5 – LA GRADUATORIA (lungometraggio)

Siamo di fronte alla pubblicazione della graduatoria per posti da insegnante.

Bruno si è classificato al 7° posto nell’abilitazione di Psicologia Sociale e Pubbliche Relazioni, ma le cattedre nei prossimi due anni si libereranno con difficoltà essendo la materia poco insegnata.

Nella provincia ci sono in tutto sette cattedre e tutti i sette professori sono giovani e godono di ottima salute. E qui a Bruno viene un’idea diabolica. Intanto prende dati che inserisce al computer sui primi sei concorrenti della graduatoria, investiga sulla loro vita privata, in questo modo viene a sapere di ognuno i problemi presenti, si inserisce nella loro vita al punto da deviarli dall’idea dell’insegnamento e uno di questi in un fortuito incidente ci rimette le penne, poi li fa conoscere e interagire tra di loro in maniera tale che si eliminano a vicenda.

Ormai non ha più ostacoli davanti, però riesce a sapere al Provveditorato che l’ufficio di controllo della graduatoria vorrebbe togliergli 9 punti retrocedendolo al 12° posto. Piuttosto contrariato e incazzato visita l’ufficio, si studia i percorsi dell’impiegata addetta al controllo e l’attende in un pomeriggio mentre questa fa lavoro straordinario, c’è poco personale in giro, in un angolo buio del corridoio le fa lo sgambetto perché quella camminava sempre velocemente come un automa. La donna cadde rovinosamente a terra e finisce in ospedale. Il lavoro viene interrotto per mancanza di un altro impiegato che la sostituisca e sempre in un pomeriggio in cui c’è ricevimento del pubblico entra nella stanza vuota, chiude la porta a chiave dall’interno e con calma individua il suo fascicolo, se lo studia attentamente, mancherebbe un documento, ne prende uno di similare in un’altra pratica e lo piega mettendolo in tasca, riapre silenziosamente la porta della stanza ritorna sui suoi passi, non prima di aver messo tutto in ordine, Falsifica il documento e due giorni dopo lo ripone nel fascicolo personale.

Dopo un mese il decreto della graduatoria passa indenne il controllo senza modifiche di punteggio e Bruno si felicita con se stesso, ormai la graduatoria è diventata un atto definitivo, non ci sono ricorsi e quindi a tutti gli effetti di legge è efficace. Difatti lui è il primo della lista perché gli altri sei anche se nominalmente sono davanti a lui non possono nuocere.

Gli basterebbe che in questi due anni si liberasse un posto, comincia a spiare i sette titolari di cattedra, li pedina, incrocia le loro vite parallele e decide di scegliersi una “vittima” escludendo gli altri sei, anche per il fatto che insegna nella scuola più vicina a casa sua. Costei è una giovane donna che sta vivendo una delusione d’amore, come un perfido Faust le si avvicina, la seduce e poi l’umilia abbandonandola al punto che l’insegnante perdendo completamente la sua autostima si trova in una situazione di prostrazione e depressione che la spinge al suicidio.

Bruno senza alcun rimorso si dimostra contento per essere riuscito nel suo scopo.

Dopo qualche tempo viene chiamato e formalizzato il suo incarico, è al massimo dell’euforia.

La sera stessa torna a casa dopo il primo giorno di scuola come insegnante deciso a festeggiare con sua madre, che vive con lui, il suo incarico. Trova la porta di casa semichiusa e mentre chiama sua madre la ritrova riversa sul letto senza vita, non è una morte naturale, si scopre difatti che è stata assassinata. Un ispettore indaga, Bruno ha paura, viene messo alle strette, alla fine si autoaccusa dell’omicidio.

L’ambiente è grigio e piovoso d’una città di provincia del nord, il tono del racconto dovrà mantenersi tra il faceto, l’assurdo con una vena di profonda solitudine.

 

 

 

5 – SCAGLIA LA PRIMA PIETRA (lungometraggio)

Davide vive in un mini appartamento di proprietà, facendo lavori saltuari di ogni genere, talvolta anche faticosi (l’idraulico, il meccanico, il postino precario, l’impiegato saltuario) con l’hobby a tutta PRIMA della scrittura.

Non facendo parte dell’entourage letterario non riesce a farsi pubblicare.

Trova anche qualche sparuto estimatore ma le case editrici invase da manoscritti preferiscono non rischiare ripiegando sui soliti noti prima di scegliere un perfetto sconosciuto; d’altronde il mondo non cambia e le cattive abitudini si consolidano, ma soprattutto domina la burocrazia e la gerontocrazia.

E’ sensibile alle foglie di canapa indiana, vive appartato tra fantasie e profondi isolamenti.

In una città vicina abita la madre e il vecchio ambiente di amici in cui è cresciuto, ma quando la va a trovare cerca di non incontrare nessuno, “per non sciupare i ricordi” dice a se stesso. Ama molto le viole da campo e le delicatezze un po’ femminili e i suoi quaderni sono riempiti da frasi e discorsi aI volte sconnessi, ma conserva la capacità di interrompere un ritmo frenetico di attività e meditare sulle cose acquisendo una certa arguzia che viene apprezzata dagli altri. Serba, a discapito del presente, un atteggiamento romantico, sogna soprattutto un mondo in cui ci siano meno predatori, meno specialisti e più spiritualità e intellettualità, insomma dove tutti possano fare lavori alti o bassi senza la discriminazione, legata allo status, che invece costringe la vita di tanti nelle loro gabbie d’infelicità.

Il sadismo e la cattiveria di “colleghi” di lavoro per fortuna saltuari è anche il riflesso di una chiusura mentale totale, quando invece tutto sembra aprirsi alla globalizzazione intesa anche come spirito universale.

Ciò che lo circonda non gli piace, ma cerca di conviverci alla meglio.

Sostanzialmente è un asociale e forse un disadattato e piano piano l’unico modo per rifarsi rimane quello di immaginarsi dei “colpevoli”, dei simboli che rispecchino la lordura presente.

