2 – LA CULTURA E I MERCEnati

Contro un neoliberismo culturale La cultura non sempre è una merce e la merce non è mai cultura se non una cultura di consumo e quindi un. sottoconsumo di cultura, ma i mercenati chi sono?

Vorrei fare alcune riflessioni su un articolo comparso sulla rivista 8 1/2 dal titolo “Azzeriamo i fondi pubblici per far rinascere la cultura”.

Messa così sembra una provocazione, ha tutta l’aria di una fregatura insieme all’errato pregiudizio dei finanziamenti a pioggia. In Italia i finanziamenti a progetto (vedendo e analizzando seriamente il progetto) non sono mai avvenuti per meritocrazia ma solo per conoscenze e influenze politiche e questo è sempre successo e sta succedendo in tutte le istituzioni (la Rai, il Mibac, i Comuni, gli assessori alla in-cultura) qualcuno cinicamente ha affermato che se va al potere il M5S, bisognerà raccomandarsi a loro, (cinismo un po’ rozzo e qualunquista perché nega qualsiasi cambiamento), cmq c’è sempre chi decide in base ad una tessera di partito e tessere dopo tessera la cultura diventa un mosaico, meglio un museo – mausoleo dove si ossifica e si incartapecorisce, basta leggere l’intervista sul Fatto Quotidiano (14 aprile 2013) al produttore cinematografico Donald Ronvand e i commenti successivi e questo succede in Italia dove il produttore deve essere capace di intrallazzi, tant’è che si possono costruire con la politica produttori da un giorno all’altro, se tu conosci ottieni, altrimenti sono – come si dice con un francesismo – cazzi amari, e i partiti ancora oggi la fanno da padroni e padrini, padreterni e tu se non ti adegui sei fuori. Allora infine anche tu cedi, e fai come gli altri, ti senti una merda ma non ci puoi fare niente perché non serva a combattere contro i mulini a vento. Il problema però si ripresenta perché sussiste una gerarchia di raccomandazioni e ci sono quelle che valgono (quelle di vero potere che a volte è nascosto) e quelle di persone che stanno nei pressi delle stanze del potere, ma fanno da scendiletto a quelli che valgono, a volte capirlo diventa impresa improba, perché nel mezzo ci sono strani personaggi, mediatori, facilitatori, PER LA MAGGIOR PARTE MILLANTATORI, così se uno si presenta ed è un po’ sprovveduto, può scucire qualcosa che non fa mai male.

Quindi – da un certo punto di vista – azzerare i fondi pubblici, si legge, è come azzerare i partiti politici, spuntare la loro arma di offesa di massa e fare in maniera che non passino i progetti dei loro protetti e fin qui siamo d’accordo, però si rischia di buttare con l’acqua sporca (che è legittimo) anche il bambino e alla fine siccome tutto passa per la politica è meglio non fare niente, ma affidarsi agli sponsor privati, i quali lo fanno per immagine, per la loro immagine, non certo per la cultura in sé, non sono come si dice mecenati ma “mercenati”, nati cioè col pallino della merce, della loro merce da rappresentare fino a svilire il concetto di autonomia della cultura. Se un tempo era uno strumento di propaganda politica adesso diventa uno strumento per la diffusione della MERCE GLOBALE

La cultura per sua natura non è una merce e non si riduce a valore di scambio e quindi verrebbe paralizzata una buona parte della sua espressività con notevole impoverimento della società: vogliamo parlare del valore d’uso della cultura che confligge cn il valore di scambio e parliamone! Quel valore d’uso ha una natura collettiva, come bene pubblico che non sempre si presta alla valorizzazione dei mercenati e se deve morire è come se morisse una parte di società

ciankazzo da fare?

 

 

 

5 – SCAGLIA LA PRIMA PIETRA (lungometraggio)

Davide vive in un mini appartamento di proprietà, facendo lavori saltuari di ogni genere, talvolta anche faticosi (l’idraulico, il meccanico, il postino precario, l’impiegato saltuario) con l’hobby a tutta PRIMA della scrittura.

Non facendo parte dell’entourage letterario non riesce a farsi pubblicare.

Trova anche qualche sparuto estimatore ma le case editrici invase da manoscritti preferiscono non rischiare ripiegando sui soliti noti prima di scegliere un perfetto sconosciuto; d’altronde il mondo non cambia e le cattive abitudini si consolidano, ma soprattutto domina la burocrazia e la gerontocrazia.

E’ sensibile alle foglie di canapa indiana, vive appartato tra fantasie e profondi isolamenti.

In una città vicina abita la madre e il vecchio ambiente di amici in cui è cresciuto, ma quando la va a trovare cerca di non incontrare nessuno, “per non sciupare i ricordi” dice a se stesso. Ama molto le viole da campo e le delicatezze un po’ femminili e i suoi quaderni sono riempiti da frasi e discorsi aI volte sconnessi, ma conserva la capacità di interrompere un ritmo frenetico di attività e meditare sulle cose acquisendo una certa arguzia che viene apprezzata dagli altri. Serba, a discapito del presente, un atteggiamento romantico, sogna soprattutto un mondo in cui ci siano meno predatori, meno specialisti e più spiritualità e intellettualità, insomma dove tutti possano fare lavori alti o bassi senza la discriminazione, legata allo status, che invece costringe la vita di tanti nelle loro gabbie d’infelicità.

Il sadismo e la cattiveria di “colleghi” di lavoro per fortuna saltuari è anche il riflesso di una chiusura mentale totale, quando invece tutto sembra aprirsi alla globalizzazione intesa anche come spirito universale.

Ciò che lo circonda non gli piace, ma cerca di conviverci alla meglio.

Sostanzialmente è un asociale e forse un disadattato e piano piano l’unico modo per rifarsi rimane quello di immaginarsi dei “colpevoli”, dei simboli che rispecchino la lordura presente.

Osservando la gente che parla entra nella loro vita, isola un “colpevole” della situazione, lo trasforma in preda che poi bracca come un segugio, quasi fosse uno stalker. Talvolta ha scontri violenti, dolorosi e assurdi con certe persone che manco conosce e che il più delle volte fuggono impaurite. Si rappresenta dentro di sé la morte come l’immagine metaforica della rinuncia a vivere, del conformismo che dilaga come un virus

In una circostanza segue una ragazza fino a casa, cerca di parlarle, lei  esemplifica quel male oscuro di cui lui soffre e senza manco conoscerla la carica di significati negativi, quella prende paura, lo scambia per un bruto, lui la insegue come un balordo, riesce perfino a entrare nel suo appartamento, la madre e il padre della ragazza sono sorpresi dall’intrusione, si prendono uno schiaffo sul corridoio mentre Davide se n‘è già fuggito via.

Avverte uno sdoppiamento della sua personalità, una parte di sé è gentile, un’altra sempre più violenta.

Una svolta della sua vita ce l’ha quando fa conoscenza con un vero psicopatico, un assassino seriale freddo e glaciale, lo fa in circostanze casuali mentre vaga per la città arrabbiandosi come al solito con la gente dagli atteggiamenti conformisti e si siede in un bar a prendere un caffè.

Si tratta di un incontro fortuito tra due persone totalmente distanti e distinte, una strana coppia: Davide è un esistenzialista, di temperamento molto emotivo, precario per scelta, vede le cose dal lato grottesco, nelle sue “filippiche liriche” se la prende anche con i tanti mediocri che fanno politica solo per il potere, che vogliono circondarsi di ruffiani, adulatori e pseudo artisti. Ammira nell’altro i modi freddi, compassati, il tipo sembra un uomo privo di emozioni, attraente, eppure è un serial-killer che si fa chiamare Tom, da Tommaso. Quando costui è in vena di scherzare, ci aggiunge il prefisso zio, “mi chiamo zio Tom, e sono qui per ammazzare qualcuno con amicizia” Tom non nasconde un’espressione da duro che crea timore, dagli occhi impenetrabili, non riesci mai a capire se quando mette la mano nel taschino interno della giacca lo faccia per prendere l’accendino e fumare una sigaretta o per spararti senza minimamente scomporsi.

