IL DISEGNO DI LEGGE DI GIORGI

 

Vediamo più da vicino il disegno di legge DI GIORGI del PD che ha per scopo il rilancio e lo sviluppo dell’intera filiera cinematografica con sostegno di una iniziativa pubblica, il tutto allo scopo di conciliare la qualità del prodotto con le esigenze del mercato, il quale a sua volta  può garantire il pluralismo dell’offerta cinematografica ed audiovisiva. (Però in Italia a parte Sollima, solo le commedie incassano).

Il disegno si articola in 42 articoli.

Mentre all’art. 1 si parla di sostegno pubblico al cinema e audiovisivo che sono mezzi di espressione artistica, di formazione culturale e comunicazione sociale che contribuiscono alla definizione dell’identità nazionale e un fattore di attrazione di interventi industriali, di occupazione e turismo, all’art 2 lo Stato vuole garantire il pluralismo dell’offerta cinematografica, il consolidarsi dell’industria, la circolazione, la conservazione del patrimonio filmico, l’educazione all’immagine.

Per opera cinematografica si definisce quella destinata PRIORITARIAMENTE allo sfruttamento nelle sale cinematografiche, per opera audiovisiva quella di un sistema di diffusione diverso dalla sala cinematografica.

Il lungometraggio è superiore ai 75 minuti e si distingue dal cortometraggio perché è inferiore, comprendendo quindi al suo interno anche il  mediometraggio e per film d’essai s’intende l’opera filmica riconosciuta di particolare valore artistico, culturale e tecnico.

Poi per un po’ di artt. si parla del CENTRO NAZIONALE DEL CINEMA E DELL’ESPRESSIONI AUDIOVISIVE (vogliono che il cinema sia sempre più centralizzato rispetto a noi che preferiamo le periferie) in cui convergano le competenze del MIBACT  con un presidente, il consiglio d’amministrazione, il direttore, il comitato direttivo e i revisori (art.5)

All’art 8 si considerano le Commissioni per il cinema e l’audiovisivo che valutano e classificano i progetti e sono formate da 7 componenti che restano in carica per 12 mesi e nel periodo non possono esercitare le attività di impresa nel  settore.

Poi si considerano le risorse per finanziare il Centro (art9) e l’art. 10 che disciplina il PRELIEVO   DI SCOPO sul prezzo d’ingresso delle  proiezione nelle sale cinematografiche, soldi  che sono versati al CENTRO:  l’importo è  calcolato con una aliquota del 10%, allargato anche all’EDITORE di Servizi Televisivi, pari al  3% sul fatturato annuale, poi si disciplina il Registro del Cinema e dell’Audiovisivo, (art14) che garantisce la pubblicità e l’opponibilità a terzi di tutti gli atti delle opere cinematografiche.  A mio parere questo articolo aumenta dismisura la burocrazia. Con l’art 18 si vuole evitare la concentrazione d’impresa, l’art 19 autorizza l’esercizio della professione di gestore di sale cinematografiche, poi si parla dei  controllo dei ricavi di sfruttamento cinematografico (art23)  e i rapporti tra i gestori e i distributori, il Contratto di Noleggio e via producendo.

All’art 26 si disciplinano i supporti video, all’art 27 (poi anche l’art 29) obbligano le emittenti televisive alle quote cioè al 10% delle risorse proprie per la produzione e l’acquisto di opere filmiche di produzione italiana riservando una percentuale del 50% alla produzione indipendente (che è una cosa difficile da controllare e anche capire giuridicamente cosa vuol  dire produzione indipendente, perché se ha dietro la Rai è indipendente nella stessa misura .

L’art 30 disciplina l’Educazione all’Immagine, i docenti son formati con specifici corsi professionali presso le Scuole di Cinema.

I contributi automatici sono calcolati in percentuale sulla base degli incassi in sala, mentre i CONTRIBUTI SELETTIVI sono attribuiti previa valutazione da parte della commissione di cui all’art. 8.

I crediti d’imposta sno regolati dall’art. 33 che si applicano anche alle imprese nazionali di creazione e programmazione di videogiochi, tax credit al 25% per le sale che proiettano film d’essai.

C’è poi questa figura dei FUNZIONARI DI CONTROLLO che raddoppiano quelli della Siae, hanno libero accesso alle sale di proiezione cinematografica e possono (art34) redigere verbali,  sono tenuti al segreto professionale, c’è anche una commissione di controllo (art 37) che irroga sanzioni a piene mani alle persone fisiche e giuridiche che sono venute meno agli obblighi relativi al versamento del prelievo di scopo, o chi non ha l’autorizzazione a gestire un esercizio cinematografico ecc ecc.

Le sanzioni amministrative implicano: all’inizio il richiamo, poi una sanzione pecuniaria in rapporto al fatturato,  infine  la chiusura dell’impresa per un anno,   mentre a livello penale per chi ostacola le operazioni di controllo è prevista una ammenda da 750 euro a 7.500 euro, da 2.000 a 20.000 per chi non è autorizzato a proiettare film in pubblico,  con il sequestro dei supporti a stampa e con l’interdizione di esercitare l’attività cinematografica anche dei propri figli.

Questo il il disegno di legge a sommi capi, si cerca di controllare di più, aumenta però anche i livello burocratico delle carte.

Se devo dare un giudizio per me questo disegno di legge è assolutamente irrealistico e insufficiente, non descrive questo mondo e i 37 registi in quel momento stavano pensando ai cavoli loro….

UNA NUOVA LEGGE SUL CINEMA, OH NO, UNALTRA!

UNA NUOVA LEGGE SUL CINEMA

Le istituzioni del cinema sono in fibrillazione perché dopo 50 anni vorrebbero mettere in soffitta la 1213 del ’65, la cosiddetta Legge Corona quella che ha partorito per intendersi l’art.28; anche se quella legge di fondo era stata abolita nel 2004 da vari Decreti Legge che sono stati peraltro rinnovati nel luglio del 2015.

Abbiamo un disegno di legge della Senatrice del Pd DI GIORGI molto vicina a Matteo Renzi, del 27/3/2015 che vorrebbe imitando il modello francese (noi italiani non siamo capaci di fare una legge nostra) istituire il CENTRO NAZIONALE CINEMA che sarebbe lo stesso Mibact travestito, gli italiani sono molto sensibili a riformare i nomi e mettere gli stessi contenuti.

Il Disegno mira ad unificare poi le competenze Ministeriali, far si che il cinema indipendente possa andare nelle grandi sale (come non si capisce), prevede il prelievo di scopo di cui si parla da tanto tempo e l’Anagrafe dei film (ne parleremo).