Osservando la gente che parla entra nella loro vita, isola un “colpevole” della situazione, lo trasforma in preda che poi bracca come un segugio, quasi fosse uno stalker. Talvolta ha scontri violenti, dolorosi e assurdi con certe persone che manco conosce e che il più delle volte fuggono impaurite. Si rappresenta dentro di sé la morte come l’immagine metaforica della rinuncia a vivere, del conformismo che dilaga come un virus

In una circostanza segue una ragazza fino a casa, cerca di parlarle, lei  esemplifica quel male oscuro di cui lui soffre e senza manco conoscerla la carica di significati negativi, quella prende paura, lo scambia per un bruto, lui la insegue come un balordo, riesce perfino a entrare nel suo appartamento, la madre e il padre della ragazza sono sorpresi dall’intrusione, si prendono uno schiaffo sul corridoio mentre Davide se n‘è già fuggito via.

Avverte uno sdoppiamento della sua personalità, una parte di sé è gentile, un’altra sempre più violenta.

Una svolta della sua vita ce l’ha quando fa conoscenza con un vero psicopatico, un assassino seriale freddo e glaciale, lo fa in circostanze casuali mentre vaga per la città arrabbiandosi come al solito con la gente dagli atteggiamenti conformisti e si siede in un bar a prendere un caffè.

Si tratta di un incontro fortuito tra due persone totalmente distanti e distinte, una strana coppia: Davide è un esistenzialista, di temperamento molto emotivo, precario per scelta, vede le cose dal lato grottesco, nelle sue “filippiche liriche” se la prende anche con i tanti mediocri che fanno politica solo per il potere, che vogliono circondarsi di ruffiani, adulatori e pseudo artisti. Ammira nell’altro i modi freddi, compassati, il tipo sembra un uomo privo di emozioni, attraente, eppure è un serial-killer che si fa chiamare Tom, da Tommaso. Quando costui è in vena di scherzare, ci aggiunge il prefisso zio, “mi chiamo zio Tom, e sono qui per ammazzare qualcuno con amicizia” Tom non nasconde un’espressione da duro che crea timore, dagli occhi impenetrabili, non riesci mai a capire se quando mette la mano nel taschino interno della giacca lo faccia per prendere l’accendino e fumare una sigaretta o per spararti senza minimamente scomporsi.

La sua professione è quella di sicario, basta pagare e fa lavoretti puliti, puliti, garantiti.

Tra lui e zio Tom si crea un’intesa surreale. Si parlano per caso seduti ai tavolini esterni di un bar del centro e nasce da subito una situazione di complicità folle.

Davide pensa di affidargli un piano di gambizzazione di alcuni scaltri e perfidi individui che l’avevano turlupinato in passato, soprattutto quelli che non pagavano con scuse varie, alla consegna di un lavoro. Un pomeriggio si fa vedere in compagnia di Tom a esigere i vecchi debiti e tutti pagano senza discutere. Gli offre una sontuosa cena in cui il killer confessa tutta la sua solitudine e stanchezza.

Passa qualche settimana e Davide che alterna momenti di entusiasmo a momenti di depressione ormai sempre più in preda a furori concreti maledice fino al desiderio di eliminazione fisica, alcune persone che prontamente strabiliandolo, muoiono. Si spaventa per il suo odio che si concretizza, tanto da sentirsi in colpa, quindi decide di non essere prigioniero d’una passione negativa, anche se queste persone sono tutte invariabilmente persone che occupano posizioni di potere.

Praticamente è stata creata una casa editrice con soldi pubblici che dovrebbe tutelare la qualità dei libri, così da lasciar spazio ad opere letterarie particolarmente aspre e difficili per il grande pubblico, ma una associazione di scrittori mediocri occupa il potere con sistemi mafiosi creando ad hoc una rete di intrallazzi nella quale risaltano queste “croste” che riescono a farsi pubblicare grazie alle proprie influenze politiche. Ora sono proprio questi leccaculi di pseudoscrittorti ad essere omicidiati, la polizia non ha un indizio, come si dice in questi casi brancola nel buio più nero.

Ma se questi scrittorti erano quasi sconosciuti la morte di intellettuali di grido getta lo scompiglio tra l’opinione pubblica creando nella gente una sorta di panico ossessivo, soprattutto per quella parte di intellettuali di un certo livello.

Intanto Davide riesce a trovare una strada e finalmente farsi pubblicare, senza anticipare dei soldi, il suo nuovo agente lo entusiasma per telefono,  finalmente viene apprezzato. Passa dei giorni intensi e bellissimi, i suoi disagi diventano un pallido ricordo, ma l’operazione editoriale in verità è di ripiego, senza grandi promozioni. In qualche intervista Davide esagera, si lascia andare a commenti piuttosto pesanti sulla situazione attuale del mondo artistico-intellettuale, che erano stati a lungo repressi, e doveva assolutamente sfogare, per snobismo forse, soprattutto per una forma di narcisismo e per un desiderio di farsi notare. Sta di fatto che dalla polizia si fa veramente notare,  e il bisogno di trovare un “colpevole” per la sequela di omicidi sotto la pressione del mondo politico e di certa opinione pubblica, fa si che Davide venga arrestato perché ritenuto il serial-killer.

Questo fatto di cronaca si trasforma in breve in una grande notizia e fa scattare la pubblicità sul suo nome. Diventa famoso e il  suo libri va a ruba, viene ristampato un sacco di volte, diventa una celebrità e dal carcere può finalmente farsi pubblicare da una grossa casa editrice, il successo commerciale risulta immediato. Ora è uno scrittore di successo, con l’aiuto di una guardia carceraria impietosita del suo caso evade, tutti lo inseguono, ha l’impressione di essere lui il braccato (chi di arma ferisce di arma perisce). Viene affrontato in una notte buia in un testa a testa drammatico da uno che lo vuole morto. Alla fine Davide scappando come un ossesso nel buio  riesce ad avere la meglio, l’altro finisce in un dirupo  durante un concitato inseguimento e con sorpresa e anche un certo dolore scopre l’indomani sui giornali, trattarsi del suo amico serial-killer che evidentemente ha manovrato o è stato manovrato contro di lui.