La sua professione è quella di sicario, basta pagare e fa lavoretti puliti, puliti, garantiti.

Tra lui e zio Tom si crea un’intesa surreale. Si parlano per caso seduti ai tavolini esterni di un bar del centro e nasce da subito una situazione di complicità folle.

Davide pensa di affidargli un piano di gambizzazione di alcuni scaltri e perfidi individui che l’avevano turlupinato in passato, soprattutto quelli che non pagavano con scuse varie, alla consegna di un lavoro. Un pomeriggio si fa vedere in compagnia di Tom a esigere i vecchi debiti e tutti pagano senza discutere. Gli offre una sontuosa cena in cui il killer confessa tutta la sua solitudine e stanchezza.

Passa qualche settimana e Davide che alterna momenti di entusiasmo a momenti di depressione ormai sempre più in preda a furori concreti maledice fino al desiderio di eliminazione fisica, alcune persone che prontamente strabiliandolo, muoiono. Si spaventa per il suo odio che si concretizza, tanto da sentirsi in colpa, quindi decide di non essere prigioniero d’una passione negativa, anche se queste persone sono tutte invariabilmente persone che occupano posizioni di potere.

Praticamente è stata creata una casa editrice con soldi pubblici che dovrebbe tutelare la qualità dei libri, così da lasciar spazio ad opere letterarie particolarmente aspre e difficili per il grande pubblico, ma una associazione di scrittori mediocri occupa il potere con sistemi mafiosi creando ad hoc una rete di intrallazzi nella quale risaltano queste “croste” che riescono a farsi pubblicare grazie alle proprie influenze politiche. Ora sono proprio questi leccaculi di pseudoscrittorti ad essere omicidiati, la polizia non ha un indizio, come si dice in questi casi brancola nel buio più nero.

Ma se questi scrittorti erano quasi sconosciuti la morte di intellettuali di grido getta lo scompiglio tra l’opinione pubblica creando nella gente una sorta di panico ossessivo, soprattutto per quella parte di intellettuali di un certo livello.

Intanto Davide riesce a trovare una strada e finalmente farsi pubblicare, senza anticipare dei soldi, il suo nuovo agente lo entusiasma per telefono,  finalmente viene apprezzato. Passa dei giorni intensi e bellissimi, i suoi disagi diventano un pallido ricordo, ma l’operazione editoriale in verità è di ripiego, senza grandi promozioni. In qualche intervista Davide esagera, si lascia andare a commenti piuttosto pesanti sulla situazione attuale del mondo artistico-intellettuale, che erano stati a lungo repressi, e doveva assolutamente sfogare, per snobismo forse, soprattutto per una forma di narcisismo e per un desiderio di farsi notare. Sta di fatto che dalla polizia si fa veramente notare,  e il bisogno di trovare un “colpevole” per la sequela di omicidi sotto la pressione del mondo politico e di certa opinione pubblica, fa si che Davide venga arrestato perché ritenuto il serial-killer.

Questo fatto di cronaca si trasforma in breve in una grande notizia e fa scattare la pubblicità sul suo nome. Diventa famoso e il  suo libri va a ruba, viene ristampato un sacco di volte, diventa una celebrità e dal carcere può finalmente farsi pubblicare da una grossa casa editrice, il successo commerciale risulta immediato. Ora è uno scrittore di successo, con l’aiuto di una guardia carceraria impietosita del suo caso evade, tutti lo inseguono, ha l’impressione di essere lui il braccato (chi di arma ferisce di arma perisce). Viene affrontato in una notte buia in un testa a testa drammatico da uno che lo vuole morto. Alla fine Davide scappando come un ossesso nel buio  riesce ad avere la meglio, l’altro finisce in un dirupo  durante un concitato inseguimento e con sorpresa e anche un certo dolore scopre l’indomani sui giornali, trattarsi del suo amico serial-killer che evidentemente ha manovrato o è stato manovrato contro di lui.

Quindi qualcuno lo vuole morto, potrebbe essere una specie di capro espiatorio o qualcosa di diverso ancora, vittima designata di una grande tresca; decide di sparire per qualche tempo con documenti falsi  che si fa fare da un amico conosciuto in carcere, sono quelli del serial-killer zio Tom. Si imbarca in una nave viene avvicinato da uno strano tipo che gli indica unuomo da liquidare e quasi come indossasse nuovi panni prova gusto ad ucciderlo anche senza essere pagato. Si stupisce di sé stesso, non prova più pietà per gli esseri umani, deve essere preda di una nevrosi regressiva.

E’ come se avesse assorbito dentro di sé l’identità dell’ucciso.

Dopo quasi due anni ritorna a casa di nascosto e viene a sapere che la morte degli scrittori era dovuta ad una faida interna per questioni di potere.

La vita clandestina lo attrae fino ad un certo punto, concorda con l’avvocato il ritorno alla legalità, ormai può lasciare il suo ruolo di serial-killer e continuare a fare lo scrittore di successo….dove ammazzerà un sacco di gente ma solo con la fantasia.

 

 

 

 

 

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SOGGETTO n° 5

 

 

 

 

 

 

 

5 – CANDIDO (Lungometraggio)

Candido è figlio di operai e operaio lui stesso anche se non è contento del suo lavoro e vorrebbe sempre trovare qualcosa di meglio. Vive nell’ambiente popolare di una città come Torino o Milano.

E’ critico verso certe semplificazioni dei compagni di lavoro e verso l’imitazione di modelli consunti, ma non riesce a caratterizzarsi in nessun modo, se non nel dire no agli altri su ogni cosa o iniziativa che propongono, al punto di essere soprannominato un po’ ironicamente mister no, in politica non ha mai saputo niente di utopie sociali, di cambiamenti radicali, si tiene a debita distanza dai tossici, ha avuto uno zio che è finito male. E ‘convinto che il mondo deve andare avanti da sé senza spinte di nessuno, e se va così è perché non può andare in un’altra direzione, si deve partecipare al suo cammino con naturalezza senza forzature pericolose che potrebbero portare ad un falso cambiamento.

D’altra parte gli sembra che se non c’è un po’ di “mobilità mentale e sociale” si può verificare una sorta di regressione verso la violenza e l’odio di chi si sente emarginato, intuisce che esiste l’alienazione, ma a 20 anni non capisce ancora bene cosa sia e come tanti altri coetanei non se ne cura eccessivamente. L’importante è imparare un mestiere acquisendo un’abilità specifica che gli permetta di guadagnarsi da vivere e se si dovesse trovare male anche cambiare mestiere. Sembrerebbe non avere grilli per la testa, ma è intimamente scontento di ciò che fa, di ciò che è, vorrebbe essere altrove nei suoi pensieri più segreti, avverte il peso di una certa staticità, ha paura di appiattirsi, sente il bisogno di rinnovarsi, rigenerarsi. Non si interessa dei problemi sociali e non si informa, ma è molto aggiornato nelle tecnologie.

Si innamora di Silvia conosciuta in una discoteca e fa conoscenza degli amici di lei tra i quali primeggia Cristiano.

Sono completamente diversi da lui, molto snob e anche un po’ stronzi, la ragazza gli sembra irraggiungibile, nonostante ciò riesce a parlarci e trovare anche dei momenti di intesa. Frequenta un locale del centro, per qualche periodo è preso da questi amici, ma quando lei si dà ad un altro rimane deluso e sofferente senza staccarsi però dal gruppo.

Intanto a casa è nervoso, litiga con i suoi, cerca ospitalità da Cristiano, ma questi si nega dopo aver tergiversato al telefono.