Poi vorrebbe disciplinare un argomento controverso come quello delle quote (cioè le televisioni devono obbligatoriamente -questo avverbio dà fastidio – acquistare un certo numero di film indipendenti e trasmetterli) mentre una cosa interessante del disegno di legge da condividere è l’Educazione all’Immagine, magari destinare due ore o almeno un’ora alla settimana per tutte le scuole di ogni ordine e grado all’educazione dell’immagine gestita dai cineclub e trovare così lavoro ai tanti autori disoccupati, infine prevede il sostegno (a parole) delle sale a rischio di chiusura.

43 REGISTI sono a supporto di questo disegno di legge, soprattutto gli “amici” che hanno potuto lavorare con la Rai e che hanno ricambiato il favore in questa sorta di collateralismo da vecchio PCI.

La Di Giorgi parla di turismo escludendo quello sessuale, che puo’portare ii film di successo peccato che di film di successo italiani ce ne sono uno ogni morte o dimissione di papa e tutti stanno aspettando il salvator Zalone con trepidazione soprattutto molti esercenti per mettere a posto i conti.

Oltre al ddl DI GIORGI che non trova consensi nell’Anica perché il suo presidente, Tozzi, afferma che sono cambiati gli scenari e si rischia di voler imitare il Sistema Francese senza aver le caratteristiche di una cultura e di un cinema francese, anche il Ministro Franceschini sta lavorando per una legge che dovrebbe presentare alla stampa verso la fine dell’anno in cui si parla di una cosa che non piace molto all’Anica per il vespaio anche mediatico che crea: di una tassa di scopo per i giganti del web (Google, Amazon, Appple e Netflix), obblighi di programmazione per le Televisioni e altro.

Stefania Brai di Rifondazione Comunista è critica, rispetto alla Di Giorgi: il Centro Naz. Di Cinema diventerebbe un organo burocratico, mentre invece non c’è nessuna norma sull’antitrust “orizzontale” per impedire posizioni dominanti nei delicati settori dell’esercizio e della distribuzione, mancano i criteri per i contributi selettivi al contrario di quelli ben definiti legati agli incassi e quindi per i ristorni di chi produce cinepanettoni.

Per Baistrocchi (vedi DIARI ID CINECLUB del numero di Ottobre) tecnico del Mibact ed esperto di Crowdfunding, occorre fare una riforma che metta insieme Cinema e Audiovisivo, cosa che diventa più evidente con la fine della pellicola, e se il ddl Di Giorgi si concentra sulla produzione, distribuzione, esercizio, trascura, secondo Baistrocchi, colpevolmente la promozione e la conservazione del patrimonio cinematografico mentre tende a sovrastimare LA CENTRALITA’ della sala, il ddl si dimentica del pubblico televisivo, dei critici, degli studiosi, e infine dei lavoratori del settore e soprattutto dei cittadini e contribuenti che finanziano tutto il sistema.

Lo scenario nel cinema sta cambiando fin dalla più tenera età e i cittadini vivono un nuovo rapporto con il cinema e l’audiovisivo che non è stato minimamente recepito dal disegno di legge e Baistrocchi dà alcuni suggerimenti da tecnico del Mibact al ddl in oggetto avendo come punto di riferimento il cittadino attivo:

  1. a) semplificazione burocratica (e se lo dice un tecnico vuol dire che è veramente illuminato);
  2. b) l’utilizzo del crowdsourcing anche per sostituire le commissioni, il crowdsourcing si basa sul coinvolgimento della folla (crowd) per progettare, realizzare un progetto, non organizzata precedentemente anche perché si possono sfruttare le potenzialità del web ;
  3. c) rivedere i diritti cinematografici per far circolare legalmente i film secondo un giusto prezzo
  4. d) tutte le opere finanziate devono essere accessibili online in tempi certi;
  5. e) prevedere il crowdfunding per coinvolgere il pubblico;
  6. f) rendere visibili i vari archivi, cineteche e teche Rai;
  7. g) cinema e audiovisivo nelle scuole (in controtendenza rispetto alla riforma della scuola) forse al posto dell’ora di religione (blasfemia in corpore sano!?).

Noi del Cinema in Mov 5 stelle su queste argomentazioni possiamo essere d’accordo con Baistrocchi, ma il cinema indipendente per poter “riuscire” ha bisogno di andare oltre e lo diciamo in maniera disincantata: è vero che le Commissioni che hanno deciso in passato sono state “politiche” ed economiche (per categorie) noi vogliamo invece delle commissioni competenti fuori dalla logica spartitoria e che vedano solo il possibile sviluppo del progetto filmico per il pubblico (se ha cioè una potenzialità comunicativa anche se effettuata con ricerche e forme diverse da quelle ordinarie).

Il Cinema Indipendente ha bisogno di crescere nel territorio valorizzandolo e quindi decentrandosi in un modo di pensare globale ma anche locale.

Ha bisogno di un circuito di sale interconnesse in rete che effettuino una multiprogrammazione dei film (ad es. 60 film che vengono proiettati da un cinema all’altro in 100 sale per 6 mesi, dopo una promozione insistente sui media e su una rivista apposita on line e/o cartacea, cioè senza l’obbligo della “pericolosa” tenitura.

Ha bisogno di abolire qualsiasi tipo di reference system che crea gerarchie inutili e automatismi di conservazione dei privilegi.

E la possibilità di vedere i film Usa non doppiati assieme a quelli doppiati che però devono avere un limite annuo quantitativo di distribuzione, mentre la distribuzione di un film italiano assieme a un film Usa creerebbe una politica PANDA costrittiva

 

PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE

 

Se noi vediamo la produzione cinematografica oggi, notiamo che è andata progressivamente intensificandosi in svariati paesi del mondo, abbiamo la solida produzione europea:italo-francese-inglese-tedesca, dei paesi nordici, dell’Est, della Russia; una produzione giapponese, una cinese (compreso Formosa e Hong Kong), della Corea del Sud, Egitto, Paesi Arabi e in grande quantità l’India, la nascente produzione africana, ma chi domina il mercato mondiale e si attesta ad una quota attorno all’80% del totale, è la produzione USA (sia il cinema hollywoodiano che quello indipendente).

Gli americani (a differenza di noi) possono investire nella produzione cinematografica milioni di dollari perché il loro mercato è pressoché universal, molto spesso i loro film sono doppiati e un grande attore americano viene visto con lo stile francese, italiano, russo ecc. e attraverso gli attori si diffonde la “grandeur” Usa.

