ANATOMIA DI UNA SINISTRA SCORAGGIANTE va bene anche spostando la A in E.

Il giochetto è semplice, elementare, dai tempi dei tempi ravvicinati della sinistra: nell’85 c’era il pericolo del fascismo e del razzismo rappresentato non mi ricordo da chi, nel ‘90 continuava questo pericolo, rappresentato da un altro, nel 95 pure e avanti “cul brun” dicono in Friuli. La sinistra quella istituzionale per intenderci, si è sempre alimentata sulle paure del fascismo e del razzismo, è un modo per esistere e resistere, per carità il razzismo è sempre dietro l’angolo, e il fascismo pur essendo una trascurabile maggioranza come diceva Ennio Flaiano, rimanene presente nel nostro panorama politico, ma vogliamo sapere come incide nell’epoca dei mass media in cui i giornali distruggono qualsiasi fascismo con una notizia contraria e dove certi personaggi vengono dimenticati perché nessuno ne parla più?

Oggi ritorna sempre la solita storia, il razzismo è alle porte non se ne può più perfino Veltroni che si è fatto una carriera non solo sulle paure, si indigna naturalmente poi essendo la sinistra istituzionale piena di gaudenti ascoltanti vanno tutti dietro, gli piace farsi “in(o)culare” questa paura per via verbale e riavanti “cul brun”.

Il nostro – vostro Velt. parla di una nuova sinistra che lui ha tradito già a 30 anni per fare carriera politica, roba da fare Yoga diventare elastici e mangiarsi i costiglioni – e invece con la faccia come il c…urandero s’affaccia per parlare di destra, con scandalo lui che l’ha sempre praticata. Adesso ce l’hanno con Salvini e con i vari rigurgiti, giustamente perché è un avversario, solo che esagerano per ottenere qualche vantaggio politico, la realtà non la capiscono perché sarebbe contro il Pd, ma la progettano sulla paura del fascismo, con i capi e capetti che ogni giorno dicono per rinascere, visto che non li considerava nessuno, che siamo in pieno fascismo, come nell’85, nel ‘90 nel ‘95 ecc ecc, di media ogni 5 anni c’è un pericoloso ritorno fascista: “dateci il potere a noi del Pd che siamo onesti e visti i tempi cercheremo di rubare poco, su per favore, altrimenti cosa stiamo a fare qui?”

Intanto vanno in vacanza tipo NewYork, dicono qualcosa di sinistra ogni tanto, danno due euro al poveretto di colore fuori dalla Chiesa, ogni tanto, e sono felici di amare il prossimo loro, non sempre, e ripetono che bisogna unirsi ad es. in un partito progressista popolare proletario anti Salvini e M5S amico del fascista e quindi di destra. PPPP SS Partito Progressista, Popolare, Proletario Socialdemocratico di Sinistra, che diventa pppss, cioè “voglio bagno”, ma perché voi cari dirigenti di Leu e di Pap oltre che Pd (mezza vigogna) non rinunciate a presentarvi alle elezioni per una volta e così magari rientrate nella realtà e capite qualcosa, ritornando con una idea di sinistra e così sarete più agguerriti tra qualche anno, però dovete adesso cominciare a fare i cittadini, a lavorare come gli altri, a capire il mondo in cui vivete, a vedere la realtà com’è e non come vorreste che fosse, invece adesso la costruite a vostro uso e consumo coinvolgendo una massa di poveri cristi che sentono particolarmente la sofferenza totale per l’extracomunitario salvo poi il giorno dopo fregarsene completamente di tutto, se lavora sotto sfruttamento, se spaccia ecc. ecc. il senso di colpa a tratti ti permette di continuare a fregartene di tutto, basta che ci sia quella si, l’agapè cristiana e socialista.

 

IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO E L’ ATTUALE SISTEMA ECONOMICO MONDIALE

Il governo del cambiamento presuppone una politica che possa produrre cambiamento e quindi ben superiore a quella della gestione degli affari correnti o degli interventi doverosi (l’ho vuole l’Europa). Bisogna vedere quindi i tanti atti del governo che vengono espletati, se come in passato ce ne sono parecchi di “neutri” (più che di destra o sinistra) significa che cmq i tecnicismi dei vincoli la vincono e che il cambiamento non esiste, c’è solo una economia che può funzionare o rimanere stagnante. Se funziona e aumenta l’occupazione il periodo è buono e solo una minoranza ideologica continua a lamentarsi per autocostrizione, se invece l’economia non cresce e ci sono da pagare i debiti contratti con l’Europa, tutti si lamentano e se la prendono con il governo e quindi con la politica che dovrebbe fare i miracoli, ma se è tecnicistica quasi sempre bada a degli interessi più nascosti, magari alle banche – come è avvenuto in passato e quindi dà più soldi alle imprese e meno alle famiglie anche perché qualcosa di tangibile ritornava alla classe politica in termini di finanziamenti. L’attuale governo almeno nella sua componente a 5 stelle punta assolutamente al cambiamento come tesi di fondo, però esiste l’antitesi dei tecnicismi – “lo vuole l’Europa” – e quindi una sintesi di mediazione dove si raggiungono alcuni importanti risultati per il popolo, ma si rischia di scontentare la classe media attaccando certi privilegi come quelli pensionistici, comunque sono curioso di sapere fino a che punto un sistema che possiamo definire capitalistico accetti un cambiamento che parta dalla politica, di solito (anche se non succede spesso) dovrebbe partire dall’economia.

 

RED LAND – ROSSO D’ISTRIA film dell’esodo e della diaspora

Nello spazio di Venezia ‘75 Regione Veneto, si è tenuta la presentazione a cura della Marca Film Commission diretta da Alessandro Martini del film RED LAND – ROSSO D’ISTRIA che descrive le vicende drammatiche (il martirio) di Norma Cossetto all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, una giovane studentessa infoibata dopo essere stata violentata.

Il regista è Massimiliano Hernando Bruno, il film è prodotto dalla Venice Film di Alessandro Centenaro, con Rai Cinema (Samanta Antonnicola) un film che ha avuto una gestazione lunghissima e travagliata dal 2011, che all’inizio doveva essere diretto da Antonio Belluco.

Ha parlato anche Gianni Garatti in qualità di presidente del Consorzio Promozione Turistica Marca di Treviso, vi hanno preso parte quasi tutti i massimi rappresentati del mondo degli Esuli giuliano-dalmati: il Presidente della FederEsuli, Antonio Ballarin che ha paragonato Norma con Anna Frank per quanto riguarda il mondo della Shoah, tutte e due vittime dell’intolleranza e del fanatismo politico, il Presidente dell’ANVGD, Renzo Codarin che invece ha parlato di odio etnico e ideologie totalitarie sia da una parte che dall’altra, che riguardava il 10% della popolazione, l’80% voleva vivere in pace e lei ha pagato per tutti la sconfitta della 2a guerra mondiale, il Presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, David De Paoli Paulovich, il Presidente dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, Libero Comune di Fiume in Esilio, Guido Brazzoduro, Il Presidente dell’Associazione Italiani di Pola e Istria – Libero Comune di Pola in Esilio, Tito Sidari, il Presidente dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo – Libero Comune di Zara in Esilio, Franco Luxardo, la Presidente della Mailing List Histria, Mariarita Cosliani, Davide Rossi, in rappresentanza di Arcipelago Adriatico e molti altri esponenti del mondo di quella che può esser definita una diaspora.