Scorge tante piccole ipocrisie dei supposti amici e soprattutto non visto, sente per caso un discorso tra di loro e la ragazza in cui lui è considerato un ingenuo, un mezzo idiota. Si sente ferito, loro pensano di essere chissà cosa, attende la ragazza in un posto isolato e la copre d’improperi, ogni volta che la incontra la maltratta fino a schiaffeggiarla. Si scopre allo specchio un incapace, vede i limiti anche di tutto il suo ambiente, della sua famiglia proletaria, fino a poco tempo prima non era in grado di differenziare gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone, forse veramente viveva in un mondo ovattato e chiuso, non capisce bene la psicologia delle persone, ma questo gli permette anche di non avere soverchi pregiudizi iniziali nei contatti con gli altri, lasciandosi irretire dai più scaltri anche se riesce in qualche modo a districarsi dalle situazioni più incasinate.

E’ attratto dagli altri, ma non capisce in profondità le loro motivazioni.

Un giorno per aiutare un amico d’infanzia col quale non ha più contatti, si trova in un pasticcio, sa che è diventato un poco di buono, ma non si è negato per una forma di generosità spontanea, probabilmente riflettendoci con calma l’avrebbe lasciato perdere.

Candido viene raggirato e truffato, doveva essere una valigetta piena di droga quella che ha trasportato da un luogo all’altro, la polizia ora lo considera un tipo sospetto semplicemente perché e’ stato visto in giro con l’altro e lo pedina; la questione si complica velocemente al punto che Candido è costretto a portare un’altra valigetta più piccola in un certo posto, un motel mezzo abbandonato, una macchina lo segue, fino a quando un uomo per nulla armato gli intima di consegnargliela, era sceso da quella macchina dove al suo fianco c’è proprio Lei:

– Che ci fai qui – le chiede sorpreso.

Cerca di guadagnar tempo, ma non può fare niente perché adesso il tipo tira fuori un qualcosa che assomiglia ad una pistola. Candido che voleva parcheggiare, lascia la macchina in mezzo la strada, va verso di lei ma si prende una mazzata in testa, che lo tramortisce senza tuttavia svenire. Vede confusamente la valigetta andarsene col tipo, la ragazza appare più discosta, anzi non si vede più, in fretta riparte, forse c’è anche lei già dentro, non capisce bene.

Prima lo stesso uomo gli aveva consigliato con le buone di ritornare indietro che la missione era giunta a termine. Candido ancora accasciato, mezzo sofferente lo guarda allontanarsi, proprio in quel momento la macchina scoppia in aria. Urla, si trascina ma per l’emozione sviene.

Candido è in stato di fermo dice quello che sa e ha capito della vicenda, è interrogato tutta la notte, sembra un intrigo ordito contro di lui, si sono serviti di lui per qualche losco traffico di cui non è a conoscenza e a questo punto fa il nome del suo amico d’infanzia che l’ha tirato dentro, anche perché l’amico non si è comportato bene.

Per questa collaborazione viene rilasciato al mattino, fa l’autostop, si ferma una macchina, è la ragazza: “pensavo che fossi saltata in aria, anche se non ne ero sicuro”, le dice, “no avevo fatto un salto in bagno poi ti dirò tutto” lui rimane imbambolato ma sorride.

La macchina corre lontano e poco dopo si perde nel traffico.

I due ragazzi si sorridono

 

 

 

 

Mod. 11/09/13 parole 839

 

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2 – STATO, MERCATO E PROFITTO

Caduta tendenziale del saggio di profitto o crescita esponenziale del saggio me ne approfitto: cosa è stato?

“Ti sottoscrivo la seconda” E’ vero che la disoccupazione aumenta di pari passo con la caduta d’occasioni di investimento e il capitale produttivo lascia il posto a quello finanziario, il quale ha il dono di moltiplicarsi senza creare lavoro e quindi il profitto finanziario surclassa quello produttivo, ma il grande capitale “comune”, disperato, cerca di trovare soluzioni anche e soprattutto sfruttando la domanda pubblica, e quindi da anni si assiste all’aumento verticale del saggio del “me ne approfitto”, (i soldi ormai li cerco facendo finta di interessarmi di bene pubblico).

Tutto è cominciato dai lamenti per la scarsa produttività del sistema pubblico perché c’è spreco e inefficienza nell’allocazione delle risorse, allora qualcuno ha avuto l’idea di far gestire le cose pubbliche in maniera privatistica, alla fine settori della pubblica amministrazione sono stati smantellati e dati in gestione ai privati, ma non è che è cambiato molto, perché l’attività di natura pubblica essendo “vincolata” crea problemi spesso difficile da risolvere.

L’unica cosa che è successa effettivamente è che gli stipendi sono aumentati del doppio e del quintuplo per quanto riguarda i managers, che però ora si chiameranno managers pubblici, è vero che il lavoro è stato distribuito tra meno persone, ma è anche vero che le procedure sono rimaste complicate e inserire dei pezzi di privato in situazioni in cui permane il pubblico può portare ad una maggiore confusione e inefficienza come si è dimostrato.

O si cambia radicalmente tutto o le mezze misure non risolvono niente, anzi aggravano i problemi. Però intanto si è detto basta STATO ci vuole più MERCATO!

Il neoliberismo impazza, ha stravinto, ma l’aumento delle spese dello Stato non è diminuito, adesso sono i privati che cercano di fare delle speculazioni utilizzando beni pubblici non pagandoli o pagandoli cifre irrisorie e dando servizi a cifre alte per rispettare il tasso del “me ne approfitto”.

E abbiamo visto il problema dell’acqua pubblica, le società di gestione svolgono un’attività di natura pubblica con criteri privati, si chiamavano spa e possono fare profitti quando invece la natura pubblica del bene non deve permettere di guadagnare, ma di chiudere il bilancio in parità.

E’ vero che le occasioni d’investimento stanno nettamente diminuendo in vari settori per i privati, ma puntare sullo Stato, sulla Collettività fa comodo a tanti (perché è denaro sicuro) anche se lento,  però ultimamente lo Stato è mezzo fallito e non paga più, per cui i tempi lunghi danneggiano finanziariamente queste imprese.

Senza contare che buttarsi sulla spesa pubblica  per stimolare un minimo di crescita produttiva,  nel lungo periodo fa aumentare le tasse a dismisura,vuol dire creare problemi di altra natura e soprattutto quindi dalle tasse dei cittadini che aumentano enormemente, se poi i privati si accodano con i loro capitali, si capisce allora che siamo in un regime di capitalismo di stato o statale. Cosa cambia: che il mercato non è poi così importante per tirar su l’economia che essendo ormai drogata ha bisogno di effetti tossici e chi glieli può procurare? Chi è lo spacciatore?

Col liberismo è proprio così, e si impatta così meravigliosamente con la globalizzazione che paiono fratelli al punto che la integrazione delle varie economie si scontra con i differenziali di cambio, il problema futuro è riuscire ad avere uno scambio uguale per creare quindi quel coefficiente di “indifferenza” fondamentale per l’allocazione ottimale delle risorse economiche e quindi fare in modo che non ci sia più la fuga della forza lavoro che tende verso i differenziali di scambio più vantaggiosi.

Ha ragione chi ha detto che il liberismo è finito nel ’29, quella di oggi invece è “l’ideologia” del liberismo. Prima è lo Stato che predispone la necessaria impalcatura produttiva poi si aggregano i privati, si fa una speculazione qua una la con un consorzio di imprese, si smantellano funzioni pubbliche, che vengono gestite con criteri privati, si allentono i controlli facendoli passare per burocratici, vengono  rotti gli  schemi abitudinari, antiche consuetudini,  aumentano i costi a dismisura – tanto chi paga siamo noi – e molto spesso la cementificazione diffusa appare senza che ce ne accorgiamo e quando ce ne accorgiamo è troppo tardi.

La globalizzazione quindi si fa sotto il segno di un neoliberismo sfrenato nel tentativo di avere delle chances che non arrivano mai, mentre i singoli Stati si indebitano sempre di più, la globalizzazione mette insieme paesi con differenziali di sviluppo e con scambi diseguali che determinano l’invasione della forza lavoro dei paesi poveri che si scontra con il livello locale dell’economia, che a sua volta diventa più frammentata nel territorio: le due economie, quella globale e quella locale attualmente si spartiscono le risorse, però la convivenza diventa sempre più difficile, prevale la bibbia del basso costo che può smantellare la qualità della vita.

