UNA TRAGEDIA ITALIANA

La rassegna “Treviso Finestra sulle Dolomiti” ha avuto il 23 giugno la sua seconda serata all’interno del prestigioso Palazzo dei Trecento. Presieduta dal Prof. Aldo Solimbergo ha trattato un tema di grande impatto emotivo che ha riguardato la nostra memoria collettiva: la tragedia del Vajont di cui hanno discettato in tanti in questi decenni, ma che è rimasta scolpita nel nostro ricordo con tutte le sue inquietanti domande.

A parlarne è stato lo storico Maurizio Reberschak in una cornice di pubblico attenta, già autore de “Il Grande Vajont” (ultima ed. Cierre 2016), un incontro questo organizzato dal Lyon Sile e dall’Associazione Ufficiali di Treviso.

A introdurre la serata è stato proprio Aldo Solimbergo che ci ha fatto conoscere Giorgio De Cesaro. Chi era costui? Era un compagno di banco di Aldo e uno dei morti di quello che ha definito “un evento che colpì a freddo mietendo tante vittime nel primo vero benessere economico del dopoguerra”.

Ci furono – continua Aldo Solimbergo – delle responsabilità precise di vari esperti, che più esperti di loro non c’erano, un sacco di direttori di tutti i tipi, progettisti, ingegneri, responsabili “nel governo dei processi”, che alla fine sono solo stati processati.

Ha coinvolto Kant e l’uomo come fondamento ontologico che ha fuori di sé il cielo e dentro di sé una legge morale che “Dio ci ha inculcato”.

La Sentenza finale del giudice sulla tragedia di 458 pagine, del processo intentato contro tutti questi esperti, inizia con una citazione biblica: “ quel giorno le acque si ruppero”. Dio crea, ma l’uomo genera caos nelle sue azioni maldestre e la “Laudate Si’ Mi‘Signore di Papa Francesco che è una lettera enciclica sulla cura della Casa Comune esordisce dicendo:”per nostra madre terra che protesta per il male che le provochiamo”.

Forse è l’ottimismo della ragione che provoca mostri? Che ci induce a credere che l’uomo possa dominarla questa terra, anzi schiavizzarla? Ma poi così nascono i disastri o le catastrofi. Fino a che punto sono naturali se lo chiede lo storico Maurizio Reberschak. Sono interventi della natura o nella natura, ovvero un intento esterno di manipolazione della natura? Domande o sottigliezze terminologiche sui limiti delle responsabilità umane, ma anche i terremoti possono dipendere dall’uomo se la sua azione di sfruttamento delle risorse crea ad es. il gas radom.

Fino a che punto però la sua azione genera danni e fino a che punto invece dipende da altre forze, Ci sono a questo proposito i negazionisti (come il prof Battaglia che nega qualsiasi incidenza dell’azione umana, e gli apprensivi, i primi sono pronti a negare le evidenze, i secondi a crearne di molto ipotetiche, cmq dice lo storico Reberschak, che sono prevedibili anche se il tempo e il modo possono sfuggire.

Una valanga dalla scossa di terremoto era già stata anticipata negli anni ‘30, ma tra disastri e catastrofi si crea una sottile linea rossa. Un disastro compiuto suggerisce un interrogativo sulle responsabilità penali, la diga si rompe o crolla per il contenuto e in un’altra circostanza si parla di un disastro di 400 morti, ma nel Vajont e siamo nel ‘63, la diga non è andata giù, è stata costruita con tutti i crismi, a scopo idraulico per lo sfruttamento dell’energia e il disegno grafico rappresentato in diapositiva, assomiglia ad un grande Dente con le sue radici in profondità. Era alta 261,60 metri cn un parapetto di tre metri, nasce ridotta poi s’alza sempre di più in corso d’opera, ci sono questi cambiamenti progettuali ma il Ministero avalla tutto senza verifiche e autorizzazioni, la ditta fa ogni cosa di sua iniziativa (Sono amici).

E invece al Monte Toc nessuno ci aveva pensato, era un monte che gli abitanti del posto giudicavano un po’ particolare, anzi matto (tocco) non era un monte affidabile: che Dio ce la mandi buona! Aveva dichiarato uno dei due imputati della tragedia.

Avvisaglie ce n’erano state nel corso del tempo, frane, esondazioni e quindi già si temeva questo monte Toc, si erano fatti dei consolidamenti fino a 200 metri di profondità.

La tragedia avvenne il 9 ottobre ‘63 alle ore 22,39: una gigantesca onda si riversò su Casso ma creò solo piccoli danni qualche morto (erano solo spruzzi) ma ci fu l’onda di ritorno, due onde: una verso ovest e una verso est che colpì l’abitato di Longarone, quest’ultima carica di una gigantesca potenza distruttiva nella valle del Vajont che fece sparire in un baleno l’abitato di Longarone. L’effetto era simile a due bombe atomiche con riflessi negli altri luoghi di Castellavazzo, Codissago, Erto e Casso, in una serata sportiva dove nei vari bar si sentivano i rumori dei televisori che ancora la gente non possedeva, e lo speaker che trasmetteva la partita in differita tra il Real Madrid e i Rangers Glasgow. Avventori spazzati via assieme ai televisori.

Ci fu una mobilitazione dell’esercito perché non esisteva la Protezione Civile, solo volontari senza mezzi nemmeno i guanti avevano, i cadaveri scoppiavano, si disseminavano lungo il corso del Piave fino al mare di Caorle, brandelli di cadaveri imprigionati nelle reti dei pescatori. I primi soccorsi usavano anche le scale, le barelle erano finite e Fortonia la frazione distrutta fungeva da cimitero: 1910 morti, anagraficamente di molti non si è saputo più nulla, scomparsi. La Giunta comunale volle rendere uguali i morti, gli stessi ceppi marmorei, le stele, a modo di unificazione della memoria, anche se si crearono due Associazioni che ricordarono il fatto in maniera diversa, un contrasto nella memoria, mentre un paese completo spariva in un istante.

Paolini, l’uomo di teatro, nella sua Orazione Civile rappresentata tanti anni dopo, parla di rimozione della memoria, perché il Vajont dà fastidio nell’Italia del benessere, l’Italia che cominciava a mangiare carne e questa tragedia turbava la sensibilità pubblica, è vero ci sono i vivi che vagano nelle macerie, che rappresentano l’ordinaria disperazione, ma così non si può, diventa visivamente insostenibile, la popolazione perciò viene fatta sgomberare, inizia l’esodo.

Nasce una bambina di Longarone quella stessa notte solo perché per caso sua madre era stata ospitata dal suocero in un paese più in alto.

Il processo per “legitima suspicione” viene trasferito a L’Aquila per gravi situazioni relative alla sicurezza e all’incolomità pubblica, solo due pene comminate, uno è l’ing Biadene che non lavorava più alla Sade ma all’Enel un ente pubblico, Sade un nome sinistro e Sespidoni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Biadene fa 1 anno di carcere a Venezia, 150.000 carte prodotte e tenute nell’archivio dell’Aquila dove a seguito del terremoto del 2009 viene danneggiato. Nella sentenza non si parla di un processo alla scienza ma di uomini rispetto ad altri uomini: famosa è stata la sua invocazione al cielo (Biadene) che abbiamo detto più sopra.

La ricostruzione interessò l’urbanista Samonà, vennero innalzati degli orribili bunkers di cemento armato come se si fosse in guerra con la natura, Anche Del Vecchio di Luxottica utilizzò gli incentivi della ricostruzione a Agordo e la stessa chiesa ricostruita di Longarone assume una fisionomia di un teatro.