Ha parlato anche un finanziatore privato del progetto Enrico Longo che svolge un’attività imprenditoriale: “ho letto la sceneggiatura e nell’ultima pagine ero tra le lacrime per l’emozione che trasmetteva”

E’ un progetto doveroso e ambizioso ricco a livello di racconto e quindi a livello di immagini,

interviene il regista: “questa è una storia non raccontata, una sfida, girata col il cuore, con il desiderio, perché la volontà diventa mentale e non ha la forza del cuore, raffredda l’emotività e prosegue: “sono andato davanti ad una foiba che è una porta dell’inferno, una paurosa voragine che fa orrore, dove oltre alle vittime venivano gettate anche delle bombe a mano e pure un cane nero morto che secondo una leggenda balcanica doveva abbaiare per l’eternità per tormentare l’anima delle persone morte, una sorta di maledizione perenne, quel cane l’ho sentito durante le riprese spero che il suo abbaiare sparisca un giorno e faccia posto ad una crescita spirituale, storie come questa devono essere raccontate per non dimenticare”.

L’attrice Selene Gandini che interpreta Norma Cossetto parla degli errori del passato che devono essere conosciuti, per dare voce alle anime che avranno però finalmente un cane bianco, anche lei ha avuto una nonna scappata alle foibe.

Norma ci racconta la speranza afferma il produttore Alessandro Centenaro mentre l’assessore regionale Elena Donazzan condivide le emozioni ricomponendo una sofferenza che era sempre stata soffocata e parla di genocidio, era già stato fatto un docufiction qualcuno non ha collaborato a diffonderlo nelle scuole, questo è un pezzo di storia scomparso, faremmo in modo che il film venga visto dagli studenti.

Ho scambiato anche delle opinioni con Alessandro Cuk di Cinit – Cineforum Italiano. Alessandro mi dice che gli italiani non hanno fatto niente per fermare le mire del partigiano Jugoslavo Tito che voleva assolutamente quelle terre sottraendole agli italiani. Nè una sconfitta italiana del fascismo nella seconda guerra mondiale, né il fatto che il primo ad arrivare a Trieste fosse l’esercito partigiano di Tito non giustificava quella triste fine dell’esodo Istriano, che però a dire il vero non ha coinvolto tutti gli italiani soprattutto quelli di origine contadina che si sono scontrati con i fascisti proprietari e i partigiani comunisti italiani che hanno assecondato le politiche etniche di Tito, forse nella prospettiva di un secondo Paese della patria socialista dopo l’Unione Sovietica.

Un’ultima annotazione riguarda il genocidio: l’unico che conosco in zona era quello di ebrei perpetrato dagli Ustascia croati, tra l’altro fermato dal Generale Roatta aiutato perfino da bande di Cetnici, le sue truppe si interposero tra gli Ustascia e le comunità ebraiche in pericolo evitando un massacro. Peraltro però il Generale è considerato un criminale di guerra per le rappresaglie e i massacri, incendi di villaggi con messa a morte di ostaggi e partigiani di Tito. Probabilmente le vicende sono piuttosto complesse, mi piacerebbe sapere di più sul ruolo dei nazionalisti croati, dei domobranci che poi furono sterminati dagli stessi partigiani di Tito e che dovettero scappare assieme ai profughi istriani.

 

IL CNA – CONFEDERAZIONE NAZIONALE ARTIGIANATO NEL SETTORE CINEMA

Un altro convegno che c’è stato a Venezia ‘75 il 7 settembre, riguardava “l’Impresa Cinematografica e i Territori in Rete” con vari ospiti:

Stefania Ippoliti presidente dell’Italian Film Commission ha perorato gli sforzi della Film Commision Veneta di incrementare la propria funzione nel cinema anche perché la nuova legge Cinema “ci aiuta grazie agli incentivi fiscali”;

Cristina Priarone direttore della Roma Lazio Film Commission ci dice: “la nostra funzione è anche quella di aiutare le imprese per le location, nello sviluppo delle Coproduzioni attraverso un network operativo”.

C’è un fondo di 10 milioni di euro solo in caso di coproduzioni con un paese estero, un altro fondo è di 9 milioni e viene dato in maniera automatica cioè per chi spende come produzione nel Lazio: “siamo sempre presenti a Venezia, Roma e Cannes, poi anche siamo nella formazione di Cine Campus, masterclass dei grandi registi e produttori, relazioni sui vari mestieri del cinema coinvolgendo gli esperti, infine facciamo stage di 6 mesi per i ragazzi”.

Emanuele Nespeca portavoce CNA Toscana ci parla dell’esperienza territoriale della Toscana, sviluppando il senso di essere produttore per mettere in contatto a livello orizzontale e verticale: “noleggi, catering, bisogna pensare al territorio”;

Franco Bocca Gelsi portavoce CNA Lombardia dove manca la consapevolezza di sfruttare di più i finanziamenti pubblici rispetto alla Campania per una mal interpretato orgoglio di voler fare da soli;

Mario Perchiazzi portavoce CNA Lazio afferma dell’importanza delle Film Commission nel contesto dei territori.

Intervengono altri e infine conclude Gianluca Curti: “certo i territori non sono paragonabili a Roma che ha migliaia di persone nel audiovisivo, però insieme possono costruire una realtà di grande forza”.

Nel pomeriggio convegno con la presenza del sottosegretario Lucia Bergonzoni, Nicola Borelli direttore generale Mibac- Cinema, in cui si è parlato di Over The Top per fare crescere gli investimenti del settore, l’ha detto Borelli, l’ha ribadito la Bergonzoni e sulla questione non può che essere d’accordo anche il portavoce CNA Gianluca Curti, erano presenti Paolo Del Brocco  di Rai Cinema e Michela Montevecchi 7a Commissione Cultura Senato.

 

I NUMERI DEL CINEMA ITALIANO 2017

Nella Saletta Pavilion stracolma con gente in piedi, della 75°Mostra del Cinema di Venezia, Nicola Borrelli Direttore Generale del Mibac snocciola le slide velocemente alla presenza del Sottosegretario Sen. Lucia Borgonzoni e a Gianni Canova Direttore di 8 1/2 in veste di moderatore.

Non ci sono gli effetti della nuova legge in quanto i decreti attuativi dovevano essere ancora approvati, il dato visto però con poco favore è l’aumento dei film prodotti che salgono a 235 perché gli investimenti sono diminuiti da 344 milioni a 263, questo è un indice di impoverimento della produzione italiana.