Boicottare il cinema a Stelle e Strisce sarebbe un atto di terrorismo economico perchè gli Usa detengono una fetta importante del business, quasi il monopolio, tutti siamo cresciuti a pane e cinema Usa che in questi decenni ha prodotto miti e divismo, successo, soldi e anche una nevrosi da successo, ecc, ecc..

Nell’era della globalizzazione permane quindi una divisione mondiale dell’attività economica:a noi i grandi stilisti e piloti sportivi moto e macchine,agli Usa il cinema, ai tedeschi la filosofia, ai francesi la letteratura, agli inglesi la regina.

E il prestigio del cinema italiano conquistato con il neorealismo e la commedia all’italiana?

Caduto verticalmente!

Oggi il cinema italiano in Europa è quasi sconosciuto a parte qualche eccezione e in Usa si continua sempre a parlare del cinema italiano degli anni 40/50, come se adesso fosse defunto o al meglio un cadavere che cammina.

All’inizio Ci fu la legge Corona del ’65 che voleva tirar su il cinema che ormai s’era inginocchiato, ma la Tv questo curioso apparecchio domestico, avrebbe ridotto drasticamente il pubblico del grande schermo, un pubblico che quando andava al cinema preferiva film melodrammatici, western, eroi da fumetto, qualche documentario piccante, schemi elementari di sceneggiatura, l’eroe contro le avversità, e i comici di grana grossa,a metà strada c’era il genere commedia, vero snodo di diversi pubblici, mentre il cinema più prestigioso manteneva tendenze autoriali.

La riduzione degli spettatori cinematografici che ormai stavano a casa anche la domenica per vedere in Tv magari qualche film di Stanlio e Ollio, mandò in crisi soprattutto le sale gestite dai “pidocchietti” che erano capillarmente presenti nel territorio più decentrato.

Negli anni ‘70 Il crollo del pubblico cinematografico infligge un grosso colpo al cinema, molti produttori falliscono, i generi si riducono, si fanno film con pochi soldi, il mercato si ridisegna, senza contare che negli anni ’70 la contestazione politica faceva del cinema uno strumento di lotta politica per il cambiamento sociale nell’illusione che potesse influenzare la rivoluzione e la nascita di tanti cineclub,(associazioni del cinema erano sorte già dal dopoguerra per una spinta cattolica di base), è dovuta al periodo di vigenza della sinistra extraparlamentare:si vedevano film impegnati non solo socialmente, ma anche nel linguaggio, nei simboli, una ricerca che trovava i suoi momenti cruciali nel pedinamento di un personaggio fino a riprenderlo anche quando dormiva, in tempo reale.

Oggi forse il cinema nostrano cerca una nuova ragione d’essere, una nuova identità, intanto però ci deve essere qualcosa che non funziona se col cinema soprattutto quello indipendente non si vede un euro neanche con lo specchietto delle allodole.     

PROMEMORIA SULLE ISTITUZIONI DEL CINEMA

L’ISTITUTO LUCE gestisce la distribuzione di film di qualita’. Può contare su proprie sale e su agenti regionali che propongono i film distribuiti a vari esercenti.
Avere la distribuzione preventiva dell’Istituto Luce sottoscrivendo un contratto ad hoc, significa che il progetto di film da attuare ha già sulla carta, una distribuzione e ciò serve soprattutto per quei film di cui si richiede il finanziamento pubblico (FUS).
L’ISTITUTO LUCE SPA . e’ un ente pubblico pur avendo una struttura privatistica, l’azionista principale e’ il MINISTERO ECONOMIA E FINANZE.
Nel cinema vigeva una battuta:se la mafia distribuiva la droga con la stessa maniera con la quale l’Istituto Luce distribuiva il film, in Italia non ci sarebbe nessun tossico in giro.
L’avv. Sovena è amministratore delegato e Flavio De Luca è presidente.

LA RAI si suddivide in RAI CINEMA produzione e distribuzione CINEMATOGRAFICA con la 01 (SOCIETA’ DI DISTRIBUZIONE DI FILM)e RAI FICTION che si occupa del mercato televisivo.
RAI CINEMA produce dei progetti filmici di qualita’ma anche con l’intento di guadagnarci sopra come nel film I CENTO PASSI.
Se si ha un progetto, una sceneggiatura, si cerca di farseli produrre o coprodurre da RAI CINEMA e distribuire da 01.
Naturalmente bisogna parlare con i responsabili, come Paolo Del Brocco e altri.
Il responsabile di RAI FICTION è l’ANDREATTA e produce appunto tuttociò che poi viene distribuito in prima serata dalla Rai.
Sono fiction a lungo termine e quelle più brevi, film per la Tv in più puntate o una puntata sola.
Sono molte oggi le produzioni che lavorano per RAI FICTION e hanno il vantaggio che possono contare su finanziamenti sicuri, tipo un tanto a puntata (500.000,00-600.000,00 euro).
Per dirne una di oggi: Claudio Cappon il nuovo direttore generale Rai era presidente dell’A.P.T. – una potente associazione di produttori televisivi – e solo iscrivendosi a questa associazione è possibile prendere qualche lavoro televisivo.
Rai Fiction produce anche direttamente e comunque si può chiedere una produzione esecutiva o anche la committenza di svariate puntate di una fiction.
Attualmente molte sono i produttori cinematografici e televisivi che lavorano grazie a queste committenze, ma è molto difficile entrare nel giro, anche perché si parla di ristorni di importi concordati che ritornano alla Rai sottoforma…
La concorrenza ha la Medusa che produce e distribuisce soprattutto film che sono di forte impatto commerciale e MediasEt per quanto riguarda la fiction, anche qui molti sono i produttori di fiction che cercano committenze, le regole però sono diverse rispetto alla Rai perche’ comunque qui siamo nel privato e quindi prevale il principio aziendalistico.

