione di 5 esperti, le attività di promozione riguardano soprattutto i festival

ART 11 –

Parla di Fondo  x lo sviluppo degli Investimenti x il finanziamento degli Interventi e anche di un Piano Straordinario x il potenziamento del Circuito delle Sale Cinematografiche e la digitalizzazione del Patrimonio Cinematografico e Audiovisivo; dal 2017 vi affluisce una quota pari all’11% (non inferiori a 400 milioni) di IRES e IVA. I soldi andranno anche alla distribuzione cinematografica, di video, di programmi televisivi, di proiezioni cinematografiche, internet ecc. Si provvederà al riparto del Fondo e i contributi selettivi non possono essere superiori al 15% di questo Fondo. Ci sarà un ulteriore decreto per la gestione del fondo che cmq sarà finanziato nel 2017. (Questo è un articolo molto importante e controverso e dovrebbe rappresentare  una”tassa di scopo” all’italiana contrastata da Stefania Brai, vedi il commento qua sotto) 

Ci dice Stefania Brai resp. Cinema di PRC

Sul sito del ministero si dice inoltre che il testo è ispirato al modello francese perché il fondo per il cinema è alimentato “dagli introiti erariali già derivanti dalle attività di programmazione e trasmissione televisiva; distribuzione cinematografica; proiezione cinematografica; erogazione di servizi di accesso ad internet da parte delle imprese telefoniche e di telecomunicazione”. Si attuerebbe cioè, secondo il ministero, un “meccanismo virtuoso di autofinanziamento”.

Ma non è così. Non è così perché la legge cinema francese prevede la cosiddetta “tassa di scopo”, cioè un prelievo “aggiuntivo” su tutti i soggetti che hanno dei proventi tramite il cinema. Non è così perché questa legge non introduce nessuna tassa di scopo ma è invece lo Stato che rinuncia a una parte delle sue entrate prelevando una quota dell’Ires e dell’Iva – che questi soggetti già versano – per destinarla al cinema. Questo è un punto importantissimo. Nessun onere aggiuntivo per le televisioni e per i colossi delle telecomunicazioni, ma oneri aggiuntivi per lo Stato, che vuol dire prelievo dalla fiscalità generale, che vuol dire che non sono le imprese a sostenere il cinema ma i cittadini. Nessun “meccanismo virtuoso di autofinanziamento”, quindi.

ART 12 –

Prevede che l’ammissione al beneficio è subordinata al riconoscimento della nazionalità italiana, da escludersi per i film a carattere pornografico o che incitano alla violenza o all’odio razziale. (Ci sarà quindi una visione del  film con una censura ex post e la revoca di eventuali contributi)

E’ stato abolito l’interesse culturale presente nell’altro disegno di legge Di Giorgi

ART. 13 –

Riguarda gli incentivi fiscali x le imprese   di produzione (il credito d’imposta) tra il 15-30% del costo complessivo di produzione e demanda al solito D.M. la fissazione delle aliquote alle varie tipologie di opere e alle diverse tipologie di impresa.

ART. 14 –

Il credito d’imposta riguarda le imprese di distribuzione sempre tra il 15-30% delle spese complessivamente sostenute per la distribuzione nazionale e internazionale e se la distribuzione è curata direttamente dallo stesso produttore indipendente (che quindi deve specializzarsi anche in distribuzione) la misura arriva al 40%- Si rinvia ad un ulteriore D.M. evvai!

ART.15 –

Credito d’Imposta per le imprese dell’Es. Cinematografico ma anche delle Industrie Tecniche e di Postproduzione, tra il 20 e il 40% delle spese complessivamente sostenute. Si rinvia al D.M. che dovrà tener conto delle sale realizzate prima del 1° gennaio 1980.

ART. 16 –

Il Credito d’imposta riguarderà gli esercenti delle sale che potenzieranno l’offerta di opere italiane ed europee, commisurata alla programmazione delle suddette opere, si demanda ad apposito Decreto.

ART. 17 –

Credito d’imposta per le imprese nazionali di produzione esecutiva e di postproduzione in relazione ad opere realizzate sul territorio nazionale utilizzando manodopera italiana su commissione di produzioni estere, tra il 20 e il 30% del costo di produzione della singola opera.

ART. 18 –

Credito d’imposta per le imprese non appartenenti al settore della Prod. Cinematografica e Audiovisiva (gli esterni) nella misura massima del 30% per gli apporti in denaro effettuati per la produzione-distribuzione in Italia e all’estero di opere cinematografiche e audiovisive.

Il gruppo di lavoro di CINEMA IN MOVIMENTO che ha redatto 10 PUNTI DI DISCUSSIONE PER LA SALVAGUARDIA DEL CINEMA INDIPENDENTE ALL’ATTENZIONE PER UNA LEGGE SUL CINEMA E AUDIOVISIVO, dà una definizione al punto 1) del cinema indipendente e al punto 5) prevede una tax credit per i film indipendenti

1) Nuova definizione di film indipendenti:

sono film indipendenti tutti i film d’autore, sperimentali, d’avanguardia, per il low budget, fino ad un massimo di € 1.500.000,00 che non siano stati coprodotti dalle televisioni nazionali ed equiparabili secondo il Mibact a film difficili.

5) Tax credit film indipendenti: esterno fino all’80%, interno 30%.

 

 

 

DISEGNO DI LEGGE CINEMA DI DARIO FRANCESCHINI

Disegno presentato al Senato il 24/3/2016.

38 articoli per 6 linee di intervento:

1) l’istituzione di un “Fondo x lo sviluppo degli investimenti nel Cinema e nell’Audiovisivo;

2) potenziamento del Sostegno  Finanziario come il Tax  Credit;

3) Riduzione dei Contributi Selettivi e abolizione delle Commissioni Ministeriali;

4) Valorizzazione Sale cinematografiche;

5) Riordino Normativo mediante deleghe legislative;

6)Riorganizzazione dello Spettacolo dal Vivo per una ulteriore delega legislativa per un CODICE DELLO SPETTACOLO

E’ un disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica.

Il settore audiovisivo ha un fatturato inferiore rispetto agli altri principali Paesi europei, l’Italia esporta pochissimi film e serie TV, per cui il mercato del Cinema Nazionale è in contrazione, risulta in forte calo il budget medio dei film, il settore produttivo è debole e sottocapitalizzato mentre  i principali canali distributivi presentano strozzature e posizioni dominanti (se ne sono accorti pure loro).

Il sistema di sostegno pubblico risulta inferiore rispetto ai principali paesi europei, e i provvedimenti legislativi del passato hanno considerato i film allo stesso modo SENZA CALIBRARE GLI INTERVENTI SECONDO LE DIVERSE TIPOLOGIE PRODUTTIVE.

Rimane un settore strategico per l’Italia, per la crescita civile, culturale ed economica.