Quindi qualcuno lo vuole morto, potrebbe essere una specie di capro espiatorio o qualcosa di diverso ancora, vittima designata di una grande tresca; decide di sparire per qualche tempo con documenti falsi  che si fa fare da un amico conosciuto in carcere, sono quelli del serial-killer zio Tom. Si imbarca in una nave viene avvicinato da uno strano tipo che gli indica unuomo da liquidare e quasi come indossasse nuovi panni prova gusto ad ucciderlo anche senza essere pagato. Si stupisce di sé stesso, non prova più pietà per gli esseri umani, deve essere preda di una nevrosi regressiva.

E’ come se avesse assorbito dentro di sé l’identità dell’ucciso.

Dopo quasi due anni ritorna a casa di nascosto e viene a sapere che la morte degli scrittori era dovuta ad una faida interna per questioni di potere.

La vita clandestina lo attrae fino ad un certo punto, concorda con l’avvocato il ritorno alla legalità, ormai può lasciare il suo ruolo di serial-killer e continuare a fare lo scrittore di successo….dove ammazzerà un sacco di gente ma solo con la fantasia.

 

 

 

 

 

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SOGGETTO n° 5

 

 

 

 

 

 

 

5 – CANDIDO (Lungometraggio)

Candido è figlio di operai e operaio lui stesso anche se non è contento del suo lavoro e vorrebbe sempre trovare qualcosa di meglio. Vive nell’ambiente popolare di una città come Torino o Milano.

E’ critico verso certe semplificazioni dei compagni di lavoro e verso l’imitazione di modelli consunti, ma non riesce a caratterizzarsi in nessun modo, se non nel dire no agli altri su ogni cosa o iniziativa che propongono, al punto di essere soprannominato un po’ ironicamente mister no, in politica non ha mai saputo niente di utopie sociali, di cambiamenti radicali, si tiene a debita distanza dai tossici, ha avuto uno zio che è finito male. E ‘convinto che il mondo deve andare avanti da sé senza spinte di nessuno, e se va così è perché non può andare in un’altra direzione, si deve partecipare al suo cammino con naturalezza senza forzature pericolose che potrebbero portare ad un falso cambiamento.

D’altra parte gli sembra che se non c’è un po’ di “mobilità mentale e sociale” si può verificare una sorta di regressione verso la violenza e l’odio di chi si sente emarginato, intuisce che esiste l’alienazione, ma a 20 anni non capisce ancora bene cosa sia e come tanti altri coetanei non se ne cura eccessivamente. L’importante è imparare un mestiere acquisendo un’abilità specifica che gli permetta di guadagnarsi da vivere e se si dovesse trovare male anche cambiare mestiere. Sembrerebbe non avere grilli per la testa, ma è intimamente scontento di ciò che fa, di ciò che è, vorrebbe essere altrove nei suoi pensieri più segreti, avverte il peso di una certa staticità, ha paura di appiattirsi, sente il bisogno di rinnovarsi, rigenerarsi. Non si interessa dei problemi sociali e non si informa, ma è molto aggiornato nelle tecnologie.

Si innamora di Silvia conosciuta in una discoteca e fa conoscenza degli amici di lei tra i quali primeggia Cristiano.

Sono completamente diversi da lui, molto snob e anche un po’ stronzi, la ragazza gli sembra irraggiungibile, nonostante ciò riesce a parlarci e trovare anche dei momenti di intesa. Frequenta un locale del centro, per qualche periodo è preso da questi amici, ma quando lei si dà ad un altro rimane deluso e sofferente senza staccarsi però dal gruppo.

Intanto a casa è nervoso, litiga con i suoi, cerca ospitalità da Cristiano, ma questi si nega dopo aver tergiversato al telefono.

Scorge tante piccole ipocrisie dei supposti amici e soprattutto non visto, sente per caso un discorso tra di loro e la ragazza in cui lui è considerato un ingenuo, un mezzo idiota. Si sente ferito, loro pensano di essere chissà cosa, attende la ragazza in un posto isolato e la copre d’improperi, ogni volta che la incontra la maltratta fino a schiaffeggiarla. Si scopre allo specchio un incapace, vede i limiti anche di tutto il suo ambiente, della sua famiglia proletaria, fino a poco tempo prima non era in grado di differenziare gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone, forse veramente viveva in un mondo ovattato e chiuso, non capisce bene la psicologia delle persone, ma questo gli permette anche di non avere soverchi pregiudizi iniziali nei contatti con gli altri, lasciandosi irretire dai più scaltri anche se riesce in qualche modo a districarsi dalle situazioni più incasinate.

E’ attratto dagli altri, ma non capisce in profondità le loro motivazioni.

Un giorno per aiutare un amico d’infanzia col quale non ha più contatti, si trova in un pasticcio, sa che è diventato un poco di buono, ma non si è negato per una forma di generosità spontanea, probabilmente riflettendoci con calma l’avrebbe lasciato perdere.

Candido viene raggirato e truffato, doveva essere una valigetta piena di droga quella che ha trasportato da un luogo all’altro, la polizia ora lo considera un tipo sospetto semplicemente perché e’ stato visto in giro con l’altro e lo pedina; la questione si complica velocemente al punto che Candido è costretto a portare un’altra valigetta più piccola in un certo posto, un motel mezzo abbandonato, una macchina lo segue, fino a quando un uomo per nulla armato gli intima di consegnargliela, era sceso da quella macchina dove al suo fianco c’è proprio Lei:

– Che ci fai qui – le chiede sorpreso.

Cerca di guadagnar tempo, ma non può fare niente perché adesso il tipo tira fuori un qualcosa che assomiglia ad una pistola. Candido che voleva parcheggiare, lascia la macchina in mezzo la strada, va verso di lei ma si prende una mazzata in testa, che lo tramortisce senza tuttavia svenire. Vede confusamente la valigetta andarsene col tipo, la ragazza appare più discosta, anzi non si vede più, in fretta riparte, forse c’è anche lei già dentro, non capisce bene.

Prima lo stesso uomo gli aveva consigliato con le buone di ritornare indietro che la missione era giunta a termine. Candido ancora accasciato, mezzo sofferente lo guarda allontanarsi, proprio in quel momento la macchina scoppia in aria. Urla, si trascina ma per l’emozione sviene.

Candido è in stato di fermo dice quello che sa e ha capito della vicenda, è interrogato tutta la notte, sembra un intrigo ordito contro di lui, si sono serviti di lui per qualche losco traffico di cui non è a conoscenza e a questo punto fa il nome del suo amico d’infanzia che l’ha tirato dentro, anche perché l’amico non si è comportato bene.

