5 – PRIMAVERA (cortometraggio)

Primavera. Casa abbandonata e prato fiorito e fiori da campo che crescono liberamente.

Passi nell’erba, la luce, i colori, i papaveri, un ballo di natura, una ragazza, immagini alla Hammilton, il fotografo flou, il velo della luce, fruscio, si corre tra l’erba assieme alla luce, la vita che si fa prepotente, che si fa….

Secondo momento del corto, visita della casa abbandonata, senso di decadenza, di morte, un ballo di scheletri immaginati, il passaggio dalla vita alla morte, dal sole alla pioggia, il gelo dell’inverno, tutto immaginato con colori smorti, a un certo punto si alza la telecamera o la macchina da presa. Sorpresa. Siamo esattamente nel gran raccordo anulare proprio vicini alla fabbrica di mobili Ikea, le automobili che scorrazzano vicine, piano piano il rumore del traffico prende il sopravvento.

E’ primavera…

 

5 – VITE PARALLELE (mediometraggio)

Le vite parallele di due uomini, uno sposato sulla cinquantina, insegnante, che ormai non può più avere figli e un single quarantenne anche lui insegnante.

Entrambi attratti dai bambini: il primo li ama veramente come padre mancato, il secondo un po’ meno con questa modalità.

La storia si deve sviluppare con il ritrovamento di un bambino assassinato che scuote le coscienze del quartiere, i primi sospetti sono verso il cinquantenne, il quale si trova a sopportare il pubblico ludibrio, la moglie lo ripudia, rimane solo, neanche i suoi allievi lo difendono, lui è un maestro elementare e nonostante una attività esemplare, anche i genitori sono dubbiosi, viene arrrestato e successivamente liberato, non sa più come vivere, vaga per le strade fino al punto che le circostanze lo fanno incontrare con il quarantenne quasi per caso, poi inizia un pedinamento che lo porterà alla scoperta di fatti sconvolgenti.

E’ essenzialmente un film di pedinamento con un sacco di rumori di fondo e ambienti che vengono scoperchiati con la macchina a mano. Il titolo è definito dal fatto che anche il pedinato è un maestro elementare ma a differenza di lui, non è sposato, tra i due personaggi quando si parlano si crei un’intesa, sembrano due caratteri simili, difatti all’inizio si ritraggono in parallelo, tutti e due che vanno alla scuola, tutti e due ripresi mentre insegnano, tutti e due che mangiano, si assomigliano anche se uno è più giovane, ma alla fine uno dei due svela all’altro alcuni segreti…in parte già scoperti delle loro vite parallele, parallele,parallele…

rep sogg 13

 

1 – PICCOLE MEDIE IMPRESE E AUDIOVISIVO

Codice Rosso – Il mercato del cinema e dell’audiovisivo in Italia tra piccole e medie imprese: vecchi problemi, nuove soluzioni-

Il cinema italiano nel 2012 ha registrato una forte contrazione della presenza in sala a fronte di un numero sostanzialmente invariato di film distribuiti: 363 contro i 360 del 2011. Quindi nel 2012 abbiamo 91.310.793 di presenze, rispetto a 101.363.987 e incassi di 608.954.249 rispetto a 661.679.788 del 2011. I dati del 2013 non sono ancora definiti

E’ da notare la diminuzione della quota di mercato dei film italiani: il 26,5 di presenza a fronte del 33,6% del 2011, mentre la quantità di mercato USA sale dal 46,8% al 51,2% e la quota dei film europei passano dal 13,8% al 18,3%.

La crisi del mercato cinematografico italiano è pertanto la crisi del Cinema Italiano, una crisi che interessa il sistema industriale italiano, una crisi di prodotto, ovvero di cosa si produce, ma anche e forse soprattutto, di sistema, ovvero di come si produce e si distribuisce nel nostro Paese. Con 150 film si copre il 92% del mercato e gli altri 213 (363 in tutto) solo l’8%, c’è una grossa fetta di film italiani praticamente invisibili.

Liquidare questi film (dice PMI)  solo perché realizzati con piccoli o mini budget è un grosso errore di valutazione proprio da un punti di vista industriale perché piccolo non è sinonimo di brutto, bisogna invece creare modelli produttivi e distributivi alternativi, inserire questi progetti  in un processo industriale che possa dare loro forza e qualità. Bisogna intervenire in questa zona d’ombra, come? Occorre fare chiarezza sul concetto di INDIE attraverso una “Produzione Indie Certificata” (riafferma PMI)  con la nascita di una sottocategoria di microimpresa con risorse finanziarie pari o inferiori a 600.000,00. (Si, ma cosa vuole dire? Chiedo io)

Si parla di istituire 1 fondo per lo sviluppo dedicato alle Microimprese Certificate (a fondo perduto); 1 fondo al 50% di finanziamento;1 fondo per opere difficile, prime e seconde con 1/3 di contributi. Ma chi li pagherebbero questi fondi?

 

Poi bisogna estendere il Tax Credit all’Audiovisivo aumentarlo dal 49% al 70% e aumentare lo sgravio fiscale dal 40 al al 60% (da condivedere all’istante) e favorire le aggregazioni di impresa (lo sta dicendo da tempo il Mise).

Occorre superare il principio di RISTORNI sugli incassi che alimenta solo posizioni dominanti.

Peccato però che sia il Mibac che l’Anica non siano d’accordo con questo tipo di politica low budget e considerino tali film come inutili da un punto di vista industriale trovandosi in compagnia dei critici cinematografici che stigmatizzano una produzione italiana troppo abbondante e inutile.

Quindi più risorse alle opere sperimentali, le opere prime e seconde. Le opere indie low budget, la nuova serialità e i nuovi linguaggi del Web, e siamo d’accordo, ma poi bisogna fare in modo che i soldi rientrino e cioè che questi flm incassino il pubblico necessario.

Ma uno si chiede, come possono venir distribuiti questi prodotti se di fatto non hanno mercato?

Su questa questione il PMI è un tantino astruso mentre non si sa come si possono creare queste reti di impresa in autonomia.

La RETE sarebbe un contratto sottoscritto da imprese che si impegnano a collaborare tra di loro, ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnico e tecnologico.

Non sono un raggruppamento temporaneo d’impresa, né un consorzio, ma fanno rete con “UN PROGRAMMA COMUNE DURATURO CHE CONSENTA DI ACCRESCERE LA CAPACITA’ INNOVATIVA E LA COMPETITIVITA’ SUL MERCATO DELLE IMPRESE CHE VI PARTECIPANO. Contratto di Rete con l’istituzione di un fondo comune e la nomina di un organo come incaricato ad eseguire il contratto.

Sarà ma non vedo questa come una soluzione vera, il problema non è tanto la rete di imprese, ma una distribuzione di rete, una distribuzione che sappia valorizzare i film a low budget in maniera di ritagliarsi una fetta di mercato, tra le commedie italiane, il cinema Usa e quello europeo da festival. La partita è aperta…speriamo per noi indie….Un’ultima cosa ma come fanno a dirsi indipendenti i produttori che si fanno coprodurre dalla Rai?

 

1 – MARCIA INDIETRO

Una Piccola Avvelenata

Il film sassarese MARCIA INDIETRO del regista Marco Demurtas approda sulla piattaforma OWN AIR.

In questo articolo comparso su “Sassari Notizie” qualche e forse più di qualche settimana fa, si parla del coraggioso film sassarese autoprodotto e presentato lo scorso anno al Festival internazionale del Cinema di Roma, e realizzato tutto a Sassaro con un cast del posto: si tratta di una modalità alternativa di distribuzione.

Viene intervistato Demurtas che spiega molto bene come funziona il Mercato Cinematografico Italiano.

Dice: “qualche anno fa (non sapendo niente) accusai Nanni Moretti di non avere più la volontà di sostenere il cinema indipendente.

Ora che la sua società si è ritirata dal mercato distributivo, per via dei bassi incassi al botteghino, inizio a comprendere le sue paure”. Continua: “Se i film italiani proposti nelle sale continuano andare in perdita devono sperare di recuperare gli investimenti fatti, attraverso dei passaggi televisivi e siccome è difficile per gli autori emergenti se non sono raccomandati (dico io) ad avere la Rai, gli autori emergenti sono condannati all’invisibilità”.