Difatti molti di questi film si attestano sulla fascia del cinema povero da 200 a 800 mila euro di budget e quindi film anche se fossero interessanti, che hanno pochissima possibilità di essere distribuiti in sala in quanto il mercato italiano può assorbire un massimo di 40 film di produzione nazionale poiché si attesta a meno del 30%, mentre invece la fa da padrone il prodotto americano di grandi budget in quanto viene distribuito in tutto il mondo (almeno il 50% o giù di lì) e del cinema europeo da festival che attrae le sale d’essai, per il rimanente, anche perché i film europei vengono acquistati con pochi soldi e non essendoci più i minimi garantiti ormai da tempo, le possibilità per il cinema italiano sono ridotte ai minimi termini, poi c’è anche il problema della Rai che non investe nel cinema italiano non comprando più niente, e nessuno dei presenti che pubblicamente scoraggia questa produzione a basso costo, poi però vogliono investire sui giovani autori che pochi vedono e quindi si accorgono di loro. L’unica soluzione di fronte a questa sovrapproduzione di offerta di prodotti filmici sarebbe quella di creare un circuito di sale indipendenti come abbiamo più volte ribadito completamente defiscalizzate e con incentivi di programmazione se non si intraprende questa strada ci sarà sempre più depressione da sovrapproduzione, un classico del capitalismo fin dagli anni ‘20 del novecento.

Comunque sono diminuite anche le co-produzioni quindi meno internazionalizzazione, con calo vertiginoso dei Crediti d’imposta bloccati incredibilmente dalla legge.

Di questi 235 film 89% sono di sesso maschile, (74% fiction, 24% doc. e 1% Animazione) e prosegue un’inarrestabile declino della sala afferma Michele Casula rispetto al Salotto e tutti questi film almeno quelli che costano poco non hanno un merito sufficiente per farsi vedere in sala, come a dire se costano poco manco li vediamo, al di là della qualità del film e ciò è abbastanza allucinante se si pensa bene. Vista questa situazione di sovrapproduzione mandiamo un consiglio: piccoli produttori non fate i vostri film indipendenti, mettetevi insieme, costituite una rete d’impresa e invece di 80-100 film fatene una decina che possono essere almeno visti.

Bruno Zambardino dice giustamente di accrescere la visibilità dei territori, ma questo discorso rinvia al decentramento che l’attuale legge non sembra prendere in considerazione, mentre la sottosegretaria Lucia Bergonzoni pensa alla criticità e storture da modificare mentre le sale Polifunzionali fanno fatica a resistere in certe zone, buono il progetto di 3.000.000 per finanziare il cinema negli ospedali, parla anche di sale che devono essere rinnovate, il cinema italiano deve essere più competitivo, la sfida avviene anche nelle varie piattaforme e nelle finestre non deve intervenire lo Stato, favorire gli investimenti stranieri evitando magari l’effetto cartolina sull’uso delle location e poi i soliti problemi dei blockbuster estivi, però il sottoscritto ha potuto constatare che in pieno agosto, anzi nel giorno di ferragosto c’era un sacco di gente che vedeva i film nelle tre sale del cinema Edera di Treviso ed erano rassegne e film da festival.

Intanto il dibattito si avvia stancamente con la solita “musica” di sottofondo.

 

IL CONSIGLIO SUPERIORE DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO, UN ANNO DI LAVORO

Incontro all’Italian Pavilion – Sala Tropicana Conferenze dell’Hotel Excelsior, per arrivarci bisogna transitare per una saletta degli specchi in cui è facile inciampare così uno si intimidisce e ascolta in maniera succube i poteri del Cinema che si manifestano nella persona del Direttore Generale Mibac, Borelli.

Dopo la sua introduzione anzi presentazione della piattaforma che è ancora in fase iniziale interviene l’autore e sceneggiatore Rulli nella sua qualità di presidente del Consiglio, ma Petraglia dove sta? Non lo si vede da nessuna parte. La Legge 220 è ormai operativa però sui contributi automatici ci sono stati dei problemi: da un meccanismo premiale puro che tradotto significa (chi incassa) a un meccanismo più contaminato dalle qualità artistiche e comunque solo se il produttore fa un altro film dopo almeno 5 anni (prima erano 3) mentre nei vari punteggi “equilibristici” la parte economica cioè l’incasso, vale per il 60% mentre il 40% riguarda l’aspetto artistico-culturale. Non solo sala, ma anche altre piattaforme mentre rispetto al passato gli autori non hanno più contributi, quindi si va di male in peggiorando, d’altra parte i contributi automatici si stanno modificando perché rischiavano di reggersi sulle autodichiarazioni difficili per il Ministero da accertare, anche perchè l’incasso non giustifica una politica di settore e quindi l’esistenza dello stesso Mibac, per cui modificare certi aspetti degli automatismi diventa doveroso.

Pure  la figura del produttore indipendente ha degli aspetti paradossali che sembra più un produttore dipendente dai poteri televisivi per aver diritto ad una programmazione televisiva, deve avere una library di diritti secondari (chi era in sala e anche i politici possono capire queste cose?) Rulli passa ai contributi selettivi e lì il problema è dei selezionatori di chi richiede il contributo, devono leggere un sacco di roba di tutti i tipi e quindi perdere il loro tempo professionale senza percepire niente, è chiaro che così fanno passare gi amici degli amici, quindi è meglio invece di 5 specialisti che leggono le sceneggiature, di farli diventare 5 x 5 con un gettone di presenza per un anno, rinnovabile.

Poi si parla di 70 punti per un film per essere considerato italiano, di valorizzare i film d’essai anche nelle multisala oltre che nelle sale d’essai e soprattutto riportare in sala i giovani che poi tutto sommato in sala ci vanno pure.

12 milioni sono stati deliberati dalla Legge per la scuola, ma bisogna saperli spendere creando dei modelli di formazione del cinema, il denaro quindi c’è, bisogna fare dei progetti.

Per quanto riguarda la censura cinematografica si pensa  di introdurre anche la fascia dei sei anni di età.

Insomma ci sono vari problemi insieme ai tanti pubblici che vanno al cinema e Canova rettore dell’IULM ci anticipa di un incontro a Milano tra operatori anche internazionali, c’è un problema culturale è lui che parla di giovani che vanno al cinema perché comunque la sala deve essere al centro di qualsiasi discorso culturale, nella sala i personaggi vengono visti in grande di più dello spettatore e questo crea vicinanza ed emozione, fuori dalle sale il cinema diventa solo prodotto di intrattenimento di seconda fascia. L’autore Martinotti parla del Consiglio come la Corte Costituzionale ma Rulli gli risponde che ha un ruolo solo consultivo. E poi con qualche altro intervento specifico si concluse l’incontro.

IL WEB: SCRIVI COME PARLI!

Tutti ormai anche i macachi sanno che c’è una differenza tra linguaggio scritto e linguaggio verbale, il primo suscita emozioni attraverso l’immaginazione ma è senza “fisicità”, il secondo invece è soprattutto fisicità derivata dall’incontro di occhi, ma anche di sguardi sfuggenti.

Internet esprime un linguaggio terzo, è come se fosse orale ma è scritto, solo che manca della presenza dei corpi che vogliono comunicare, a volte toccarsi. Quindi se tu dici che uno è una merda non si capisce il tono e l’espressione, …se arrabbiata, se ironica, se detta con bonomia. Io ho un amico che dice spesso che sono tutti delle merde ma lo dice con un tono tranquillo e colloquiale per cui uno può dirti che tu sei una merda e tu non ti offendi, anzi ridi. Ma se dici sei una merda su internet, uno pensa che vuoi offendere, e controreplica a questo livello, cioè controffende.