Gli articoli di Tina Merlin, giornalista comunista, (niente a che vedere con l’altra Merlin, socialista, di origine padovana) del 1983 sull’Unità furono denunciati come turbativa dell’ordine pubblico, mentre l’autore teatrale Paolini si ispirò a lei per il suo Oratorio Civile e il regista Martinelli trasse un film più vicino però al disaster movie di fattura hollywoodiana.

Insomma si ripresenta l’eterna questione: Le catastrofi naturali sono prevedibili?

L’uomo può prevedere molto e senz’altro la storia ci dice che si poteva prevedere il disastro del Vajont: disastro umano dovuto all’intervento dissennato dello sfruttamento delle risorse idriche, ce lo dice l’Unesco, nonostante i tanti esperti messi in campo che di fronte agli interessi hanno potuto ben poco e Reberschak conclude con un inciso di Alfred Stucky (non quello del molino): nessuna opera vale la morte di un operaio. Se giudichiamo da questo punto di vista sarebbero molte le opere che non valgono niente eppure continuano a farsi per i tanti interessi economici che si generano.

Infine la colorita chiusura di Solimbergo: noi montanari della pianura pensiamo di progettare nuovi incontri di questo tipo pensando di progettare fatti e inserendo anche le testimonianze dirette per la prossima edizione. La morte corre lungo il fiume (Piave) potrebbe essere un documentario di tutta questa triste vicenda.

Il ‘63 fu considerato un anno apocalittico, era morto Papa Roncalli, molto amato dalla gente, era morto Kennedy nel famoso attentato (venivano all’epoca raffigurati nei tappetti azzurri che si attaccavano alle pareti) poi il Vajont, a quando la fine del mondo si chiedevano in tanti?

 

LA CRITICA CINEMATOGRAFICA DOVE VA?

Parliamo di un tema abbastanza scottante come quello della critica cinematografica, lo fa Roberto Chiesi nella rivista online “Diari di Cineclub”. Oltre a lamentarsi della Tv ormai scaduta a rotocalco scandalistico, livellata a miserabili teatrini dove si fa finta di discutere e che manifesta degrado, appiattimento, annullamento, anche la critica cinematografica non è rimasta immune cominciando a delegittimare la nozione di autore cinematografico. A differenza del passato in cui la critica cinematografica era troppo selettiva quando non esisteva attenzione se non di sufficienza ai fenomeni del cinema popolare e di genere, che ha ignorato grossi autori come Monicelli, Risi e Zampa, oggi si verifica il fenomeno opposto, in cui nella attuale critica cinematografica far passare di tutto privilegiando addirittura sottoprodotti beceri e scadenti dell’industria. Insomma questa critica è diventata spazzatura esaltando quel “Gran Pezzo di Ubalda tutta nuda e tutta calda” pensando che quello sia cinema. E’ un esempio emblematico del degrado italico nel voler rivalutare personaggi come Lino Banfi mediocre e monocorde protagonista di sottoprodotti, si parla di una critica spazzatura che esalta cinepanettoni con l’umorismo basato sui peti, rutti e infimi doppi sensi attraverso un processo di involgarimento e di massificazione del pubblico. Questi pseudo-critici – ribadisce il Nostro – sono gli apologeti del filmetto e rappresentano una critica spesso supponente e ignorante svalutando grandi autori come Visconti, Antonioni e Godard. Si parla di negazionismo e di teppismo intellettuale….

Beh, io ritengo che questo discorso sia un po’ troppo esclusivo e anche un po’ reazionario nel senso che il cinema è un’arte complessa dove ognuno ci sta a modo suo come in una chiesa, che ha rivestito forme diverse dove l’arte a volte si è tradotta in semplice mestiere, altre volte ha raggiunto vette poetiche, picchi intellettuali, quello che conta però è la capacità di avere consenso dietro a se, un film può piacere ai critici meno alla gente, può essere completamente ignorato o passare inosservato, ma al presente è giusto che ci sia attenzione là dove il film esprime qualcosa di importante, mentre si possono storicizzare dei film del passato spesso semplici sottoprodotti, ma è giusto che ci sia la possibilità di rappresentare non solo gli autori ma anche tutti quei cineasti che hanno fatto film di genere e il cinema in genere-

 

LE DEMOCRAZIE MODERNE

hanno un grosso problema di credibilità e si stanno svuotando dei loro significati + vivi, oggi come oggi solo un segnale di cambiamento indurrebbe la politica ad uscire dalle sue fase di stallo, di immobilismo. Una politica radicale servirebbe allo scopo non nel senso obsoleto di massimalismo, ma di capacità di andare alla radice dei problemi per tentare di risolverli, molto spesso il centro ha rappresentato e rappresenta la superficialità, l’inadeguatezza a capire il conflitti, le dinamiche sociali, il piatto conformismo. Ormai dagli anni ‘90 il Centro inteso come CAPITALISMO COMPLESSIVO, non ha più bisogno di politici, è gestito direttamente dai tecnocrati così come il passaggio del Grande Capitale della Confindustria, dall’economia alla politica.
Il centro visto da sinistra o visto da destra e sistematicamente perseguito, porta ad un appiattimento, a quella vecchia politica democristiana che tarpa le ali all’innovazione, ma oggi il radicalismo, anche se quello di destra a volte non si capisce cosa vuole, che Berlusconi in passato è stato definito non di centro, ma di destra (non ha mai voluto accordarsi nelle grandi questioni con l’opposizione facendo delle pessime leggi) può dare un contributo di vivacità culturale e politica, di creatività contro il conformismo repellente e l’appiattimento imperante, c’è bisogno di nuove idee e non delle solite condite con salse stomachevoli.

 

DESTRA, SINISTRA, C’ENTRO? 2° parte

Destra e sinistra erano pieni di contenuti contrapposti, lo scontro avveniva nella società come nel parlamento, almeno fino a quando non ci fu la dittatura fascista che esautorò la rappresentanza parlamentare, la quale riprese ufficialmente con le prime elezioni del 2 giugno del ‘46 con il ritorno dei partiti dalla clandestinità e i loro dirigenti dall’estero.

Alcuni di loro volevano che restasse la monarchia, altri invece che nascesse la repubblica incolpando la Famiglia Reale di contiguità col fascismo.

L’Assemblea Costituente era formata dai vari partiti che avevano preso parte alla Resistenza, compresi i Badogliani e redasse la Costituzione che entrò in vigore il primo gennaio del ‘48.

Ancora per un trentennio la tensione ideologica rimase alta basta ricordare l’attentato a Togliatti e la storica contrapposizione tra PCI e PSI da una parte, DC PSDI PLI PRI dall’altra con l’MSI che difendeva i valori del passato fascista fuori dall’Arco Costituzionale.

Una ulteriore spinta ideologica avvenne con il ciclo di lotte del ‘68-’69 che vedeva alleati lavoratori e studenti con forti rivendicazioni salariali che rafforzarono una spinta extraparlamentare di sinistra, a cui si contrappose quella extraparlamentare di destra.

Poi dopo il periodo di lotta armata in cui l’ideologia era stata sacralizzata dal sacrificio e dalla immolazione, ci fu un lento declino delle stesse ideologie spesso associate a varie utopie sociali e quindi poco realistiche e al loro posto avanzava un nuovo edonismo consumistico con la riscoperta di altre attrazioni e si parlava verso gli anni ‘80 di disillusione, di disincanto, di morte delle ideologie e delle utopie nel nuovo che avanzava, che si chiamava post-industriale, economia dematerializzata, pensiero debole, anzi sterile.

Senza contare che nel bisogno sincero di cambiamento sociale c’avevano fatto la carriera un sacco di politici di sinistra con la loro oratoria efficace, ma sostanzialmente inutile, relegata alla speranza e al “prospettivismo” come disse lo stesso Pasolini.