Per questa collaborazione viene rilasciato al mattino, fa l’autostop, si ferma una macchina, è la ragazza: “pensavo che fossi saltata in aria, anche se non ne ero sicuro”, le dice, “no avevo fatto un salto in bagno poi ti dirò tutto” lui rimane imbambolato ma sorride.

La macchina corre lontano e poco dopo si perde nel traffico.

I due ragazzi si sorridono

 

 

 

 

Mod. 11/09/13 parole 839

 

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5 – IMPROVVISAMENTE UNA NOTTE (lungometraggio)

Notte e buio della vita: un uomo è scontento del suo lavoro, si sente meschino e abbruttito dal tempo che passa, dalle angherie che subisce nel lavoro, dalla alienazione che percepisce seppure confusamente, torna a casa dalla moglie e per uno stupido pretesto litiga violentemente.

Si sveglia nel cuore della notte e vinto da una profonda inquietudine presi alcuni risparmi e la carta di credito se ne va con la macchina.

Piove, vaga nel buio senza meta, continua a correre anche di giorno, dorme in macchina, mangia panini, si lava nei cessi dei bar come i camionisti, sembra convinto da questa vita errabonda, la pioggia aumenta, si verifica una tempesta, la sua macchina è costretta a fermarsi in un posto qualunque, diventa una specie di rifugio, una nuova casa e mentre nella notte dorme sul sedile posteriore con sua grande meraviglia la macchina si muove, improbabile che lo faccia da sola.

E’ stata rubata e il ladro non si è accorto di lui. L’auto si ferma davanti ad un motel, un tipo che sembra un’ombra esce portandosi le chiavi, ritorna, la macchina si inoltra in una radura, un posto fangoso, sembra un bosco, il conducente scende di nuovo, lo lascia ancora, poi improvvisamente si sente come uno sparo a circa un km da lì, la chiave stavolta è nel cruscotto, perfino la portiera è un po’ aperta, velocemente Eugenio dall’interno dell’abitacolo va nel sedile di guida, mette in moto e scappa con la sua macchina, ma nei pressi del paese la ruota si buca, non ha quella di scorta, deve aspettare che apra il gommista che gli leverà i pochi soldi che ha in tasca.

E’ ancora notte, passa un’altra auto, si ferma poco distante, ne escono due personaggi che con una andatura ballerina si dirigono verso Eugenio:

di chi è questa macchina?” chiede uno dei due.

mia!” risponde deciso Eugenio

l’hai rubata a me”

impossibile”

senti….a come ti chiami, non mi prendere per il culo!”

e chi lo vuol fare, come facevo a rubartela se è mia, vuoi che te lo dimostri?”

eri nel bosco poco fa?”

e che ci facevo?”

e che ci fai qui?ah vaffanculo perdo il mio tempo”. L’uomo con uno scatto nervoso si allontana in direzione dell’altra macchina, l’altro complice gli borbotta:

sarà anche sua ma guarda che storia, te la deve avere presa nel bosco, le ruote sono ancora piene di fango e se quello ha visto tutto?”

Ritornano indietro ma Eugenio è scomparso, si guardano increduli, setacciano i sedili, aprono il bagagliaio, dell’uomo misterioso che compare e scompare non v’è traccia.

Eugenio era scivolato silenziosamente fuori dall’abitacolo nel momento in cui quello che tornava indietro copriva la vista all’altro che era seduto in macchina, e tutto chino era strisciato all’altezza delle ruote per ritrovarsi quasi subito dietro ad una siepe e da lì fuggire a piedi.

I due si rendono conto di essere stati giocati, si guardano attorno, salgono di nuovo in macchina e vanno alla ricerca. Da qui comincia un folle inseguimento in cui Eugenio sta per essere sopraffatto.

Alla fine si ripete la stessa scena iniziale, la macchina gli viene di nuovo rubata e lui dietro che stava dormendo, il tipo che l’ha rubata scava una grande buca e poi apre la porta posteriore, con le mani alzate scende dalla macchina e tremante Eugenio viene fatto chinare nella fossa, poi uno sparo e sembra morto….

Vediamo la storia come si era sviluppata in precedenza.

Eugenio si trova a camminare in mezzo ai campi stravolto dalla fatica, ma anche dalla paura, lui così timido ed introverso li ha affrontati con una certa sicumera. Continua a piovere, vorrebbe sparire dentro il tronco di qualche albero, si ritrova improvvisamente in un posto abitato, scorge una cabina telefonica, vorrebbe telefonare alla moglie, ma proprio all’angolo in cui svettano alti palazzi sosta un’auto della polizia che lo ferma e lo perquisisce. Che ci faceva a quell’ora in giro? Racconta tutto, gli hanno rubato la macchina e stava appunto telefonando a casa e visto che c’erano,

che l’accompagnassero loro. Sembra tutto ok, ma improvvisa una raffica di mitra spazza un poliziotto, si gettano a terra, anche l’altro poliziotto è ferito, Eugenio sembra illeso, il telefono della polizia non gli funziona, il ferito accenna a delle istruzioni, ma Eugenio è troppo concitato, non capisce niente, bisogna chiamare soccorso, il posto è completamente isolato, intorno c’è un silenzio di morte, non si vede proprio nessuno, cerca di trascinare il ferito dentro la macchina, finalmente ci riesce tra mugolii di dolore dell’altro. Avvia l’auto della polizia che funziona solo a tratti, perde olio, fa solo qualche centinaio di metri e poi sbuffando si ferma definitivamente, è ancora tutto buio, il poliziotto si lamenta, perde sangue, Eugenio ormai ha perso la calma, non sa che fare, esce e la sua meraviglia è tanta perché si ritrova nello stesso posto di prima, davanti al gommista, prende coraggio è un’emergenza, suona ripetutamente il primo campanello che trova ma nessuno gli apre, se avesse avuto un cellulare tra le mani ma non l’aveva mai voluto comprare, si sarebbe sbrogliato dalla situazione, vede una macchina in lontananza, si avvicina sbracciandosi, quella rallenta, ma Eugenio emette un grido soffocato di incredulità, era la stessa dei due figli di puttana, corre alla disperata, sente alle spalle un sibilo di pallottole, si rifugia in mezzo alla radura, il rumore di ruote