 

 

1 – CINEMA E INTERNET

Sono passati ormai 10 anni da quando verso la fine di ottobre del 2003, si decideva di precorrere i tempi lanciando su internet il film di ns produzione, L’Appuntamento, per la regia di Veronica Bilbao La Vieja che non era uscito nelle sale, e doveva essere uno strumento di lancio del progetto Neche.

Neche era un progetto di distribuzione cinematografica su Internet, gli esperti di allora dicevano che sarebbe stato il futuro.

Quindi abbiamocercato di precorrere i tempi per poter lucrare tra i primi, si voleva distribuire i film in rete, in videostreaming a un prezzo di € 3 euro grazie alla nuova tecnologia di compressione dei filmati VP5.

Il progetto Neche aveva preso l’avvio in partnerschip con Cinecittà e doveva offrire un mercato su internet per i prodotti indipendenti che avevano difficoltà ad essere distribuiti in sala.

Attualmente il progetto Neche continua sulla Web Tv StreamIT twww.TV, al canale 131 – 313 ma solo per dei cortometraggi. Il problema della rete è che ci sono tanti, troppi film gratis e quindi diventa obiettivamente difficile che la gente paghi anche per un noleggio a soli 3 euro pur avendo il vantaggio di vederlo negli orari a proprio piacimento.

Se proprio l’utente deve vedere necessariamente il film, costi quel che costi, allora può essere che paga, superando la difficoltà connessa all’utilizzo della carta di credito o scheda prepagata per un singolo importo di € 3,00 euro o in alternativa comprando anticipatamente una scheda di visione di 10-15 euro, complicazioni che non aiutano, anche perché tante e tali sono le alternative gratuite e anche di qualità, piratate o meno, che uno si chiede: ma chi me lo fa fare!

Quindi possiamo dire che allo stato attuale il cinema su internet è scarsamente remunerativo almeno in Italia e quindi per coloro che una decina d’anni fa pensavano di creare un’ alternativa alla sala, devo rispondere che hanno sbagliato alla grande perché non avevano capito il fenomento della condivisione e quindi della pirateria.

Adesso ormai si pensa di vedere i film non più sul monitor ma mediante l’apparecchio Tv collegando la “libertà” di Internet con la “gerachia” televisiva. Questa potrebbe essere una nuova frontiera che si sta sviluppando nel presente e che potrebbe portare anche dei vantaggi ai film, stando a quel che dicono gli esperti di settore.

Io però rimango molto perplesso e diffidente anche perché i film che passano in Tv da internet si possono copiare ancora meglio. 10 anni fa si pensava che il cinema online doveva essere una alternativa alla sala, Internet invece a conti fatti si è dimostrata una immensa fregatura, per cui io sto facendo un percorso a rebours, di ritorno alla sala. La rete  è più adatta ai film corti, alle serie di 10 minuti alla brevità, perché c’è una concorrenza dell’offerta strepitosa e stare due ore bloccati in un seggiolino scomodo può essere faticoso.

La maggioranza della gente difatti vede i film a pezzi, io ultimamente l’ho fatto con  la Montagna Sacra di Jodoroski (si trova in rete gratis senza pirateria) il risultato è stato che l’ho capito ancora meno della ormai lontana prima volta che l’ho visto.  Beh, staremo a vedere cosa si combina cn la Tv, in Usa attualmente funziona una rete in abbonamento mensile, con 11 euri vedi un sacco di roba, ecco, con la Tv interattiva magari i film si possono gustare un po’ meglio. Poi ci sono le chiavette che rendono le tv intelligenti

L’articolo di Sentieri Selvaggi del 29 ottobre 2003

Gratis in rete il primo film italiano in videostreaming

Nato dal progetto www.neche.it

Caro Film e Cinecittà Digital sperimentano un nuovo canale distributivo su internet,

mettendo in rete un film inedito, L’appuntamento, di Veronica Bilbao La Vieja, con

Alberto Molinari e Alessia Fugardi. Per i responsabili del progetto “internet per sua

natura è un sistema democratico che permette la distribuzione di film diversi da quelli

hollywoodiani”. Il film è visibile gratuitamente da venerdì 24 ottobre sul sito

www.neche.it (sezione “Tecnologia”). L’iniziativa lancia una sezione del Progetto

Neche, www.carofilm.it, dedicata alla distribuzione su internet di film di produzione

indipendente.

Il Progetto Neche è frutto della collaborazione della casa di produzione Caro Film e

Cinecittà Digital, centro di eccellenza delle tecniche per il cinema digitale. David Bush,

direttore della divisione, si dichiara “orgoglioso di poter offrire ai clienti del mondo del

cinema, della pubblicità, della televisione servizi innovativi legati proprio all’eccellenza

della post-produzione digitale”.

www.neche.it nasce con l’intento di promuovere applicazioni di video streaming di

nuova generazione, soluzione per la distribuzione di filmati e opere cinematografiche

tramite internet. Grazie infatti alla nuova tecnologia di compressione VP5 i filmati sono

ottimizzati per la visione da parte dell’utente finale abbonato ad una semplice ADSL

140 Kbps, ottenendo la fluidità tipica della visione televisiva. La novità sta nel fatto che

l’utente finale non deve caricare nel proprio computer alcun file: la visione avviene

direttamente da web.

E’ un sistema che garantisce lo sviluppo di applicazioni streaming Video on Demand e

che, per le sue caratteristiche tecniche, impedisce la duplicazione e pertanto la

diffusione illegale del prodotto. Grandi aziende quali Warner Bros, Sony, America On

Line, Apple, Intel hanno implementato i propri sistemi grazie a questa tecnologia,

sviluppata dalla ON2 Technologies.

Infine ecco una nota inserita nel sito Neche:

Si possono vedere i film in streaming in maniera legale acquisiti mediante i diritti a tempo, che i singoli proprietari hanno concesso con l’aspettativa di incassare tali diritti. Difatti non c’è prospettiva per il Cinema su Internet se non viene pagato e questo fatto va al di là degli slogans pubblicitari di qualcuno. Se il film non viene pagato dall’utente in Internet ci sarà posto solo per i video amatoriali e per le cose dilettantesche fatte senza una lira, per cui il film in videostreaming che non si scarica, (si scarica solo la scheda ed eventuale materiale d’accompagno, tipo pressbook e altro) può avere una vita proficua solo, ripeto, se si paga un biglietto elettronico o si subisce una pubblicità di banner che paghi il biglietto per te. Internet può essere anche un canale alternativo per distribuire un cinema più “marginale” per tipo di storie, ma non certo un cinema dilettantesco, e intendo tale quello un po’ arrangiato nei mezzi, per cui bisogna contrastare questa tendenza al cinema gratis in rete, magari attraverso il ricorso dello strumento illegale della pirateria, quindi se non sarà il singolo utente dovranno essere i proventi pubblicitari a coprire i costi. Su internet invece si dovrebbero vedere liberamente solo quei film vecchi e ormai liberi da diritti, e quindi andiamo sul muto o giù di li anche se questo comporterà un danno per il mercato dei Dvd del settore. 

14/11/2007

 

 

1 – POLITICA CINEMATOGRAFICA

Conferenza  Nazionale del Cinema 5.11.13 Centro Sperimentale di Cinematografia ore10.00 – Per una nuova politica del fare cinema

La mia è solo una incursione in questo campo, non sono un tecnico, ma semplicemente un responsabile dello sviluppo progetti per una piccola produzione che si è trovata a gestire problemi spesso di difficile soluzione finanziaria, come si dice quando si vuole quadrare il cerchio.

Perché il cinema italiano è un’industria debole? Perché il suo capitale investito non viene remunerato per il 50% dei prodotti. Io parlo dei tanti film di autori indipendenti a piccolo budget che hanno un livello tecnico buono e un buon cast di attori promettenti o cmq capaci, bravi e meno fortunati.