Inoltre nessuna forma di democrazia portava al socialismo come constatava il politologo Norberto Bobbio e la consunzione interna delle repubbliche popolari dell’est provava l’inefficacia del partito unico, che

avrebbe nelle intenzioni portato alla dittatura del proletariato e in seguito a quella democrazia proletaria che si sarebbe retta dal basso, invece fece crescere una burocrazia conformista e ubbidiente, prona ai voleri di un leader assoluto, ma anche ai suoi umori e alle sue stravaganze, alla fine il capitalismo vinceva su tutti i fronti e allargava i suoi mercati anche all’est.

Intanto già nella prima metà del novecento il popolo si era trasformato dapprima in folla che si identificava con un capo, (Psicologia delle Folle) poi in folla solitaria (Il Film di Ruttmann – Sinfonia di una grande città) e infine attraverso il consumismo della seconda metà, in massa inerme(L’Uomo Consumatore saggio di David Riesman) come forma di appiattimento della soggettività e dei gusti.

Subentrò la rivoluzione mediatica, (Mc Luhan) i Media, anzi i mass-media che dominavano dall’alto attraverso gli opinion leader, i messaggi e potevano “alterare” la percezione delle cose, i giornali riuscivano a manipolare facilmente e la democrazia “borghese” nonostante gli scontri di piazza sembrava un sistema invincibile, non si poteva uscire da essa, senza farsi male e col rischio di essere “manipolati” da un regime dittatoriale come nelle democrazie popolari.

In questa realtà “verticale” i partiti si contendevano il potere dietro una loro ideologia ormai stantia e di facciata, mentre in realtà facevano solo traffico di influenze e di occupazione della società civile da parte della politica, in cui si finiva per privilegiare il centro e metterlo in testa, rispetto alla destra e alla sinistra.

Dopo il periodo DC contro PCI , ideologico fino alla farsa (Peppone e Don Camillo) subentrano i governi di centrodestra e di centrosinistra mentre però la corruzione dilaga in una logica spartitoria da Manuale Cencelli che mette in pericolo lo stesso concetto di democrazia, in cui si fa a pezzi l’economia divorata dalla politica del comando che riesce a ridisegnare nuovi privilegi.

Un’altra rivoluzione è quella attuale dovuta alle nuove tecnologie al web e agli spazi di interattività in cui tutto tende a svilupparsi in “orizzontale” e che trova decisamente contrari i vecchi partiti di matrice ottocentesca, sia di destra che di sinistra, che si sono retti per due secoli su vetuste gerarchie paralizzanti e clan consolidati di potere, usando in maniera eccessiva il monopolio dell’intellettualità istituzionale ed accademica, che non hanno saputo prevedere un benessere collettivo continuo, dall’alto della loro conoscenza “superiore” e altamente “specialistica” tendendo a mantenere invece consistenti privilegi di casta.

Viene altresì recuperato il pensiero dal basso, degli attivisti di base intellettualizzati dalla scolarizzazione di massa e da una crescente socializzazione di nuove idee e di integrazione dei mezzi di informazione che meglio conoscono una realtà come quella attuale dove vige “il post” nel senso non solo di post-politico, post-industriale post-ideologico, con il coinvolgimento di quella che una volta era una massa passiva, in una nuova soggettività che non vuole rimanere subalterna ai mostri sacri del sapere moderno sempre più incapaci di uscire dall’asfittica tendenza di un pensiero borghese, tradizionalista e debole, rigenerando invece lo stesso pensiero di nuovi e impensabili sviluppi, e quindi valorizzandolo.

Oggi ogni articolo di un opinion leader è commentato da migliaia di anonimi hater (odiatori seriali) che molto spesso criticano anche ferocemente l’articolista e il significato delle cose che vuol fare passare.

Un pensiero anti gerarchico si fa strada, più vincolato alle cose della vita e alla realtà e meno intellettualizzato, che riduce la complessità e aumenta però la semplificazione.

Leggendo sia l’articolo che i commenti si può avere una visione completa di un fenomeno mentre le scelte tendono ad essere fatte in maniera più partecipata scalzando il presunto esperto di partito asservito e conformista e quindi incapace di vedere il nuovo che avanza….anche se spesso si traveste nelle forme usuali.

DESTRA, SINISTRA, C’ENTRO? 1° parte

I partiti politici sono stati sanciti anche dalla ns Costituzione, ma esistono da sempre.

Ai tempi di Dante Alighieri nella turbolenta Firenze c’erano le fazioni, chi stava da una parte (Guelfi) chi stava dall’altra (Ghibellini), si teneva per il partito dei Neri ma c’era chi teneva per quello dei Bianchi, c’erano conflitti, ma anche complotti, guerre, lotte intestine tra Signori ed Aristocratici per la supremazia e il potere.

Il partito allora non era ancora strutturato con gli iscritti e le tessere come oggi, ma aveva i suoi capi carismatici da seguire, che poi erano i vari personaggi delle famiglie più in vista della città o del contado, si parteggiava per uno o per l’altro dei contendenti, spesso in lotta tra di loro, in mezzo a trame, manovre, competizioni, conquiste, vendette, duelli, macchinazioni, intrighi e omicidi.

Altri esempi furono in Inghilterra, con l’assalto al Parlamento e l’uccisione del Re Carlo Primo nella guerra tra i due partiti, quello dei monarchici e quello dei parlamentari, c’era chi stava da una parte e chi dall’altra o nella rivoluzione francese abbiamo il partito dei Montagnardi che si contrappone a quello dei Girondini, repubblicani federalisti quest’ultimi, gruppo radicale i primi e nel quale si sviluppò il partito dei giacobini, la parte più estremista dei montagnardi (il club dei Giacobini) e i Sanculotti che si contrapponevano ai Borghesie e agli Aristocratici che indossavano i pantaloni alle ginocchia.

Ma è nello ’800 che troviamo i primi esempi di partito moderno grazie alle molte ideologie sorte già dopo la rivoluzione francese: c’erano i conservatori se non reazionari, i primi propugnavano la conservazione dello status quo e quindi anche dei privilegi, i secondi volevano addirittura tornare indietro perché i tempi presenti erano pericolosi e troppo liberi e, a causa di ciò i costumi decadevano, i liberali che invece propugnavano la libertà individuale e d’impresa, i repubblicani considerati sovversivi perché al potere c’erano i monarchici, i socialisti che stavano dalla parte dei lavoratori sfruttati, altrettanto sovversivi se volevano ribellarsi al potere costituito.

Poi venne Marx che se la prese con Proudhon e i socialisti utopisti e fondò in clima positivistico il socialismo scientifico che doveva sbaragliare tutti gli altri partiti operai.

Nel loro seno alla fine dell’800 esistevano 2 correnti molto importanti: gli Anarchici che rifiutano la politica istituzionale e quindi stavano fuori dal parlamento e i socialisti che si dividevano quasi subito tra di loro in riformisti e massimalisti e qui cominciavano ad esserci i circoli, le cooperative di solidarietà, le tessere di iscrizione, ma anche i socialisti subirono il tradimento del massimalista Mussolini che optò per la guerra (prima guerra mondiale) l’Italia diventava la Grande Proletaria , assieme ai nazionalisti che rappresentavano la destra reazionaria e militarista.

Gli stessi socialisti subirono nel ‘21 la scissione a sinistra da parte dei comunisti.