che stridono nell’asfalto si accompagna a quello del motore a pieni giri………

Rimane nascosto per qualche minuto, la macchina si allontana nella notte, ritorna indietro, Eugenio prende una decisione veloce: va nella sua macchina, apre il bagagliaio, getta a terra le numerose cianfrusaglie, trova il criko e la chiave inglese, comincia a camminare nel buio della notte con questi due attrezzi in mano, finalmente giunge in uno spiazzo pieno d’auto, una ruota della stessa marca della sua macchina avrebbe dovuto trovare, considerando che la sua macchina era piuttosto comune, ma setacciato il posto sembrava che proprio quella sera tutto andasse storto. Finì con lo smontare una ruota della polizia, unica machina similare alla sua con lamento del ferito che si sentiva spostare all’interno dell’abitacolo. Sbullonato che ebbe la ruota aziona il crik, per evitare complicazioni trascina fuori il ferito che viene adagiato per terra. La ruota viene alzata e levata, il crik abbassato, rimesso nella sua macchina per l’operazione contraria. Finalmente la ruota è stata fissata, trascina dentro il ferito avvia l’auto che corre verso l’ospedale, a saperlo dov’è l’ospedale, se lo fa dire con qualche difficoltà dal ferito che tartaglia qualcosa di indefinito, gli conviene procedere intanto fino al punto di incocciare di nuovo nell’auto dei due tipacci. Inizia un inseguimento spettacolare per le vie del paese.

Eugenio riesce a seminarli ma incappa in un posto di blocco con parecchie auto della polizia. Il poliziotto ferito è svenuto, la sua versione dei fatti non viene creduta, è ammanettato, dovrebbe essere condotto in centrale, e qui dovrebbero continuare una serie di azioni, complicazioni, fraintendimenti in cui Eugenio si trova a guidare un’altra auto della polizia con le mani impedite dalle manette e con il poliziotto ferito che gli cambia le marce, il tutto condito con un linguaggio che tende all’assurdo. Vediamo Eugenio scappare di nuovo con la sua macchina, inseguito sempre dai due individui, interviene la polizia che riesce finalmente ad incastrare i suoi inseguitori, i quali interrogati parlano di Eugenio come di un loro complice. Lo braccano, si nasconde nel terrazzo d’un palazzo, entra in un appartamento mentre due stanno scopando, si nasconde sotto il letto.

Entrano anche i poliziotti:

  • Avete visto uno passare di qua?
  • Si, avanti – dicono i due amanti in coro con voce alterata.

Ritorna sui suoi passi, lentamente avvia la macchina, si ferma davanti ad un portone del palazzo, attende all’uscita, esce una donna bionda truccata, le intima di entrare:

  • Ah così te la facevi con quello, brava, brava.

Lei tira giù la parrucca, è proprio sua moglie.

In breve lo tira fuori dai pasticci, con la polizia si chiarisce tutto, ritorna al posto di lavoro, afferma di essere stato sequestrato per sbaglio e di non aver sporto denuncia perché minacciato, anche se la storia appare improbabile, quasi gotica nei suoi risvolti notturni che lui ricama divinamente, gli credono, i colleghi gli chiedono ogni giorno nuovi particolari sulla sua avventura:

  • non sarà che hai visto un noir?
  • È lo stesso che avete visto voi tutti.

Eugenio guarda lo schermo.

 

SOGGETTO n° 3

 

 

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5 – PICCOLI INTRIGHI TRA AMICI (lungometraggio)

Sono amici da sempre, 5 ex ragazzi, dai tempi della scuola superiore, le reciproche esperienze, i loro intrighi  le delusioni, le piccole feste, le ragazze, il matrimonio di ognuno di loro, gli anni che prendono velocità, adesso si incontrano saltuariamente per giocare a poker, ma ormai nel loro rapporto di amicizia si stende una reciproca e sottile indifferenza che col tempo tende ad aumentare, come se una pellicola piano piano, avesse reso opaco quel vetro che prima brillava ogni giorno.

Vai a capire cosa può essere ma l’età fa aumentare la propria solitudine o forse è la stessa indifferenza chiamata con un altro nome, sta di fatto che c’è una sensazione di aridità e di noia a cui cercare di sfuggire e così piccoli intrighi si creano fra tutti con lo scopo di abbassare agli occhi degli altri ognuno di loro.

Da un sentimento di amicizia ormai consunto si passa ad un sentimento di invidia che col tempo si trasforma in odio, intanto perdono il lavoro, i matrimoni si sfasciano e tutto ciò che avevano costruito si rivela di poco conto.

I 5 amici dopo che si erano persi di vista si incontrano un’ultima volta, giocano a carte scoperte tra risentimenti, rimpianti e rancori, ognuno sopporta la meschinità dell’altro, ma decide di troncare proseguendo per la propria strada sentendosi, avendo ormai superato i trenta, più solo che mai.

Dopo dieci anni si rincontrano in quattro, uno è morto in un incidente automobilistico nella nebbia dell’autostrada, sono stanchi e sempre più delusi, ogni giorno che passa non può che peggiorare la loro realtà, come se non ci fosse più scampo, il tempo uccide anche lasciando in vita le persone, tirano a campare con fatica senza ormai più speranza di poter cambiare la loro situazione.

Ma questo ritrovarsi li ha di nuovo uniti dai ricordi antichi, pieni di momenti possenti n cui si sentivano ancora vivi e così decidono di trascorrere una notte spensierata, sono nella stessa automobile quando in un momento di follia collettiva senza pensarci due volte, rapinano un distributore di benzina, la fanno franca grazie ad una sorta di sublime improvvisazione, mezzi ubriachi nei pressi di una discoteca vengono malmenati e derubati.

Si ritrovano all’alba nella spiaggia a giocare a poker con le conchiglie come posta, poi per puro caso vedono una barca e con i soli remi decidono di andare al largo, verso l’Albania, uno di loro aveva comprato qualche anno addietro per pochi soldi una casa. Una mareggiata improvvisa e si trovano dispersi al largo, riescono a salvarsi attaccati al relitto della barca e si ritrovano in una spiaggia deserta dove delle villeggianti nude fanno il bagno…mi sa che qui pianteremo la tenda. NAUSICAA!