Il DISEGNO DI LEGGE è suddiviso in quattro titoli:

I° Disposizioni Generali

II° Cinema ed Audiovisivo

III° Spettacolo dal Vivo

IV° Disposizioni Transitorie e Finali

Le disposizioni generali riguardano i primi 2 articoli:

ART. 1- Il Cinema come l’Audiovisivo e lo Spettacolo dal Vivo contribuiscono a definire  l’IDENTITA’ NAZIONALE per  questo si giustifica l’INTERVENTO PUBBLICO,  si deve procedere al RIASSETTO del settore e con deleghe legislative al Governo e una estenzine anche al settore dell’audiovisivo.

ART.2 –  Si definiscono i seguenti termini:

a) opera audiovisiva viene definita legalmente.

b) I film, l’opera audiovisiva destinata prioritariamente al pubblico per la visione nelle sale cinematografiche.

c) L’opera prima per un film realizzato da un regista esordiente che sia stato distribuito nelle sale cinematografiche.

d) L’opera seconda che abbia diretto un solo lungometraggio distribuito nelle sale cinematografiche.

e) l’opera di animazione è costituita da immagini grafiche animate.

f) opera audiovisiva.

n) emittente televisiva.

p)hosting come fornitori di servizi

ART. 3 – Cinema e Audiovisivo

– Garanzia del pluralismo dell’offerta cinematografica;

– Sistema di consolidamento nei diversi settori dell’industria cinemat;

– Cooproduz, INternaz.

– Circolazione e distribuzione della produzione italiana ed europea;

– Formazione professionale;

– Educazione all’immagine nelle scuole;

– Valorizzazione sale cinematografiche.

ART. 4 –

Anche le Regioni concorrono per la loro parte così come le Film Commission per l’attrattività territoriale e possono avere in gestione fondi europei.

ART 5 –

La nazionalità italiana dei film sarà definita con successivo decreto.

ART. 6 –

Disciplina la coproduzione internazionale e la nazionalità italiana dei film in questo contesto.

ART. 7 –

Riguarda la Cineteca Nazionale dove vengono depositate le opere ultimate che hanno ricevuto benefici (film finanziati).

ART. 8 –

I Cinema sono di interesse culturale e si prevede il vincolo di destinazione per le sale storiche che quindi non potranno più diventare dei supermarket e anche ristrutturazioni in deroga agli strumenti urbanistici, con volumetria aggiuntiva.

Questo è un articolo importante, se i primi 7 articoli sono diciamo “dovuti” questo ci introduce alle sale cinematografiche

(continua)

 

 

 

MOVIMENTI PROGRESSIVI VERSO LA CRISI

Ecco che tutto cambia, ma i problemi nel cinema sono sempre gli stessi perché non si risolvono mai, si incancreniscono, e intanto si fanno convegni in cui si afferma che tutto va bene Madame la Marchesa, cioè c’è la crisi, va beh, ma dove non c’è?

E intanto le monosale chiudono, certe società indipendenti quando non chiudono non hanno continuità produttiva, non possono neanche fare un business plan decente: SEMPRE LE STESSE PREOCCUPAZIONI!

Cosa si chiede allora alla politica? Si ha sempre meno fiducia che qualcosa cambi, ma intanto le ricette nei convegni ci sono sempre, resta da vedere se sono valide o sono l’ennesima rappresentazione dell’impotenza DA PARTE DELLE CATEGORIE, per cui la politica di settore diventa la perenne recita a soggetto per dire poco o niente, dove dei personaggi si fanno lustro ma dove tutto rimane assenza, impotenza, l’importante è crearsi un nome come attore principale di questa rappresentazione per potersi poi sedere nel banchetto del potere e parlare di problemi che non si ha nessuna voglia di risolvere, però intanto aumenta la propria influenza, e alla prima occasione arriva un finanziamento.

Altre volte invece di una recita a soggetto c’è un copione prestabilito, sempre lo stesso, dove tutto diventa eco, ridondante…

TUTTO RIMANE FERMO ovvero gattopardescamente, tutto deve cambiare perché non cambi nulla? Se vai a vedere dieci anni fa eravamo nel 2004, e il settore era come sempre, perennemente  in crisi crisi…crisi…crisi…crisi…crisi…crisi…crisi

Ormai siamo nell’eco isi isi isi

PROBLEMATICHE RELATIVE A PICCOLI MOVIMENTI VERSO LO SFINIMENTO

I due disegni di legge a firma PD  farebbero ben poco per risollevare le sorti di questo cinema eppure sono tutti entusiasti: 100 autori compresi, siii qualche correzione ma la sostanza tiene…ma di che sostanza parlano! Franceschini vuole fare ritornare il cinema ai tempi dei telefoni bianchi (adesso li chiameremmo telefonini, iPod, iPad, iPhone, mentre la Di Giorgi vuole imitare i francesi, non siamo neanche capaci di fare gli italiani che dobbiamo imitare i francesi? Tutti pensano che con qualche provvedimento a livello produttivo cambi qualcosa, “na beata minchia, cambia”! Direbbe il comico.

La globalizzazione in atto nel cinema comporta come è noto il dominio hollywoodiano sull’75% del mercato italiano, (facciamo 70% col fenomeno Zalone)per cui nello stesso c’è spazio per non più di 25-30 pellicole italiane ed europee, tutto il resto è a rischio invisibilità e il grande pubblico italiano sa ben poco di tutta una serie di film nazionali molto belli.

Col reference-system la produzione italiana diventa sempre la stessa commedia, leggiadra, leggera, leggerina, Mainetti rappresenta una lieta eccezione, e la produzione si restringerebbe a max 50 film, con una riduzione verticale di creatività, attori, idee, culture anche regionali e una diminuzione di capitale intellettuale del 50%, è facile fare i calcoli perché in Italia vengono prodotti mediamente 100 film all’anno (senza coproduzioni) e 50 non incassano cifre significative.

Molti di noi saranno spazzati via, cambieranno mestiere o saranno assunti alle dipendenze di qualche grossa produzione nazionale – riuscirci però – visto che nelle grosse produzioni a Roma permane una mentalità familistica più che manageriale, in cui nessuno si fida di nessuno, giusto dei parenti (se c’è qualche sociologo del cinema potrà constatare l’infinità di cognati, fratelli e sorelle che ci sono nell’ambito delle società cinematografiche).

Qualche anno fa Michele Anselmi diceva a proposito di film italiani finanziati pubblicamente che il mercato italiano non li avrebbe mai assorbiti ponendo un problema molto delicato: può un produttore italiano fare concorrenza a un film da 100 milioni di $ che ha un budget pubblicitario superiore a qualsiasi film italiano ad alto costo?