Destra e Sinistra prendevano fisionomia, mentre negli anni ‘70 dello ’800 avevano solo una configurazione parlamentare e dipendeva dal fatto che si sedevano rispetto alla Presidenza, quindi con scarsa connotazione ideologica, marcando ben poche differenze, al punto tale che si mettevano insieme d’accordo per creare delle maggioranze mobili (trasformismo) dopo la prima guerra mondiale invece le lotte operaie e contadine da una parte, gli ex combattenti, i nazionalisti dall’altra e i proprietari terrieri e gli industriali nel mezzo, fecero si che montasse una netta distinzione tra sinistra, destra e centro, dove l’ideologia la faceva da padrona, aiutava a schierarsi in una delle tre zone politiche, talvolta anche in due in nome del vecchio trasformismo italico.

Il nazionalismo italiano conobbe all’inizio del ‘900 un fermento culturale con la creazione di riviste inneggianti alla guerra vera igiene del mondo.

I valori della destra erano: Dio, Patria e Famiglia, il trono e l’altare, quindi la religione, la nazione e il nucleo cellulare su cui si basava l’impianto sociale, mentre grossi scontri ideologici traducevano le divisioni sociali ed economiche: la lotta di classe, le rivendicazioni del proletariato contadino ed operaio.

I padroni terrieri e delle industrie difendevano le loro proprietà dagli scioperi selvaggi, anche utilizzando i fascisti contro le illegittime occupazioni contadine.

Se i padroni sposano per lo più l’ideologia conservatrice, liberale di stampo monarchico, i nazionalisti ex combattenti si collocavano nell’estrema destra, cosi come i fascisti che avevano anche un programma politico confuso in cui si mischiavano esigenze padronali e rivendicazioni dei lavoratori opportunamente depurate dall’ideologia marxista, sostituita dall’economia corporativa che implicava una collaborazione tra le classi, programma condito da un revanscismo nazionalistico.

Il fascismo seppe costruire una terza via contro il capitalismo liberale e il socialismo marxista, mentre l’anarchismo rimaneva più un movimento ottocentesco con connotazioni anche romantiche.

Fine prima parte

 

UN’ANALISI SU TRUMP ON LINE

In questo mondo ci sono gli internazionalisti, gli universalisti, i cattolici e chi ha una sensibilità religiosa, ma c’è anche il capitalismo internazionale che guida i vari capitalismi locali, ma pure i tanti capitalismi parziali, le banche di tutti i tipi che finanziano le loro attività.
Perché Trump dà tanto fastidio alla stampa pur essendo un imprenditore di successo che si è impuntato a volere delle regole che possono anche danneggiare le multinazionali?
I capitalismi sono tanti, milioni di milioni, e da tanti decenni ormai si parla di liberalizzazione totale, di conquista di mercati, di espansionismo. Ultimamente i media hanno lanciato la notizia che metà del reddito globale è in mano a poche grandi società.
Ma Trump dice no al TTIP – Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, che antepone il mercato e gli interessi privati a quelli della collettività attraverso una riduzione degli standard sociali ed ambientali, quindi dice no alla liberazione del commercio tra Usa e Europa che tanto piaceva ad Obama, ma Trump dice di no perché il TTIP favorisce la “cinesizzazione” dell’economia e la conseguente disoccupazione della forza-lavoro Usa.
L’ Europa però con il Canada ha già fatto lo stesso accordo, (Ceta) e quindi la Ue è favorevole alla circolazione di prodotti a poco prezzo, inquinanti con un costo di lavoro basso che non favorisce i lavoratori europei, a differenza della manodopera Usa che verrebbe invece protetta da Trump, magari riscoprendo quei dazi ormai dimenticati, per far in maniera che gli americani ritrovino il lavoro anche deregolamentando l’economia, (e questa sembrerebbe una contraddizione).
Quindi nessun interesse ambientalista per Trump, ma per motivi politico-elettorali, perché i lavoratori votano e chi governa vive di consenso. Ecco per cui la sua politica è molto parziale, anzi può risultare semplicemente contraddittoria e confusa, da creare perplessità tra gli stessi grandi gruppi mondiali Usa e le banche internazionali che ormai da tanto tempo agiscono a livello globale.
Ci sono dei contrasti tra gli stessi capitalismi, quello industriale, quello finanziario, quello dei servizi, quello agricolo e ognuno per un motivo o l’altro (i tanti vincoli imposti localmente) fa fatica a seguire il capitalismo globale rappresentato dal TTIP.
Quindi Trump chiede un riassetto dell’Intera economia Usa basata sulla difesa di quei capitalismi parziali in grado di mantenere il benessere Usa a detrimento di un unico grande capitalismo Mondiale, scontando anche contrasti di politica tra di loro e quindi criticando la dottrina del Neoliberismo che fino ad oggi è stata una vera religione, ALMENO là dove questa non riesce più a coinvolgere le grandi masse Usa nell’economia.
Meno concorrenza quindi e più prodotti tecnologici di alto livello che però per i prezzi più alti possono essere assorbiti da una parte ristretta della popolazione americana e questa appare una ulteriore contraddizione, cmq Trump vuole tornare ai dazi x salvaguardare le produzioni locali e su questo può essere d’accordo anche il Movimento 5 Stelle e di chi parla di COMUNIONISMO ECOLOGICO.
La differenza tra Trump che vuole solo che non sparisca il lavoro e i movimenti sociali che sfruttando le nuove tecnologie respingono l’invasione dei prodotti inquinanti è totale, perché tra i provvedimenti di Trump c’è quello di investire in oleodotti roba ormai in fase di esaurimento, dimostrando che non capisce dove il futuro va a collocarsi, a differenza di questi movimenti che auspicano la fine del petrolio, a favore di un altro sviluppo molto più pulito e condiviso, che sanno quindi vedere il futuro e la sostenibilità ambientale, il prodotto interno basato sulla felicità ecc., ma non si tratta di un comunismo ecologico, bensì la consapevolezza di condividere la sola terra, anche se si parla di altri sistemi solari, perché è l’unica che abbiamo.
Si tratta di un capitalismo più sociale dove si rinuncia alla mondializzazione dell’economia, alla globalizzazione spinta che distrugge le differenze culturali , perché il prodotto globale ha due gravi difetti, è il frutto di uno scambio diseguale o differenziale per ore lavoro e quindi di costo di lavoro che mantiene la povertà dei paesi poveri, oltre a far si (secondo) che molti paesi intermedi lavorino a prezzi bassi e questa ricchezza finisce per trasferisci nei paesi più evoluti (come Usa ed Europa) che però mantengono tanta disoccupazione .
Quindi la globalizzazione inaridisce il capitalismo avanzato e la sua classe operaia costretta a lavori insicuri, a precarietà varie, ma Trump dà fastidio anche perché politicamente si è circondato di personaggi fautori di politiche estreme e trova critiche da parte della popolazione più internazionalista che pur stigmatizzando la globalizzazione vuole un mondo più unito e chi ha una sensibilità religiosa e solidaristica .
Vedremo se riuscirà a combinare qualcosa a creare quella dialettica antiglobalizzazione o invece tutto finirà nel nulla, ovvero nelle chiacchiere.
Il futuro dovrà fare i conti con le risorse limitate del sistema, con l’inquinamento, con i cambiamenti climatici aumentando di fatto i controllo soprannazionali, con il consumismo che crea tanta spazzatura, con la raccolta differenziata che crea economia a passo ridotto e la necessaria regolamentazione delle attività, con le polveri sottili e la deforestazione, se non vogliamo distruggere il pianeta bisognerà pensare a consumare di meno ed essere più austeri, mentre il capitalismo dovrà investire sulle energia rinnovabili. Parliamo quindi di limiti che tendono all’infinito, solo se tutti consumeranno di meno, solo se ci sarà un controllo demografico, ci sarà la possibilità di sopravvivere, ma l’umanità dovrà rinunciare al business delle armi e fare meno di combattersi e instaurare una sorta di comunismo ecologico, dove le risorse verranno condivise e si troveranno soluzioni razionali grazie alla cooperazione.
Il comunionismo ecologico non ha niente a che vedere con le teorie marxiste sulla classe operaia, si basa sulla condivisione sovranazionale della risorsa terra in maniera tale da evitare la distruzione, sullo scambio uguale tra i paesi per ridurre la circolazione della manodopera, sulla distruzione della guerra e su una economia che mantiene i canoni dell’autonomia privata, ma più solidaristica e sociale

RAI LA CONVENZIONE E’ SCADUTA E TU LO SAI TU LO SAI!