Bene fin qua ci siamo e De Murtas e con lui tanti altri autori cinematografici si stanno accorgendo che se un film non ha alle spalle un budget considerevole, è praticamente impossibile che venga proiettato al cinema (a differenza della credenza comune che fare un film con pochi soldi sia una qualità) e quando ogni tanto succede, gli esercenti delle sale si trovano costretti a chiedere al regista, in anticipo, il pagamento del minimo incasso garantito.

Quindi l’autore-produttore deve pure pagare l’esercente se vuole che il suo film venga visto nella sala. E si chiede (De Murtas) dove vanno a finire le opere che non trovano spazio al cinema perché l’autore o il produttore non hanno i soldi per pagare la minima tenitura in sala? In una specie di limbo, in una sorta di terra di nessuno anche se esiste un potenziale pubblico che ne chiede la proiezione e che purtroppo rimane tale. Adesso ci pensa però OWN AIR a restituire al pubblico la pellicola. A me viene spontaneo però rimarcare: “povero illuso credi ancora alle favole cinematografiche. Ma quanto incasserai? Na beata…”

La maggior parte dei giovani registi, sceneggiatori NON SANNO PROPRIO NIENTE DEL MERCATO CINEMATOGRAFICO NOSTRANO e continuano a cullarsi di miti che sono morti da almeno 30 anni, perché le scuole di cinematografia gli tengono nascosta la realtà d’oggi. Per cui continuano a proporre delle sceneggiature che non hanno nessuna possibilità di assorbimento nel mercato italiano dominato dalle commedie medie, dalle commediette e dalle commediacce. Possibile aggiungo io, con fervore, che ci continuate a mandare imperterriti delle sceneggiature drammatiche, melò o horror che non gliene frega un caxxo a nessuno, noi italiani siamo commedianti, come ve lo devo dire in tedesco, wir sind der kommedianten, sarà una banalità ma al pubblico piacciono personaggi televisivi che poi fanno cinema, e invece i nostri bravi giovani (perché nessuno gli dice niente e pensano che i produttori siano ancora quelli degli anni ’50) continuano a propinarcele (drammatiche, melò, horror), nonostante che in Italia ormai da 30 anni non ci siano più film del genere, di genere. Allora ridico con più fervore ancora: “o siete poco svegli, o dormite in piedi, come fate a non accorgervi di come funziona da noi, non vedere che tutti i film drammatici, polizieschi, horror sono prodotti in America (a parte qualche polar francese) e allora dai forza, traducete le vostre sceneggiature direttamente in inglese, e provateci con loro, ma vi prego non ci scassate la minchia a noi con progetti impossibili per il mercato italiano. Perché ste scuole vi illudono e non dicono come è la realtà odierna e voi venite da noi indipendenti, dopo che non siete riusciti con i grossi produttori, pensando che abbiamo il sigaro in bocca e un cassetto della scrivania pieno di dollari. Il bello – mi dice un amico anche lui piccolo produttore – è che siccome stanno per mettere su un progetto a low budget che nessuno cagherà, si rivolgono a te per chiederti quei pochi soldi che gli servono per chiuderlo: a volte 30.000, a volte 70.000 a volte 80.000, 110.000 evitando accuratamente di dirti come caxxo si recupereranno i soldi, praticamente tu devi essere per loro un istituto di beneficenza. Questi giovani autori sono di una ignoranza spaventosa in fatto di produzione, pretendono però, e come pretendono, perché loro devono esordire a qualunque costo, glielo ha ordinato il dottore e tu devi tiragli fuori i soldi dal cassetto. Perché non ve li mettete voi, investite su voi stessi? Dite al papà di vendersi un immobile.

Ma come parli? Cosa dici? Ma che caxxo di produttore indipendente sei?

E’ che qui in Italia non ce nessuna industria, lo volete capire si o no, il cinema è un ambiente chiuso per pochi eletti, un mercato per 50 registi e 12 produttori, che hanno anche le giuste relazioni e nessuno vuole investire su un giovane e neanche su una idea, è tutto già collaudato da lustri, semplicemente ti chiedono per essere prodotto se hai qualche entratura…e avanti di questo passo, che palle!

Poi ti arriva la buona notizia di Netflix, il servizio di streaming e noleggio via mail – la compagnia avrebbe raggiunto quasi 30 milioni di utenti a pagamento, in Italia ci prova Mediaset con “Infinity” con una library di 5000 titoli e un costo di € 10 euro al mese con un accesso illimitato di film prodotti tra il 1950 e il 2012, Sky ha un sistema analogo che si chiama “River” e ti dici forse De Murtas sua potrebbe avere ragione e ti assale il dubbio, e se sto dicendo un sacco di cazzate che veramente in Internet – basta creare una confezione giusta – la cosa potrebbe funzionare? Ai postali – che stanno sempre in mezzo ai messaggi d’auguri – l’ardua sententia….e scusate lo sfogo.

 

Ciankazzo da Fare, frazione del nulla

 

 

4 – I PENSIERI DI UN VECCHIO PARCO

CON una chiave umoristico-comica il protagonista- UN VECCHIO SAGGIO –  esplicita direttamente i suoi pensieri nei confronti delle persone che vede ogni giorni, tra le quali figurano anche le belle donne.

Essere un vecchio “parco” è solo la conseguenza dell’età perché io sono sempre stato parco nella vita e non sono mai stato vecchio, ho vissuto molto nei parchi, ma pensare che i miei pensieri potessero essere auto censurati mi fa un po’ d’impressione.

Cominciamo:Cos’è il pensiero quando si fonde con il buon umore e ti tira fuori un sacco di discorsi tendenti all’assurdo che riguardano anche le belle ragazze quando ti passano davanti al parco, mentre tu seduto bighelloni con la mente in cerca di qualcosa che ti possa piacere. Improvvisamente il tuo sguardo viene catturato da un paio di gambe che ti fanno vedere un avantreno di tutta qualità e che poi una volta passata la ragazza, ti vanno vedere quel culo espressivo che parla da solo il linguaggio dell’attrazione totale in cui noi poveri cristiani anche di cultura socialista, siamo sommersi, da quando cominciamo a compiere i fatidici 14 anni, eppure io sono parco, sono proprio parco, non sguaiato, la guardo con discrezione quella ragazzetta, ma lei se ne sta per conto suo chiusa da chi sa quali pensieri magari banali, magari eccessivi, guardo un uomo che mi fissa, sembra tanto stronzo, non mi chiederà mica per caso un’informazione?!

– Mi scusi, lei è pratico del posto?-

–  Con le dovute cautele, che vuole da me?

– Ssapere, ehm se qui si può diciamo pigghiare…

– E che ciò la faccia giusta io?

– Guardi come cammina quella, mi sembra una gazzella..

– Della pulizia che vuole che le dica, vuole che la maledica! Se si può scopare? E che ne so io, sono estraneo, non vede che sono vecchio, uomo da panchina oramai. O pensa che io sia un pappone, alla mia età se mi danno uno schiaffo prendo l’itterizia. Guardi caro giovane, giovane? Insomma proprio giovanissimo no, lei avrà 45 anni più o meno, ha proprio sbagliato persona alla grande, io ormai posso solo guardare, sono l’uomo che guarda, si figuri se io pappo, pappo (gonfia le mascelle alla Toto’, caro ex giovane sono finiti quei tempi…

– 42 sono gli anni miei, mi fa più vecchio, forse perché mi sto annoiando e il mio viso diventa talmente serio che non sono più io.

– Ma perché si è rivolto a me, scusi per curiosità, le sembro un vecchio porco?

– Oh quanto la fa lunga. L’ho chiesto a lei perché tra tutta questa gente qua lei mi sembra l’unico in grado di dire qualcosa sulla vita, sulla morte, sulla shoah, perché io lo so che lei in fondo in fondo è un ebreo, c’ha anche la faccia.

– Ho capito va, lei vuole dire che io sono un tipo ebbro, è vero sono un poeta, un poeta della “cassa peota”, sa cos’è la cassa peota? Non lo sa, un giorno glielo dirò…dicevo m’è sempre piaciuta la donna nel senso di figura femminile leggiadra, non so se mi capisce, penso di no, ma il fisico di una donna mi rappresenta lo spirituale dell’arte.