Si, ha detto qualcuno magari facendo un film italiano da 50 milioni di euro, (creando un consorzio di più società e prendendo qualche grosso attore hollywoodiano?!). E’ questa la strada, fare solo qualche progetto grosso o sarebbe invece augurabile il contrario: che anche il mastodonte Hollywoodiano diventasse più piccolo in maniera da democratizzare la distribuzione mondiale facendo vedere (oltre alla produzione italiana indipendente, anche altre produzioni asiatiche, africane oggi fortemente penalizzate? Puntare sul grande vuol dire distruggere il piccolo, cioè il cinema indipendente. Qualcuno dice giustamente. Ma a che serve il cinema indipendente italiano se non lo vede quasi nessuno?

Questo per me è un buon punto di partenza, ma noi stiamo parlando di cambiare la distribuzione e non provvedimenti per la produzione, eppure i due disegni di legge e anche l’associazione di Martha Capello parlano positivamente di sé stessi, perché aumentano il tax credit.

MA ANCHE SE FOSSE, CAZZAROLA, SE POI QUESTI FILM NON VENGONO DISTRIBUITI A CHE SERVONO QUESTI INCENTIVI, ve lo siete chiesto questo? Non è poi cosi difficile.

Bisogna partire dalla distribuzione, dalle sale dall’esercizio, dagli istituti culturali che magari all’estero non fanno una beata m. per farli conoscere. DOBBIAMO PARTIRE DALLA DISTRIBUZIONE NON DALLA PRODUZIONE, lo vogliamo capire!

Così invece si distruggeranno molte professionalità e si ridurranno la libertà di idee e di progetti. E’ la distribuzione che non permette a questi progetti di farsi conoscere. Gli esercenti pensano giustamente all’incasso e vogliono film pubblicizzati,  quindi preferiscono i prodotti americani, da noi non si è mai pensato ad es. facilitare una certa promozione di questi film italiani in modo che tanti prototipi di casa nostra possano apparire sui giornali e sulle televisioni come i mostri americani? In una società stracolma d’immagini e di informazioni di basso profilo non dovrebbero essere sprecate immagini qualitative (quando lo sono).

Per concludere questi due disegni di legge sul cinema si inscrivono più come “ideologia di mercato” che aumento di mercato e quindi fanno solo burocrazia. 

 

 

 

IL VIAGGIO IN CARCERE

Ecco un’ipotesi di documentario in cui si ritrae l’esperienza di una ragazza in carcere, arrestata dalla polizia. Con una telecamerina la segui in tutti i suoi movimenti, molto in soggettiva.  

In una lettera pubblicata da Huffington Post Italia, il racconto di una ragazza arrestata il 14 novembre a Roma.

Riportiamo di seguito parte della lettera che Natascia Grbic ha scritto sui fatti del 14 novembre. Le sue parole hanno trovato spazio in un articolo su Huffington Post Italia:

Sono una degli arrestati del 14 novembre. Sono tra quelli che quel giorno sono scesi in piazza insieme a tutta l’Europa per dire che non ci stanno al ricatto dei mercati e della finanza. Sono tra quelli cui è stato impedito nella maniera più brutale di manifestare il proprio dissenso sotto i palazzi del potere. Sono tra quelli che sono stati picchiati, umiliati e trattati come bestie su quella maledetta camionetta. Sul 14 novembre è già stato detto e scritto tanto quindi […] mi soffermerò più che altro sulla piccola vacanza in carcere gentilmente concessami dallo Stato italiano. Dopo i primi convenevoli della celere sul Lungotevere (calci sui reni, sulla faccia, e le immancabili manganellate sulla testa le quali, anche se vietate dalla legge perché banalmente potrebbero ucciderti, le forze dell’ordine proprio non riescono a fartele mancare), siamo stati trasportati sulla camionetta. Lì, ovviamente, i poliziotti hanno fatto gli onori di casa: e giù a calci nelle palle, insulti, minacce di morte e vessazioni di ogni tipo. Persone con la testa aperta, mani rotte e il sangue che scivolava copioso sono state costrette a sedersi per terra, senza potersi reggere, sbattendo così il proprio corpo già martoriato sui lati del camioncino. Siccome però le forze dell’ordine non sono bestie ma esseri umani, sei ore dopo averci portato in questura hanno chiamato un’ambulanza. “Alla buon’ora”, avremmo voluto dire. Dopo dieci ore e manco un cracker nello stomaco, arriva il verdetto: carcere. Paura, panico, ansia e terrore iniziano a trasudare dal corpo per quell’unico pensiero: “E mo chi da’ da mangiare al gatto?”. Il poliziotto, che notavo avere un certo piacere nel comunicarmi la notizia, pregustandosi già una scenata isterica secondo lui tipicamente femminile, ha avuto un immediato calo della mascella nell’assistere alla telefonata tra me e mia madre in cui la istruivo sulle quantità di cibo da dare al felino. Arrivata in carcere, sono privata di ogni cosa che potrebbe aiutarmi al suicidio: elastico dei pantaloni, lacci delle scarpe (“scusi, così mi stanno larghe, casco ogni tre passi” – “questioni di sicurezza” – “ma ho le lenzuola in cella, posso impiccarmi anche con quelle” – “eeeeehhhhhh”), reggiseno (“scusi come ci si ammazza col reggiseno?” “eeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhh”), piercing (“io questi non li levo, non l’ho mai fatto, non so’ capace” -“fa come te pare” – “allora tengo anche quest’altri” – “no, se ci riesci, li devi levare” – “ma perché?” – “eeeeeeehhhhhh”), accendino (“si può avere solo quello con la rotella, no con lo scatto” – “perché, che cambia?” – “che quello lo compri qui” – “ah ecco”). Rimango in magliettina, in un clima paragonabile solo a quello dell’Alaska, e chiedo una felpa: “Adesso non si può”. Sfidando le intemperie quindi, mi avventuro nel reparto dell’isolamento cui sono stata destinata e lì scopro l’amara verità: ho la finestra della cella mezza aperta. Mai ‘na gioia davvero. Nessuno mi dice come chiuderla e, avendo io la praticità e la razionalità di un bradipo monco, mi costringo a dormire. Le celle vengono aperte alle otto del mattino e richiuse la sera alle venti. “Rebibbia è un carcere aperto”, dicono. Infatti, si poteva liberamente camminare avanti e indietro in un corridoio lungo dieci metri dove il massimo del divertimento era guardare la simpatica porta blindata che si apriva e chiudeva ogni tanto. Arriva la detenuta che porta le colazioni. Le chiedo quanto la pagano, lei schifata dice: “Ottanta euro al mese, per lavorare tutti i giorni dodici ore. Domani però vogliamo scioperare, non è possibile che qui ci sfruttino in questo modo e fuori non si sa nulla”. Si potrebbe obiettare che in carcere c’è vitto e alloggio pagato dallo Stato, ma non è proprio così: qualunque cosa, anche quella più stupida che parenti e amici potrebbero mandarti da fuori, deve essere comprata all’interno della struttura. Con un sovrapprezzo chiaramente. Quindi, o hai alle spalle una famiglia che mensilmente versa dei soldi sulla tua “Jail – Card”, oppure te la prendi allegramente in saccoccia e ti adatti a una vita che, oltre a essere già dura di per sé, diventa ancora più degradante. Decido di farmi una doccia. Acqua calda neanche a parlarne. Ai piani superiori riescono a scaldarla nei pentoloni, ma all’isolamento non l’abbiamo, quindi dobbiamo adattarci. Poco male, alle brutte mi prenderà una polmonite. Cerco il phon per i capelli. Aria fredda. Polmonite assicurata. Chiedo un cambio alle guardie carcerarie perché, essendo vestita da due giorni allo stesso modo e avendo anche dormito con quella roba, oltre alla mia vita anche le mie condizioni igieniche iniziano a diventare abbastanza precarie. Mi spiegano che il loro guardaroba è molto disorganizzato e quindi non possono darmi nulla. Chiedo allora di poter chiamare mia madre, così da farmi avere dei cambi. Non ne ho diritto. Chiedo a loro di chiamarla. Non possono. “Quindi rimango così?”, chiedo iniziandomi ad alterare. “Signorina guardi che non è mica in villeggiatura”. Gli spiego che i detenuti non sono delle bestie e che hanno dei diritti, vengo immediatamente bollata come “scocciatrice” e rispedita nella mia sezione. Dopo aver smosso almeno tre piani e stalkerato diversi secondini, riesco a rimediare una felpa e due mutande. All’isolamento siamo in cinque. A un certo punto sentiamo sbattere da dentro una cella e andiamo a vedere: c’è una ragazza messa in punizione. Non può uscire da lì per dieci giorni. Chiusa 24 ore su 24. Inorridiamo a questa scoperta. Già noi ci sentiamo come animali in gabbia, chiuse in un corridoio, figuriamoci se si è costretti per dieci giorni, senza uscire, in una cella di due metri per uno. La guardia ci intima di allontanarci, non possiamo parlarle, altrimenti ci viene fatto rapporto e ci vengono dati quarantacinque giorni di carcere in più. Chiaramente, appena si gira, andiamo dalla ragazza, le portiamo l’acqua, il caffè, le allunghiamo una sigaretta. Se c’è una cosa che t’insegna il carcere, è questa: lì dentro non ci si lascia sole. Non importa quello che hai fatto al di fuori: lì, ci si aiuta l’un l’altra nei momenti di sconforto, di paura e di solitudine. La galera ti taglia fuori dal mondo, i contatti con l’esterno per molti sono nulli e rischi d’impazzire. Non c’è ordine dall’alto che tenga quando c’è in gioco il pericolo di una solitudine più grande di quella che già si ha. Fanculo l’isolamento, fanculo gli ordini, fanculo le regole che ti vogliono annullare. Nessuno deve rimanere solo. Mi arriva la spesa che ho fatto. Ho una bottiglia d’acqua naturale, la bevo e sento che è allungata con quella frizzante. E l’ho pure pagata. Impreco e vado dalla guardia a reclamare l’ora d’aria. Mi dice che non è possibile, non c’è l’assistente che può controllarci all’esterno e che quindi non usciremo. Inizio a scalpitare sempre di più e la mancanza di contatto con l’esterno inizia a devastarmi. Chiedo se i miei genitori hanno cercato di vedermi, se sono venuti i miei amici e i miei compagni. Non possono dirmi nulla. Inizio a incazzarmi veramente. Arrivano le venti e mi chiudono in cella. Le altre detenute accendono il televisore e sento il rumore delle camionette. Si parla della manifestazione del giorno prima. Mi tappo le orecchie per non sentirle, ma la rabbia monta lo stesso per quello che è stato fatto al corteo, a me e ai miei compagni e decido di mettermi a dormire. Tanto non ho nulla da fare. Mi addormento, stavolta un po’ in preda al magone. E a un certo punto eccoli: i miei compagni, i miei amici, i miei genitori e i miei fratelli sono lì fuori a urlare che non sono sola, a lanciare fuochi d’artificio e a cantare che “Si parte e si torna insieme”. Lì ho iniziato a ridere, la prima risata della giornata. Sento le altre detenute che urlano felici, che sbattono con le pentole sulle sbarre. Io non posso, quelle dell’isolamento sono più grosse e non riesco ad arrivarci, neanche salendo sullo sgabello. Arriva una guardia, ha capito che sono la fuori per me. Un po’ infastidita mi dice che deve controllarmi e se va tutto bene. Non potrebbe andare meglio, le rispondo. Mi addormento con le voci dei miei fratelli che, dopo essere stati al freddo per un’ora, se ne vanno. Stavolta non mi addormento col magone, ma felice e piena di una forza che avevo paura di aver perso. Il giorno dopo va molto meglio. Sono arrivate delle nuove ragazze e una di queste è terrorizzata e piange di continuo. Stavolta è il mio turno di aiutare le altre e la consapevolezza di avere questo compito mi da’ forza e tranquillità. Io non sono sola ma tante altre la dentro sì: è compito di chi ha questa fortuna far sentire parte di una comunità gli altri che invece lo Stato vuole esclusi. La giornata va avanti tra risate e un po’ di lacrime quindi, ma quasi ci dimentichiamo di quelle sbarre che ci opprimono. Dopo un po’ succede quello che più mi aspettavo e temevo: mi vengono le mestruazioni. Cari maschietti che leggete, non sentitevi in difficoltà e non distogliete lo sguardo che questa è una cosa tanto naturale quanto rognosa. Specie se ti trovi in carcere. Premetto che mia sorella aveva tentato di mandarmi degli assorbenti, ma niente: le guardie all’ingresso non glieli hanno fatti passare. “Li devi comprare, arrivano mercoledì”. Certo, e nel frattempo che si fa? Cara dignità, quanto vogliono distruggerti. Quindi eccomi lì, in palese difficoltà, ad andare a elemosinare tampax dalle assistenti del piano. Dopo un’ora, sette richieste, e tanto disagio, sento una poliziotta che urla il mio nome. Convinta che mi stesse finalmente dando ciò che richiedevo da tempo, mi sento dire: “O esci mo a fatte l’ora d’aria o te tappo dentro”. Inutile dire che lo charme e la buona educazione impartitami da mia madre sono andati a farsi benedire in tre secondi, permettendo al lato di chi ha fatto le scuole al Tufello di uscire indisturbato. Anche lì, a cavarmi d’impaccio dalla situazione, è arrivata una detenuta che, in tre secondi, da cosa facile qual era, mi ha allungato il tanto agognato assorbente salvando così quel poco di presentabilità che mi era rimasta. Tra l’altro, l’ora d’aria era peggio del corridoio: si è svolta in un quadrato di cemento minuscolo, con delle mura altissime, separato dalle altre detenute. Quel minuscolo pezzo di cielo che s’intravedeva è stato peggio della porta blindata della sezione che si apriva e chiudeva a intermittenza. Finalmente la sera la buona notizia: esco. Scatto dal letto, correndo su quelle scarpe senza lacci. “Li rimetti ora?”. No, voglio uscire subito. Dalla cella più isolata sento una preghiera “Non ti scordare di me per favore”. Non lo farò. La ragazza in lacrime arrivata la mattina mi saluta. Chissà se ce la farà. Respiro. Gli abbracci, i baci, la felicità, i festeggiamenti poi, li abbiamo vissuti insieme. Questo invece è quello che vi posso raccontare nei tre giorni che ho passato solo fisicamente lontana da voi. Di come hanno provato a privarci della libertà, ma non ci sono riusciti. Di come non ci si sente soli quando si ha qualcuno fuori che urla e combatte con te. Della solitudine che può essere sconfitta quando si ha la consapevolezza di avere dei compagni al tuo fianco. Di come i detenuti ti accolgano e ti accudiscano con un amore enorme. Quando si ha tutto questo, niente può buttarti giù. “Si parte e si torna insieme”, questo mi sono ripetuta nei momenti di sconforto. Non ho mai smesso di dubitarne. Hanno provato a piegarci, a spezzarci, a romperci, a metterci paura. Noi invece torniamo più forti di prima. Non ci hanno nemmeno scalfito.