CINECITTA’ HOLDING invece è una megastruttura politico-istituzionale del cinema che organizza con scopi commerciali gli STUDI DI CINECITTA’da molti anni affittati anche per spettacoli televisivi.
Abbiamo varie strutture che poi fanno capo a Cinecittà Holding: il DIGITAL (effetti speciali e trucchi per film)IL CAMPUS, LA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA vera e propria con tutte le lavorazioni della pellicola e l’edizione del film.Il film può essere girato e concluso senza spostarsi dal luogo con risparmio in termini di tempo e costi. A Cinecitta’c’è pure l’istituto Luce.
Cinecittà è organizzata come Spa e il Ministero del Tesoro è il socio di maggioranza.
F.U.S.Il fondo unico dello spettacolo è un fondo a “rotazione” che viene alimentato da finanziamenti statali in varie branche dello spettacolo:cinema, teatro, lirica, circhi ecc.
Il Fus del Cinema ultimamente è stato diminuito suscitando molte polemiche tra gli addetti del settore e comunque è stata quasi fallimentare la gestione del Centro-destra. Si può accedere a questo fondo da parte della società di produzione cinematografica su domanda scritta da inviare al Ministero Attivita’ Culturali opportunamente correlata da apposita documentazione(soprattutto da una sceneggiatura).
Se il progetto filmico che è considerato da una apposita commissione istituita presso il Ministero e rinnovabile annualmente,è considerato di interesse culturale viene finanziato con un mutuo a fondo perduto che copre in ogni caso il 50 % dei costi, l’altro 50% DELLE SPESE deve essere portato dal produttore.
Per le opere prime e seconde il F.U.S.copre praticamente il 90% delle spese e quindi il rischio per il produttore è ridotto al 10%.
E’ previsto anche un fondo per la distribuzione cinematografica nelle sale come quota parte del finanziamento.
Con il finanziamento pubblico il rischio imprenditoriale è ridotto all’osso però i tempi di attesa sono lunghi e si incappa in tutta una serie di complicazioni burocratiche. L’ultima riforma del Centro-destra ha inteso premiare soprattutto le produzioni più famose che già si reggevano sul mercato, strozzando quindi le altre, creando due categorie di produzioni cinematografiche, quelle di serie A e quelle di serie B.
IL CIAK è una libera associazione di cineasti che cerca attraverso l’influenza politica di condizionare l’istitutione CINEMA:è legata soprattutto alla politica degli autori affermatesi in Francia con la NOUVELLE VAGUE.
In Italia abbiamo L’ANAC associazione vicino al vecchio PCI e ancora oggi presieduta da Gregoretti e che gestisce LE GIORNATE DEGLI AUTORI alla mostra del cinema di Venezia.
Un’altra associazione è quella di Moretti e Barbagallo ristretta però a pochi intimi, si chiama l’API in cui convergono importanti autori della generazione più recente.
Poi ce ne sono altre ancora, quella ad es.dei produttori cinematografici e televisivi e tutte cercano di influenzare in maniera lobbystica certe decisioni.

BRUCIA LA VECCHIA!

Omaggio a Federico Fellini

La nebbia era fitta nel bosco, camminavo incerto aprendomi a fatica la strada tra le fronde. La guazza notturna mi bagnava dalla barba ai piedi, cespugli e rami mi trattenevano e s’impigliavano nelle vesti, incespicavo nel buio pesto; quand’ecco in una minuscola radura una quercia lugubre, nuda e stecchita che si appressò.
Nel silenzio folto percepii il rumore ritmato del becco d’un picchio che lavorava sul suo tronco là vicino e un’espressione di terrore mi ridisegnò il volto: un lupo oscillava impiccato sul ramo di fronte alla luna velata con la lingua penzoloni, mi scostai con gli occhi sbarrati e un freddo-caldo alla schiena, mi parve per un attimo di scorgere un burattino di legno che mi veniva incontro, ora d’istinto alzai i tacchi, camminai veloce senza nemmeno voltarmi, corsi, ma mi fermai quasi subito; vidi di fronte a me una luce che m’abbagliava, distinsi nell’oscurità l’immagine candida d’una fata:
– “quanti anni hai?”
Mi chiese delicatamente con una voce trasognante.
– “settantatre”
Feci eco, ma mi allontanai obliquamente chinando la testa e pieno di disagio.
Finalmente giunsi in uno spazio aperto: una grande radura che sembrava una piccola vallata chiusa davanti a sé dal fitto scuro di abeti dai quali sbucavano come crape lisce, rilievi montagnosi imbiancati, manti continui soffici e lontani. E proprio alla fine di questa vallata una casupola fumante dava segni di vita.
L’erba era secca e si frammischiava a residui di candida neve e ghiaccio che congelava il fango, il vento ululava aprendosi squarci improvvisi, il freddo pungeva, tutto intorno l’immensa oscurità della foresta che si tramutava in ombre mobili e misteriose, in fruscii lievi, in sensazioni primigenie.
Un fruscio più corposo alle spalle mi fece sussultare, affrettai il passo anche per uscire dall’erba bagnata che ormai mi dava fastidio, i miei poveri piedi erano una ghiacciaia mobile, finalmente mi trovai in un sentiero di terra battuta con tanto di fango solidificato che portava proprio su quell’unica casupola in cui la luce fioca rappresentava un miraggio, una meta che dava vigore, moltiplicava le forze immaginando il senso di tepore d’un riparo, d’un fuoco, di stare al calduccio. Il sollievo aumentò la fretta, che fece girare le gambe, che aumentarono il sollievo….Mi sentii però un attimo intimorito, in balia di chi sa chi: ladri, assassini e la mia fantasia si inerpicava: “e se li abitava l’orco dall’accetta facile”; ma era freddo, tanto freddo che non sentivo le orecchie nella notte blu, velata di bianco, traforata di stelle, il gelo mi congelava di più.
La foresta al contrario non mi dava nessun tepore, mi dava un senso di bagnato freddo di brina e il fiato modificava l’aria fuori dalla mia bocca che conteneva il respiro affaticato.
Arrivai infine dalla parte più buia, bussai spinto da un improvviso coraggio misto a timore, poteva essere un onesto boscaiolo come ce n’erano tanti nelle fiabe. Percepii al di là dell’uscio dei passi, di chiunque fossero tra poco avrei visto il viso, ormai era andata, la porta si aprì appena solo per notare una vecchia smunta, magra sdentata, tutto naso, completamente vestita di nero con un fazzoleto in testa, da essere una befana. Non appariva sorpresa, non mi chiese niente, mi fece entrare, mi sorrise come potè, ma quegli occhi scuri e l’espressione di leggero ghigno non mi tranquillizzarono del tutto, sembrava la nonna antica contadina perennemente in lutto, perennemente in nero con la bacchetta di giunco in mano.
Nella povera stanza c’era un vecchio e rude camino acceso con poca legna accatastata sul pavimento di legno, il fuoco crepitava di rosso vivo e si riverberava sul tavolo rozzo di legno scuro, un po’ sconnesso e rigato dal tempo:
– “vieni, vieni, guarda cosa ho preparato per te!”
Notai la pinza e un bottiglione di rosso dal vetro gocciolante e trasudato con due bicchieri da osteria.
Si sfregava le mani ingobbita mentre il ghigno si allargava in un moto di soddisfazione, parmi rinascere in quell’odore antico di legna bruciate, i miei occhi si illuminarono a festa, fissai in me un lungo attimo di gioia, l’assaporai fino in fondo, un umore spavaldamente inebriante, mi veniva da ridere, scherzare, i miei occhi eccitati sembravano sfolgorati, l’entusiasmo mi trascinava verso un desiderio di follia: bevemmo, mangiammo, strafogammo, mentre lei sghignazzava, la sua faccia trai bocconi si modificava tutta, con gli ultimi denti avariati masticava sul davanti ad una velocità folle, sembrava che da un momento all’altro le sue mandibole rugate dal tempo le si staccassero frantumandosi a terra. E mi rimpinzai di pinza come una vacca in cinta, mangiai di gusto, affrettatamente a bocca aperta, bevvi fino ad ubriacarmi, ingurgitai bicchieri su bicchieri, dopo tanto freddo tutto si scaldava nel mio corpo e si intorpidiva, avvertivo l’ebbrezza, la velocità, l’alterazione e ogni cosa sfumava, lei mi fissava sempre beffarda, mi incoraggiava a continuare:
-“mangia, mangia, mangia ancora…dai ne è rimasto, mangia, mangia ancora!”
Poi dalla fievole luce del mio barbaglio di ragione le notai uno sguardo mandibolare spaventosamente illuminato e torvo.
Si alzò di scatto perfidamente sinistra, nutrita d’una agilità e d’una energia invidiabile e a schiaffi e pugni mi levò dalla sedia – io che non stavo neanche in piedi e che non volevo crederci in piena ridarella assoluta – mi gettò con un gesto selvaggio nel camino che si era quasi spento. Sembravo un sacco di fascine o di patate posato colà, avvertì appena qualcosa che scottava forte come le pietre surriscaldate posate nelle lenzuola fredde dei rigidi inverni, ma sempre più lontano dalla coscienza: tutto intorpidito non capivo più niente….il fuoco ardeva dentro me, ma mi sentivo beato, beato, percepìi un colpo forte in testa e un altro ancora… un ghigno malefico, chissa’ dov’ero se c’ero…
E fu così che quella notte riscaldai la vecchia bruciando per essa.