La riforma Rai, se ne parla ogni tanto, ma tutto rimane fermo e impalpabile.
S’attacca al Pd in una specie di scambio letale: Io vi difendo a Voi governo e Voi mi proteggete, ma la situazione è ormai da fine di una storia infinita. Non si merita che noi paghiamo il canone, deve vivere con le proprie risorse e cosa farebbe? Sarebbe un fallimento visto che non è capace di fare soldi con la pubblicità, ha sempre fatto favori a Mediaset nonostante fosse pagata dai contribuenti per fare servizio pubblico, si è comportata come una grande figlia di “puritana”, Dante ne parlerebbe come se fosse l’Italia (Ahi Serva Italia), ha fatto una finta concorrenza a Mediaset in verità sostenendola, facendola vincere (avrà avuto i suoi vantaggi) e visto che i suoi dirigenti non sono stati capaci di raccogliere i proventi pubblicitari dovrebbero ridursi lo stipendio del 50%, per incapacità manifesta, è solo grazie al Santo Canone pagato dai cittadini se la Rai non è fallita.
Quindi sarebbe giusto non pagarlo e mandare i tre canali nel privato, così dovrà, (sarà costretta veramente) a far concorrenza a Mediaset, ovvero salvare un canale (+ alcuni tematici) e pagare al massimo 30 euro di canone MA SENZA PUBBLICITA’ con programmi assolutamente diversi da quelli di una Tv commerciale.
Ritorniamo alla questione della convenzione scaduta. In teoria si potrebbe fare a meno della Rai, basterebbe non rinnovare la convenzione, ma si apre il problema di tutto il personale, bisogna anche vedere quello che è stato assunto per concorso e quello che è stato assunto grazie alla raccomandazione dei partiti. Il primo potrebbe accedere in caso di una riforma che si basi su un solo canale e optare per la nuova gestione, l’altro seguirebbe la Rai nel privato.
Visto che c’è una separazione gestionale e amministrativa tra Rai Way e Rai Pubblica, una eventuale convenzione potrebbe essere rinnovata con la BBC edizione italiana la quale avendo una storia di completa indipendenza dai partiti potrebbe finalmente gestire la comunicazione in maniera corretta senza favorire qualche gruppo di potere, quello che la Rai in un sessantennio non è stata capace di fare mai, in questo caso molti dipendenti potrebbero essere assorbiti dalla nuova struttura.
Gian Sart
Ps: La “concessione” è scaduta. A chi fa gioco procrastinarla? Se verrà rinnovata resterà in vigore per 20 anni. Prevista dalla legge Gasparri n.112 e disciplinata anche dall’art. 49 T.U. D. Lgvo 177 del 31.7.2015, ci sarà anche il nuovo “contratto di servizio” tra Rai e Mise per 5 anni.
La nuova legge Rai, la n° 220 ha lo stesso numero della legge Cinema, sarà una coincidenza, ma è stata pubblicata sulla G.U circa un anno prima, il 28 dic. 2015.
La vecchia convenzione è scaduta il 6/5/2016, ed è stata prorogata

LA SINISTRA E’ RIMASTA INDIETRO

Lo diceva parecchio tempo fa lo stesso Marx in uno stadio di sviluppo economico capitalistico,  che le forze produttive confliggevano con i rapporti di produzione e questo avrebbe provocato la rivoluzione materiale della società, le forze produttive anche in termini soggettivi avrebbero “rotto” con i preesistenti rapporti di produzione.  Mi fa piacere constatare che in una fase di sviluppo delle forze produttive indotto dalle nuove tecnologie digitali e la conseguente esplosione del Web che tutta la sinistra attuale più o meno radicale, radical shic, riformista in questo contesto fa parte dell’arretratezza di queste forze produttive, capaci di convivere magnificamente con gli attuali rapporti di produzione e addirittura reazionarie al punto tale che certi privilegi li ha ben assorbiti e non vuole rinunciarvi, mentre invece grazie alle nuove tecnologie digitali assistiamo ad una crescita soggettiva di queste forze produttive al di là della gestione di potere dell’opinione pubblica.

Tra coloro che c’hanno capito qualcosa in questi ultimi dieci anni c’è anche Beppe Grillo altrimenti definito comico dai suoi detrattori e tra coloro che non c’hanno capito niente ci sono quegli intellettuali  altrimenti definiti  futurologi ed illuminati, mentre i politici di tutte le forze politiche si sono rivelati altamente  miopi e grigi, altrimenti definiti capaci e intelligenti dai loro protetti, insomma siamo di fronte ad una rivoluzione che ancora tanti non capiscono, ad un rivolgimento totale dovuto ai nuovi media ad un cambiamento di gerarchie, addirittura ad una loro riduzione, che fa capire come la democrazia si allarghi a dismisura e che nella fase iniziale si può attraversare anche  un po’ di confusione.  Che poi perfino uno come l’udicino Casini voglia rilanciare il suo movimento seduto sulle scalette del teatro in maniera informale fa capire più di mille discorsi cosa sta succedendo.

E’ tutto scritto…nel web

 

 

 

 

 