 

 

 

Ecco un’ipotesi di documentario in cui si ritrae l’esperienza di una ragazza in carcere, arrestata dalla polizia. Con una telecamerina la segui in tutti i suoi movimenti, molto in soggettiva.

 

 

Natascia e il suo viaggio in carcere

 

In una lettera pubblicata da Huffington Post Italia, il racconto di una ragazza arrestata il 14 novembre a Roma

 

 

 

 

 

 

 

Riportiamo di seguito parte della lettera che Natascia Grbic ha scritto sui fatti del 14 novembre. Le sue parole hanno trovato spazio in un articolo su Huffington Post Italia:

Sono una degli arrestati del 14 novembre. Sono tra quelli che quel giorno sono scesi in piazza insieme a tutta l’Europa per dire che non ci stanno al ricatto dei mercati e della finanza. Sono tra quelli cui è stato impedito nella maniera più brutale di manifestare il proprio dissenso sotto i palazzi del potere. Sono tra quelli che sono stati picchiati, umiliati e trattati come bestie su quella maledetta camionetta. Sul 14 novembre è già stato detto e scritto tanto quindi […] mi soffermerò più che altro sulla piccola vacanza in carcere gentilmente concessami dallo Stato italiano. Dopo i primi convenevoli della celere sul Lungotevere (calci sui reni, sulla faccia, e le immancabili manganellate sulla testa le quali, anche se vietate dalla legge perché banalmente potrebbero ucciderti, le forze dell’ordine proprio non riescono a fartele mancare), siamo stati trasportati sulla camionetta. Lì, ovviamente, i poliziotti hanno fatto gli onori di casa: e giù a calci nelle palle, insulti, minacce di morte e vessazioni di ogni tipo. Persone con la testa aperta, mani rotte e il sangue che scivolava copioso sono state costrette a sedersi per terra, senza potersi reggere, sbattendo così il proprio corpo già martoriato sui lati del camioncino. Siccome però le forze dell’ordine non sono bestie ma esseri umani, sei ore dopo averci portato in questura hanno chiamato un’ambulanza. “Alla buon’ora”, avremmo voluto dire. Dopo dieci ore e manco un cracker nello stomaco, arriva il verdetto: carcere. Paura, panico, ansia e terrore iniziano a trasudare dal corpo per quell’unico pensiero: “E mo chi da’ da mangiare al gatto?”. Il poliziotto, che notavo avere un certo piacere nel comunicarmi la notizia, pregustandosi già una scenata isterica secondo lui tipicamente femminile, ha avuto un immediato calo della mascella nell’assistere alla telefonata tra me e mia madre in cui la istruivo sulle quantità di cibo da dare al felino. Arrivata in carcere, sono privata di ogni cosa che potrebbe aiutarmi al suicidio: elastico dei pantaloni, lacci delle scarpe (“scusi, così mi stanno larghe, casco ogni tre passi” – “questioni di sicurezza” – “ma ho le lenzuola in cella, posso impiccarmi anche con quelle” – “eeeeehhhhhh”), reggiseno (“scusi come ci si ammazza col reggiseno?” “eeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhh”), piercing (“io questi non li levo, non l’ho mai fatto, non so’ capace” -“fa come te pare” – “allora tengo anche quest’altri” – “no, se ci riesci, li devi levare” – “ma perché?” – “eeeeeeehhhhhh”), accendino (“si può avere solo quello con la rotella, no con lo scatto” – “perché, che cambia?” – “che quello lo compri qui” – “ah ecco”). Rimango in magliettina, in un clima paragonabile solo a quello dell’Alaska, e chiedo una felpa: “Adesso non si può”. Sfidando le intemperie quindi, mi avventuro nel reparto dell’isolamento cui sono stata destinata e lì scopro l’amara verità: ho la finestra della cella mezza aperta. Mai ‘na gioia davvero. Nessuno mi dice come chiuderla e, avendo io la praticità e la razionalità di un bradipo monco, mi costringo a dormire. Le celle vengono aperte alle otto del mattino e richiuse la sera alle venti. “Rebibbia è un carcere aperto”, dicono. Infatti, si poteva liberamente camminare avanti e indietro in un corridoio lungo dieci metri dove il massimo del divertimento era guardare la simpatica porta blindata che si apriva e chiudeva ogni tanto. Arriva la detenuta che porta le colazioni. Le chiedo quanto la pagano, lei schifata dice: “Ottanta euro al mese, per lavorare tutti i giorni dodici ore. Domani però vogliamo scioperare, non è possibile che qui ci sfruttino in questo modo e fuori non si sa nulla”. Si potrebbe obiettare che in carcere c’è vitto e alloggio pagato dallo Stato, ma non è proprio così: qualunque cosa, anche quella più stupida che parenti e amici potrebbero mandarti da fuori, deve essere comprata all’interno della struttura. Con un sovrapprezzo chiaramente. Quindi, o hai alle spalle una famiglia che mensilmente versa dei soldi sulla tua “Jail – Card”, oppure te la prendi allegramente in saccoccia e ti adatti a una vita che, oltre a essere già dura di per sé, diventa ancora più degradante. Decido di farmi una doccia. Acqua calda neanche a parlarne. Ai piani superiori riescono a scaldarla nei pentoloni, ma all’isolamento non l’abbiamo, quindi dobbiamo adattarci. Poco male, alle brutte mi prenderà una polmonite. Cerco il phon per i capelli. Aria fredda. Polmonite assicurata. Chiedo un cambio alle guardie carcerarie perché, essendo vestita da due giorni allo stesso modo e avendo anche dormito con quella roba, oltre alla mia vita anche le mie condizioni igieniche iniziano a diventare abbastanza precarie. Mi spiegano che il loro guardaroba è molto disorganizzato e quindi non possono darmi nulla. Chiedo allora di poter chiamare mia madre, così da farmi avere dei cambi. Non ne ho diritto. Chiedo a loro di chiamarla. Non possono. “Quindi rimango così?”, chiedo iniziandomi ad alterare. “Signorina guardi che non è mica in villeggiatura”. Gli spiego che i detenuti non sono delle bestie e che hanno dei diritti, vengo immediatamente bollata come “scocciatrice” e rispedita nella mia sezione. Dopo aver smosso almeno tre piani e stalkerato diversi secondini, riesco a rimediare una felpa e due mutande. All’isolamento siamo in cinque. A un certo punto sentiamo sbattere da dentro una cella e andiamo a vedere: c’è una ragazza messa in punizione. Non può uscire da lì per dieci giorni. Chiusa 24 ore