Se tu caro amico di Facebook acquisito online, usi questo linguaggio non puoi essere incluso tra i miei amici perché nessuno di loro lo fa, perché quando ci si confronta su Internet si deve capire che il linguaggio è senza presenza fisica e quindi dimidiato, depotenziato, per cui le gradazioni dei significati possono essere non capiti, se tu usi un linguaggio forte sappi che qualcuno potrebbe dirti la stessa cosa di te, insomma è un modo incivile e degradato, un berciare a vuoto. Nel parlare c’è sempre una forma di rispetto anche tra persone molto distanti tra di loro, altrimenti è meglio non attaccare la spina, nessuno ti costringe a parlare scrivendo con tutti, la comunicazione dovrebbe essere più controllata perché non è fisica presenza, molto spesso anche l’ironia o la battuta viene fraintesa, quando non viene completamente rifiutata, quindi Facebook non è fatto apposta per dei giudizi più equilibrati, con una ricerca maggiore di fantasiosità anche nelle immagini che si adoperano, le possibilità espressive sono ridotte al 40% di quelle reali e la mancanza di presenza, l’alta percentuale di assenza fisica induce la gente a non volere confrontarsi, a non esprimere opinioni, ma a cercare lo scontro; o si è da una parte o si è da un altra, in una specie di linguaggio binario in cui la complessità che appartiene alla fisicità viene bandita, quindi è facile che ci siano fakenews, che si condividano assolute falsità. Ecco che allora più che un confronto si accende una gara, una sfida, chi da una parte chi dall’altra e pur di condividere si inseriscono delle notizie false che però soddisfano delle esigenze vere delle conferme e quindi diventa tutto un insulto, una gogna mediatica, senza contare che ci sono anche quelli – non dico che tutti debbano essere sofisticati – ma scrivono in maniera rozza e piuttosto pesante. Un esempio che è durato mesi è la sindaca di Roma, da una parte c’erano i denigratori che la offendevano dall’altra quelli che la difendevano con un tifo da stadio invece di cercare un ragionamento cercavano lo scontro, molti inserivano fotografie false per accentuare lo scontro e per mesi si è trascinato un penoso dibattito che ha squalificato anche tanti intellettuali al soldo del Pd, come mai ci si riduce a questi livelli?

BANDO FINANZIAMENTI SELETTIVI 2

Per quanto riguarda invece le risorse disponibili per la produzione di film, lunghi, corti, animati, documentari, è pari a € 24.500.000, di cui € 5.760.000 per i giovani autori suddivisi in 3 sessioni, 6 opere promosse a sessione, opere prime e seconde € 3.840.000 suddivisi in 3 sessioni, 4 opere a sessione di cui una riservata a reti di imprese e imprese di nuova costituzione e € 2.300.000 per documentari cinematografici, televisivi e web, anche qui spazio per le reti di imprese, € 3.000.000 per opere d’animazione, € 9.600.000 per opere cinematografiche di lungometraggio di particolare qualità artistica e di film difficili con risorse finanziarie (quest’ultimi modeste, con 3 sessioni, sono messe a contributo un numero massimo di 7 opere, di cui 2 film difficili, c’è spazio anche per le imprese di nuova costituzione.

Le richieste di contributo devono essere fatte da imprese che si qualificano come produttori indipendenti operanti col codice Ateco 59.1, avere l’opzione del soggetto e sceneggiatura, e l’opera aver ottenuto la nazionalità italiana in via provvisoria. Ci sono dei paletti per i film: 4.000.000, 100.000, 200.000, 1.500.000 e riguardano le opere prime e seconde, giovani autori, documentari e cortometraggi, opere difficili, anche per quelle di qualità artistica il costo deve essere inferiore a 4.000.000, 30% sopra la linea e devono poter essere usufruite anche da disabili sensoriali. Bisogna allegare soggetto o trattamento, profilo dei personaggi, budget del progetto, piano di lavorazione, relazione artistica del regista con le potenzialità distributive (relazione di produzione dell’impresa, i contratti di opzione senza modificare i dati economici.

Poi ancora tanto per semplificare, il profilo e curriculum dell’impresa, regista e autori dichiarazione di attori a partecipare all’opera, i curriculum vitae dei capi dei vari settori etc. etc.

La valutazione è effettuata dagli esperti, il punteggio minimo per accedere al contributo è di 70 punti, i contributi per le opere prime, seconde o di giovani autori e qualità artistica possono avere fino a € 2400.000, per le opere difficili € 900.000, d’animazione € 1.000.000, documentari € 600.000 e cortometraggi 120.000.

Come è erogato questo contributo?

Entro il termine perentorio di 1 anno dalla data del decreto di approvazione della graduatoria presenta la documentazione con una possibile ulteriore proroga per una volta di altri 6 mesi.

Il beneficiario può chiedere un acconto del 40% erogato entro 90 gg. Al termine delle riprese il beneficiario mette a disposizione della DG Cinema il materiale girato e dà un altro acconto del 40% (80 in totale). Entro 24 mesi dalla graduatoria l’impresa presenta alla DG Cinema la richiesta definitiva del contributo assieme alla richiesta definitiva di riconoscimento della nazionalità italiana.

L’opera deve essere consegnata presso gli uffici della DG con le specifiche tecniche annesse, assieme al consuntivo dei costi, il piano finanziario definito con l’indicazione dell’apporto societario diretto del produttore, le giornate di riprese etc e poi tutti i dati sulla distribuzione, qualora fosse distribuita dallo stesso produttore in caso di film televisivi o web si vede il fornitore di servizi di media audiovisivi.

Effettuate le verifiche da DG Cinema entro 90 giorni liquida il saldo entro 30 giorni il beneficiario presenta quietanza di pagamento del compenso agli autori del soggetto e della sceneggiatura.. Il contributo deve essere speso sul territori italiano.

La copia campione deve essere depositata presso la Cineteca Nazionale, mentre il produttore deve conservare presso la propria sede legale tutta la documentazione contabile e deve inserire nei titoli di testa il logo del Mibac. Poi ci sono i soliti casi di revoca e decadenza del finanziamento pubblico ad es. per mancanza di professionalità del prodotto finale o magari è difforme a quanto detto, per mendacità, omissione o falsa documentazione in sostanza se le fatture sono false ma qui si va sul penale, se ci sono costi troppo figurativi e via cantando, non viene riconosciuto il requisito della nazionalità italiana.

Per la distribuzione nazionale di opere cinematografiche ci sono € 2.880.000, € 960.000 a sessione, si può beneficiare di un importo max di € 200.000 (troppo poco per fare una pubblicità invasiva.

 

BANDO ALLE CHIACCHIERE E STUDIAMO I FINANZIAMENTI SELETTIVI

Bando per la concessione di contributi selettivi per la scrittura, lo sviluppo e la pre-produzione, la produzione, la distribuzione nazionale di opere cinematografiche e audiovisive – art. 26 legge 220/16 anno 2018.

Si devono valutare le qualità artistiche ovvero il valore culturale di un film in base alle considerazioni di 5 esperti. Ecco i fondi per il 2018.

1) Scrittura € 960.000,00;

2) Sviluppo e pre-produzione € 2.560.000;

3) Produzione € 24.500.000,00

4) Distribuzione € 2.880.000,00.