– Va bè ho capito lei vuole solo farmi perdere tempo mi parla di spirituale, io vogghio solo pigghià…

– Ah bè questa è una sintesi perfetta, dall’alto al basso verso la pancia e gli istinti, lo sapevo che lei è un saggio e quindi e quindi sa cosa vuol dire la vita e cosa vuole dire la gnosi.

– Io vorrei fareee capito, ma così me la mette in maniera tropo cruda e io la cosa la devo condire con giuste dosi, cmq permetta che mi sieda nella sua panchina in verità sono un povero cristo straniero in questo posto, solo, ma vedo che lei ne conosce di cose…

– Beh io conosco tanti linguaggi compreso quello del culo…ma tu sei uno che vuole pigghiare, ti parlo dell’alto della spiritualità e tu vuoi pigghiare, tu si che sei un porco vero…ma in fondo chi sono io per dirti che tu sei un porco! Dio!

 

 

5 – TI MANGIO DI SANTA RAGIONE

UN’IDEA PER UN CORTO Due intellettuali sono seduti in un salotto in amabile conversazione, sono così gentili,  e magnanimi quasi da commuovere, però poi il parlare si incespica in qualche piccolo malinteso e sottile sgarbo, poi il linguaggio diventa più secco e aggressivo, il tono della conversazione comincia ad essere nervoso e agitato e quindi di nuovo calmo ma con battute salaci. La ragione vacilla.

Procedendo quindi da un iniziale tono molto snob percorrono una specie di scala delle varie graduazioni comunicative, sono importanti quindi i dialoghi da sviluppare, per scivolare piano piano ad una critica serrata alla società di massa, imbarbarita e squallida con l’uso di espressioni linguistiche colorite, che diventano man mano volgari. Oggi non c’è opera letteraria che non dica “cazzo”! Cazzo, Cazzo, cazzo. Figa, fregna, ciorgna. Figapelosa, bella calda, tutta puzzarella. Figa di puttanella. (da “Porci con le ali”). Dall’iniziale accordo cominciano a divergere sempre più aspramente circa gli aspetti secondari della morfologia di questa società e si intestardiscono intorno ad una discussione che diventa più acida e ottusa fino al punto di menarsi di santa ragione, MA VANNO ANCORA PIU’ IN LA, in un momento di rabbia totale e reciproca si accoltellano, uno solo sopravvive ma ormai è completamente stravolto e che fa? Va in cucina mette su un pentolone e uno dopo l’altro essendo medico di professione seziona pezzi di cadavere che vengono cucinati, si vedono budella estratte…e la MANIPOLAZIONE del cadavere come se fosse un insaccato.

Passa del tempo, tre televisioni sono sempre accese in sottofondo, ma non si sentono. La luce che sprigiona la stanza è una luce irreale, un silenzio di tomba, il nostro medico cammina nervosamente, da una finestra all’altra, si siede sul divano, si alza nervosamente, si risiede, si rialza quando bussano alla porta, apre perché sa per accordo che chi non usa il campanello deve essere un vicino, è una vecchia signora del piano antistante che vuole il classico sale. Lui la invita a rimanere e insieme mangiano la carne umana.

– Quanto è buona, mi deve dare la ricetta.,

– Ah ma è assai semplice, il mio amico Roberto Benassi ha fornito la materia prima.

– Che intende caro Paolo?

– Che si sta mangiando il mio amico Roberto.

L’espressione di lei è incredibile e su quella espressione si chiude il film

– Vuole un bicchiere di vino…rosso! Rosso sangue…(ma già è sparito l’audio)

giancarlo sartoretto ragione ragione ragione ragione ragione ragione ragione ragione ragione ragione ragione

Tutti i diritti sono del sottoscritto che li potrà cedere temporaneamente o definitivamente all’istante.

 

 

1 – DA OGGI ANTIPIRATERIA PER TUTTI

Da oggi 12 dic 13 dovrebbe entrare in vigore il regolamento dell’AGCOM, il regolamento ANTIPIRATERIA che difende il diritto d’autore, accolto con scetticismo e paura dagli internauti, probabilmente per partito preso e perché ci sono i diffusori di allarmismo e dove ogni scorreggia dell’AGCOM prefigura un attacco alla libertà di internet.

Parlare per partito preso vuol dire ragionare poco e soprattutto sovrapporre a un qualche peraltro blando discorso di tutela e di libertà anche per i detentori di diritti, lo schema ripetuto come un disco inciso una volta per sempre e sclerotizzato a livello di quei padri anziani che ripetono ai figli sempre le stesse raccomandazioni.

Vediamo nel merito questo regolamento nei punti essenziali (per non tediarvi con commi e articoli) che secondo alcuni dovrebbe permettere come nelle peggiori dittature all’AGCOM di instaurare un regime poliziesco.

Regolamento 1. Il presente regolamento si applica alle attività dell’Autorità in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica. In particolare, il Regolamento promuove lo sviluppo dell’offerta legale di opere digitali e l’educazione alla corretta fruizione delle stesse e disciplina le procedure volte all’accertamento e alla cessazione delle violazioni del diritto d’autore e dei diritti connessi, comunque realizzate, poste in essere sulle reti di comunicazione elettronica.

2. Nello svolgimento delle attività di cui al comma 1, l’Autorità opera nel rispetto dei diritti e delle libertà di manifestazione del pensiero, di cronaca, di commento, critica e discussione, nonché delle eccezioni e delle limitazioni  di cui alla Legge sul diritto d’autore. In particolare, l’Autorità tutela i diritti di libertà nell’uso dei mezzi di comunicazione elettronica, nonché il diritto di iniziativa economica e il suo esercizio in regime di concorrenza nel settore delle comunicazioni elettroniche, nel rispetto delle garanzie di cui alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

3. Il presente regolamento non si riferisce ai downloader e alle applicazioni e ai programmi per elaboratore attraverso i quali si realizzi la condivisione diretta tra utenti finali di opere digitali attraverso reti di comunicazione elettronica.

..omissis

Articolo 5  Modalità di intervento

1. Ai fini della tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, l’Autorità interviene, ai sensi del presente e del successivo capo, su istanza di parteprevio espletamento della procedura di cui all’articolo 6.

…..omissis

Articolo 6  Procedure di notifica e rimozione

1. Qualora un soggetto legittimato ritenga che un’opera digitale resa disponibile su una pagina internet violi un diritto d’autore o un diritto connesso, può inviare una richiesta di rimozione al gestore della pagina internet.

….omissis

Articolo 7 Istanza all’Autorità

1. Qualora l’opera digitale che si assume diffusa in violazione della Legge sul diritto d’autore non sia stata rimossa, il soggetto legittimato può richiederne la rimozione all’Autorità

…..omissis

4. Il procedimento dinanzi all’Autorità non può essere promosso qualora per il medesimo oggetto e tra le stesse parti sia stata adita l’Autorità giudiziaria.

Se volete leggere interamente la bozza basta cercarla su Google: bozza regolamento AGCOM.

Comunque se capisco l’italiano questo Regolamento non è per niente repressivo intanto perchéèè non se la prende con il singolo downloader (che sarebbe uno scaricatore di: porto i contenuti anche illegali di internet tra gli amici) e questo è già una buona cosa, in secondo luogo se io mi ritengo danneggiato da un sito internet che diffonde una mia opera piratata, posso rivolgermi direttamente al medesimo sito e ove questa venga rimossa su mia richiesta la cosa finisce pacificamente senza complicazioni (io posso anche chiedere che invece di trasmettere tutto il film che magari deve uscire nelle sale) ne trasmettano solo 4-5 minuti e sempre lo stesso pezzo.

Solo se non si riesce a contattare il sito, chiedo l’intervento dell’AGCom MA IN ALTERNATIVA si badi bene, in alternativa ad una azione giudiziariaaa a tutela dei miei interessi di proprietà.