su 24. Inorridiamo a questa scoperta. Già noi ci sentiamo come animali in gabbia, chiuse in un corridoio, figuriamoci se si è costretti per dieci giorni, senza uscire, in una cella di due metri per uno. La guardia ci intima di allontanarci, non possiamo parlarle, altrimenti ci viene fatto rapporto e ci vengono dati quarantacinque giorni di carcere in più. Chiaramente, appena si gira, andiamo dalla ragazza, le portiamo l’acqua, il caffè, le allunghiamo una sigaretta. Se c’è una cosa che t’insegna il carcere, è questa: lì dentro non ci si lascia sole. Non importa quello che hai fatto al di fuori: lì, ci si aiuta l’un l’altra nei momenti di sconforto, di paura e di solitudine. La galera ti taglia fuori dal mondo, i contatti con l’esterno per molti sono nulli e rischi d’impazzire. Non c’è ordine dall’alto che tenga quando c’è in gioco il pericolo di una solitudine più grande di quella che già si ha. Fanculo l’isolamento, fanculo gli ordini, fanculo le regole che ti vogliono annullare. Nessuno deve rimanere solo. Mi arriva la spesa che ho fatto. Ho una bottiglia d’acqua naturale, la bevo e sento che è allungata con quella frizzante. E l’ho pure pagata. Impreco e vado dalla guardia a reclamare l’ora d’aria. Mi dice che non è possibile, non c’è l’assistente che può controllarci all’esterno e che quindi non usciremo. Inizio a scalpitare sempre di più e la mancanza di contatto con l’esterno inizia a devastarmi. Chiedo se i miei genitori hanno cercato di vedermi, se sono venuti i miei amici e i miei compagni. Non possono dirmi nulla. Inizio a incazzarmi veramente. Arrivano le venti e mi chiudono in cella. Le altre detenute accendono il televisore e sento il rumore delle camionette. Si parla della manifestazione del giorno prima. Mi tappo le orecchie per non sentirle, ma la rabbia monta lo stesso per quello che è stato fatto al corteo, a me e ai miei compagni e decido di mettermi a dormire. Tanto non ho nulla da fare. Mi addormento, stavolta un po’ in preda al magone. E a un certo punto eccoli: i miei compagni, i miei amici, i miei genitori e i miei fratelli sono lì fuori a urlare che non sono sola, a lanciare fuochi d’artificio e a cantare che “Si parte e si torna insieme”. Lì ho iniziato a ridere, la prima risata della giornata. Sento le altre detenute che urlano felici, che sbattono con le pentole sulle sbarre. Io non posso, quelle dell’isolamento sono più grosse e non riesco ad arrivarci, neanche salendo sullo sgabello. Arriva una guardia, ha capito che sono la fuori per me. Un po’ infastidita mi dice che deve controllarmi e se va tutto bene. Non potrebbe andare meglio, le rispondo. Mi addormento con le voci dei miei fratelli che, dopo essere stati al freddo per un’ora, se ne vanno. Stavolta non mi addormento col magone, ma felice e piena di una forza che avevo paura di aver perso. Il giorno dopo va molto meglio. Sono arrivate delle nuove ragazze e una di queste è terrorizzata e piange di continuo. Stavolta è il mio turno di aiutare le altre e la consapevolezza di avere questo compito mi da’ forza e tranquillità. Io non sono sola ma tante altre la dentro sì: è compito di chi ha questa fortuna far sentire parte di una comunità gli altri che invece lo Stato vuole esclusi. La giornata va avanti tra risate e un po’ di lacrime quindi, ma quasi ci dimentichiamo di quelle sbarre che ci opprimono. Dopo un po’ succede quello che più mi aspettavo e temevo: mi vengono le mestruazioni. Cari maschietti che leggete, non sentitevi in difficoltà e non distogliete lo sguardo che questa è una cosa tanto naturale quanto rognosa. Specie se ti trovi in carcere. Premetto che mia sorella aveva tentato di mandarmi degli assorbenti, ma niente: le guardie all’ingresso non glieli hanno fatti passare. “Li devi comprare, arrivano mercoledì”. Certo, e nel frattempo che si fa? Cara dignità, quanto vogliono distruggerti. Quindi eccomi lì, in palese difficoltà, ad andare a elemosinare tampax dalle assistenti del piano. Dopo un’ora, sette richieste, e tanto disagio, sento una poliziotta che urla il mio nome. Convinta che mi stesse finalmente dando ciò che richiedevo da tempo, mi sento dire: “O esci mo a fatte l’ora d’aria o te tappo dentro”. Inutile dire che lo charme e la buona educazione impartitami da mia madre sono andati a farsi benedire in tre secondi, permettendo al lato di chi ha fatto le scuole al Tufello di uscire indisturbato. Anche lì, a cavarmi d’impaccio dalla situazione, è arrivata una detenuta che, in tre secondi, da cosa facile qual era, mi ha allungato il tanto agognato assorbente salvando così quel poco di presentabilità che mi era rimasta. Tra l’altro, l’ora d’aria era peggio del corridoio: si è svolta in un quadrato di cemento minuscolo, con delle mura altissime, separato dalle altre detenute. Quel minuscolo pezzo di cielo che s’intravedeva è stato peggio della porta blindata della sezione che si apriva e chiudeva a intermittenza. Finalmente la sera la buona notizia: esco. Scatto dal letto, correndo su quelle scarpe senza lacci. “Li rimetti ora?”. No, voglio uscire subito. Dalla cella più isolata sento una preghiera “Non ti scordare di me per favore”. Non lo farò. La ragazza in lacrime arrivata la mattina mi saluta. Chissà se ce la farà. Respiro. Gli abbracci, i baci, la felicità, i festeggiamenti poi, li abbiamo vissuti insieme. Questo invece è quello che vi posso raccontare nei tre giorni che ho passato solo fisicamente lontana da voi. Di come hanno provato a privarci della libertà, ma non ci sono riusciti. Di come non ci si sente soli quando si ha qualcuno fuori che urla e combatte con te. Della solitudine che può essere sconfitta quando si ha la consapevolezza di avere dei compagni al tuo fianco. Di come i detenuti ti accolgano e ti accudiscano con un amore enorme. Quando si ha tutto questo, niente può buttarti giù. “Si parte e si torna insieme”, questo mi sono ripetuta nei momenti di sconforto. Non ho mai smesso di dubitarne. Hanno provato a piegarci, a spezzarci, a romperci, a metterci paura. Noi invece torniamo più forti di prima. Non ci hanno nemmeno scalfito.