 

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SOGGETTO n° 2

5 – DISSENSO (lungometraggio)

DA OGGI COMINCIO A PUBBLICARE ALCUNI SOGGETTI CINEMATOGRAFICI COMINCIO CON UNA STORIA DI DISSENSO

 

Tutto ciò che non funziona in questo tipo di società è impossibile elencarlo: l’arroganza del potere, l’ipocrisia, il conformismo, la furbizia, la mancanza di senso etico, ma anche estetico, il tradizionalismo becero e ottuso. Caratteri preminenti che da sempre dominano la comunità umana che si trasforma in clan e caste.

Ecco lo speculatore che si disinteressa del bene pubblico pur di guadagnare, il cacciatore che si diverte spargendo sangue, chi abbandona la spazzatura nei boschi, il violentatore che non può fare a meno di esercitare il suo istinto bestiale, il magistrato corrotto che svende le leggi ad un prezzo determinato, il politico mafioso che sfrutta la legalità dello stato per servire la propria combriccola.

Certo sono diversi livelli di responsabilità, ma ognuno è concatenato all’altro nell’edificare una società poco edificante.

Ma arrivano i nostri con il loro dissenso, sotto forma di giustizieri vestiti come persone qualunque che si muovono in mezzo al traffico e si accostano a quei cittadini incivili, si comincia con la cacca dei cani, la spazzatura abbandonata a se stessa, l’auto parcheggiata in posti impossibili, l’arroganza di chi alza la voce pur avendo torto marcio. A volte i nostri agiscono da soli altre volte in piccoli gruppi con altri complici per ristabilire non un ordine autoritario, ma un principio di convivenza civile che si basa sul rispetto reciproco.

Devono essere brevi concatenazioni di scene o meglio episodi, registrati in presa diretta con dialoghi della strada e ripresi con la macchina a mano come se fosse un documentario, anche entrando negli uffici pubblici con le telecamere, le reazioni spropositate di certuni, ognuna esemplificativa di una situazione in cui il semplice cittadino può chiedere aiuto a questi personaggi che si sono riuniti in una associazione segreta e compaiono sempre vistosamente truccati per non essere riconosciuti, vanno negli autobus prendono per le orecchie chi insozza, chi ha la mano troppo lunga, hanno un successo straordinario, finalmente la gente prende fiducia e comincia a reagire da sola agli sgarbi degli altri, e se poi qualcuno fa l’arrogante ci sarà una buona dose di botte da orbi.

Come si chiamano i giustiziere solitari? Questo non è dato a sapere, piovono denunce da tutte le parti e qualcuno vorrebbe tendere un tranello a questa specie di giustizieri perché minano il mal comportamento sociale che invece deve continuare secondo certi ben collaudati schemi.  Anche l’opinione pubblica e i giornali sono divisi, dove si andrà a finire se bisogna combattere l’illegalità con l’illegalità?

Come si vestono, quali sono le loro caratteristiche salienti? Tutto questo verrà detto quando il soggetto prenderà corpo.

Prima ci sono brevi episodi illustrativi dello scempio sociale, poi i tre amici che menano alla grande.

Intanto ci scappa il primo azzoppamento, questi fanno sul serio, sono dei terroristi, una parte delle forze politiche auspicano una caccia all’uomo, il gruppo è braccato dalle forze di polizia, ma ancor più da un mafioso che sguinzaglia i suoi scagnozzi perché era stato fatto oggetto di derisione pubblica da parte del gruppo che aveva denunciato attraverso filmati fatti pervenire ai giornali, anche i politici collusi. L’escalation sembra non arrestarsi più, intanto con grande sorpresa il gruppo di giustizieri in fuga scopre che altri hanno preso i loro posti da giustizieri, la cosa sta andando avanti, prendendo piede e finalmente la società diventa più rispettosa dell’ambiente, ma anche contrasta gli allevamenti lager di animali e perfino lo sfruttamento del lavoro nero.

Tutti i diritti riservati al sottoscritto che li può cedere temporalmente o definitivamente Chi è interessato  scriva a giancarlo.carofilm@gmail.com;

 

SOGGETTO n°1

 

5 – PSICOPOMPO (IL VOLO DELLO SCIAMANO)

PSICOPOMPO – IL VOLO DELLO SCIAMANO REGIA di ROBERT REED ALTMAN

E’ il titolo di un progetto cinematografico ancora in cantiere in coproduzione Usa.

Il Volo dello Sciamano è una sceneggiatura scritta da Antonia Tosini.

Abbiamo avuto dei contatti con Robert R. Altman figlio del leggendario regista, Robert Altman e Kathryn Reed. Il quale ha lavorato come operatore di ripresa e direttore della fotografia su un numero impressionante di serie televisive e lungometraggi premiati dal Maverick Film Makers.

Altman junior iniziò la sua carriera di assistente operatore sui film che catapultarono il padre nel pantheon dei grandi registi internazionali: “Nashville” (1975), “Buffalo Bill and the Indians” (1976), “A Wedding” (1978), “Popeye” (1979), “Health” (1982), “Come Back to the Five and Dime, Jimmy Dean,” (1982), “Streamers” (1983), and “Fool For Love” (1985).

SCENEGGIATURA di ANTONIA TOSINI

E’ una sceneggiatura originale scritta da Antonia Tosini scrittrice e sceneggiatrice, tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Il libro della vita/Eutanasia Sociale”, “Pane e Girasole” e “La rosa ferita” pubblicato a marzo 2012. Ha partecipato nel 2005 (fuori concorso) al Festival di Venezia con il documentario “Vita e miracoli degli ex voto”. Ha collaborato con diversi registi tra cui l’algerino Rachid Benhadj, che le ha valso nel 2005 il premio internazionale “Scrivere Cinema” di Mirabella Eclano.

Nel 2010 (è stato premiato un suo progetto cinematografico al “Premio Penisola Sorrentina”. Un riconoscimento alle eccellenze) con la motivazione: Per il progetto cinematografico: “Tra gli ulivi” in inglese “Sisters” esempio significativo di uno spaccato mediterraneo di creatività, fantasia ed intelligenza abbinate allo scavo psicologico, al mistero e al colpo di scena, che appartengono alla migliore tradizione del genere thriller.