Quindi l’agcom è vero che interviene su mia istanza, MA SE IO NON MI ACCORGO DI QUESTO MIO FILM PIRATATO IN RETE, non succede niente, perché devo essere io a dirlo all’AGCOM. Ora sono molti i detentori di diritti di migliaia di film che non si accorgono chei loro film sono proiettati su internet senza il loro consenso e non accorgendosi non fanno alcuna azione. Io penso che alla fine l’AGCOM se la prenda con tutti quei pochi siti che proiettano migliaia di film duplicati illegalmente guadagandoci perchéèèè vendono banda larga o qualcosa del genere.

Quindi se uno individualmente vuole vedere illegalmente quel tipo di film lo può sempre vedere e farlo vedere ai propri amici.

Tra l’altro se poi l’AGCOM se la prende con un sito non è in maniera poliziesca ma avviene un contraddittorio per cui il sito può sempre presentare ricorso.

 

 

 

3 – IL COMUNISMO ECOLOGICO

IL NUOVO COMUNISMO DELLA CONDIVISIONE

Il futuro dovrà fare i conti

Con le risorse limitate del pianeta

Con l’inquinamento

Con i cambiamenti climatici

Aumentando di fatto i controlli sopranazionali

Il consumismo e la spazzatura

La raccolta differenziata

E la regolamentazione delle attività

Le polveri sottili e la deforestazione

Se non vogliano distruggere il pianeta

Bisognerà pensare a consumare di meno

E ad essere più austeri

Il capitalismo dovrà investire

Sulle energie rinnovabili

Solo se tutti consumeranno di meno,

solo se ci sarà un controllo demografico

ci sarà la possibilità di sopravvivenza

ma l’umanità dovrà fare a meno di combattersi

e instaurare una sorta di comunismo ecologico,

dove le risorse verranno condivise

e si troveranno soluzioni razionali

grazie alla cooperazione

Il comunismo ecologico non ha niente a che vedere

Con le teorie marxiste sulla classe operaia

Si basa invece sulla condivisione sopranazionale della

risorsa terra in maniera tale da evitare la sua

distruzione

Sullo scambio eguale tra paesi

Sulla distruzione della guerra

E su una economia più sociale

In cui siano difesi l’ambiente e il lavoro.

 

5 – LA GRADUATORIA (lungometraggio)

Siamo di fronte alla pubblicazione della graduatoria per posti da insegnante.

Bruno si è classificato al 7° posto nell’abilitazione di Psicologia Sociale e Pubbliche Relazioni, ma le cattedre nei prossimi due anni si libereranno con difficoltà essendo la materia poco insegnata.

Nella provincia ci sono in tutto sette cattedre e tutti i sette professori sono giovani e godono di ottima salute. E qui a Bruno viene un’idea diabolica. Intanto prende dati che inserisce al computer sui primi sei concorrenti della graduatoria, investiga sulla loro vita privata, in questo modo viene a sapere di ognuno i problemi presenti, si inserisce nella loro vita al punto da deviarli dall’idea dell’insegnamento e uno di questi in un fortuito incidente ci rimette le penne, poi li fa conoscere e interagire tra di loro in maniera tale che si eliminano a vicenda.

Ormai non ha più ostacoli davanti, però riesce a sapere al Provveditorato che l’ufficio di controllo della graduatoria vorrebbe togliergli 9 punti retrocedendolo al 12° posto. Piuttosto contrariato e incazzato visita l’ufficio, si studia i percorsi dell’impiegata addetta al controllo e l’attende in un pomeriggio mentre questa fa lavoro straordinario, c’è poco personale in giro, in un angolo buio del corridoio le fa lo sgambetto perché quella camminava sempre velocemente come un automa. La donna cadde rovinosamente a terra e finisce in ospedale. Il lavoro viene interrotto per mancanza di un altro impiegato che la sostituisca e sempre in un pomeriggio in cui c’è ricevimento del pubblico entra nella stanza vuota, chiude la porta a chiave dall’interno e con calma individua il suo fascicolo, se lo studia attentamente, mancherebbe un documento, ne prende uno di similare in un’altra pratica e lo piega mettendolo in tasca, riapre silenziosamente la porta della stanza ritorna sui suoi passi, non prima di aver messo tutto in ordine, Falsifica il documento e due giorni dopo lo ripone nel fascicolo personale.

Dopo un mese il decreto della graduatoria passa indenne il controllo senza modifiche di punteggio e Bruno si felicita con se stesso, ormai la graduatoria è diventata un atto definitivo, non ci sono ricorsi e quindi a tutti gli effetti di legge è efficace. Difatti lui è il primo della lista perché gli altri sei anche se nominalmente sono davanti a lui non possono nuocere.

Gli basterebbe che in questi due anni si liberasse un posto, comincia a spiare i sette titolari di cattedra, li pedina, incrocia le loro vite parallele e decide di scegliersi una “vittima” escludendo gli altri sei, anche per il fatto che insegna nella scuola più vicina a casa sua. Costei è una giovane donna che sta vivendo una delusione d’amore, come un perfido Faust le si avvicina, la seduce e poi l’umilia abbandonandola al punto che l’insegnante perdendo completamente la sua autostima si trova in una situazione di prostrazione e depressione che la spinge al suicidio.

Bruno senza alcun rimorso si dimostra contento per essere riuscito nel suo scopo.

Dopo qualche tempo viene chiamato e formalizzato il suo incarico, è al massimo dell’euforia.

La sera stessa torna a casa dopo il primo giorno di scuola come insegnante deciso a festeggiare con sua madre, che vive con lui, il suo incarico. Trova la porta di casa semichiusa e mentre chiama sua madre la ritrova riversa sul letto senza vita, non è una morte naturale, si scopre difatti che è stata assassinata. Un ispettore indaga, Bruno ha paura, viene messo alle strette, alla fine si autoaccusa dell’omicidio.

L’ambiente è grigio e piovoso d’una città di provincia del nord, il tono del racconto dovrà mantenersi tra il faceto, l’assurdo con una vena di profonda solitudine.

 

 

 

3 – LA TRASVERSALITA’ ECOLOGISTA

Oggi mi viene sta riflessione FILOECOLOGISTA:

Cosa significa per gli ecologisti essere collocati a sinistra politicamente parlando rispetto al concetto dI trasversalità, sono due tesi opposte e inconciliabili, la trasversalità potrebbe portare a sostenere governi di centrodestra (vedi Saarland) magari per dare un’impronta verde alla politica conservatrice, ma potrebbe essere anche una copertura “ecologista”, a un governo conservatore e tradizionalista –

Ma oggi esiste ancora questa differenza tra destra e sinistra rispetto ai grandi problemi sociali, a come risolverli.

L’inquinamento non è ne di destra ne di sinistra è semplicemente una questione emergenziale CHE SI CONIUGA PERO’ CON LA QUALITA’ DELLA VITA che è una priorità nettamente progressista rispetto all’ideologia del mercato, senza contare che a volte la bellezza e il senso estetico si scontrano con l’ignoranza e l’indifferenza. Questo non vuol dire automaticamente che la destra sia mercato e la sinistra, stato, che la destra non abbia gusto e la sinistra, sofisticata, sarebbe una semplificazione un po’ balorda.

La trasversalità ecologista riguarda l’acqua, l’aria, la terra, l’alimentazione. Le malattie aumentano anche se i soliti “negazionisti” dell’affarismo becero che conquista molte posizioni politiche, affermano che non c’è nessuna prova a supporto di questa tesi. Questa opinione che mi ricorda in chiave grottesca certo positivismo d’accatto, per cui se non ci sono ancora morti bisogna che si manifestino per prendere provvedimenti e quindi   solo il disastro avvenuto costringe a reazioni, calza alla grande per tutti gli speculatori presenti nel territorio per arricchirsi quasi sempre con soldi pubblici, i quali minimizzano gli effetti negativi e plaudono attraverso l’ausilio dei max media, ai benefici collettivi e quindi aumenti di posti di lavoro, che si hanno per l’aumento di infrastrutture tipo bretelle, ponti, terze corsie, cemento armato contro i panorami disarmati, palazzi Export, Grande Velocità che stanno di fatto distruggendo il territorio e aumentando le esondazioni e i disastri che per questi speculatori sono sempre di origine naturale. Sembra che la ripresa economica passi attraverso queste grandi opere, e quindi l’aumento di capitalismo (auspicato da tanti per il benessere collettivo) dipende dai mega progetti pubblici quasi che le infrastrutture invece di essere strumenti di un capitale circolante con i suoi prodotti, diventi il fine di uno sviluppo capitalistico-statale.