 

 

 

 

DIBATTITO SULLA LEGGE CINEMA

DIBATTITO SULLA LEGGE CINEMA 

La Brai centra molte problematiche del Cinema indipendente anche se non su tutte le questioni sono d’accordo. Ritengo che su certi punti lei sia più ideologica, noi siamo più disincantati, più post-politici.

Ad es. (non) siamo assolutamente d’accordo sul concetto di Stato che deve per forza finanziare la cultura, ma noi preferiamo la Comunità come luogo di aggregazione culturale dove ci sono enti e organi ubicati sul territorio, associazioni dal basso ed una comunicazione molto più orizzontale.

Lo Stato invece è il luogo dei “rubinetti” ma anche di lotte di potere che a volte sfiorano la “mafiosità” partitica per accaparrarsi soldi pubblici, in cui molti personaggi senza scrupoli facendosi proteggere dai politici di potere (quelli giusti) fanno man bassa di finanziamenti per loro e il loro clan, poi per giustificare questi finanziamenti nascono delle deformazioni burocratiche  delle stesse leggi o decreti e regolamenti, per far passare l’amico, il progetto meritevole è sempre il primo degli esclusi, nascono anche false culture funzionali al finanziamento pubblico.

Insomma io ho sempre immaginato una stanza dei rubinetti affollata di gente che te la raccomando, tu cerchi di entrare, ma la calca ti spinge indietro, quando finalmente con grande fatica riesci a trovare un pertugio sul più bello che sei in prossimità del rubinetto e pregusti la possibilità di aprirlo,  di spalle vieni ferocemente spintonato e gettato a terra, perfino calpestato al punto che alla fine cerchi di strisciare verso l’uscita  più ammaccato che mai, e se ce la fai giuri che piuttosto vai a vendere….

La Comunità è una entità mobile, più leggera  dove la cultura promana da varie socialità ed agisce il volontariato.

In secondo luogo l’Editoria e i Giornali non possono essere finanziati dallo Stato, (questa è una intuizione di Beppe Grillo,  perché i grandi gruppi alterano la realtà dei problemi e manipolano la gente  che viene indotta a pensare su certe questioni e non su altre, e quindi anche le masse reagiscono secondo i dettami dei grandi gruppi politici e finanziari: per fortuna ci sono i  social che riescono a riequilibrare tutta una serie di punti, e a far discutere la gente su problematiche di interesse della gente, ma anche i social che ormai sono diventati opinion leaders non sempre ce la fanno a (non) parlare di ciò che preme ai giornali.

Per quanto riguarda le Associazioni di Cultura Cinematografica, queste Associazioni  possono essere fondamentali per la gestione della formazione nelle scuole e in più possono lavorare per creare un circuito di qualità delle sale assieme alla FICE Federazione Italiana Cinema D’essai, anche se non ho capito come mai molte di queste multisale della FICE hanno una programmazione assolutamente normale.

Infine Mino Argentieri uno storico del Cinema ci dice che il Ministro Franceschini è andato a ripescare la normativa che  esisteva  durante il fascismo e quindi una normativa “ministeriale” burocratica e velinara, ergo nessuna innovazione da parte di questo governo e il disegno di legge Franceschini peggiora notevolmente quello di Di Giorgi (già criticabile) per la presenza di burocrazia ministeriale (vedi il Ministro Dino Alfieri durante il fascismo) insomma ci sono motivi per piangere….ma in che paese siamo? Svegliatemi, il sonno della ragione cinematografica partorisce mostri legislativi. Ritorniamo allora alla 1213 del 1965 che è molto più avanzata. Un tappo Corona almeno sigilla una bottiglia di vino decente.

 

 

LA SITUAZIONE DEL PUNTO… CINEMATOGRAFICO

Questi sono dei punti politici irrinunciabili da cui non possiamo prescindere:
1) Il sottotitolo di cinema in movimento è costituito da una rete di imprese indipendenti, una specie di consorzio, solo in questa maniera come piccola e microimpresa potremmo chiedere al potere politico UNA LEGGE per non escluderci e farci morire per sempre;
2) il gruppo facebook è solo un gruppo di pressione di chi è interessato alla politica culturale in special modo cinematografica (molto meno quella audiovisiva) e teatrale. Anche se soggettivamente siamo iscritti al Mov 5 Stelle (non è importante) E QUINDI DOBBIAMO EVITARE IL COLLATERALISMO (mi riferisco a te, Bruno che hai messo un post della candidata Raggi). Condividiamo  invece Airola, Fico, Montevecchi e altri SOLO ESCLUSIVAMENTE QUANDO PARLANO DI POLITICA CULTURALE, CINEMATOGRAFICA, AUDIOVISIVA, TEATRALE. Fuori da questi casi costituirebbe una contraddizione. Poi non si parla di film, se non quando trattano la politica cinematografica (la sparizione delle sale, la crisi del teatro,) ecc, ecc. Parliamo di quello che fanno al tavolo della cultura romana…
3) l’Associazione Culturale è fondamentale con tanto di statuto ecc. perché ci permette di avere visibilità ISTITUZIONALE, se noi facciamo tutto in maniera volontaria non chiediamo finanziamenti a nessuno, nessuno  può dirci niente, non è una lobby ma una categoria produttiva e come tale può essere audita nelle rispettive sedi istituzionali;
4) se lo facciamo come LAVORATORI DELLO SPETTACOLO sbagliamo completamente, noi non siamo un sindacato e poi l’ha detto anche il blog di Beppe Grillo, non si può pensare SINGOLARMENTE ad avere finanziamenti pubblici, l’ha ribadito anche la Montevecchi che non si può accettare l’assistenzialismo e quindi noi dobbiamo pensare attraverso il CIRCUITO DI DISTRIBUIRCI DA SOLI IN MANIERA DA INCASSARE SOLDI E PREVENDITE coinvolgendo una agenzia è un sistema studiato perché noi attraverso dei correttivi di legge possiamo accedere al mercato.
SONO QUATTRO MESI E MEZZO CHE SIAMO NATI, PERO’ ABBIAMO FATTO MOLTO POCO, DOBBIAMO AVERE UNA USCITA PUBBLICA TIPO CONVEGNO ALLA PRESENZA DI SENATORI E DEPUTATI DEL M5S (almeno tutti quelli della commissione cultura) e anche personaggi rappresentativi del cinema indipendente quanto meno da invitare,  E DOBBIAMO PARLARE ANCHE COL MINISTRO FRANCESCHINI (e qui dobbiamo trovare una soluzione) mentre e lo dico con cognizione di causa IL MEET UP in questa fase serve a poco e più che altro vicino al TAVOLO DELLA CULTURA, ma noi adesso dobbiamo agire sul nazionale prima che sia troppo tardi …
giancarlo sartoretto

UN PO’ DI CHIAREZZA/3

Passiamo invece ai finanziamenti indiretti che non valutano il progetto ma la capacità manageriale della produzione attraverso la compensazione dei debiti fiscali.