Ricordiamo che se un film è considerato Film Difficile può cumulare aiuti pubblici del 100% del costo di produzione (per l’intero costo) e sempre se per questo film oltre ad essere difficile produttivamente, si trovano solo risorse modeste, ed è considerato tale quando ha un costo complessivo di produzione inferiore a € 1.500.000.

Si possono anche costituire Reti d’Impresa in maniera verticale ad es una impresa si occupa di produzione e una di post-produzione o distribuzione ovvero di esercizio.

La richiesta di contributo deve essere presentata utilizzando la piattaforma informatica online www.cinema.beniculturali.it; firmata digitalmente allegando la documentazione completa.

Ci saranno 3 sessioni in un anno in cui presentare la domanda.

Per il 2018 la 1a sessione è dal 18/6 al 9/7;

la 2a “ dal 3/9 al 22/9;

la 3a “ dal 31/10 al 30/11.

Se si riceve un contributo pari o superiore a € 150.000 bisogna produrre l’informazione antimafia.

L’intensità di aiuto non supera il 50% del costo dell’opera audiovisiva, elevata al 100% per le opere in coproduzione in cui partecipano Paesi Dac dell’OCSE, i progetti di sviluppo e pre-produzione e per le opere difficili che non riescono ad attrarre risorse finanziarie significative del settore privato, sia d’animazione, sia film che abbiano ottenuto i contributi selettivi, con un costo di produzione di € 2.500.000,00 o che siano distribuite in un numero di sale cinematografiche inferiore al 20% del totale delle sale cinematografiche.

Naturalmente ci saranno controlli e sanzioni.

A) Per la scrittura il fondo annuale è di € 960.000, di cui 540.000 per il cinema suddiviso in 3 sessioni di 180.000 ciascheduna, in ogni sessione passano almeno 9 progetti, il resto sono per opere televisive e web con 6 progetti a sessione.

I soggetti interessati possono presentare richiesta di contributo in un formato sottoscritto con firma digitale o Spid, non più di due progetti per sessione di sceneggiature originali e inedite con l’autore che deve mantenere la titolarità dei diritti. Oltre ad inviare soggetto, trattamento, storyboard, bisogna inviare curriculum vitae e e i contatti dell’autore (?).

Il Mibac valuterà sulla qualità e originalità del soggetto, del trattamento, il potenziale di diffusione del film e fruizione dell’opera. Il punteggio minimo è di 70 punti su 100 di cui 40 che riguardano la qualità e originalità dello scritto. Il finanziamento alla scrittura arriva a € 20.000, € 5.000 se si tratta di cortometraggi.

Ci sarà un acconto del 50% entro 12 mesi, però l’autore produce la sceneggiatura alla D.G. Cinema.

Il contributo è revocato se la sceneggiatura non sembra adeguata professionalmente o sia difforme al soggetto a suo tempo presentato.

B) Poi abbiamo i contributi per lo sviluppo e la pre-produzione di opere cinematografiche, televisive e web sia narrative che documentaristiche in totale è stato per il 2017 di € 2.560.000,00. In ogni sessione sono messi a contributo un n° massimo di 4 progetti.

La richiesta di contributi possono essere fatte da imprese cinematografiche e da reti d’impresa. Bisogna allegare il soggetto, il trattamento ovvero la stesura provvisoria della sceneggiatura, lo storyboard soprattutto per le opere di animazione; per le opere seriali occorre il soggetto breve, il profilo dei personaggi, progetto di serializzazione, il soggetto della puntata pilota. Gli esperti anche qui valutano la qualità e l’originalità della sceneggiatura, ovvero del soggetto, la potenzialità del progetto, possibilità di diffusione e fruizione dell’opera, attribuiscono i punteggi e stilano la graduatoria. Il punteggio minimo è di 70 punti. Si parla di € 100.000 a progetto e di € 30.000 nel caso di opere web.

Poi entro 18 mesi dalla data del decreto di approvazione della graduatoria l’impresa presenta alla DG Cinema la richiesta definitiva di liquidazione del contributo con il consuntivo dei costi di sviluppo e pre-produzione, il piano finanziario etc. mentre i beneficiari del contributo devono tempestivamente comunicare ogni variazione del progetto presentato ed approvato e conservare tutta la documentazione contabile, ci può essere la revoca in caso di dichiarazione mendace o falsa documentazione, il finanziamento può essere anche decurtato se i costi sono inferori rispetto a quelli dichiarati.

Fine prima parte

 

TAX CREDIT DEGLI ALTRI SETTORI

Dopo il tax credit dei produttori vediamo gli altri crediti d’imposta previsti dalla Legge 220/16.

All’art. 16 si disciplina il credito d’imposta per le imprese di distribuzione cinematografica.

All’art. 17 si disciplina il credito d’imposta dell’esercizio cinematografico.

All’art. 18 si disciplina il credito d’imposta per il potenziamento dell’offerta cinematografica.

All’art. 19 si disciplina il credito d’imposta per l’attrazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi.

All’art. 20 si disciplina il credito d’imposta per le imprese non appartenenti al settore cinematografico e audiovisivo (le società esterne).

All’art. 21 abbiamo le disposizioni comuni.

Vediamo ora i decreti applicativi:

i Distributori di cui all’art. 16 della legge 220 se vogliono ottenere il beneficio devono avere la residenza in Italia, il codice ATECO j59.1, le opere audiovisive devono avere la nazionalità italiana e i requisiti di eleggibilità culturale di cui alla Tab A. Decade il riconoscimento se l’opera audiovisiva non ottiene o perde il requisito della nazionalità italiana ed eleggibilità culturale.

Poi abbiamo le Sale cinematografiche di cui all’art 17 che possono usufruire del credito d’imposta (qui siamo all’art. 9 e seguenti dei Decreti Applicativi, poi l’art. 10, l’art. 11 l’art. 12 in cui si parla del certificato di regolare esecuzione dei lavori di ristrutturazione, del costo complessivo ed eleggibile e l’ammontare del credito d’imposta richiesto (tra le altre cose).

Poi si passa al Credito d’Imposta per il potenziamento dell’Offerta cinematografica di cui all’art. 18 della Legge Cinema disciplinato dagli art. 15 e seguenti del Capo IV° dei Decreti Applicativi

E’ riconosciuto agli esercenti delle sale cinematografiche al fine di potenziare l’offerta cinematografica italiana o europea, dipende dalla programmazione delle sale, massimo 20% degli introiti. Se l’esercente di una multisala cn 8 o più schermi programma in una qualunque giornata, il medesimo film di qualsiasi nazionalità per di più del 30% degli spettacoli giornalieri non può fruire del credito d’imposta per i 15 giorni precedenti e per i quindi giorni successivi.

L’art. 19 della Legge 220 parla di credito d’impresa per l’attuazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi, che coincide cn l’art 19 dei Decreti Applicativi per opere audiovisive “fuori” dalla nazionalità italiana per imprese di produzione esecutiva e di post-produzione che abbiano sede legale nello Spazio Economico Europeo, se sono soggette a tassazione in Italia e a che abbiano un capitale interamente versato e un patrimonio netto di € 40.000,00 e cn la classificazione ATECO J 59.1.