Se vogliamo difendere il cinema degli autori indipendenti da un possibile e quasi sistematico fallimento economico dobbiamo con urgenza sviluppare dei punti da portare all’attenzione istituzionale e mediatica per salvare il salvabile, altrimenti fra qualche anno vedremo solo film giovani, carini e omologati e tanti autori disoccupati. Partiamo dal fatto che più del 50% dei film prodotti non vengono distribuiti per cui qualcuno tra i critici dice perché li fate? Appunto! Cioè ci sono dei capitali investiti che non vengono remunerati, quindi manca un ritorno economico, altrimenti come diceva il critico questi film sono inutili.

Ecco i miei 4 suggerimenti dovuti all’azione sul campo fuori dalle aule accademiche della politica cinematografica:

1) REFERENCE SYSTEM Abolire il Reference System è fondamentale per l’accesso democratico al cinema. Quel sistema di punteggio per i progetti presentati al Mibac (Ministero Beni e Attività Culturali) che favorisce il finanziamento dei film dei soliti noti, dalla produzione, dal regista, agli attori fino alla troupe, anche perché si considera il fatto d’aver vinto solo pochi festival importanti e non tutti i festival che ci sono in Italia e nel Mondo, creando una discriminazione “classista” tra festival di serie A e festival di serie B, festival di serie C e quelli di serie D (Dilettanti), registi di Serie A e registi di serie B o C1, C2. Il rischio è che si formi una gerarchia immobile discriminando la creatività e l’accesso ai fondi. Il Reference System è nato dalla riforma del 2004 attuata per mezzo di decreti ministeriali, sotto la spinta dei poteri forti del cinema, i “senatori” della pellicola, i quali volevano che si rispettasse una gerarchia della visibilità. Questo in origine per sconfiggere la tendenza che il Ministero d’allora aveva, di finanziare totalmente con grosse cifre, perfetti sconosciuti, i quali non riuscivano ad incassare neanche una minima parte di ciò che era stato speso, per cui ci sono state le critiche anche feroci dei neoliberisti de IL GIORNALE, perché si davano soldi a pochi e magari raccomandati, creando dei produttori privilegiati. Invece di dare poco a tanti in maniera che i produttori dovessero trovare la differenza, (come adesso sta facendo giustamente il Mibac) davano tanto a pochi (i privilegiati) da farli diventare ricchi a spese della comunità senza che il cinema avesse a guadagnarci.

2) CIRCUITO DISTRIBUTIVO LOW BUDGET Creare un circuito distributivo a capitale misto (Stato e Privati) che sia remunerativo per il cinema a low budget e d’autore, per quei progetti in cui non ci sia Rai o Medusa, anche perché non si può fare un film da festival e pensare di guadagnarci, puntando invece sulle mono sale del centro storico che quindi possono passare con ritardo al Digitale. Tanti si inventano circuiti alternativi ma sono solo espedienti di lancio del loro film, il problema è che un sacco di film piccoli e di nicchia non vengono visti e così Rai o Mediaset non li comprano e il produttore che ha anticipato grazie, in certi casi al finanziamento pubblico, si trova con le braghe di tela e rimane esposto con le banche, entra facilmente per piccoli importi, nella centrale rischi e non piglia più nessun anticipo neanche se si mette in ginocchio e si frusta la schiena. Ci sono tanti festival piccoli anche in Italia che cercano di premiare un cinema di qualità, ma poi ci deve essere anche un circuito di sale che sostengono i film italiani da festival, altrimenti come fanno i piccoli produttori a guadagnarci? La loro valorizzazione può passare attraverso una agenzia pubblicitaria, una rivista online che promuova questi autori e un interesse mediatico che ponga all’attenzione questi prodotti, presupposti oggi come oggi per poter creare una confezione decente e vendere un film di questo tipo altrimenti si creano confezioni di serie b) o di serie c) scartate pregiudizialmente dal mercato. Una rivista fatta da filmakers (italiani) per loro, che funga da scambio di esperienze, di annunci ecc. coinvolgendo tutti gli autori di cortometraggi e di documentari, diventa fondamentale se vogliamo valorizzare adeguatamente queste risorse creative togliendole da un certo isolamento dispersivo. Si dovrebbe potenziare una rete insomma! Infine ci dovrebbe essere un accesso gratuito a tutti i programmi della Rai (anche regionale) a fini promozionali. Il sistema distributivo sarebbe a menu, come quello del circuito cinema veneziano, non un unico film in cartellone, ma più film nella stessa giornata a un costo di 5 euro in maniera tale da fidelizzare un pubblico che vedrà tutti i giorni film diversi e quindi i film potranno circuitare da un cinema all’altro di città della stessa regione o di gruppi di regione e in ambiti geografici specifici, nord, centro, isole.

3) TETTO A FILM USA E qui passiamo a un aspetto un po’ delicato che non piace (per niente) ai doppiatori e cioè la regolamentazione della distribuzione dei film Usa .Lo scambio ineguale con il cinema Usa vige da tanti anni. Oggi per poter imporre (a differenza degli anni 60) un film in America ci vogliono parecchi capitali ancora prima che delle idee nuove. “Con Sorrentino e Garrone il nostro cinema arranca negli Usa” dice Pedro Armocida in un articolo del 29/03/2013 su IL GIORNALE che conserva una linea editoriale contro il cinema italiano: Il film di Garrone, Reality, ha incassato 18.000 dollari e 144.000 dollari il film di Sorrentino girato in America del Nord. E diciamola sta verità: ci sono troppi film made in Usa (circa 300 nelle nostre sale in un anno) che non danno la possibilità ai nostri film di essere “circuitati almeno in Italia” con grave danno economico. Se non incassano in Italia dove vuoi che vadano, a parte rare eccezioni, perché oggi i film prodotti sono tanti e ogni Paese promuove i loro e quindi bisognerebbe mettere un tetto annuale – ma non eccessivo – ai film Usa max 250 in maniera che 50 film italiani possano incassare.

4) CINEMA TERRITORIALE per dare una identità anche locale al cinema. IL Mibac assegni solo l’interesse culturale, il visto censura ecc., mentre delle commissioni dentro a macroregioni diano il contributo statale che si coniuga con quello regionale e sponsorizzazioni varie locali. Si creerebbero così delle sinergie. Commissioni pagate a letture di progetti presenti ad es. a Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Bari, formate magari da autori di cinema in stand by. Così si creerebbe uno spirito di concorrenzialità tra le varie commissioni (che dovranno essere scelte in alternativa) da chi fa il progetto e la Commissione che lavora meglio (che giudica seriamente i progetti) emerge e quindi i produttori sarebbero incentivati a girare in quei territori dove potranno accedere anche al credito regionale, mentre il tax credit esterno per questi film dovrebbe essere aumentato dal 40% al 60% se si vuole invogliare possibili finanziatori ad investire in piccole produzioni e applicare il tax credit anche ai piccoli, perche’ fino ad ora sono state soprattutto le grosse imprese a beneficiarne. Se poi un circuito distributivo efficiente remunerasse questi capitali investiti si creerebbe di fatto un circolo virtuoso per un cinema piu’ libero e vario tale da assicurare un pluralismo produttivo.

 

 

 

5 – IMPROVVISAMENTE UNA NOTTE (lungometraggio)

Notte e buio della vita: un uomo è scontento del suo lavoro, si sente meschino e abbruttito dal tempo che passa, dalle angherie che subisce nel lavoro, dalla alienazione che percepisce seppure confusamente, torna a casa dalla moglie e per uno stupido pretesto litiga violentemente.

Si sveglia nel cuore della notte e vinto da una profonda inquietudine presi alcuni risparmi e la carta di credito se ne va con la macchina.

Piove, vaga nel buio senza meta, continua a correre anche di giorno, dorme in macchina, mangia panini, si lava nei cessi dei bar come i camionisti, sembra convinto da questa vita errabonda, la pioggia aumenta, si verifica una tempesta, la sua macchina è costretta a fermarsi in un posto qualunque, diventa una specie di rifugio, una nuova casa e mentre nella notte dorme sul sedile posteriore con sua grande meraviglia la macchina si muove, improbabile che lo faccia da sola.