LA BRUTTA LEGGE CINEMA

La legge Cinema Franceschini è stata approvato questo novembre alla Camera ed è talmente deficitaria da costituire un’altra di quelle leggi del passato governo Renzi che deve essere assolutamente modificata, altrimenti morirebbe completamente anche questo settore. Oltre ad una “cattiva scuola” Renzi ha pensato anche ad un “cattivo cinema”, ma la cosa che più colpisce è che di fondo il settore d’ora in avanti con questa nuova legge si baserà sull’assistenzialismo “paradossale”, chi incassa al botteghino avrà diritto ai finanziamenti automatici da parte dello Stato contravvenendo ai principi elementari di efficacia della spesa pubblica, la filosofia di fondo è quella di premiare con i soldi pubblici chi sul mercato è già forte magari imponendo tasse ai cittadini che non arrivano alla fine mese, senza contare che da sempre la Rete si oppone ai finanziamenti assistenziali allo Spettacolo (ben 400 milioni) visto che ci sono problemi molto più urgenti come la disoccupazione, il lavoro, la sanità, la casa, a nessuno interessa un settore ridotto a 20 imprese che diventerebbe con la nuova legge, assolutamente marginale e privilegiato. Abbiamo detto a più riprese che il settore cinematografico soprattutto quello indipendente te deve essere in grado di mantenersi da solo, potenziando la sua distribuzione nel mercato italiano.
Facciamo un esempio: attualmente ci sono 100 film prodotti in Italia in un anno, solo 20 incassano oltre il milione, 30 stanno sotto e 50 non incassano quasi niente.
Una legge come quella attuale con i finanziamenti automatici darebbe soldi ai 20 film (che poi sarebbero aiuti di stato mentre invece bisogna fare in maniera che siano gli altri 80 film a incassare, come? Creando questo circuito di 300 sale in tutta Italia finanziato con la TASSA DI SCOPO da far pagare ai maggiori media come Google, Facebook e Youtube e altre società di settore, e non con i soldi pubblici, evitando nel contempo che le risorse siano date a chi è già ricco.
Queste di seguito sono le principali modifiche auspicabili alla Legge 220 del 14/112/2016 – FRANCESCHINI-RENZI PER SALVARE IL CINEMA INDIPENDENTE:
1) all’art. 13 si deve inserire una Tassa di scopo del 10%, da applicarsi anche a Google, Youtube, Facebook oltre agli altri soggetti del settore e media televisivi e di telefonia, in quanto sono molti i film che compaiono gratuitamente in questi social distogliendo il pubblico dalle sale, che raggiunga la cifra di 400 milioni, che attualmente VIENE ALIMENTATA dallo Stato rinunciando alle proprie tasse di Iva e Ires nel settore, soldi quest’ultimi che invece potrebbero essere impiegati per altre questioni sociali;
2) sempre all’art. 13 aumentando la percentuale dei contributi selettivi, quelli che valutano i progetti, al 25%;
3) all’art. 20 è riconosciuto un credito d’imposta esteso alle distribuzioni pari al 60% per i film indipendenti;
4) agli artt 23-24-25 togliendo i contributi automatici in quanto Aiuti di Stato e inserendo al loro posto Rai Servizio Pubblico e Rai Servizio Pubblico 2.0 e Decentramento Rai Servizio pubblico nelle Macro Regioni;
5) all’art 26 si inserisce un comma , il 5° sul Cinema Territoriale e il decentramento delle Commissioni di selezione sui progetti nelle Macro Regioni (mantenendo anche una Commissione Nazionale);
6) all’art. 28 la creazione di un circuito distributivo del Cinema Indipendente con tanto di Agenzia di Promozione;
7) all’art. 34 la definizione delle quote, percentuali di acquisto del cinema europeo e italiano di cui al 50% quello indipendente italiano ed europeo, la definizione non tanto del produttore indipendente ma dei film indipendenti e una sanzione pari, in caso di non rispetto delle quote, del 10% dei fatturati delle televisioni sottratti eventuali acquisti di film indipendenti.
Oltre al Governo però bisogna fare una critica anche ai rappresentati istituzionali del Cinema, che hanno dimostrato nel tempo di essere solo autoreferenziali e molto spesso di farsi gli affari loro svendendolo il settore per qualche vantaggio personale e quindi di essere in continuo conflitto di interesse.
C’è da aggiungere anche che il cinema non è propriamente un’industria, almeno il cinema indipendente bensì artigianato, un motivo per cui a suo tempo nacque il CIAC (Coordiamento Italiano Audiovisivi Cinema nel 2006.
Infine diciamo una verità triste, triste triste come te, Cinema!. Le associazioni di autori non sono per niente democratiche, non ci sono elezioni interne, sono sempre gli stessi che si autoeleggono ormai da una vita e i “supposti e supposte” leaders si servono della politica di settore per fare il gioco delle parti o come sopra, non si deve fare politica per avere un finanziamento pubblico anche questa è una forma di corruzione: diciamolo!
Nel mio sito www.carofilm.net e nel gruppo facebook “cinema politica in movimento”ci sono i dettagli di questi articoli da modificare

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA N. 220 – 4° parte

Art.34 – Delega al Governo per la riforma della promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi.
Al Comma 2 punto a) SOSTITUIRE al posto di “introdurre procedure più trasparenti etc” fino a “tali obblighi” con altra disposizione prevista dal Disegno di Legge Di Giorgi all’art. 29.
Nuova riformulazione del Comma 2 punto a):
NELLE MISURE DA ADDOTTARSI PER LA PROMOZIONE DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO DA PARTE DELLE EMITTENTI TELEVISIVE NAZIONALI E DI INTERESSE NAZIONALE, ECCETTO LE TV LOCALI, (modifiche del sottoscritto) VIENE RISERVATA OBBLIGATORIAMENTE UNA QUOTA NON INFERIORE AL 10% DEI FATTURATI ANNUI AL NETTO DELL’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO, ALL’ACQUISTO DI OPERE FILMICHE ED AUDIOVISIVE DI PRODUZIONE ITALIANA ED EUROPEA, DA ESTENDERE AL 15% AL SOGGETTO AFFIDATARIO DELLA CONCESSIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO RADIOTELEVISIVO.
Un ulteriore sostituzione riguarda il punto e) non definendo però il produttore indipendente ma i film indipendenti:
e) SONO FILM INDIPENDENTI I FILM D’AUTORE, SPERIMENTALI, D’AVANGUARDIA E TUTTI QUELLI A LOW BUDGET CON UN COSTO DI PRODUZONE INFERIORE A € 1.500.000,00 CHE NON SIANO STATI COPRODOTTI DA TELEVISIONI NAZIONALI ED EQUIPARABILI SECONDO IL MIBACT A FILM DIFFICILI.
Per quanto riguarda le sanzioni per il mancato rispetto delle quote aggiungere al punto successivo:
f) PREVEDERE UNA SANZIONE PARI ALL’IMPORTO DELLA PERCENTUALE PREVISTA DEL 10% DEI FATTURATI ANNUI AL NETTO DELL’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO, DA PARTE DEI FORNITORI DI SERVIZI DI MEDIA TELEVISIVI, AUMENTATA AL 15% ALL’AFFIDATARIO DELLA CONCESSIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO RADIOTELEVISIVSO, DETRATTI GLI EVENTUALI INVESTIMENTI FATTI PER ACQUISTO DI FILM INDIPENDENTI COMPRESI DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI NEL CORSO DELL’ANNO.