Poi ci sono altre attrazioni di investimenti, comprese quelle Esterne al settore cinematografico ed audiovisivo, art 20 della legge 220. Nei decreti applicativi entriamo nel CAPO VI° dell’art. 25: sono quelle associate in partecipazione al produttore, ai sensi del Codice Civile e al di là delle tanti questioni che sorgono con i bilanci, bisogna perfino verificare i rapporti di parentela delle imprese coinvolte.

Alle imprese esterne è cmq riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% degli apporti in denaro versati a titolo d’investimento per un importo massimo annuo di 1 milione (della serie ti darò un Milione) x impresa.

A decorrere dal 1° gennario 2020 il credito è ridotto al 20% (Siamo nell’art. 26 dei decreti attuativi) mentre il 40% di tax Credit si può avere solo x opere da produrre che abbiano ricevuto i contributi selettivi dal Mibact, il credito non è cedibile.

Poi c’è il costo complessivo e il costo eleggibile delle opere, la richiesta preventiva (art. 28) e la richiesta definitiva (art.29). Non ci devono essere misure “antielusive”, tipo eliminare il rischio economico del socio, in questo caso verrebbe revocato il beneficio.

Per dirla in sintesi il quadro dei finanziamenti pubblici di un film è pari al 50%, questo significa che l’altro 50 lo deve cercare il produttore con apporti propri ovvero cn prestiti o benefici privati, a meno che il film sia considerato difficile, o sia un’opera prima o seconda in questo caso si ha diritto ad un finanziamento al 100% pubblico, ma con risorse di natura diversa. Lo stesso 100% per i documentari e cortometraggi, per i film dei giovani, ma si parla di opere con un costo inferiore di € 2.500.000,00, cioè quando non si riesce ad attrarre risorse finanziarie significative, bisognerebbe cmq capire cosa significa significative a che percentuale ci attestiamo, non si può fare un decreto applicativo ed essere cosi astratti.

Oltre alla produzione anche la distribuzione si attesta sul 100% di finanziamenti pubblici per le opere difficili tenendo presente dell’opportunità da parte del produttore di distribuirselo da sé in perfetta autonomia con un investimento personale, avendo diritto ad uno sconto fiscale del 40% che si può cedere e sempre 100% in quanto film difficile, ma un film difficile è difficile che ce la faccia con questo mercato ridotto ai minimi termini dove vincono i film d’azione milionari Usa, distribuiti in tutti i mercati mondiali. Bisognerebbe che il tax credit per i film difficili arrivasse al 70% ovvero che i finanziamenti selettivi fossero molto alti ma così facendo però si avrà costantemente bisogno di ciò che si chiama risorsa pubblica o statale, altrimenti bisogna fare come Trump, innalzare i dazi, i film americani solo in lingua originale con la maledizione di tanti attori italiani che li doppiano.

Al Box Office italiano dei primi venti (fine giugno) 19 sono made in Usa e Uno indiano. Avanti cul brun (Avanti col gambero).

 

SPETT. MINISTRO BONISOLI

c/o Mibact

via del Collegio Romano, 27

00186 – Roma

Caro Sig. Ministro, Le scrivo questa nota sul settore Cinema che come autore indipendente vedo molto peggiorato dopo l’era Franceschini perché è stata approvata una legge, la 220/16, che ha notevolmente aumentato la burocrazia.

Nel ns gruppo facebook POLITICA CINEMA IN MOVIMENTO abbiamo discusso molti punti per migliorare il settore, ma allo stato attuale la situazione è di calma piatta, dove ci sono tanti film fatti e pochi distribuiti con uno spreco di risorse, di attori, autori, di idee.

Per tale motivo bisognerebbe creare con urgenza un nuovo circuito di 200-300 sale che permetta a questo cinema indipendente di essere visto da un suo pubblico, per cui utilizzando le tecnologie digitali queste sale potrebbero diffondere il cinema altrimenti invisibile.

Bisognerebbe anche aggiungere che dei 400 milioni del Fondo Complessivo del Cinema in buona parte dovrebbero essere formati da una tassa di scopo facendola pagare ai grandi network della rete:

Facebook, Google, Youtube e non come adesso da soldi pubblici come l’Iva e l’Irep di Settore, visto che questi grandi gruppi utilizzano al loro interno molto cinema, fanno vedere tanti film e riducono la possibilità di andare al cinema in sala da parte di molta gente visto che ci sono parecchi film piratati.

Un altro punto importante è quello di diminuire come entità i finanziamenti automatici perché favoriscono i film che incassano come le commedie all’italiana, che proprio perché incassano non hanno bisogno di finanziamenti automatici, aumentando invece i finanziamenti selettivi e puntando sull’innovazione di un cinema distante dalla televisione, mentre dovrebbe essere aumentato il tax credit esterno incentivando i finanziamenti degli imprenditori fuori dal settore arrivando fino al 70% del budget di defiscalizzazione almeno per i film difficili, dando la possibilità ai privati di poter concorrere in Associazione in Partecipazione e non al 30% come attualmente diminuita al 20% nel 2020. Puntare sull’esterno vuol dire aumentare il mercato cinematografico che non verrebbe più controllato dai poteri forti inclusa la burocrazia.

Un altro punto fondamentale è il decentramento attraverso un cinema territoriale che si strutturerebbe con le Film Commission e con le Commissioni nelle macroregioni, naturalmente può rimanere anche quella centrale.

Fondamentale poi è l’apporto della Rai sia sviluppando il livello decentrato per valorizzare i territori, sia per la gestine dei diritti e per le quote e la creazione di un canale tematico per il cinema indipendente magari superando Rai Fiction e Rai Cinema e ritornando alle Reti.

Questi possono essere alcuni temi da affrontare.

Cordiali saluti

 

 

 

SEMINARIO INTERNAZIONALE MEDIA CINEMA IRECOOP

Relazionano Silvia Sandrone, Sara Belinazzi del Progetto Media UnioneEuropea e il produttore Alessandro Borelli di Torino. Siamo a Villa Italia, via S. Marco 51 a Padova se sbagli strada finisci nella puzza industriale delle fabbrichette venete come è successo al sottoscritto, questa villa rappresenta un miracolo di verde in mezzo a strade e autostrade, tant’è vero che è difficile trovarla e manda in tilt anche il navigatore che ritorna avanti e indietro, ma una volta individuata di fronte alla gigantesca Ikea, puoi entrare in un luogo di pace e servirti del suo ristorante e passeggiare mentre i camion lontani appena si notano oltre gli alberi.

Il progetto Media riguarda la Formazione Cinematografica, lo Sviluppo di Progetti cinematografici, la loro Promozione e Distribuzione, sono effettuati tramite dei Bandi che interessano gli operatori di settore, riguardano anche la Programmazione Televisiva.

Sono contributi a Fondo Perduto di soggetti residenti in Europa anche senza Rendicontazione. Il progetto Media sostiene gli Enti che si dedicano alla formazione e favoriscono le cooproduzioni tra Paesi europei.

E’ importante registrare la propria società al portale, ci sono una trentina di Paesi che fanno parte di questo progetto Media che tende ad aiutare quelli che hanno scarsa capacità produttiva, mentre l’Italia fa troppi film anche se molti di questi non vengono distribuiti, quindi questo criterio non la favorisce, sarebbe da cambiare perché rischia solo di finanziare gli altri Paesi.