2012 Terronian Festival – (al Palapartenope) è stata premiata per la sezione Cinema (come eccellenza del sud). Inoltre ha collaborato con Tony Tarantino, padre di Quentin e con David Worth, il quale le ha scritto un Endorsement : “Antonia, un meraviglioso talento, creativo, fantasioso e stimolante scrittore…”

NOTE DI PRODUZIONE

E’ un progetto coinvolgente perché è audace e si interroga sul senso della vita e della morte e sulla filosofia sciamanica come guida spirituale in un mondo sempre più chiuso in sé stesso, i temi sono molto attuali e confidiamo in un interesse del pubblico internazionale

NOTE DELLA SCENEGGIATRICE

Ho voluto fare questa sceneggiatura perché scrivere per me è come un rituale d’amore che stimola la mia creatività. La nascita e lo sviluppo di un’idea originale è uno dei momenti creativi più complessi della mia attività. Lo spunto, la famosa scintilla, l’idea…. personalmente mi lascio guidare dall’istinto, ascolto le mie sensazioni senza giudicare se sono interessanti o meno, lascio semplicemente che emergano. Praticamente quella è la fase del soggetto, quella in cui si inventa la storia, dove c’è la nascita di qualcosa di miracoloso. E’ così che è nato: Psicopompo (Titolo provvisorio) di “THE FILGHT OF THE SHAMAN” da una scintilla. Piano, piano all’idea di base si sono aggiunte molte altre fonti di ispirazione, come la dimensione mistica, la cultura sciamanica, l’archeologia, le antiche civiltà scomparse e di quel territorio, tra filosofia, scienza e fantascienza, ove si contemplano viaggi nel tempo negli universi paralleli. Robert Reed Altman (figlio del leggendario Robert Altman, del quale mi pregio di essere amica) dopo aver letto la mia sceneggiatura, ha deciso di volerla dirigere, in quanto attratto dalla originale storia, dai temi di magia, dall’archeologia dalle atmosfere soprannaturali e dalle influenze di Castaneda.

DESCRIZIONE

Siamo a Napoli dove una giovane archeologa si trascina in una storia d’amore insoddisfacente cn un musicista, trova la forza di abbandonarlo per andare in Messico dove fa parte dello staff di un grande archeologo che studia un popolo antico e tra scavi e bellezze naturali, in un incidente stradale muore il fratello di lei che aveva seguito il gruppo come fotografo. Prova un grandissimo senso di colpa e un dolore intenso, cerca conforto in uno sciamano che le insegnerà come attraversare il buio della sua vita, senonchè alla fine scopre una cosa sconvolgente…

RECENSIONE

In questa sceneggiatura veramente coinvolgente si intreccia il soprannaturale, l’archeologia e la cultura sciamanica che sono tematiche di grande fascino che quando interagiscono riescono a catturare l’attenzione di chiunque interrogandoci sulle grandi questioni ultime: “ma cos’è la vita e che cosa la morte ? Non potrebbe aver ragione chi dice : ” Chi può sapere se vivere non sia morire e morire non sia vivere ?” Un viaggio durante il quale conoscenza, esperienza e memoria non possono offrire alcun conforto.

5 – SIAMO CIRCONDATI

FINANZIA UN FILM VINCI UNA CASA

NOI QUANDO CAMMINIAMO ANDIAMO VERSO UNA DIREZIONE MA SIAMO CIRCONDATI….

Dalle mafie,  IN PRIMIS QUELLE  politiche, dalla delinquenza anche finanziaria, dalla corruzione, dall’appropriazione indebita di beni pubblici, dalla truffa sistematica, dal degrado istituzionale, dall’imbroglio, (meno male che c’è Papa Bergoglio). Siamo cirocndti dai misfatti contro il bene comune, siamo circondati dall’ambiente, dagli incendi dei piromani, dalle discariche abusive, dagli allevamenti- lager di animali, dal sadismo sperimentale, dalla speculazione dei farmaci, dalle truffe agli anziani, dalle vessazioni burocratiche, da Equitalia, dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua del cielo, della terra, forse della luna, cos’è che ci manca nella distruzione del pianeta e nell’autodistruzione, eppure si sopravvive alle ingiustizie, alla violenza, alle vessazioni, alle umiliazioni, se questo è un uomo, la donna come sarà? Violenza in famiglia, pedofilia con allegria, che bel-brutt cinema da raccontare anche in periferia.

Nous sommes entourés,

par la mafia, par les politiques mafieux, y compris la délinquance financière, par la corruption, le détournement des biens publics, l’escroquerie systématique, la dégradation institutionnel, la duperie provenant de l’infractions contre le bien commun, de l’environnement, des pyromans qui détruisent les forets, par le dumping illégal, des fermes-lager des animaux, par le sadisme expérimental, la spéculation des médicaments, de la tromperie vers les vieux personnes, des vexations bureaucratiques de Equitalia, la pollution atmosphérique, l’air, l’eau, ciel, terre, de la lune peut-être, que c’est que nous manque dans la destruction de la planète, et dans notre autodestruction? Mais aussi on survit aux injustices, aux violences, aux vexations, aux humiliations, si cela c’est un homme, comme sera la femme? Elle supporte la violence familiale, la maltraitance des enfants avec de la joie, ce film maussade à dire, surtout dans les banlieuses.

CHE DOBBIAMO FARE PER POTER QUALCOSA COSTRUIRE SENZA ROVINARE? PERCHE’ TUTTO QUESTO DEGRADO, PERCHE’ SI INIZIA BENE E POI CI SI PERDE PER STRADA E SI DIVENTA IL PEGGIO CHE C’E’ COME SE LA RELIGIONE E LA SPIRITUALITA’ NON RIUSCISSERO A COMBINARE NIENTE E NON AVESSERO NESSUNA INFLUENZA NELLA VITA DELLE PERSONE…

 

 

 

 

 

5 – IL VOLO DELLO SCIAMANO REGIA DI ROBERTO REED ALTMAN

 

FINANZIA UN FILM VINCI UNA CASA

Robert R. Altman figlio del leggendario regista Robert Altman e Kathryn Reed firmerà questa sceneggiatura scritta in Italiano e tradotta, da Antonia Tosini: IL VOLO DELLO SCIAMANO

Robert Reed ha lavorato come operatore di ripresa e direttore della fotografia su un numero impressionante di serie televisive e lungometraggi premiati dal Maverick Film Makers.