Cmq bisogna convivere cn questo sfracello operato da speculatori privati in combutta con politici rampanti in nome di quello che si chiama modernismo? Ti dicono: bisogna rimodernare altrimenti si rimane indietro, le infrastrutture sono necessarie e poi diventano un volano per l’economia (l’econotua casomai!) che altrimenti diventa stagnante, insomma se non ci sono soldi pubblici qua non parte niente, è una confessione di impotenza autonoma del Capitalismo rispetto allo Stato che lo protegge e lo tiene in piedi, è diventato anche uno schema dove si combinano affari, finanza, progresso e falsa attenzione all’ambiente e fuori da questo schema si è considerati dei devianti pericolosi che vogliono distruggere il Paese Italia, non importa che in questo business entri la mafia (che entra guarda caso in tutto ciò che è pubblico) un male necessario da conviverci – ha detto qualcuno, e che così aumenti anche il deficit pubblico (un altro male necessario da conviverci) ogni tanto bisogna fare qualche manovra restrittiva verso la gente per rassicurare l’Europa che il deficit è sotto controllo, non importa che si verifichino sempre più malattie e spese sanitarie relative all’inquinamento per cui lo Stato spende di più di quello che riceve, creando altro deficit pubblico aggiuntivo, non importa che si rovini il paesaggio turistico ( i tanti bei luoghi d’Italia che spariscono a poco a poco grazie ad una bretella che si staglia nell’orizzonte infinito delle campagne): “business is business, il business uber alles…e non rompete il cazzo stronzi ecologisti, lasciateci lavorare che dobbiamo guadagnare, frignoni e un po’ cojoni… anzi completamente”.

 

 

 

2 – LA CULTURA E I MERCEnati

Contro un neoliberismo culturale La cultura non sempre è una merce e la merce non è mai cultura se non una cultura di consumo e quindi un. sottoconsumo di cultura, ma i mercenati chi sono?

Vorrei fare alcune riflessioni su un articolo comparso sulla rivista 8 1/2 dal titolo “Azzeriamo i fondi pubblici per far rinascere la cultura”.

Messa così sembra una provocazione, ha tutta l’aria di una fregatura insieme all’errato pregiudizio dei finanziamenti a pioggia. In Italia i finanziamenti a progetto (vedendo e analizzando seriamente il progetto) non sono mai avvenuti per meritocrazia ma solo per conoscenze e influenze politiche e questo è sempre successo e sta succedendo in tutte le istituzioni (la Rai, il Mibac, i Comuni, gli assessori alla in-cultura) qualcuno cinicamente ha affermato che se va al potere il M5S, bisognerà raccomandarsi a loro, (cinismo un po’ rozzo e qualunquista perché nega qualsiasi cambiamento), cmq c’è sempre chi decide in base ad una tessera di partito e tessere dopo tessera la cultura diventa un mosaico, meglio un museo – mausoleo dove si ossifica e si incartapecorisce, basta leggere l’intervista sul Fatto Quotidiano (14 aprile 2013) al produttore cinematografico Donald Ronvand e i commenti successivi e questo succede in Italia dove il produttore deve essere capace di intrallazzi, tant’è che si possono costruire con la politica produttori da un giorno all’altro, se tu conosci ottieni, altrimenti sono – come si dice con un francesismo – cazzi amari, e i partiti ancora oggi la fanno da padroni e padrini, padreterni e tu se non ti adegui sei fuori. Allora infine anche tu cedi, e fai come gli altri, ti senti una merda ma non ci puoi fare niente perché non serva a combattere contro i mulini a vento. Il problema però si ripresenta perché sussiste una gerarchia di raccomandazioni e ci sono quelle che valgono (quelle di vero potere che a volte è nascosto) e quelle di persone che stanno nei pressi delle stanze del potere, ma fanno da scendiletto a quelli che valgono, a volte capirlo diventa impresa improba, perché nel mezzo ci sono strani personaggi, mediatori, facilitatori, PER LA MAGGIOR PARTE MILLANTATORI, così se uno si presenta ed è un po’ sprovveduto, può scucire qualcosa che non fa mai male.

Quindi – da un certo punto di vista – azzerare i fondi pubblici, si legge, è come azzerare i partiti politici, spuntare la loro arma di offesa di massa e fare in maniera che non passino i progetti dei loro protetti e fin qui siamo d’accordo, però si rischia di buttare con l’acqua sporca (che è legittimo) anche il bambino e alla fine siccome tutto passa per la politica è meglio non fare niente, ma affidarsi agli sponsor privati, i quali lo fanno per immagine, per la loro immagine, non certo per la cultura in sé, non sono come si dice mecenati ma “mercenati”, nati cioè col pallino della merce, della loro merce da rappresentare fino a svilire il concetto di autonomia della cultura. Se un tempo era uno strumento di propaganda politica adesso diventa uno strumento per la diffusione della MERCE GLOBALE

La cultura per sua natura non è una merce e non si riduce a valore di scambio e quindi verrebbe paralizzata una buona parte della sua espressività con notevole impoverimento della società: vogliamo parlare del valore d’uso della cultura che confligge cn il valore di scambio e parliamone! Quel valore d’uso ha una natura collettiva, come bene pubblico che non sempre si presta alla valorizzazione dei mercenati e se deve morire è come se morisse una parte di società

ciankazzo da fare?

 

 

 

5 – SCAGLIA LA PRIMA PIETRA (lungometraggio)

Davide vive in un mini appartamento di proprietà, facendo lavori saltuari di ogni genere, talvolta anche faticosi (l’idraulico, il meccanico, il postino precario, l’impiegato saltuario) con l’hobby a tutta PRIMA della scrittura.

Non facendo parte dell’entourage letterario non riesce a farsi pubblicare.

Trova anche qualche sparuto estimatore ma le case editrici invase da manoscritti preferiscono non rischiare ripiegando sui soliti noti prima di scegliere un perfetto sconosciuto; d’altronde il mondo non cambia e le cattive abitudini si consolidano, ma soprattutto domina la burocrazia e la gerontocrazia.

E’ sensibile alle foglie di canapa indiana, vive appartato tra fantasie e profondi isolamenti.

In una città vicina abita la madre e il vecchio ambiente di amici in cui è cresciuto, ma quando la va a trovare cerca di non incontrare nessuno, “per non sciupare i ricordi” dice a se stesso. Ama molto le viole da campo e le delicatezze un po’ femminili e i suoi quaderni sono riempiti da frasi e discorsi aI volte sconnessi, ma conserva la capacità di interrompere un ritmo frenetico di attività e meditare sulle cose acquisendo una certa arguzia che viene apprezzata dagli altri. Serba, a discapito del presente, un atteggiamento romantico, sogna soprattutto un mondo in cui ci siano meno predatori, meno specialisti e più spiritualità e intellettualità, insomma dove tutti possano fare lavori alti o bassi senza la discriminazione, legata allo status, che invece costringe la vita di tanti nelle loro gabbie d’infelicità.

Il sadismo e la cattiveria di “colleghi” di lavoro per fortuna saltuari è anche il riflesso di una chiusura mentale totale, quando invece tutto sembra aprirsi alla globalizzazione intesa anche come spirito universale.

Ciò che lo circonda non gli piace, ma cerca di conviverci alla meglio.

Sostanzialmente è un asociale e forse un disadattato e piano piano l’unico modo per rifarsi rimane quello di immaginarsi dei “colpevoli”, dei simboli che rispecchino la lordura presente.

Osservando la gente che parla entra nella loro vita, isola un “colpevole” della situazione, lo trasforma in preda che poi bracca come un segugio, quasi fosse uno stalker. Talvolta ha scontri violenti, dolorosi e assurdi con certe persone che manco conosce e che il più delle volte fuggono impaurite. Si rappresenta dentro di sé la morte come l’immagine metaforica della rinuncia a vivere, del conformismo che dilaga come un virus

In una circostanza segue una ragazza fino a casa, cerca di parlarle, lei  esemplifica quel male oscuro di cui lui soffre e senza manco conoscerla la carica di significati negativi, quella prende paura, lo scambia per un bruto, lui la insegue come un balordo, riesce perfino a entrare nel suo appartamento, la madre e il padre della ragazza sono sorpresi dall’intrusione, si prendono uno schiaffo sul corridoio mentre Davide se n‘è già fuggito via.