Per lo sviluppo di progetti si possono ottenere € 25.000,00 ma si deve essere in fase avanzata, un’opera singola o cataloghi di progetti, promuovendo a livello produttivo delle strategie realistiche e finanziarie, è importante fare il progetto in lingua inglese, è indispensabile un trattamento, ma anche avere la sceneggiatura ormai conclusa, lo slate funding e il teaser (quest’ultimo non sempre è indispensabile) lo sviluppo di un progetto che può anche non trasformarsi in film, non è obbligatoria la cooproduzione anche i contributi non devono essere necessariamente restituiti, si possono avere dei prestiti bancari che vengono garantiti.

Quando si parla di Produzione si parla di sviluppo di progetti e di investimento, ci sono criteri economici, quelli editoriali (20-30%) degli investimenti e infine iproduttivi. E’ importante per una produzione cinematografica nazionale imparare a entrare in collaborazione con produzioni europee, non fare tutto da soli che poi nessuno vi considera, allarghiamo la prospettiva e quindi sviluppando storie che siano di interesse locale ma anche globale o almeno europeo

 

MAPPATURA DEI PRINCIPALI LUOGHI DELLA RSI A TREVISO da un punto di vista politico, amministrativo e militare DOPO 8 SETTEMBRE ‘43 PER GIRARE UN DOCUFICTION

La sede del PFR – Partito Fascista Repubblicano già PNF – Partito Nazionale Fascista era in via Cornarotta dove adesso ci sono i Carabinieri.

La Prefettura in Piazza dei Signori, Antico Palazzo Pretorio.

La Questura in via Commenda e Via Carlo Alberto, dopo il bombardamento, in Villa Passi a Carbonera.

Il Tribunale Speciale sez di Venezia che mandava gli antifascisti al confino, con annesse le carceri, davanti al Duomo.

Palazzo Littorio a San Vio (Ufficio dei Pegni)

Avevamo anche una sezione del Ministero Agricoltura e Foreste a Tv che è rimasto fino al luglio del ‘44, dopo i bombardamenti dell’aprile hanno trovato la morte vari dipendenti e allora hanno deciso di trasferirsi a San Pellegrino Terme, nota località climatica in Lombardia. Il Ministero trasferito da Roma stava nei pressi di Piazza Vittoria in Casa della Rovere.

Anche Cinecittà si trasferì, solo una parte era rimasta a Roma un’altra consistente si era trasferita alla Giudecca dove si erano creati nuovi studi cinematografici.

La GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) stava nella caserma Tommaso Salsa, almeno l’Ufficio Politico Investigativo e anche altri Uffici della Federazione e poi in Villa Torzelloni di Santa Maria del Rovere e all’Hotel Scala, almeno i Comandi.

Nella caserma Salsa c’era anche la Milizia Confinaria di Frontiera e la Milizia Forestale di Trento.

Altra Polizia della Repubblica di Salò era la Brigata Nera “Cavallin” che occupava gli alloggi del Collegio Pio X: ALLOGGI, CASERMAGGIO, TORTURA. Anche la Caserma Cadorin di Monigo aveva uffici della Cavallin. Poi c’erano Villa Scarpa e Villa Cappelletto sulla Feltrina e una casa colonica nelle adiacenze fungeva come luogo di tortura.

La GNR anche in via Stangale nei pressi di Piazza del Grano.

Lince era il soprannome di un ex partigiano diventato repubblichino per debiti e in questa veste torturava un sacco di partigiani, fu nominato tenente della Brigata Nera.

Anche la palestra Verdi fu luogo di tortura e sofferenza.

“L’Audacia” era il giornale della Brigata Nera e si stampava o cmq c’ era la redazione in via Lombardi, 18, mentre le SS Italiane avevano la sede di arruolamento nella stessa del partito di via Cornarotta.

La Provincia stava vicino al’Istituto Besta, mentre nei locali dell’attuale Ospedale di San Camillo vi si trovava una sede militare tedesca, ivi , c’era stato per un periodo anche il Comandante tedesco Stangler ,quello di Treblinka per intenderci, mentre Cà Foncello era un ospedale militare, quello civile stava a Casier .

Altri luoghi erano quelli del Distretto Militare in Riviera Santa Margherita, Via Bianchetti che fiancheggia via Cornarotta, via S. Francesco, dove ci sono altri uffici della RSI, mentre venivano cancellate tutte le vie regie con i nomi dei Savoia, una di queste viene sostituita da via Ettore Muti, via la via di Carlo Alberto e via il Viale Regina Margherita, perché i reali avevano  tradito il fascismo che a sua volta era diventato repubblicano in senso di spregio verso chi aveva incarcerato Mussolini il 25 luglio 43.

Mancano altle sedi dei Tedeschi e dei Nazisti, un commando c’era a Villa Pacis, al Bolognese a Frescada, un altro a Villa Reali a Dosson.

La lotta partigiana a Treviso non vide mai in città dei Gapisti, non ci furono attentati, attacchi, solo qualche atto di sabotaggio.

In via Tolpada invece c’era la Vetreria Maffioli vero luogo della Resistenza Trevigiana dove prendeva voce l’Organizzazione Clandestina dei partigiani: informazioni, pacchi di roba e volantini vi transitavano, con il rischio di arresti, difatti il 7 gennaio ‘45 si verificò una spiata. Anche Sabatucci il partigiano andava in via Tolpada, dove vi trovava Bertelli – un compagno comunista – sempre intento al ciclostile, ci fu anche un certo Dotto Martina infiltrato dai partigiani che receva informazioni, insomma via Tolpada era il luogo simbolo della resistenza a Treviso.

Bisognerebbe vedere il giornale IL GAZZETTINO dall’8 settembre 43 al 31 maggio 45 e leggere i luoghi della resistenza

TAX CREDIT – Disposizioni Applicative Imprese INdipendenti

SECONDA PARTE

I crediti d’imposta sono utilizzabili esclusivamente in compensazione.

Il produttore ha l’obbligo di usare nei titoli di coda il logo del Ministero e siamo arrivati finalmente all’art. 8 della cedibilità del credito d’imposta: sono cedibili a intermediari bancari.

Anche nel campo audiovisivo il riconoscimento del credito d’imposta decade qualora all’opera audiovisiva non venga riconosciuto in via definitiva il requisito della nazionalità italiana e decade di conseguenza il requisito di eleggibilità culturale, si provvede anche al recupero del beneficio eventualmente già fruito maggiorato di interessi.

Andiamo al Capo II che titola Sviluppo di Opere Audiovisive art. 10: “ai produttori indipendenti spetta un credito di imposta in misura pari del 30% delle spese sostenute per lo sviluppo di film e opere televisive e web fino a un massimo annuo di credito di € 3.000.000 per ciascuna impresa o ciascun gruppo d’imprese”, a cui segue l’art 11: “spetta il tax credit se il produttore presenta alla DG CINEMA la richiesta definitiva da redigersi su modelli predisposti con la richiesta di riconoscimento di eleggibilità culturale, il soggetto, e la sceneggiatura, l’indicazione delle spese sostenuto per lo sviluppo rilasciate da un revisore contabile, il contratto sottoscritto con gli autori del soggetto e della sceneggiatura, l’ammontare del credito d’imposta spettante al produttore, il piano finanziario, la suddivisione del piano di utilizzo del credito d’imposta” (e vai con le carte).