Altman iniziò la sua carriera di assistente operatore sui film che catapultarono il padre Altman nel pantheon dei grandi registi americani: Nashville” (1975), Buffalo Bill and the Indians” (1976), A Wedding” (1978), Popeye” (1979), Health” (1982), “Come Back to the Five and Dime,Jimmy Dean,” (1982), Streamers” (1983), and Fool For Love” (1985).

IL VOLO DELLO SCIAMANO sceneggiatura di ANTONIA TOSINI

E’ una sceneggiatura originale scritta da Antonia Tosini scrittrice e sceneggiatrice, tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Il libro della vita/Eutanasia Sociale”, “Pane e Girasole” e “La rosa ferita” pubblicato a marzo 2012. Ha partecipato nel 2005 (fuori concorso) al Festival di Venezia con il documentario “Vita e miracoli degli ex voto”. Ha collaborato con diversi registi tra cui l’algerino Rachid Benhadj, che le ha valso nel 2005 il premio internazionale “Scrivere Cinema” di Mirabella Eclano.

Nel 2010 (è stato premiato un suo progetto cinematografico al “Premio Penisola Sorrentina”. Un riconoscimento alle eccellenze) con la motivazione: Per il progetto cinematografico: “Tra gli ulivi” esempio significativo di uno spaccato mediterraneo di creatività, fantasia ed intelligenza abbinate allo scavo psicologico, al mistero e al colpo di scena, che appartengono alla migliore tradizione del genere thriller.

2012 Terronian Festival – (al Palapartenope) è stata premiata per la sezione Cinema (come eccellenza del sud). Inoltre ha collaborato con Tony Tarantino, padre di Quentin e con David Worth, il quale le ha scritto un Endorsement : “Antonia, un meraviglioso talento, creativo, fantasioso e stimolante scrittore…”

Il progetto ha coinvolto anche la Caro Film che cerca una cooproduzione usa o europea

a cura di Giancarlo Sartoretto

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5 – IL VOLO DELLO SCIAMANO REGIA DI ROBERT REED ALTMAN

Il  progetto della Caro Film diretto da Robert Reed Altman 

Il film sarà diretto dal figlio del leggendario regista Robert Altman e Kathryn Reed. Ha lavorato come operatore di ripresa e direttore della fotografia su un numero impressionante di serie televisive e lungometraggi premiati dal Maverick Film Makers.

Altman iniziò la sua carriera di assistente operatore sui film che catapultarono il padre Altman nel pantheon dei grandi registi americani: Nashville” (1975), Buffalo Bill and the Indians” (1976), A Wedding” (1978), Popeye” (1979), Health” (1982), “Come Back to the Five and Dime,Jimmy Dean,” (1982), Streamers” (1983), and Fool For Love” (1985).

IL VOLO DELLO SCIAMANO sceneggiatura di ANTONIA TOSINI

E’ una sceneggiatura originale scritta da Antonia Tosini scrittrice e sceneggiatrice, tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Il libro della vita/Eutanasia Sociale”, “Pane e Girasole” e “La rosa ferita” pubblicato a marzo 2012. Ha partecipato nel 2005 (fuori concorso) al Festival di Venezia con il documentario “Vita e miracoli degli ex voto”. Ha collaborato con diversi registi tra cui l’algerino Rachid Benhadj, che le ha valso nel 2005 il premio internazionale “Scrivere Cinema” di Mirabella Eclano.

Nel 2010 (è stato premiato un suo progetto cinematografico al “Premio Penisola Sorrentina”. Un riconoscimento alle eccellenze) con la motivazione: Per il progetto cinematografico: “Tra gli ulivi” esempio significativo di uno spaccato mediterraneo di creatività, fantasia ed intelligenza abbinate allo scavo psicologico, al mistero e al colpo di scena, che appartengono alla migliore tradizione del genere thriller.

2012 Terronian Festival – (al Palapartenope) è stata premiata per la sezione Cinema (come eccellenza del sud). Inoltre ha collaborato con Tony Tarantino, padre di Quentin e con David Worth, il quale le ha scritto un Endorsement : “Antonia, un meraviglioso talento, creativo, fantasioso e stimolante scrittore…”

NOTE DI PRODUZIONE

Quando abbiamo letto questa sceneggiatura ci siamo subito appassionati alla storia che rinvia a quel cinema fantastico di qualità come furono film di grande successo come IL SESTO SENSO e THE OTHERS. Inoltre l’ambientazione è a Napoli e in Messico e ciò ci permette con la regia di R. R. Altman di creare quelle sinergie e coproduzioni con vari Paesi, garantendo così una distribuzione nazionale ed internazionale all’opera. In questo senso abbiamo già intrapreso contatti con altri investitori. Il nostro ufficio stampa si prodigherà per pubblicizzare al meglio l’evento e fare uscire articoli presso i principali giornali nazionali e regionali. Ci avvarremo, anche degli uffici stampa dei singoli attori che parteciperanno al film per ampliare il più possibile la pubblicità e l’interesse verso il progetto. I temi del film sono sicuramente internazionali ed il fatto che siano ambientati in una città come Napoli, è un merito in più che farà e darà lustro culturale alla città stessa. Nello specifico, non è possibile elencare tutti i riflessi d’immagine che un film e questo in particolare, possa e potrà portare per il territorio. E’ evidente, però, che oltre ai temi d’attualità, nel concreto un film che faccia vedere il mare, i beni artistici e culturali  avrà una ricaduta positiva sulla città.

TARGET

Il film può essere considerato un crossover in quanto il pubblico di riferimento è un pubblico adulto >18 anni internazionale che si appassiona al mistero, empatizza con i personaggi e il loro destino.

SETTIMANE DI RIPRESE : 6

LOCATIONS : NAPOLI – SCAVI DI POMPEI – MESSICO