Avverte uno sdoppiamento della sua personalità, una parte di sé è gentile, un’altra sempre più violenta.

Una svolta della sua vita ce l’ha quando fa conoscenza con un vero psicopatico, un assassino seriale freddo e glaciale, lo fa in circostanze casuali mentre vaga per la città arrabbiandosi come al solito con la gente dagli atteggiamenti conformisti e si siede in un bar a prendere un caffè.

Si tratta di un incontro fortuito tra due persone totalmente distanti e distinte, una strana coppia: Davide è un esistenzialista, di temperamento molto emotivo, precario per scelta, vede le cose dal lato grottesco, nelle sue “filippiche liriche” se la prende anche con i tanti mediocri che fanno politica solo per il potere, che vogliono circondarsi di ruffiani, adulatori e pseudo artisti. Ammira nell’altro i modi freddi, compassati, il tipo sembra un uomo privo di emozioni, attraente, eppure è un serial-killer che si fa chiamare Tom, da Tommaso. Quando costui è in vena di scherzare, ci aggiunge il prefisso zio, “mi chiamo zio Tom, e sono qui per ammazzare qualcuno con amicizia” Tom non nasconde un’espressione da duro che crea timore, dagli occhi impenetrabili, non riesci mai a capire se quando mette la mano nel taschino interno della giacca lo faccia per prendere l’accendino e fumare una sigaretta o per spararti senza minimamente scomporsi.

La sua professione è quella di sicario, basta pagare e fa lavoretti puliti, puliti, garantiti.

Tra lui e zio Tom si crea un’intesa surreale. Si parlano per caso seduti ai tavolini esterni di un bar del centro e nasce da subito una situazione di complicità folle.

Davide pensa di affidargli un piano di gambizzazione di alcuni scaltri e perfidi individui che l’avevano turlupinato in passato, soprattutto quelli che non pagavano con scuse varie, alla consegna di un lavoro. Un pomeriggio si fa vedere in compagnia di Tom a esigere i vecchi debiti e tutti pagano senza discutere. Gli offre una sontuosa cena in cui il killer confessa tutta la sua solitudine e stanchezza.

Passa qualche settimana e Davide che alterna momenti di entusiasmo a momenti di depressione ormai sempre più in preda a furori concreti maledice fino al desiderio di eliminazione fisica, alcune persone che prontamente strabiliandolo, muoiono. Si spaventa per il suo odio che si concretizza, tanto da sentirsi in colpa, quindi decide di non essere prigioniero d’una passione negativa, anche se queste persone sono tutte invariabilmente persone che occupano posizioni di potere.

Praticamente è stata creata una casa editrice con soldi pubblici che dovrebbe tutelare la qualità dei libri, così da lasciar spazio ad opere letterarie particolarmente aspre e difficili per il grande pubblico, ma una associazione di scrittori mediocri occupa il potere con sistemi mafiosi creando ad hoc una rete di intrallazzi nella quale risaltano queste “croste” che riescono a farsi pubblicare grazie alle proprie influenze politiche. Ora sono proprio questi leccaculi di pseudoscrittorti ad essere omicidiati, la polizia non ha un indizio, come si dice in questi casi brancola nel buio più nero.

Ma se questi scrittorti erano quasi sconosciuti la morte di intellettuali di grido getta lo scompiglio tra l’opinione pubblica creando nella gente una sorta di panico ossessivo, soprattutto per quella parte di intellettuali di un certo livello.

Intanto Davide riesce a trovare una strada e finalmente farsi pubblicare, senza anticipare dei soldi, il suo nuovo agente lo entusiasma per telefono,  finalmente viene apprezzato. Passa dei giorni intensi e bellissimi, i suoi disagi diventano un pallido ricordo, ma l’operazione editoriale in verità è di ripiego, senza grandi promozioni. In qualche intervista Davide esagera, si lascia andare a commenti piuttosto pesanti sulla situazione attuale del mondo artistico-intellettuale, che erano stati a lungo repressi, e doveva assolutamente sfogare, per snobismo forse, soprattutto per una forma di narcisismo e per un desiderio di farsi notare. Sta di fatto che dalla polizia si fa veramente notare,  e il bisogno di trovare un “colpevole” per la sequela di omicidi sotto la pressione del mondo politico e di certa opinione pubblica, fa si che Davide venga arrestato perché ritenuto il serial-killer.

Questo fatto di cronaca si trasforma in breve in una grande notizia e fa scattare la pubblicità sul suo nome. Diventa famoso e il  suo libri va a ruba, viene ristampato un sacco di volte, diventa una celebrità e dal carcere può finalmente farsi pubblicare da una grossa casa editrice, il successo commerciale risulta immediato. Ora è uno scrittore di successo, con l’aiuto di una guardia carceraria impietosita del suo caso evade, tutti lo inseguono, ha l’impressione di essere lui il braccato (chi di arma ferisce di arma perisce). Viene affrontato in una notte buia in un testa a testa drammatico da uno che lo vuole morto. Alla fine Davide scappando come un ossesso nel buio  riesce ad avere la meglio, l’altro finisce in un dirupo  durante un concitato inseguimento e con sorpresa e anche un certo dolore scopre l’indomani sui giornali, trattarsi del suo amico serial-killer che evidentemente ha manovrato o è stato manovrato contro di lui.

Quindi qualcuno lo vuole morto, potrebbe essere una specie di capro espiatorio o qualcosa di diverso ancora, vittima designata di una grande tresca; decide di sparire per qualche tempo con documenti falsi  che si fa fare da un amico conosciuto in carcere, sono quelli del serial-killer zio Tom. Si imbarca in una nave viene avvicinato da uno strano tipo che gli indica unuomo da liquidare e quasi come indossasse nuovi panni prova gusto ad ucciderlo anche senza essere pagato. Si stupisce di sé stesso, non prova più pietà per gli esseri umani, deve essere preda di una nevrosi regressiva.

E’ come se avesse assorbito dentro di sé l’identità dell’ucciso.

Dopo quasi due anni ritorna a casa di nascosto e viene a sapere che la morte degli scrittori era dovuta ad una faida interna per questioni di potere.

La vita clandestina lo attrae fino ad un certo punto, concorda con l’avvocato il ritorno alla legalità, ormai può lasciare il suo ruolo di serial-killer e continuare a fare lo scrittore di successo….dove ammazzerà un sacco di gente ma solo con la fantasia.

 

 

 

 

 

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SOGGETTO n° 5

 

 

 

 

 

 

 

5 – CANDIDO (Lungometraggio)

Candido è figlio di operai e operaio lui stesso anche se non è contento del suo lavoro e vorrebbe sempre trovare qualcosa di meglio. Vive nell’ambiente popolare di una città come Torino o Milano.

E’ critico verso certe semplificazioni dei compagni di lavoro e verso l’imitazione di modelli consunti, ma non riesce a caratterizzarsi in nessun modo, se non nel dire no agli altri su ogni cosa o iniziativa che propongono, al punto di essere soprannominato un po’ ironicamente mister no, in politica non ha mai saputo niente di utopie sociali, di cambiamenti radicali, si tiene a debita distanza dai tossici, ha avuto uno zio che è finito male. E ‘convinto che il mondo deve andare avanti da sé senza spinte di nessuno, e se va così è perché non può andare in un’altra direzione, si deve partecipare al suo cammino con naturalezza senza forzature pericolose che potrebbero portare ad un falso cambiamento.

D’altra parte gli sembra che se non c’è un po’ di “mobilità mentale e sociale” si può verificare una sorta di regressione verso la violenza e l’odio di chi si sente emarginato, intuisce che esiste l’alienazione, ma a 20 anni non capisce ancora bene cosa sia e come tanti altri coetanei non se ne cura eccessivamente. L’importante è imparare un mestiere acquisendo un’abilità specifica che gli permetta di guadagnarsi da vivere e se si dovesse trovare male anche cambiare mestiere. Sembrerebbe non avere grilli per la testa, ma è intimamente scontento di ciò che fa, di ciò che è, vorrebbe essere altrove nei suoi pensieri più segreti, avverte il peso di una certa staticità, ha paura di appiattirsi, sente il bisogno di rinnovarsi, rigenerarsi. Non si interessa dei problemi sociali e non si informa, ma è molto aggiornato nelle tecnologie.