Passiamo all’art. 12: “ai produttori indipendenti spetta un credito d’imposta in misura pari al 30% del costo eleggibile di produzione di opere cinematografiche riconosciute di nazionalità italiana fino ad ammontare massimo annuo a € 8.000.000 per impresa ovvero per ciascun gruppo di imprese, il beneficio spetta a condizione che il 100 per cento del credito d’impresa sia speso sul territorio italiano.” L’Art 13 parla di richiesta preventiva redatta su modelli predisposti con l’avvenuta richiesta di riconoscimento della nazionalità italiana provvisoria, poi il contratto sottoscritto con gli autori, il costo complessivo, il costo eleggibile, e il credito d’imposta teoricamente spettante, il piano di lavorazione, il piano finanziario etc.

Finalmente l’art 14 parla di richiesta definitiva all’ottenimento della nazionalità definitiva, poi si passa con l’art 15 alla produzione di opere televisive e Web: anche ai produttori indipendenti spetta un credito d’imposta per le spese sostenute per la produzione di opere televisive o web fino ad un ammontare massimo di € 10.000.000,00. L’aliquota va dal 15 al 30% del Costo eleggibile poi c’è tutta una vasta casistica da sderenare qualsiasi ragionier-produttore, cmq si parla di opere televisive in coproduzione, coproduzione in pre acquisto e in licenza di prodotto con il 20% dell risorse proveniente nei mercati esteri contemplati nel trattato di Pechino al quale mi inchino….

L’art 16 parla di opere eleggibili e requisiti mentre l’art. 17 della titolarità dei diritti il credito d’imposta di cui all’art 15, spetta a condizione che il produttore presenti al DG Cinema non oltre 90 giorni prima della data di inizio delle riprese con la documentazione connessa alla richiesta preventiva, il produttore beneficiario del credito d’imposta è tenuto a reinvestire l’importo del beneficio entro 24 mesi dalla data di riconoscimento definito del medesimo, naturalmente deve permanere nella qualità di produttore indipendente e che vengano rispettati i criteri di titolarità dei diritti.

 

Prima Parte articolo

IL TAX CREDIT DALLA LEGGE ALLE DISPOSIZIONI APPLICATIVE

ART 15 LEGGE 220

Credito d’imposta per le imprese di produzione

1. Alle imprese di produzione cinematografica e audiovisiva

è riconosciuto un credito d’imposta, in misura non

inferiore al 15 per cento e non superiore al 30 per cento

del costo complessivo di produzione di opere cinematografiche

e audiovisive.

2. Nella determinazione dell’aliquota del credito d’imposta,

il decreto di cui all’articolo 21 prevede comunque

che:

a) per le opere cinematografiche  è prevista l’aliquota

del 30 per cento;

b) per le opere audiovisive, l’aliquota del 30 per

cento può essere prevista in via prioritaria per le opere

realizzate per essere distribuite attraverso un’emittente

televisiva nazionale e, congiuntamente, in coproduzione

internazionale ovvero per le opere audiovisive di produzione

internazionale; per le opere non realizzate in coproduzione

internazionale ovvero che non siano opere audiovisive

di produzione internazionale; per le opere in cui il

produttore indipendente mantiene la titolarità dei diritti in

misura non inferiore al 30 per cento, secondo le modalità

previste nel medesimo decreto di cui all’articolo 21.

3. Per le altre tipologie di opere audiovisive, l’aliquota

è determinata tenendo conto delle risorse disponibili

e nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi previsti

dall’articolo 12.

DISPOSIZIONI APPLICATIVE IN MATERIA DI CREDITI DI’IMPOSTA ART. 15 220/16

Si vuole lo sviluppo la crescita e l’INternazionalizzazione delle Imprese, e quindi nuovi autori, nuove imprese, innovazione tecnologia e manageriale ed evoluzione nelle politiche commerciali, si vuole promuovere il merito, il mercato e la concorrenza. “Cosa vuoi più dalla vita” e si va avanti con questo entusiasmo burocratico e intanto si complicano normative da renderle inapplicabili.

Sviluppo e Crescita non mi sembra che ce ne sia nel cinema e internazionalizzazione delle imprese ancora meno, di autori ce ne sono una caterva che non arrivano al secondo film però completamente mangiati da un sistema burocratico mercantilistico, nuove imprese proprio no, innovazione tecnologica e manageriale ed evoluzione nelle politiche commerciali stiamo a zero, il merito il mercato non te lo dà perché il mercato non c’è e quindi non essendoci non può promuovere nessuna concorrenza, è vero che ci sono incentivi per ideazione, scrittura sviluppo, produzione distribuzione, diffusione, ma non si sa come fare, il produttore per poter fare una domanda visto questo livello di burocrazia è costretto a dire cose mendaci con il rischio di essere escluso per 5 anni anche per falsa documentazione, hanno talmente falsificato la realtà di settore che se non spari qualche cavolata non ne vieni fuori vivo.

Il produttore indipendente è colui innazitutto che svolge attività di produzione audiovisiva e non è controllato da, ovvero collegato a, fornitori di servizi di media audiovisivi se per un periodo di 3 anni non destina più del 90% della propria produzione ad un solo fornitore (invece di essere così farraginoso basta dire che produce sempre col solito fornitore).

I diritti primari sono relativi allo sfruttamento di una opera audiovisiva in Italia sulla reti di comunicazione elettronici, i diritti secondari riguardano lo sfruttamento delle produzioni audiovisive all’estero

L’art 2 (Oggetto e Requisti) ci dice che sono ammessi ai benefici i produttori indipendenti che abbiano sede legale nella SEE (SPAZIO ECONOMICO EUROPEO) OSTREGA!

Chi se l’è inventata questa formula? Che abbiano capitale sociale minimo interamente versato ed un patrimonio netto di € 40.000, che siano in possesso di classificazione ATECOj591, devono avere nazionalità italiana e i requisiti di eleggibilità culturale alla Tab A e qui si parla di opere cinematografiche, di opere audiovisive per mezzo di un fornitore di servizi di media televisivi.

I crediti di imposta e le altre misure pubbliche di sostegno pubblico non possono superare la misura del 50% del costo dell’opera, l’altro 50% del costo deve essere finanziato privatamente, però in certi casi è elevato al 100 % del costo complessivo per le opere difficili, tipo quelle in coproduzione DAC, e opere di animazione non in grado di attrarre risorse finanziarie significative del settore privato (per dire che non ti c…onsidera nessuno), poi film che abbiano avuto i contributi selettivi che anche loro essendo troppo difficili non li considera nessuno, ma che saranno sti film difficili: staranno per 50 minuti ad inquadrare un uomo che si gratta le unghie sul muro?! E con un costo complessivo di produzione di 2.500.000 ovvero i film distribuiti in contemporanea in un numero di sale cinematografiche inferiore al 20%… del quadrato dell’ipotenusa. (E’ troppo complicato)!