E’ stata rubata e il ladro non si è accorto di lui. L’auto si ferma davanti ad un motel, un tipo che sembra un’ombra esce portandosi le chiavi, ritorna, la macchina si inoltra in una radura, un posto fangoso, sembra un bosco, il conducente scende di nuovo, lo lascia ancora, poi improvvisamente si sente come uno sparo a circa un km da lì, la chiave stavolta è nel cruscotto, perfino la portiera è un po’ aperta, velocemente Eugenio dall’interno dell’abitacolo va nel sedile di guida, mette in moto e scappa con la sua macchina, ma nei pressi del paese la ruota si buca, non ha quella di scorta, deve aspettare che apra il gommista che gli leverà i pochi soldi che ha in tasca.

E’ ancora notte, passa un’altra auto, si ferma poco distante, ne escono due personaggi che con una andatura ballerina si dirigono verso Eugenio:

di chi è questa macchina?” chiede uno dei due.

mia!” risponde deciso Eugenio

l’hai rubata a me”

impossibile”

senti….a come ti chiami, non mi prendere per il culo!”

e chi lo vuol fare, come facevo a rubartela se è mia, vuoi che te lo dimostri?”

eri nel bosco poco fa?”

e che ci facevo?”

e che ci fai qui?ah vaffanculo perdo il mio tempo”. L’uomo con uno scatto nervoso si allontana in direzione dell’altra macchina, l’altro complice gli borbotta:

sarà anche sua ma guarda che storia, te la deve avere presa nel bosco, le ruote sono ancora piene di fango e se quello ha visto tutto?”

Ritornano indietro ma Eugenio è scomparso, si guardano increduli, setacciano i sedili, aprono il bagagliaio, dell’uomo misterioso che compare e scompare non v’è traccia.

Eugenio era scivolato silenziosamente fuori dall’abitacolo nel momento in cui quello che tornava indietro copriva la vista all’altro che era seduto in macchina, e tutto chino era strisciato all’altezza delle ruote per ritrovarsi quasi subito dietro ad una siepe e da lì fuggire a piedi.

I due si rendono conto di essere stati giocati, si guardano attorno, salgono di nuovo in macchina e vanno alla ricerca. Da qui comincia un folle inseguimento in cui Eugenio sta per essere sopraffatto.

Alla fine si ripete la stessa scena iniziale, la macchina gli viene di nuovo rubata e lui dietro che stava dormendo, il tipo che l’ha rubata scava una grande buca e poi apre la porta posteriore, con le mani alzate scende dalla macchina e tremante Eugenio viene fatto chinare nella fossa, poi uno sparo e sembra morto….

Vediamo la storia come si era sviluppata in precedenza.

Eugenio si trova a camminare in mezzo ai campi stravolto dalla fatica, ma anche dalla paura, lui così timido ed introverso li ha affrontati con una certa sicumera. Continua a piovere, vorrebbe sparire dentro il tronco di qualche albero, si ritrova improvvisamente in un posto abitato, scorge una cabina telefonica, vorrebbe telefonare alla moglie, ma proprio all’angolo in cui svettano alti palazzi sosta un’auto della polizia che lo ferma e lo perquisisce. Che ci faceva a quell’ora in giro? Racconta tutto, gli hanno rubato la macchina e stava appunto telefonando a casa e visto che c’erano,

che l’accompagnassero loro. Sembra tutto ok, ma improvvisa una raffica di mitra spazza un poliziotto, si gettano a terra, anche l’altro poliziotto è ferito, Eugenio sembra illeso, il telefono della polizia non gli funziona, il ferito accenna a delle istruzioni, ma Eugenio è troppo concitato, non capisce niente, bisogna chiamare soccorso, il posto è completamente isolato, intorno c’è un silenzio di morte, non si vede proprio nessuno, cerca di trascinare il ferito dentro la macchina, finalmente ci riesce tra mugolii di dolore dell’altro. Avvia l’auto della polizia che funziona solo a tratti, perde olio, fa solo qualche centinaio di metri e poi sbuffando si ferma definitivamente, è ancora tutto buio, il poliziotto si lamenta, perde sangue, Eugenio ormai ha perso la calma, non sa che fare, esce e la sua meraviglia è tanta perché si ritrova nello stesso posto di prima, davanti al gommista, prende coraggio è un’emergenza, suona ripetutamente il primo campanello che trova ma nessuno gli apre, se avesse avuto un cellulare tra le mani ma non l’aveva mai voluto comprare, si sarebbe sbrogliato dalla situazione, vede una macchina in lontananza, si avvicina sbracciandosi, quella rallenta, ma Eugenio emette un grido soffocato di incredulità, era la stessa dei due figli di puttana, corre alla disperata, sente alle spalle un sibilo di pallottole, si rifugia in mezzo alla radura, il rumore di ruote

che stridono nell’asfalto si accompagna a quello del motore a pieni giri………

Rimane nascosto per qualche minuto, la macchina si allontana nella notte, ritorna indietro, Eugenio prende una decisione veloce: va nella sua macchina, apre il bagagliaio, getta a terra le numerose cianfrusaglie, trova il criko e la chiave inglese, comincia a camminare nel buio della notte con questi due attrezzi in mano, finalmente giunge in uno spiazzo pieno d’auto, una ruota della stessa marca della sua macchina avrebbe dovuto trovare, considerando che la sua macchina era piuttosto comune, ma setacciato il posto sembrava che proprio quella sera tutto andasse storto. Finì con lo smontare una ruota della polizia, unica machina similare alla sua con lamento del ferito che si sentiva spostare all’interno dell’abitacolo. Sbullonato che ebbe la ruota aziona il crik, per evitare complicazioni trascina fuori il ferito che viene adagiato per terra. La ruota viene alzata e levata, il crik abbassato, rimesso nella sua macchina per l’operazione contraria. Finalmente la ruota è stata fissata, trascina dentro il ferito avvia l’auto che corre verso l’ospedale, a saperlo dov’è l’ospedale, se lo fa dire con qualche difficoltà dal ferito che tartaglia qualcosa di indefinito, gli conviene procedere intanto fino al punto di incocciare di nuovo nell’auto dei due tipacci. Inizia un inseguimento spettacolare per le vie del paese.

Eugenio riesce a seminarli ma incappa in un posto di blocco con parecchie auto della polizia. Il poliziotto ferito è svenuto, la sua versione dei fatti non viene creduta, è ammanettato, dovrebbe essere condotto in centrale, e qui dovrebbero continuare una serie di azioni, complicazioni, fraintendimenti in cui Eugenio si trova a guidare un’altra auto della polizia con le mani impedite dalle manette e con il poliziotto ferito che gli cambia le marce, il tutto condito con un linguaggio che tende all’assurdo. Vediamo Eugenio scappare di nuovo con la sua macchina, inseguito sempre dai due individui, interviene la polizia che riesce finalmente ad incastrare i suoi inseguitori, i quali interrogati parlano di Eugenio come di un loro complice. Lo braccano, si nasconde nel terrazzo d’un palazzo, entra in un appartamento mentre due stanno scopando, si nasconde sotto il letto.

Entrano anche i poliziotti:

  • Avete visto uno passare di qua?
  • Si, avanti – dicono i due amanti in coro con voce alterata.

Ritorna sui suoi passi, lentamente avvia la macchina, si ferma davanti ad un portone del palazzo, attende all’uscita, esce una donna bionda truccata, le intima di entrare:

  • Ah così te la facevi con quello, brava, brava.

Lei tira giù la parrucca, è proprio sua moglie.

In breve lo tira fuori dai pasticci, con la polizia si chiarisce tutto, ritorna al posto di lavoro, afferma di essere stato sequestrato per sbaglio e di non aver sporto denuncia perché minacciato, anche se la storia appare improbabile, quasi gotica nei suoi risvolti notturni che lui ricama divinamente, gli credono, i colleghi gli chiedono ogni giorno nuovi particolari sulla sua avventura:

  • non sarà che hai visto un noir?
  • È lo stesso che avete visto voi tutti.