Parole 954

 

NESSUNA CORTESIA ALL’USCITA

Progetto di lungometraggio da trarre dal libro di Massimo Carlotto NESSUNA CORTESIA ALL’USCITA

SOGGETTO

INTERESSE

FORMAZIONE PROGETTO

Dei personaggi simpatici animano questa vicenda ambientata nel Veneto: l’investigatore privato e pacifista Buratti Marco soprannominato l’alligatore perché si “nutre” di cocktail, dai trascorsi politici, che odia la velocità e il lusso, difatti guida una Skoda; un vecchio della mala che non si è mai prestato allo spaccio di stupefacenti e sopravvive facendo contrabbando, con un nome improbabile: Beniamino e suo grande amico dai tempi del carcere, Max la Memoria anche lui reduce dalla controinformazione degli anni ’70 e ancora latitante.
Il primo viene coinvolto suo malgrado in una turpe macchinazione orchestrata da Tristano Castelli – personaggio di spicco della mafia del Brenta e in questa faccenda si trascina dietro l’amico Beniamino Rossini, una faccenda pericolosa in cui potrebbero rimetterci la vita, i due decidono così di affidarsi a Max la Memoria, latitante da anni perchè accusato di banda armata, che farà l’analista della situazione per cercare di trarre fuori d’impaccio i due soci e insieme tenteranno di sventare un piano di Castelli.
(si allegano le recensioni del libro di Carlotto per una maggiore comprensione del libro).
L’interesse per questo libro è quello di rinverdire i fasti del poliziesco all’italiana adeguandoli però ai problemi della giustizia d’oggi con una finestra aperta alla società locale del nostro tempo.
E’ interessante anche l’approfondimento di una tematica come quella legata alla “Mafia del Brenta” in parte rimossa nell’immaginario del nord-est, una mala che ha origini dal Piovese (Piove di Sacco) e autoctona.
In più si analizzano i temi come quelli della giustizia e il modo di gestirla da parte dei magistrati.
Lo scrittore Massimo Carlotto è un giallista rinomato e oggi più che mai sulla breccia dell’onda, la sua storia riesce ad essere avvincente anche per effetto di una scrittura veloce e molto cinematografica.
Per i diritti è rappresentato da un agente con il quale abbiamo un contratto di opzione.
Desideriamo coinvolgere in questo progetto sia strutture pubbliche che soggetti privati Veneti per “incrementare l’immagine cinematografica” locale e questo allo scopo di rilanciare la nostra regione, essendo l’autore di Padova e volendo coinvolgere attori veneti come Fabio Sartor, Michela Cescon, il Battiston e Roberto Citran.
E’ un’operazione che se effettuata in maniera oculata può avere un certo riscontro economico.
Noi pensiamo di avvalerci dell’aiuto finanziario dei privati per il 50% (industriali locali) per € 1.250.000,00 con un’eventuale richiesta di integrazione al MBAC (Ministero Beni Attività Culturali) di un altro 50%.

 

IL PRESUNTUOSETTO

IL PRESUNTUOSETTO

Non dobbiamo essere succubi all’ideologia dello spettacolo, la sala non è affatto morta, il film indipendente è quello che mantiene in vita il cinema che tende a diventare troppo tecnologico o peggio un videogioco. Qui si fa un’attività creativa che non sempre è artistica, uno non pensa agli oscar o ai premi ma a un suo percorso, questo non significa che non apprezzi i riconoscimenti ma non deve svolgere la tua attività in funzione di questo e cmq gli altri non si svegliano perché lo dici tu, tu dici: prima faccio il film?!:::E allora comincia tu ad anticipare i soldi, è vero che tanti girano a Los Angeles…ma per gli studios, non esiste un capolavoro fatto con pochi soldi se non hai dietro un apparato distributivo economicamente forte (il cinema è anche economia, burocrazia) prova a produrre un film poi ne parliamo. Non è questione di immobilismo ma di soldi che non tornano, non sono un istituto di beneficienza e i decreti ingiuntivi incombono se non paghi. Un film costa, gli attori non vengono gratis (a meno che non siano amici e non credano in te) e con certi discorsi si rischia di andare a vuoto eppoi nessuno ha una purezza totale e burocrati dell’anima lo siamo tutti altrimenti saremmo dei romantici che fanno un solo film nella vita, burocretini ce ne sono tanti ma l’arte vuole la sua “parte” da recitar in commedia, non sempre si può essere artisti, scrivere un libro è molto più semplice (non coinvolgiamo nessuno) di idee poi ce ne sono milioni di milioni…in sostanza la realtà è complicata, quella del cinema ancora di più, sta a noi renderla piacevole nonostante le amarezze che sono tante. Claro? La maggior parte dei ragazzi vanno a vedere film d’azione americani, ormai si sono americanizzati anche nei comportamenti, parlano in inglese, ….poi pretendono di fare cinema quando nessuno va a vederli, perché la loro confezione non è di serie A, né B, ma C1 o C2.