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA N. 220 – 3° PARTE

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA N. 220 – 3° PARTE

Un’altra modifica riguarda un’aggiunta all’interno dell’art. 28 e due integrazione all’art. 34 sulle quote. Vediamo prima l’art. 28, e aggiungiamo il 6° comma:
6. ALLO SCOPO DI AUMENTARE LA CIRCOLAZIONE DEL CINEMA INDIPENDENTE NEL TERRITORIO ITALIANO, VIENE ISTITUITA UNA AGENZIA DI PROMOZIONE E DISTRIBUZIONE DEL MEDESIMO CHE SI AVVALE DI UN CIRCUITO DI SALE ADERENTI DIFFUSO IN OGNI REGIONE ITALIANA.
TALE AGENZIA SARA’ FINANZIATA IN PARTE, DALLA TASSA DI SCOPO DI CUI AL 2° COMMA ALL’ART. 13 DELLA LEGGE 14.11.16 N. 220. (modifiche del sottoscritto).
LE SALE CHE ADERISCONO AL CIRCUITO POSSONO ESSERE PRIVATE, COMUNALI, PARROCCHIALI, APPARTENENTI ALLE ASSOCIAZIONI DI CULTURA CINEMATOGRAFICA, CINECLUB, SALE DI QUARTIERE CHE SERVONO ANCHE COME CENTRI DI FORMAZIONE, UNIVERSITARIE, OCCUPATE, SALE GESTITE SUL TERRITORIO REGIONALE DALLE FILM COMMISSION.
LE SALE ADERENTI OTTERRRANNO UN MARCHIO CHE DARA’ DIRITTO AD UN FINANZIAMENTO DIRETTO DEL MIBACT PER LA PROIEZIONE ESCLUSIVA DI FILM INDIPENDENTI ED UNA DEFISCALIZZAZIONE COMPLETA PER MOTIVI CULTURALI.
LE SALE PER MANTENERE IL DIRITTO AL MARCHIO DOVRANNO AVERE UNO STANDARD DI QUALITA’, I FILM INDIPENDENTI COMPRESI DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI DOVRANNO ESSERE CIRCUITATI PER ALMENO 6 MESI ATTRAVERSO UNA MULTIPROGRAMMAZIONE GIORNALIERA AVVALENDOSI DELLE NUOVE TECNOLOGIE DI PROIEZIONE.
I FILM INCLUSI DOVRANNO AVERE UNO STANDARD TECNICO DA SALA CIMEMATOGRAFICA.
LE PROIEZIONEI VERRANNO EFFETTUATE IN DIGITALE (DCP) STANDARD INTERNAZIONALE 2k-4k CON SCHERMO FISSO.
L’AGENZIA AVRA’ ACCESSO A SCOPO PUBBLICITARIO ALLE TRASMISSIONI RAI DI CUI AGLI ARTT 23-24-25 (modifiche del sottoscritto).
PER LA PROMOZIONE DEL CIRCUITO E DEI SINGOLI FILM INDIPENDENTI VERRA’ CREATA UNA RIVISTA ONLINE GRATUITA E CARTACEA AL COSTO DI € 1,00.
L’AGENZIA SI COORDINERA’ CON TUTTI GLI ISTITUTI CULTURALI ITALIANI DEL MONDO PER ORGANIZZARE ALMENO UNA RASSEGNA ANNUA DI FILM INDIPEDENTI E POTRA’ IN ACCORDO CON I SINGOLI PRODUTTORI IMPEGNARSI A “VENDERE” SINGOLARMENTE O IN “PACCHETTI” I FILM AI FORNITORI DI SERVIZI DI MEDIA AUDIOVISIVI ANCHE ESTERI, IN PRIMIS PER IL CANALE TEMATICO DELLA RAI DI CUI ALL’ART 24 (modifiche del sottoscritto) E COMUNQUE A TUTTE LE EMITTENTI DI INTERESSE NAZIONALE NEL RISPETTO DELLE QUOTE DI ACQUITO E PROGRAMMAZIONE STABILITE DAL’ART. 34 DELLA LEGGE 220, DEL 14/11/16.
Questo è il sesto comma (da inserire poi tecnicamente) aggiunto all’art. 28 che disciplina i fondi dati alle sale italiane. La quarta e ultima parte delle modifiche da me proposte riguarda l’art. 34 che viene definito quello delle quote di acquisto e programmazione dei film italiani e in particolare di quelli indipendenti (50%) sulla falsariga del disegno di legge DI GIORGI. Io lascerei perdere le quote che riguardano la produzione interna ai singoli media che dipendono dalla loro politica aziendale, mentre l’obbligo d’acquisto del 10% si concentra verso soggetti esterni, in maniera tale che si apra un mercato per i produttori indipendenti anche a livello internazionale grazie alle vendite tramite Agenzia.

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA n° 220 – 2a parte

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA n° 220 – 2a parte

Questo è il testo delle modifiche da me apportate che riguardano l’abolizione dei FINANZIAMENTI AUTOMATICI (artt23,24,25) al loro posto RAI SERVIZIO PUBBLICO, RAI SERVIZIO PUBBLICO 2.0 e RAI DECENTRATA , mentre l’art. 26 viene integrato dal CINEMA TERRITORIALE.

Ecco il testo da me modificato:

  • SONO ABROGATI GLI ARTT. 23 (contributi automatici per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione delle opere cinematografiche e audiovisive) 24 (modalità di erogazione del sostegno automatico alle imprese cinematografiche ed audiovisive attraverso la richiesta da parte dell’impresa di una posizione contabile presso il Mibact) 25 (il decreto attuativo che delinea i requisiti minimi sotto il profilo della solidità patrimoniale per ricevere questi benefici automatici) IN QUANTO DEFINITI COME AIUTI DI STATO.
  • L’ART. 23 viene sostituito col seguente:
    RAI SERIVIZIO PUBBLICO
    A) SUPERAMENTO DI RAI FICTION E RAI CINEMA SOSTITUITI DA UNA UNICA RAI BASATA SUI CANALI (COME ERA IN PRECEDENZA);
    B) TRASPARENZA MEDIANTE LA PUBBLICAZIONE ON LINE DELL’ELENCO DEI DIRITTI ACQUISITI ANNO PER ANNO E L’ISTITUZIONE DI UN REGISTRO ONLINE DEI FILM FINANZIATI A TUTTI I LIVELLO SPECIFICANDO LE SOCIETA’ BENEFICIARIE;
    C) ACCESSO DEI PRODUTTORI INDIPENDENTI PORTATORI DI CONTENUTI INNOVATIVI.
  • L’ART. 24 viene sostituito col seguente:
    RAI SERVIZIO PUBBLICO 2.0
    A) QUOTE DI PROGRAMMAZIONE, ACQUISTO, DI FILM INDIPENDENTI, DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI PREVEDENDO MULTE SOSTANZIOSE SE NON VEGNONO RISPETTATE, DA VERSARE AL CIRCUITO DISTRIBUTIVO DI CUI ALL’ART. 28;
    B) TALE OBBLIGO RIGUARDA ANCHE ALTRI FORNITORI DI SERVIZI DI MEDIA AUDIOVISIVI DI INTERESSE NAZIONALE E PIATTAFORME VARIE CHE DISTRIBUISCONO CINEMA IN STREAMING ATTRAVERSO ABBONAMENTI, ECCETTO LE PICCOLE TV PRIVATE O ALTRI FORNITORI DI MEDIA AUDIOVISIVI LIMITATI;
    C) CREAZIONE DI UN CANALE TEMATICO RAI DI FILM INDIPEDENTI COMPRESI DOCUMENTARI E CORTOMETRAGGI.
  • L’ART. 25 viene sostituito col seguente:
    A) DECENTRAMENTO RAI SERVIZIO PUBBLICO NELLE MACROREGIONI PREVISTE AL COMMA 5°, PUNTO A) DELL’ART. 26, TRAMITE PREACQUISTO DI DIRITTI DI ANTENNA PER FILM TERRITORIALI E FINANZIAMENTO DI DOCUMENTARI LOCALI SULLE BELLEZZE, CURIOSITA’, PRODOTTI;
    B) BANDI LOCALI PER PROGETTI E SCENEGGIATURE DA SVILUPPARE.
  • L’ART. 26 – CONTRIBUTI SELETTIVI
    Al comma 2° abrogare: anche da imprese non titolari di una posizione contabile ai sensi dell’art. 24 della presente legge;
    Al comma 4° abrogare: ovvero il loro addebito alla posizione contabile dell’impresa, istituita ai sensi dell’art. 24.
    AGGIUNGERE IL COMMA 5° – CINEMA TERRITORIALE SUL PRINCIPIO DI LOCAL-GLOBAL (STORIE LOCALI PER UNA DISTRIBUZIONE INTERNAZIONALE) ATTRAVERSO:
    A) IL DECENTRAMENTRO DELLE COMMISSIONI DEL MIBACT IN MACRO REGIONI.
    – TORINO (PIEMONTE, VAL D’AOSTA, LIGUARIA, SARDEGNA);
    – MILANO (LOMBARDIA, EMILIA ROMAGNA);
    – VENEZIA (VENETO, TRENTINO ALTO ADIGE, FRIULI VENEZIA GIULIA);

– FIRENZE (TOSCANA, UMBRIA, MARCHE);

– ROMA (LAZIO, ABRUZZI);

– NAPOLI (CAMPANIA, MOLISE) ;

– BARI (PUGLIA, BASILICATA);

– PALERMO (SICILIA, CALABRIA).