Eugenio guarda lo schermo.

 

SOGGETTO n° 3

 

 

Tutti i diritti riservati al sottoscritto che li può cedere temporalmente o definitivamente Chi è interessato  scriva a giancarlo.carofilm@gmail.com;

 

1 – …E VENIAMO AI FILM VENEZIANI E AI LORO INCASSI

L’articolo di qualche tempo fa di “Libero” non le manda certo a dire: VENEZIA AFFONDA AL BOX OFFICE. INCASSI SOTTO ZERO.

Qui si parla dei tre film italiani che secondo l’Alessandra che ha ben tre cognomi l’ultimo è Fusco, sarebbero dei flop, che sono film magari interessanti ma che non incontrano i gusti dello spettatore medio, cioè abbiamo una divaricazione tra critici e pubblico per cui ci dice l’articolista: “sappiamo bene che è impossibile competere con le corazzate di Hollywood, con i film dai budget stellari con le storie animate per famiglie, non possiamo dire che se fai meno incassi dei blockbusters Usa hai fallito”, però se non crei attenzione, gradimento, se la gente non parla del tuo film, se non esce soddisfatta fuori dal cinema consigliandolo agli amici, il tuo film non emerge, anche di fronte ad autori del livello di Dante o Petrarca.

Alessandra Fusco ha ragione ma anche torto, ha ragione quando descrive quello che la gente che oggi va al cinema, si trova a vedere, ha anche torto perché se non c’è un clima culturale acceso, l’attenzione di cui parla non si ha, ma non certamente per demerito dei registi, è la gente che vuole più spettacolo che racconto e preferisce facili emozioni che uno sguardo più profondo, come a dire il pubblico è terra- terra e  noi siamo sottoterra. Sono rimasti lo zoccolo duro, solo i sofisticati critici di Repubblica che sono una minoranza sparuta e spaurita di fronte a cotanto imbarbarimento visivo, da non rappresentare più nessuno, insomma oggi essere sopraffino non vale molto, mentre un tempo se non lo eri, non eri nessuno.

Di questi tempi sarebbe stata dura per Godard e magari Truffaut, insomma la mediocrità dilaga e bisogna (è un must) accontentare i gusti di un pubblico non pretenzioso che vuole fuggire dalla noia, tanto il mondo non cambierà mai, (ti dicono) quindi ciò che incontra i gusti della massa è valido, tutto il resto è intellettualoide (mongoloide).Messa così la cosa appare deprimente. Il pubblico cosa dice? Poco o niente, perché non c’è più il pubblico di una volta sparito come le mezze stagioni, ci sono invece vari pubblici specializzati, ci sono quelli di bocca buona, quelli più americanofili che vogliono delle emozioni studiate a tavolino con kili di effetti speciali, il 3D per smuovere le impressioni e creare emozioni.

Un errore fondamentale che sanno bene i distributori da evitare a tutti i costi, è che il film difficile finisca in una sala sbagliata e quindi può essere moltiplicato per 100, 300 copie che s’afflosciano da sole, perché la gente magari in quelle sale è abituata a vedere altri film magari spettacolari, e quindi è chiaro che non incassa.

Che cinema vogliamo oggi? Una via di mezzo che non sia troppo autoriale e troppo di pancia, teniamoci in una gradazione tra lo spettacolare e l’autoriale, ma c’è un pubblico di questi tipo? Penso proprio di no, è più facile che il pubblico sia da una parte o dall’altra, polarizzato in due schemi opposti, così una commedietta insulsa suscita l’orrore dei sofisticati giornalisti di Repubblica, ma anche del pubblico vicino ai cineclub, un film come SACRO GRA suscita una reazione contraria di quel pubblico che vuole i soldi indietro se non ride di pancia, quindi abbiamo dei pubblici contrapposti, ciò che piace ad uno non piace all’altro, è più facile che un pubblico passi per la cruna di un ago che veda un film “impegnato” nella piccola sala n. 7 d’ un multiplex, o che nella sala n°1 dello stesso Multiplex appaia un film “impegnato” (come si diceva una volta) e questa rottura fa si che i film non siamo più memorabili come un tempo che suscitavano una forte curiosità anche se erano difficili, ad esempio la Montagna Sacra di Jodorowski o un film di Bunuel. Ci sono stati in passato film di grandi autori che hanno avuto un pubblico universale, forse i film avevano qualcosa in più che stupiva, qualcosa di profondamente originale che coinvolgeva, una commedia grottesca che attirava, altri ingredienti da provare, personaggi complessi.da capire Oggi tutto questo non sembra così coinvolgente, si preferisce uno stupido film in 3d che qualcosa di originale e quando c’è una provocazione intellettuale non la c…ga più nessuno, cioè i pubblici non comunicano tra di loro e la divaricazione è sempre più netta. Purtroppo se facciamo un cinema “poetico” siamo destinati a incassi tiepidi, se il cinema sfrutta la sua capacità di mettere assieme tante arti non solleva più l’ ammirazione d’un tempo, se invece si crea in fretta una storiaccia con fotografia approssimativa e musica penosa mischiata alla rinfusa,che però fa un po’ ridere, è già meglio, cosi’ se si fa un cinema altamente spettacolare investendoci un sacco di soldi, tipo block buster, la gente viene anche se non si eccita, insomma oggi e diciamola tutta, si deve più vergognare del suo stato, uno che fa una cosa intelligente che uno ignorante. “Ma no, cosa dici?” Andiamo bene, andiamo proprio bene, come se questi tempi fossero di per sé tempi volgari: una parodia insulsa attira il pubblico, più di un pelo di foca, e magari (a livello critico) verrà rivalutata 30 anni dopo,  come quelle di Totò che però aveva una maschera incredibile, e a te la critica manco te c…ga,  spesso però sono copie e fotocopie di originali, gli incassi rimangono alti anche se non è più cinema, ma un’insieme spesso improvvisato di sketch televisivi.”Adesso non fare anche tu lo snob come quelli di Repubblica, il cinema è comunque un’arte popolare, i pidocchietti proprietari di cinema quando non c’era la televisione, registravano il tutto esaurito nei melodrammoni degli anni 50, t’è capi'”.

Oggi il cinema spettacolare e d’azione ha una sua magia, ti coinvolge, anche con un certo spessore pur con i suoi schemi fissi ripetuti, il cinema d’autore è in crisi d’incassi perché (la butto là) non è popolare, è sofisticato, per laureati. Si può fare un cinema d’autore popolare? Ecco che ritorniamo nel “giusto mezzo?” No, proprio no, al cinema decisamente non funziona il giusto mezzo, lo hanno capito anche certi produttori che ci hanno provato, rischi di non accontentare nessuno e di essere criticato da tutti: o si è da una parte o si è dall’altra, o poetica dello sguardo o comicità facile,risulta inutile tentare delle mediazioni a tavolino attraverso la scrittura cinematografica, rischi come ho detto, di non accontentare nessuno, poi qualche commedia viene salvata dai critici e basta, perché incassa. E quando si incassa il piatto di minestra non manca mai neanche a loro.

I critici vivono col cinema e di cinema e quindi tendono ad essere più esperti ed esigenti, però di solito il pubblico a differenza dei critici, paga per vedere un film e non è un mestiere ma un passatempo. Oggi tanti film d’autore non riescono più a prendersi i soldi spesi, quindi è facile che spariscono dalla circolazione il che è una soluzione drastica (non vogliamo i panda) ovvero se si vuole mantenere una cultura cinematografica nazionale questi autori devono essere aiutati, da chi? Ti chiedono, dallo Stato no, no, (si rispondono). Ci sono priorità, lo Stato deve pagare i soldi ai disoccupati, allora chi può adottare un film difficile? Per me invece basterebbe ridurre il n° di film spettacolari, un tetto anche alle commedie, però ti obiettano forse con ragione che così andrà meno pubblico al cinema. Siamo sicuri? Altre soluzioni non ce ne sono: non si può avere la moglie piena e la botte ubriaca…o cioè il contrario.