GUSTI REGIONALI E TENDENZE DI COSTUME

Una ricerca di «Link» rivela le preferenze per aree geografiche. E alcune strane antipatie: lo sport per i liguri, i film per i piemontesi, la cultura per i siciliani. Seguendo i tasti del telecomando si può scrivere la storia del costume AUDIENCE Lo studio di 20 anni di rilevamenti che hanno riguardato ogni genere di spettacolo.

In fondo è impossibile negarlo: come sia davvero l’Italia si capisce anche dalla televisione. E no, non è la solita battuta da antiberlusconiani che grondano disprezzo a prescindere. Qui si parla di chi guarda cosa in tv e come ha cambiato gusti negli ultimi vent’anni di programmazione, dall’asservimento al cinema fino
all’esplosione del «factual», ossia il contrario della fiction. Una autentica mappa sociologica. Perciò «Decode or die», la cover story di Link , il periodico di comunicazione televisiva diretto da Marco Paolini che uscirà a maggio, è come il Diario di un viaggio in Italia di Stendhal, insomma la foto appassionata e acuta della situazione di un Paese, regione dopo regione. Solo che lì l’occhio era quello di un romanziere. Qui l’analisi è invece tecnica, frutto di vent’anni di Auditel, script, download e, oltretutto, aiutata all’infografica nel decodificare una quantità sterminata di dati. Ecco qui (e le sorprese non sono poche). DA NORD A SUD. Per dire, in Liguria lo sport in tv piace di meno mentre i friulani ne vanno pazzi, i trentini si tengono alla larga dai film, ai piemontesi «piasu nen» i telefilm, che non esaltano neppure i toscani e generalmente sono in calo anche al sud. Sorpresa: i reality e i talent piacciono al nord (ai veneti più i talent, ai lombardi più i reality) e al centro molto più che al sud, dove miniserie e fiction non fanno prigionieri. I «factual», i programmi informativi basati su sceneggiatura, spuntano qui e là (bene Lombardia, tragedia in Basilicata e Calabria) mentre l’accrocchio di «cultura e documentari» va bene in Liguria, resiste in Valle d’Aosta, Trentino e Umbria mentre affonda in Sicilia e Abruzzo. Nel complesso, come preferenze assolute, i talent show battono geograficamente i reality. E anche questo è un dato che fa riflettere. CORSI E RICORSI. Gli anni Novanta (vent’anni fa, non duecento) consegnano una tv ostaggio dei film prima visione e, ciclicamente, dello sport. I telefilm americani non esistono e la prima serie apparsa nei primi trenta programmi annuali più visti è Il commissario Rex nel 1998 che però è europeo (oggi gli Usa stravincono). All’inizio dei Duemila, addio cinema
e nuovi equilibri: arrivano i reality, i one man show, la pay tv diluisce lo strapotere del calcio e la fiction esplode: da Padre Pio a Perlasca , da Montalbano a Elisa di Rivombrosa . Nella seconda metà, Celentano, Benigni e Fiorello lucidano ancor più gli ascolti e torna quindi il varietà come a inizio Novanta con Fantastico e Scommettiamo che . GLI SHOW CHE FANNO EPOCA… In vent’anni sono decisamente tre: l’arrivo di Striscia la Notizia , che all’inizio durava sette minuti e adesso circa mezzora, la fiction italiana e il Grande Fratello . L’informazione satirica, quella sceneggiata e quella voyeuristica. E queste tre lenti d’ingrandimento portano in rilievo il microcosmo italiano, e talvolta anche il macro, dentificando aspetti che sociologi e psicologi a volte faticano persino a spiegare. E che di sicuro non erano stati in grado di prevedere. … E QUELLI CHE NON CAMBIANO. Se c’era un morto che camminava per i palinsesti italiani a inizio Duemila, almeno in prospettiva, era il Festival di Sanremo che nel 2004 (conduceva Simona Ventura), nel 2006 (edizione di Giorgio Panariello) e 2008 (tredicseima volta di Pippo Baudo) non sono neanche entrati nella top 10 dei programmi più visti dei rispettivi anni. Però il trend si è invertito e, anche grazie all’onda lunga di Amici e X Factor , gli ascolti sono drammaticamente risaliti al punto che oggi sia per appeal comunicativo che come percezione sociale – è tornato ai vecchi tempi. LA POLITICA. Ma lo sapete che i talk show politici sono più seguiti in Val d’Aosta (primato assoluto) che nel Lazio, dove peraltro c’è l’80 per cento dei palazzi di potere? Il sud è quasi sempre il dieci per cento sotto l’ascolto medio, la Calabria il 15, mentre il Friuli gradisce assai, Liguria, Umbria, Emilia Romagna e Marche sono stabili, mentre Lombardia, Piemonte e Sardegna sono svogliati. E quali sono le «politcstar» più seguite in assoluto? Uno dice: Santoro o Floris o Lerner. Invece no: sono Silvio Berlusconi e Romano Prodi, che con il faccia a faccia televisivo del 2006 in vista delle elezioni politiche poi vinte dalla sinistra hanno stracciato tutti i record. LA TV? UNA METROPOLI. Quando è nata, la tv era un piccolo condominio. Adesso è una metropoli di reti gratuite, a pagamento, digitale terrestre e satellite. I grattacieli, si sa, sono ancora Raiuno e Canale 5 e, giù giù fino a Voce o a Hip Hop Tv, sarà facile perdere l’orientamento ma più divertente fare il giro d’orizzonte.
I PROGRAMMI CHIAVE DEGLI ULTIMI QUINDICI ANNI Al «Commissario Montalbano» (prima serie 1999) con Luca Zingaretti si deve il ritorno della fiction made in Italy Il «Grande Fratello» parte nel 2000, con Daria Bignardi: è un fenomeno di costume che segna l’avvento dei reality «Striscia la notizia» debutta nel 1988.
Diventa subito una corazzata, influente e con ascolti costantemente record
PAOLO GIORDANO
la 24/04/2011 Il Giornale – Ed. Nazionale Pag. 25
(diffusione:192677, tiratura:292798)