Naturalmente avendo nel progetto filmico nomi di prestigio, registi di grido è più facile ottenere il tax credit da investitori esterni (che non hanno niente a che vedere col cinema) mentre ci sono anche i vari tax credit interni per le imprese di produzione e distribuzione cinematografica, per gli  esercenti cinematografici, le imprese di produzione esecutiva e post-produzione (si tratta di tax credit interno dalla filiera cinematografica).

Il tax shelter invece riguarda gli utili cinematografici reinvestiti e non ha avuto molto successo come istituto.

Spero di aver dato qualche lume, rimane una materia in cui bisogna però anche avere competenza perché i vari disegni di legge si butteranno  sui vari istituti sulle percentuali senza che la gente fuori, capisca molto di tutto

Se noi pensiamo che un progetto costa 100 e solo 49 dovrà riguardare l’investitore esterno e di questo 49 solo il 40% potrà avere il Tax Credit, mentre il produttore potrà cedere fino al 70% degli utili, parliamo di cose da esperti, se poi 51% del 100 iniziale fa parte della quota produzione e su quel 100 iniziale ha diritto al 15% di tax credit interna, vediamo che l’affare si complica, mentre negli apporti del produttore è previsto anche eventuali finanziamenti diretti dal Mibact, altri Ministeri, Film Commission regionali, Comuni, constatiamo che la questione non è delle più semplici senza contare che nella CATEGORIA FILM DIFFICILI fino a 1.500.000 gli aiuti di stato possono aumentare fino all’80% del budget mentre per il film normali arriva al 50%.

 

Articoli precedenti:

UN PO’ DI CHIAREZZA/2
UN PO’ DI CHIAREZZA
CRITICA…. DELLA RAGION CINEMATOGRAFICA
CINEMA E MEDIA….A FARE UNA LEGGE CHE SE RIMEDIA?
LA CRITICA AI DUE DISEGNI DI LEGGE SUL CINEMA DEL PD
CERCHIAMO DI CAPIRCI COSA VUOLE FARE IL PD con la legge sul cinema
Discussione punti all’attenzione per una LEGGE SUL CINEMA e l’audiovisivo
Primi punti di attenzione per una LEGGE SUL CINEMA

 

 

UN PO’ DI CHIAREZZA/2

Nel post precedente abbiamo parlato di finanziamenti diretti sulla base di una valutazione del progetto da parte di una COMMISSIONE GIUDICANTE eletta dallo stesso MIBACT (Ministero Attività Culturali e Turismo) ma anche di ristorni governativi sulla base degli incassi (una percentuale che ritorna al produttore per tutti i  film di nazionalità italiana a prescindere dall’interesse culturale) e quindi possiamo parlare di finanziamenti automatici.

Nel primo caso l’impresa deve fare una domanda online (telematica) nelle tre sessioni annue (quadrimestrali) a gennaio, maggio e settembre, chiede l’interesse culturale e in subordine anche un finanziamento  e per la richiesta si paga una tassa al Mibact. Il finanziamento è una percentuale del budget (costi ammissibili): qualcuno chiede soltanto l’interesse culturale e paga una tassa minore.

Prima della legge del 1994 di Veltroni, le Commissioni erano formate da rappresentanti delle varie categorie (anche sindacali) che lavoravano nel cinema, dopo Veltroni sono diventate più ministeriali e contava molto l’influenza politica che tradotto vuol dire RACCOMANDAZIONE di serie A, B, C1 C2 CI LORO. Era una graduatoria di chi aveva il politico più potente e influente del momento e cosi è andato avanti il cinema diciamo “pubblico” ovvero statale ovvero italiano (visti i ristorni)  e naturalmente questo valeva (vale) anche alla Rai,  per cui una sceneggiatura giaceva impolverata in qualche scaffale di Piazza Adriana fino a quando una telefonata provvidenziale la faceva tirar fuori dal mucchio, anche da sotto, facendo lavorare l’inserviente in mezzo alla polvere. Qualche nome grosso, se non mi ricordo male Ricky Tognazzi, fu bocciato in una di queste commissioni del Mibact e impiantò un casino tale a livello mass-mediologico che da allora subentrarono i punteggi automatici in parte per ridurre la discrezionalità che cmq c’era sempre, ma molto più nascosta (però cosi si finanziavano sempre i soliti noti).

Sull’INt. Culturale il Mibact non ci dice niente, ci dice genericamente ciò che non deve essere: commerciale! E’ il gioco delle due carte, mancando  la terza carta il gioco si fa meno duro, quindi dice in “negativo” ciò che non è (e quindi ci può essere di tutto in positivo; ecco che le raccomandazioni rientrano dalla finestra).

Secondo noi invece dovrebbe essere l’interesse culturale che giustifica un finanziamento, SEPPUR RIDOTTO, ed è non solo per lo sviluppo dell’indotto keynesianamente parlando,  ma per uno sviluppo del Made in Italy nel senso (e anche nel dissenso) di personaggi che hanno fatto grande l’italia (non solo stilisti) e quindi eroi, naviganti e santi, luoghi, turismo e prodotti etc,. E’ una promozione della cultura italiana tout court, diversa da quella industriale, ma anche sperimentazione, di linguaggi, di idee, di generi.

Detto questo la domanda è: come dovrebbero essere strutturate le Commissioni?

Secondo noi, innanzitutto da esperti, come dice anche Marco Bartoccioni, faccio un esempio: se uno è specializzato in film horror, ne ha visti, schedati e analizzati una montagna  è in grado di decifrare alla luce anche di tutti gli “aggiornamenti” filmici, le potenzialità di quel progetto horror presentato al Mibact (noi siamo tra l’altro per il superamento del concetto di opere prime, seconde, di contorno, o giovanili come ctg panda), la Commissione però deve essere “Plurale” e quindi formata da un editor, un esperto di promozione cinematografica (se l’idea cioè potrà conquistare un pubblico) un film-maker, uno sceneggiatore: meno i critici cinematografici perché sono più capaci ad analizzare  la storia del cinema che in cinema del presente (a meno che non abbiano una potenzialità in questo senso).

La moltiplicazione delle Commissioni contenuta nei ns 10 punti aggiunge quella “concorrenzialità” tra Commissioni che è sempre mancata in Italia e che ha finito nell’unica Commissione Nazionale esistente, col creare una influenza “aggiunta” anche per chi diceva che non c’era neanche quella principale.

 

(continua)

Articoli precedenti:

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