Si innamora di Silvia conosciuta in una discoteca e fa conoscenza degli amici di lei tra i quali primeggia Cristiano.

Sono completamente diversi da lui, molto snob e anche un po’ stronzi, la ragazza gli sembra irraggiungibile, nonostante ciò riesce a parlarci e trovare anche dei momenti di intesa. Frequenta un locale del centro, per qualche periodo è preso da questi amici, ma quando lei si dà ad un altro rimane deluso e sofferente senza staccarsi però dal gruppo.

Intanto a casa è nervoso, litiga con i suoi, cerca ospitalità da Cristiano, ma questi si nega dopo aver tergiversato al telefono.

Scorge tante piccole ipocrisie dei supposti amici e soprattutto non visto, sente per caso un discorso tra di loro e la ragazza in cui lui è considerato un ingenuo, un mezzo idiota. Si sente ferito, loro pensano di essere chissà cosa, attende la ragazza in un posto isolato e la copre d’improperi, ogni volta che la incontra la maltratta fino a schiaffeggiarla. Si scopre allo specchio un incapace, vede i limiti anche di tutto il suo ambiente, della sua famiglia proletaria, fino a poco tempo prima non era in grado di differenziare gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone, forse veramente viveva in un mondo ovattato e chiuso, non capisce bene la psicologia delle persone, ma questo gli permette anche di non avere soverchi pregiudizi iniziali nei contatti con gli altri, lasciandosi irretire dai più scaltri anche se riesce in qualche modo a districarsi dalle situazioni più incasinate.

E’ attratto dagli altri, ma non capisce in profondità le loro motivazioni.

Un giorno per aiutare un amico d’infanzia col quale non ha più contatti, si trova in un pasticcio, sa che è diventato un poco di buono, ma non si è negato per una forma di generosità spontanea, probabilmente riflettendoci con calma l’avrebbe lasciato perdere.

Candido viene raggirato e truffato, doveva essere una valigetta piena di droga quella che ha trasportato da un luogo all’altro, la polizia ora lo considera un tipo sospetto semplicemente perché e’ stato visto in giro con l’altro e lo pedina; la questione si complica velocemente al punto che Candido è costretto a portare un’altra valigetta più piccola in un certo posto, un motel mezzo abbandonato, una macchina lo segue, fino a quando un uomo per nulla armato gli intima di consegnargliela, era sceso da quella macchina dove al suo fianco c’è proprio Lei:

– Che ci fai qui – le chiede sorpreso.

Cerca di guadagnar tempo, ma non può fare niente perché adesso il tipo tira fuori un qualcosa che assomiglia ad una pistola. Candido che voleva parcheggiare, lascia la macchina in mezzo la strada, va verso di lei ma si prende una mazzata in testa, che lo tramortisce senza tuttavia svenire. Vede confusamente la valigetta andarsene col tipo, la ragazza appare più discosta, anzi non si vede più, in fretta riparte, forse c’è anche lei già dentro, non capisce bene.

Prima lo stesso uomo gli aveva consigliato con le buone di ritornare indietro che la missione era giunta a termine. Candido ancora accasciato, mezzo sofferente lo guarda allontanarsi, proprio in quel momento la macchina scoppia in aria. Urla, si trascina ma per l’emozione sviene.

Candido è in stato di fermo dice quello che sa e ha capito della vicenda, è interrogato tutta la notte, sembra un intrigo ordito contro di lui, si sono serviti di lui per qualche losco traffico di cui non è a conoscenza e a questo punto fa il nome del suo amico d’infanzia che l’ha tirato dentro, anche perché l’amico non si è comportato bene.

Per questa collaborazione viene rilasciato al mattino, fa l’autostop, si ferma una macchina, è la ragazza: “pensavo che fossi saltata in aria, anche se non ne ero sicuro”, le dice, “no avevo fatto un salto in bagno poi ti dirò tutto” lui rimane imbambolato ma sorride.

La macchina corre lontano e poco dopo si perde nel traffico.

I due ragazzi si sorridono

 

 

 

 

Mod. 11/09/13 parole 839

 

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2 – STATO, MERCATO E PROFITTO

Caduta tendenziale del saggio di profitto o crescita esponenziale del saggio me ne approfitto: cosa è stato?

“Ti sottoscrivo la seconda” E’ vero che la disoccupazione aumenta di pari passo con la caduta d’occasioni di investimento e il capitale produttivo lascia il posto a quello finanziario, il quale ha il dono di moltiplicarsi senza creare lavoro e quindi il profitto finanziario surclassa quello produttivo, ma il grande capitale “comune”, disperato, cerca di trovare soluzioni anche e soprattutto sfruttando la domanda pubblica, e quindi da anni si assiste all’aumento verticale del saggio del “me ne approfitto”, (i soldi ormai li cerco facendo finta di interessarmi di bene pubblico).

Tutto è cominciato dai lamenti per la scarsa produttività del sistema pubblico perché c’è spreco e inefficienza nell’allocazione delle risorse, allora qualcuno ha avuto l’idea di far gestire le cose pubbliche in maniera privatistica, alla fine settori della pubblica amministrazione sono stati smantellati e dati in gestione ai privati, ma non è che è cambiato molto, perché l’attività di natura pubblica essendo “vincolata” crea problemi spesso difficile da risolvere.

L’unica cosa che è successa effettivamente è che gli stipendi sono aumentati del doppio e del quintuplo per quanto riguarda i managers, che però ora si chiameranno managers pubblici, è vero che il lavoro è stato distribuito tra meno persone, ma è anche vero che le procedure sono rimaste complicate e inserire dei pezzi di privato in situazioni in cui permane il pubblico può portare ad una maggiore confusione e inefficienza come si è dimostrato.

O si cambia radicalmente tutto o le mezze misure non risolvono niente, anzi aggravano i problemi. Però intanto si è detto basta STATO ci vuole più MERCATO!

Il neoliberismo impazza, ha stravinto, ma l’aumento delle spese dello Stato non è diminuito, adesso sono i privati che cercano di fare delle speculazioni utilizzando beni pubblici non pagandoli o pagandoli cifre irrisorie e dando servizi a cifre alte per rispettare il tasso del “me ne approfitto”.

E abbiamo visto il problema dell’acqua pubblica, le società di gestione svolgono un’attività di natura pubblica con criteri privati, si chiamavano spa e possono fare profitti quando invece la natura pubblica del bene non deve permettere di guadagnare, ma di chiudere il bilancio in parità.

E’ vero che le occasioni d’investimento stanno nettamente diminuendo in vari settori per i privati, ma puntare sullo Stato, sulla Collettività fa comodo a tanti (perché è denaro sicuro) anche se lento,  però ultimamente lo Stato è mezzo fallito e non paga più, per cui i tempi lunghi danneggiano finanziariamente queste imprese.

Senza contare che buttarsi sulla spesa pubblica  per stimolare un minimo di crescita produttiva,  nel lungo periodo fa aumentare le tasse a dismisura,vuol dire creare problemi di altra natura e soprattutto quindi dalle tasse dei cittadini che aumentano enormemente, se poi i privati si accodano con i loro capitali, si capisce allora che siamo in un regime di capitalismo di stato o statale. Cosa cambia: che il mercato non è poi così importante per tirar su l’economia che essendo ormai drogata ha bisogno di effetti tossici e chi glieli può procurare? Chi è lo spacciatore?

Col liberismo è proprio così, e si impatta così meravigliosamente con la globalizzazione che paiono fratelli al punto che la integrazione delle varie economie si scontra con i differenziali di cambio, il problema futuro è riuscire ad avere uno scambio uguale per creare quindi quel coefficiente di “indifferenza” fondamentale per l’allocazione ottimale delle risorse economiche e quindi fare in modo che non ci sia più la fuga della forza lavoro che tende verso i differenziali di scambio più vantaggiosi.