WEB: SI PARLA O SI SCRIVE

Dice DI CORI MODIGLIANI che il web agli inizio è stata una portentosa e imbattibile rivoluzione , poi a poco a poco il sistema oligarchico che gestisce la cupola mediatica ha capito che doveva garantirsi da questo pericolo e così ha costruito dei binari sui quali far scorrere la cosiddetta informazione e ritornare a riprendersi la manipolazione. Si perché la libertà nel web senza un minimo di gerarchia è pericolosa senza contare che migliaia di persone possono finalmente esprimersi, qualcuno dice abbassando il livello del dibattito, c’è stata una recente polemica con il grande scrittore Umberto Eco, rispetto ad esempio gli esperti dei partiti che sono crollati come opinion leaders.
Innanzitutto il web funziona molto con la chat, con la condivisione di cose personali o cose curiose, meno con citazioni e filosofie, con tanti video che diventano virali ma perché siano tali devono essere curiosi o insoliti
Oggi chi è fuori dal social vive in un mondo appartato fatto di frutta candita dove si mangia ancora con le dita ujnh cibo passatista e il computer appare come uno strumento del diavolo, ma questo modo di fare appartiene quasi esclusivamente agli anziani che al massimo utilizzano il computer per inviare qualche email o leggere qualcosa sulle malattie e su wikipedia mentre i ragazzi passano ore nella vita virtuale in cui il parlare si confonde con lo scrivere. Si chatta in compagnia scrivendo con un linguaggio però più parlato. Cmq tante cose non si possono spiegare sul web, ci vuole il contatto diretto, la grana della voce, il tono l’espressione degli occhi non si possono sostituire, eppoi le battute possono essere fraintese, molte battute non si possono dire su internet, il linguaggio d internet è un linguaggio ridotto, dimidiato non può essere il massimo di espressione, è solo una porte di espressione poi ci vuole l’esperienza diretta altrimenti si rischia grosso.

TYCHE TYCHE TYCHE

Dea tyche
Simmi amiche
Quando ti becche
Tu e tua
Sorella Nike
TI DIKE:
Tanta felicità like
Grandi fike
DO andate
Che fate,
Ci aiuterete, dike?
Come amiche?

Dea giusta, Dike
Dea Fortunata, Tyche
Dea Vittoriosa, Nike
Dike, Tyche, Niche,
viviamo da amiche
niche biche vache
sicche picche nacche
tacche sacche lacche
dicche tippe cocche,
viva la fika, viva l’amoke

Roy Michielini

LE MASCHERE

Appunti e Disappunti
1) Con le maschere che coprono il mio volto posso finalmente vedere il nulla che c’è in me …è un paradosso, ma se il mio essere è a strati e la mia autenticità è ricoperta da tante sovrastrutture artificiose, le maschere mi facilitano i rapporti con gli altri e indossandole mi trovo felicemente a mio agio e se non abbiamo un contatto con noi stessi esse misurano il nulla che c’è in noi, se invece abbiamo attivato un qualche collegamento con la nostra essenza ultima o penultima esse funzionano a dispersione. Sappiamo chi siamo ma vogliamo confonderci e confondere gli altri.
2) La maschera dura e misura la tua andatura come ti porti con gli altri e come sei con te stesso
3) La maschera buttala nel cesso…Ma cosa resta fuori dalla maschera? L’io nudo, la nostra fragilità, la maschera sarebbe il ns carattere o come dice Reich la corrazza che indossiamo come forma di adattamento all’ambiente.
4 )Oscar Wilde dice che l’uomo è tanto meno se stesso quanto più parla in persona propria, dategli una maschera e vi dirà la verità, a Oscar Wilde piace il paradosso, con le maschere posso provare l’autenticità…E vivere in pace con me stesso e gli altri.
5) All’inizio la maschera permetteva di recitare una commedia, era una rappresentazione di altri esseri, avvenimenti circostanze, faceva parte della condizione umana, del fato, della presenza degli dei.
6) La maschera nasconde fa vedere ciò che non c’è e quindi sviluppa il nulla che viene ripristinato come fantasia, potenzialità, l’essere completo indossa una maschera che aggiunge a ciò che è il proprio essere, tutta una parte di ciò che manca e quindi maschera, quando l’uomo nasconde se stesso, si nasconde per sé e per gli altri e questo maschera al punto tale se stesso che attraverso questo meccanismo si apre, ecco perché con la maschera attiviamo la nostra conoscenza-coscienza.
Essere + maschera + maschera = personalità?!

REGRESSUS AD UTERUM CONTRA ITINERARUM MENTIS IN DEUM

E’ meglio il REGRESSUS AD UTERUM o L’ITINERARIUM MENTIS IN DEUM.
Tutti e due sono percorsi che si scontrano con una realtà che non ci piace e alla quale non sappiamo adattarci.
Molto spesso tendiamo nella nostra vita consapevolmente o inconsapevolmente verso forme di autodistruzione talvolta accentuata da atti di autolesionismo (nel senso proprio di automobili) che comportano la ricerca del NULLA, un nichilismo totale che ci porta ad un desiderio di finitudine e consunzione fisica a completare l’opera anticipata a volte da un gesto plateale, come il passare per un incrocio all’alba con gli occhi chiusi e attendere una specie di responso divino, se si passa indenni vuol dire che bisogna continuare a vivere e trovare una ragione, se no portiamo con noi nel disastro gente innocente che non c’entra proprio niente: il destino incommensurabile che viene così sfidato, tornare da dove si è nati quando niente era ancora cosciente, in quel magma indifferenziato di vuoto e ombre. Ma Il regno oscuro delle ombre e dei mostri è un ritorno simbolico ad un particolare stato primordiale dell’essere che accomuna ogni uomo nell’inconscio collettivo. Nel profondo risiedono i Moventi delle nostre azioni per entrare nella zona di morte illuminata dalla luna e sperimentare la rinascita. L’archetipo della Grande Madre può svolgere un ruolo ambivalente, ossia il ritorno al grembo materno che significa sia LA MORTE CHE LA RIGENERAZIONE DELL’INDIVUDUO da un punto di vista alchemico, il voler annullare o modificare (VITRIOLUM) una personalità che ci crea disagi, il regressus ad uterum ci dice che dobbiamo attraversare un percorso di totale “rifacimento” di noi stessi in cui si può rischiare la perdizione ma anche un nuovo parto, più consapevole di sé, un nuovo porto direbbe il poeta, mentre invece non vorrei citare ma lo faccio, la luce alchemica, L’ALBEDO che subentra alla NIGREDO, più prosaicamente la luce in fondo al tunnel di MONTIANA memoria. Ma questo è un percorso con la morte a fianco, che ci può avvolgere da un momento all’altro (come nei film i percorsi di pazzi, “drogati” o quelli che hanno assassinato) e che può trascinarci verso lo sprofondamento e l’oblio (l’inferno) oppure la risalita magari come percorso spirituale (dal piombo all’oro) verso l’itinerarium mentis in deum (il percorso non è speculare) ma sarebbe completo, dal basso, la melma il fango, l’istinto, all’alto, all’altro, la leggerezza, la luce celestiale una spiritualità che tutto permea e ci fa vivere nella gioia del divino….