B) FILM COMMISSION CHE SI COORDINO TRA DI LORO E BUROCRATICAMENTE (MODELLI E PROCEDURE UNIFORMI) CON IL MIBACT, CHE MATURANO UN FINZIONAMENTO REGIONALE IN BASE AI RISULTATI OTTENUTI IN TERMINI DI FILM O PROGETTI REALIZZATI E UNA PERCENTUALE PER STIPENDI E ONERI DEL PERSONALE CHE NON PUO’ SUPERARE IL 20% DELLO STESSO BUDGET, MEDIANTE SOSTEGNO AI PRODUTTORI PER AIUTARLI AD INTERAGIRE CON SPONSOR DEL TERRITORIO, PROMUOVENDO IL CROWDFUNDING LOCALE E COINVOLGENDO LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI, FAVORENDO IL CINETURISMO E CERCANDO I FINANZIATORI ESTERNI GRAZIE AL TAX CREDIT. PER QUESTA RICERCA FINANZIARIA LE FILM COMMISSION INTROIETTANO UNA PERCENTUALE DEL 5%.
LE COMMISSIONI CHE SELEZIONANO I PROGETTI NELLE MACROREGIONI, HANNO LE STESSE MODALITA’ DI FUNZIONAMENTO DI QUELLE PREVISTE AL COMMA 2° DELL’ART. 26, CONVIVONO IN MANIERA PARITETICA CON LA COMMISSIONE UNICA NAZIONALE.

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA n° 220 – 1a parte

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA N. 220 – 3° PARTE

QUANTUM OF SOLA!

E’ uscita la notizia, ci sono arrivato un po’ in ritardo, che Virginia Raggi era eleggibile e viene respinto il ricorso sul contratto stipulato tra il blog di Beppe Grillo e i candidati. Per mesi un sacco di politici che si ritengono esperti avevano fatto una campagna denigratoria contro Beppe Grillo e ci avevano tartassato il cervello CON  improperi E commenti talvolta offensivi, su facebook. Ora l’estensore del ricorso che si è fatto un po’ di pubblicità, dal nome curioso VENERANDO MONELLO, che è pure un avvocato, ma di legge a quanto pare ne capisce poco, solo col Pd poteva cercare di salvarsi dalla sua mediocrità (che magari gli da’ un posto di lavoro) per conto di questa CIRINNA’ UNA ALTRA GRANDE ESPERTA POLITICA – che figuraccia! Una persona competente che non riesce a capire l’articolo 49 della Costituzione, è meglio che ritorni a curare i cani, e buon ultimo quel personaggione di Gasparri in coppia con un certo ARACRI, che hanno parlato anche di estorsione, proprio lui che è cresciuto in un ambiente politico dove l’estorsione era una costante, il tutto col corollario di mezze seghe di intellettuali che c’hanno rotto per mesi su questa cosa, è bene che parlino meno, anzi meno parlano meglio è per tutti e che cerchino di caprie di più. Per mesi vomitando discorsi di odio, sghignazzando sul dilettantismo di Grillo quando il problema semmai riguarderebbe l’art. 67 della Costituzione ma sempre dopo una sentenza (tenendo presente che il Tar a volte è un bastian contrario) e quindi riguarderebbe il parlamento italiano che ha una funzione legislativa diversa da quello europeo. E questi sarebbero gli esperti della politica. Quindi cari parlamentari europei che ve ne siete andati dal M5S la cosa diventa più seria del previsto.

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA n° 220 – 1a parte

Abbiamo parlato in dettaglio del disegno di legge Franceschini, poi abbiamo analizzato i singoli articoli del Testo Senato che è diventato legge e adesso consideriamo alcune modifiche fondamentali necessarie alla Legge 220 se vogliamo che il cinema indipendente possa vivere.
Cominciamo dall’art. 13 della Legge 220 comma secondo, dopo il Piano Straordinario per la digitalizzazione del patrimonio cinematografico ed audiovisivo:
VIENE ISTITUITA UNA TASSA DI SCOPO IN MISURA NON INFERIORE A 400 MILIONI DI EURO ANNUI PER I SENGUENTI SETTORI DI ATTIVITA’:
A) DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI;
B) PROGRAMMAZIONE E TRASMISSIONI TELEVISIVE;
C) EROGAZIONE DI SERVIZI DI ACCESSO AD INTERNET;
D) SOCIAL E VIDEO IN RETE (GOOGLE – YOUTUBE – FACEBOOK) PIU’ PIATTAFORME IN STREAMING;
E) TELECOMUNICAZIONI FISSE – TELECOMUNICAZIONI MOBILI;
F) DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA THEATRICAL. SONO ESCLUSE LE MONOSALE E LE MULTISALE SE DISTRIBUISCONO UN FILM PER SALA.
LA PERCENTUALE DELLA TASSA DI SCOPO E’ DEL 10%.
Il comma 5 dell’art. 13 dovrebbe essere sostituito in questo modo:
SI PROVVEDE AL RIPARTO DEL FONDO PER IL CINEMA E L’AUDIOVISIVO TRA LE TIPOLOGIE DI CONTRIBUTI PREVISTI, FERMI RESTANDO CHE L’IMPORTO COMPLESSIVO DI CUI ALL’ART. 26 (CONTRIBUTI SELETTIVI) NON PUO’ ESSERE INFERIORE AL 25%.
Proseguiamo con l’art. 20 Legge 220. Riguarda il Credito D’Imposta per le imprese esterne. Il testo si potrebbe modificare in questa maniera:
E’ RICONOSCIUTO UN CREDITO D’IMPOSTA NELLA MISURA MASSIMA DEL 30% DELL’APPORTO IN DENARO EFFETTUATO PER LA PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI OPERE CINEMATOGRAFICHE E AUDIOVISIVE ELEVATE AL 40% IN CASO DI CONTRIBUTI SELETTIVI DEL MIBACT E AL 60% IN CASO DI FILM INDIPENDENTI COSI’ COME DEFINITI DALL’ART. 34 NELLA RIFORMULAZIONE DI FILM INDIPEDENTE AL POSTO DI PRODUTTORE INDIPENDENTE.
Nel prossimo post proseguiremo cn le altre modifiche che riguardano l’abrogazione dei contributi automatici, al loro posto la definizione di Rai Servizio Pubblico, la disciplina dei contributi selettivi con il decentramento delle Commissioni nelle macro-regioni e altro ancora. Nell’articolo che riguarda i media audiovisivi inseriremo la definizione di film indipendente al posto di produttore indipendente e anche delle percentuali di produzione e programmazione minime di questi media, perché la legge-quadro attuale definisce la percentuale del contributi selettivi entrando in un particolare, la percentuale dei vari tax credit, ma lasciando la normativa generica quando le fa comodo, quindi non è neanche una legge quadro, semmai una legge cornice con un quadro vuoto.

MODIFICHE ALLA LEGGE CINEMA n° 220 – 2a parte

LEGGE FRANCESCHINI – CAPO VII° Disposizioni Transitorie e Finali

Art. 38 – Copertura Finanziaria: € 233.565.000,00 anno 2017
€ 233.985.572,00 anno 2018
€ 233.565.000,00 anno 2019
Con corrispondente riduzione di varie autorizzazioni di spesa di cui ai punti a) b) c). Dall’attuazione dei Decreti Legislativi non devono derivare mai maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 39 – Abrogazioni di varie disposizioni come il Decreto Legislativo n° 28/2004.
Art. 40 – Norme Transitorie
I crediti d’imposta continuano ad essere disciplinati fino all’emanazione dei relativi decreti attuativi cn la vecchia normativa.
Art. 41 – Entrata in vigore
1° gennaio 2017 eccetto gli articoli 33, 34, 35, 36, 37i cui decreti legislativi sono approvati entro un anno.
Molti decreti verranno approvati entro il 30 aprile 2017.