Ha ragione chi ha detto che il liberismo è finito nel ’29, quella di oggi invece è “l’ideologia” del liberismo. Prima è lo Stato che predispone la necessaria impalcatura produttiva poi si aggregano i privati, si fa una speculazione qua una la con un consorzio di imprese, si smantellano funzioni pubbliche, che vengono gestite con criteri privati, si allentono i controlli facendoli passare per burocratici, vengono  rotti gli  schemi abitudinari, antiche consuetudini,  aumentano i costi a dismisura – tanto chi paga siamo noi – e molto spesso la cementificazione diffusa appare senza che ce ne accorgiamo e quando ce ne accorgiamo è troppo tardi.

La globalizzazione quindi si fa sotto il segno di un neoliberismo sfrenato nel tentativo di avere delle chances che non arrivano mai, mentre i singoli Stati si indebitano sempre di più, la globalizzazione mette insieme paesi con differenziali di sviluppo e con scambi diseguali che determinano l’invasione della forza lavoro dei paesi poveri che si scontra con il livello locale dell’economia, che a sua volta diventa più frammentata nel territorio: le due economie, quella globale e quella locale attualmente si spartiscono le risorse, però la convivenza diventa sempre più difficile, prevale la bibbia del basso costo che può smantellare la qualità della vita.

 

 

1 – CINEMA E INTERNET

Sono passati ormai 10 anni da quando verso la fine di ottobre del 2003, si decideva di precorrere i tempi lanciando su internet il film di ns produzione, L’Appuntamento, per la regia di Veronica Bilbao La Vieja che non era uscito nelle sale, e doveva essere uno strumento di lancio del progetto Neche.

Neche era un progetto di distribuzione cinematografica su Internet, gli esperti di allora dicevano che sarebbe stato il futuro.

Quindi abbiamocercato di precorrere i tempi per poter lucrare tra i primi, si voleva distribuire i film in rete, in videostreaming a un prezzo di € 3 euro grazie alla nuova tecnologia di compressione dei filmati VP5.

Il progetto Neche aveva preso l’avvio in partnerschip con Cinecittà e doveva offrire un mercato su internet per i prodotti indipendenti che avevano difficoltà ad essere distribuiti in sala.

Attualmente il progetto Neche continua sulla Web Tv StreamIT twww.TV, al canale 131 – 313 ma solo per dei cortometraggi. Il problema della rete è che ci sono tanti, troppi film gratis e quindi diventa obiettivamente difficile che la gente paghi anche per un noleggio a soli 3 euro pur avendo il vantaggio di vederlo negli orari a proprio piacimento.

Se proprio l’utente deve vedere necessariamente il film, costi quel che costi, allora può essere che paga, superando la difficoltà connessa all’utilizzo della carta di credito o scheda prepagata per un singolo importo di € 3,00 euro o in alternativa comprando anticipatamente una scheda di visione di 10-15 euro, complicazioni che non aiutano, anche perché tante e tali sono le alternative gratuite e anche di qualità, piratate o meno, che uno si chiede: ma chi me lo fa fare!

Quindi possiamo dire che allo stato attuale il cinema su internet è scarsamente remunerativo almeno in Italia e quindi per coloro che una decina d’anni fa pensavano di creare un’ alternativa alla sala, devo rispondere che hanno sbagliato alla grande perché non avevano capito il fenomento della condivisione e quindi della pirateria.

Adesso ormai si pensa di vedere i film non più sul monitor ma mediante l’apparecchio Tv collegando la “libertà” di Internet con la “gerachia” televisiva. Questa potrebbe essere una nuova frontiera che si sta sviluppando nel presente e che potrebbe portare anche dei vantaggi ai film, stando a quel che dicono gli esperti di settore.

Io però rimango molto perplesso e diffidente anche perché i film che passano in Tv da internet si possono copiare ancora meglio. 10 anni fa si pensava che il cinema online doveva essere una alternativa alla sala, Internet invece a conti fatti si è dimostrata una immensa fregatura, per cui io sto facendo un percorso a rebours, di ritorno alla sala. La rete  è più adatta ai film corti, alle serie di 10 minuti alla brevità, perché c’è una concorrenza dell’offerta strepitosa e stare due ore bloccati in un seggiolino scomodo può essere faticoso.

La maggioranza della gente difatti vede i film a pezzi, io ultimamente l’ho fatto con  la Montagna Sacra di Jodoroski (si trova in rete gratis senza pirateria) il risultato è stato che l’ho capito ancora meno della ormai lontana prima volta che l’ho visto.  Beh, staremo a vedere cosa si combina cn la Tv, in Usa attualmente funziona una rete in abbonamento mensile, con 11 euri vedi un sacco di roba, ecco, con la Tv interattiva magari i film si possono gustare un po’ meglio. Poi ci sono le chiavette che rendono le tv intelligenti

L’articolo di Sentieri Selvaggi del 29 ottobre 2003

Gratis in rete il primo film italiano in videostreaming

Nato dal progetto www.neche.it

Caro Film e Cinecittà Digital sperimentano un nuovo canale distributivo su internet,

mettendo in rete un film inedito, L’appuntamento, di Veronica Bilbao La Vieja, con

Alberto Molinari e Alessia Fugardi. Per i responsabili del progetto “internet per sua

natura è un sistema democratico che permette la distribuzione di film diversi da quelli

hollywoodiani”. Il film è visibile gratuitamente da venerdì 24 ottobre sul sito

www.neche.it (sezione “Tecnologia”). L’iniziativa lancia una sezione del Progetto

Neche, www.carofilm.it, dedicata alla distribuzione su internet di film di produzione

indipendente.

Il Progetto Neche è frutto della collaborazione della casa di produzione Caro Film e

Cinecittà Digital, centro di eccellenza delle tecniche per il cinema digitale. David Bush,

direttore della divisione, si dichiara “orgoglioso di poter offrire ai clienti del mondo del

cinema, della pubblicità, della televisione servizi innovativi legati proprio all’eccellenza

della post-produzione digitale”.

www.neche.it nasce con l’intento di promuovere applicazioni di video streaming di

nuova generazione, soluzione per la distribuzione di filmati e opere cinematografiche

tramite internet. Grazie infatti alla nuova tecnologia di compressione VP5 i filmati sono

ottimizzati per la visione da parte dell’utente finale abbonato ad una semplice ADSL

140 Kbps, ottenendo la fluidità tipica della visione televisiva. La novità sta nel fatto che

l’utente finale non deve caricare nel proprio computer alcun file: la visione avviene

direttamente da web.

E’ un sistema che garantisce lo sviluppo di applicazioni streaming Video on Demand e

che, per le sue caratteristiche tecniche, impedisce la duplicazione e pertanto la

diffusione illegale del prodotto. Grandi aziende quali Warner Bros, Sony, America On

Line, Apple, Intel hanno implementato i propri sistemi grazie a questa tecnologia,

sviluppata dalla ON2 Technologies.

Infine ecco una nota inserita nel sito Neche:

Si possono vedere i film in streaming in maniera legale acquisiti mediante i diritti a tempo, che i singoli proprietari hanno concesso con l’aspettativa di incassare tali diritti. Difatti non c’è prospettiva per il Cinema su Internet se non viene pagato e questo fatto va al di là degli slogans pubblicitari di qualcuno. Se il film non viene pagato dall’utente in Internet ci sarà posto solo per i video amatoriali e per le cose dilettantesche fatte senza una lira, per cui il film in videostreaming che non si scarica, (si scarica solo la scheda ed eventuale materiale d’accompagno, tipo pressbook e altro) può avere una vita proficua solo, ripeto, se si paga un biglietto elettronico o si subisce una pubblicità di banner che paghi il biglietto per te. Internet può essere anche un canale alternativo per distribuire un cinema più “marginale” per tipo di storie, ma non certo un cinema dilettantesco, e intendo tale quello un po’ arrangiato nei mezzi, per cui bisogna contrastare questa tendenza al cinema gratis in rete, magari attraverso il ricorso dello strumento illegale della pirateria, quindi se non sarà il singolo utente dovranno essere i proventi pubblicitari a coprire i costi. Su internet invece si dovrebbero vedere liberamente solo quei film vecchi e ormai liberi da diritti, e quindi andiamo sul muto o giù di li anche se questo comporterà un danno per il mercato dei Dvd del settore. 

14/11/2007