IL PARADIGMA SCIENTIFICO E IL LINGUAGGIO COMUNE

Se per parlare bisogna essere esperti allora non dovrebbe parlare nessuno e invece ci hanno insegnato dalla seconda elementare che le conclusioni di uno studio sono patrimonio comune e chiunque può citarlo, sui criteri seguito lo può spiegare chi l’ha fatto, cioè lo specialista. L’insieme di studi crea una letteratura di settore derivante da una ulteriore astrazione di più concetti, che a volte non sono provati ma che costituiscoscono probabili sviluppi date le premesse scientifiche. E’ quindi assurdo non parlarne, altrimenti non posso essere ad es. contro il nucleare perché non essendo specialista non riesco a capire il problema, ma d’altra parte non devo rischiare di essere costretto a parlare “scientificamente” perché ci sono valutazioni politiche a prescindere.
Quando tutti diventiamo “scientifisti” per poter fare un discorso politico siamo beccati dai veri esperti e considerati cialtroni o peggio ciarlatani, invece possiamo benissimo citare le teorie scientifiche di uno scienziato o le sue conclusioni a riprova di una certa tesi politica, questo riguarda il nucleare, c’è un dato incontrovertibile in termini di scorie, ma per quanto riguarda le antenne ci sono dei contrasti teoretici notevoli, sugli effetti alle persone, sulle misurazioni, sulle relazioni sulle malattie, altri contrasti riguardano il trattamento dei rifiuti l’anaerobico l’aerobico, le biomasse, il biocombustibile e avanti misurando tant ‘ è vero che un bravo amministratore per scegliere non essendo “scientifico” per tipi di scuole frequentate o scientifista riguardo la memoria di diverse teorie, dovrebbe sentire tutte e due le campane e in base a quello che dicono gli esperti in un confronto tra di loro, sciegliere la cosa giusta.
Però c’è anche una componente ideologica in ognuno di noi più o meno marcata, più o meno nascosta che a volte ti fa intervenire in un senso o in un altro. L’interazine tra volgarizzazione di teorie scientifiche, valutazioni politiche e componenti ideologiche determinano la scelta di una opzione, tenendo presente anche la letteratura nota, del tuo gruppo di riferimento

IL NON LUOGO A PROCEDERE VERSO IL SENSO O IL DISSENSO

Quando ci si trova in uno spazio ancorato al nulla, quando lo spazio è silenzio assoluto, quando si è e non si è sospesi, si percepisce solo il proprio respiro, quando ogni cosa mi porta via allora vuol dire che io sono sul confine dove tutto passa in direzioni diverse, dove i percorsi sono caotici, ma non essere in un luogo o essere in tutti i luoghi fa parte di un certo misticismo, anche l’utopia non abita i luoghi, ma governa i sentimenti dei luoghi, l’utopia è sempre fuori luogo, ancorata in uno spazio ideale nutrito da un pensiero desideroso di combinazioni eccitanti, un pensiero incontaminato, mai esistito se non personalizzato nella nostra mente e oggettivato nei nostri discorsi, nei nostri scritti, un luogo ti fa appartenere, quando appartieni ad uno spazio puoi errare, non appartenendo puoi solo riferirti al nulla e immaginare … un grande mare e un Ulisse che naviga, ma di solito l’uomo si lega ad uno spazio determinato e lo percorre per tutta la vita, a volte lo spazio è limitato come i pochi metri quadri di un negozio, un ufficio e per questo sogna di errare nel mondo, ma lo spazio dà identità, perché il mondo non è volatile e tu non sei sempre in giro da qualche parte, la comunità ti vede, in quello spazio che percorri in bicicletta o meglio più facilmente in auto, quelle strade quotidiane e ripetitive …
Ogni individuo occupa uno spazio nel pianeta lo percorre per piccole distanze, ogni tanto decide di allontanarsi per andare in ferie in uno spazio attiguo o in uno molto lontano, sconosciuto per attivare il suo senso di avventura o meno sconosciuto dove svilupparsi nelle relazioni anche se temporanee, ma certe seppure limitate…

DISTRIBUZIONE

Oggi ci troviamo di fronte ad una pluralità di linguaggi cinematografici:
a) il mercato americano è molto più potente con i block buster, ci sta colonizzando a livello di contenuti e si prende la più grossa fetta del mercato italiano;
b) il mercato italiano si è ripreso ma riguarda solo le commedie in primis, meno il cinema d’autore che cmq riesce ad arrivare anche in Europa;
c) ci sono i film europei per lo più inglese e francesi che riescono ad incassare un altro 15% grosso modo.
Quindi le ragioni sono economiche, bisognerebbe fare un block buster come quelli usa, un film spettacolare da 60 milioni ed essere distribuito in tutto il mondo.
La lingua inglese domina in tutti i settori per questo la cultura italiana dovrebbe essere salvaguardata, perché si stai inglesizzando sempre di più.
Ci sono anche ragioni politiche che “spingono” certi film che non hanno un grande valore intrinseco, ci vuole meno politica e più meritocrazia…ma questo fatto a ben pensare apparteneva ad anni addietro.
Oggi l’unico problema è la confezione: se il film non entra nel grande giro produttivo e distributivo non incassa se non importi minimi come certo cinema indipendente che tira a campare perché non ha una distribuzione efficiente