Dagli incassi ultimi visti su Cinecitta news, notiamo che la giornalista di Libero non è riuscita nell’intento di portare sfiga ai film italiani, anche se è la linea del suo giornale da tanto tempo, perché SACRO GRA ha incassato più di 970.230 QUASI UN MILIONE DI EURO, che per un documentario è già un grosso successo superando quello dei fratelli Taviani, ambientato nelle carceri, anche il film L’INTREPIDO ha superato un milione di euro, mentre il film della Dante si attesta sui quasi 400.000,00. Tiè porta a casa…Libero da chi?

 

 

4 – ADDIO MONTI

 IL SALUTO D’ADDIO A UN SENATORE ELETTO IN UN GIORNO

Addio Monti

che rovinato c’hai

con i tuoi conti.

Addio Mario

triste e solitario

che uccellato c’ hai,

con tutti sti guai.

Le tue gabelle

hanno procurato,

come colpi alla pesta testa,

un dolore di stelle,

ci dicevi che con te

l’Italia se desta

e il tunnel diventa luce,

e invece è così trista

peggio d’un duce

hai fatto sudar tasse

anche all’estetista,

in miseria si riduce l’artigian

mal si conduce con equitalia,

che lo rende più misero d’un can,

hai favorito le banche

e la Merkel t’ha detto Danke!

ma il tuo dormiente

inceder sarà eterno?

Tu che sei il frutto dell’altrui malgoverno

ci fai stare a noi nell’inferno,

che tu puoi toccar la casta?

se i ladri ti circondan

e ti diono: lasciace star

il nostro accordo dei rispettar!

E chi lo sa

magari ti riciclano

nelle alte sfere del commanno

magara ti chiameranno

ogni fine anno

quando i partiti

se so mangiato il grano

e tu fai il “gran comis”

de sti conti

che non tornano plus

e che se ne vanno

sparsi per l’Europa

a diffonder il nostro disvalor.

Ormai di viver senza te siamo pronti

Addio Monti, addio Passera

con voi se ne vanno la morta cassera

e quello spred che pur s’avviluppa

come malefica vite

Colpa di Berlusconi

e della sua troia era-che dite?

 

 

 

Da Poesie un po’ di eresie

1 – STAGIONALITA’ E SALA CINEMATOGRAFICA

Sala cinematografica: si parla molto di sfruttare la stagione estiva come d’altronde si fa in Usa per non concentrare troppo le uscite dei film di qualità in pochi mesi. Se ne è parlato a Mantova in occasione degli incontri del cinema d’essai.

Tra i relatori anche l’esercente Sino Caracappa  che ha sottolineato alcune criticità, come la carenza di film di qualità nel periodo estivo, Caracappa ha colto l’occasione per lanciare un’idea: far adottare al circuito sale della Fice due o tre film a cui garantire la circolazione nel periodo estivo.

Grumnio Corocotta è un esercente “marino” e ha una idea straordinaria che ci dice: a mio parere per valorizzare anche l’estate al Cinema l’unica cosa da fare è quella di creare sale estive nei centri balneari e cominciare gli spettacoli a partire dalle dieci di sera per due proiezioni e poi finite le proiezioni in mezzo alla sala si apre  un corridoio d’acqua che va direttamente al mare e così si fa un bel bagno conclusivo.

Un’altra alternativa da studiare è quella che la sala marina sia collegata alla piscina per cui si arriva in sala in costume da bagno, si proietta il film e poi si va in acqua, potrebbe essere una soluzione: film + piscina e doccia € 15 euro, film + piscina, + doccia + ristorante, ALL INCLUSIVE € 45, poi a scalare l’hotel con “sevizi” in camera.

Così si arriva alle 5 di mattina pronti per un’altra giornata in spiaggia. Sinno e Grumnio sono impegnati da sempre nel cercare di allungare la stagione cinematografica anche al periodo estivo, in effetti la gente si riversa neii centri balneari che hanno locali di tutti i tipi ad alimentare il divertimentificio,  ma mancano di sale cinematografiche a contatto col mare, forse è la volta buona che si investe non solo in locali notturni e in discoteche ma anche in sale cinematografiche marine.

 

 

 

2 – LA FILOSOFIA DEL PARACULO

Parliamo di filosofia spicciola da bar dello Sport.  Rappresenta una regressione semplificatoria che è presente in tutta Italia, isole comprese che però (forse) è più diffusa al Sud e cmq in quei luoghi dove la furbizia regna sovrana e diventa un punto di non ritorno.

E’ una filosofia piuttosto semplice, terra terra, una filosofia spicciola con connotazioni piuttosto volgari, però è molto creduta presso il popolo e quindi dal punto di vista della costruzione sociale, e’ importante come qualsiasi altra sofisticata teoria sociale che riflette un pensiero più eccelso di alta classe magari cn citazioni di termini, francesi, tedeschi, inglesi e con lettura di testi originali e non tradotti.

Cos’è in breve sostanza la filosofia del paraculo?

E’ semplice, il mondo si divide in due categorie piuttosto diffuse:

a) chi nella vita se lo prende in culo, (i pigliainculo) nel senso METAFORICO del termine, nel senso che non riesce a dominare gli eventi, a conquistare delle mete, degli obiettivi e che finisce sempre nel dover sopportare ogni tipo di angherie, di umiliazioni, di sottomissioni che cioè dimostra di vivere una situazione passiva e quindi una vita senza vita,

b) chi invece lo mette a tutti quelli che trova, dimostrando di essere molto attivo in questa attività di dominio e di conquista, riesce a far in maniera che le cose si sviluppino secondo i suoi desideri, ha la sensazione di saper dominare gli altri e di aver successo in quello che fa, nessuno può dirgli di no perché ha l’arte magica di saper conquistare.

Siccome occorre  essere capaci nella psicologia e scaltri, bisogna saper vincere e trovare la giusta soluzione per sé.

Queste due situazioni psicologiche sono rappresentate da immagini volgari e sessuali ( o lo si mette o lo si riceve) non c’è una terza via, la vita di ognuno si sviluppa lungo due direzioni, o sei da una parte o sei da una altra, o… o… , però come si sa le circostanze comportano situazioni non sempre chiare e facili da snocciolare e qualche volta bisogna anche saper essere passivi per continuare con successo nella propria attività, qualche fregatura si può prendere con bonomia, ma nell’insieme le fregature bisogna darle e quindi il paraculo si inscrive a questa seconda modalità d’azione, cioè riesce a non farsi fregare non dico sempre, però nella sostanza e contemporaneamente nelle sue interazioni a evitare quelle che si chiamano con linguaggio crudo “inculate”, cioè bisogna pararsi il culo, da qui il sofisticato termine, e aver la capacità di uscire vincente da situazioni che potrebbero essere negative o peggio disastrose.

Quindi il paraculo cerca la giusta furbizia per (ri)pararsi il sedere dagli attacchi esterni, in questa filosofia elementare non ci sono sottigliezze, declinazioni complesse, tutto è ridotto ai minimi termini, anche la psicologia appartiene alla natura animale piuttosto che a quella umana, (anche se la stessa umanità procede per evoluzioni animali) eppure funziona ancora come paradigma per tanti, al punto che l’altro da sè viene visto con sospetto non con amicizia o amore perché potrebbe anche confidando nei meccanismi più amichevoli o sentimentali, mettertela in culo doucement, (almeno usiamo un francesismo per compensare).

E’ questa ossessione di una lotta per la sopravvivenza in cui l’esterno viene vissuto come un pericolo costante a dare un senso a una vita senza senso, a creare un cinismo rivoltante che denota una mancanza di qualsiasi qualità…Questo è ovvio.

 

 

 

1 – DISTRIBUTION OR NOT DISTRIBUTION?

THIS IS THE PROBLEM DISTRIBUTION OR NOT?

Non esistono più DA QUALCHE TEMPO, le mezze distribuzioni, soverchiate dai grandi circuiti, crollano subito; basta andarsi a vedere gli “incazzi” pardon incassi su Cinema d’oggi, ci sono distribuzioni che incassano in un anno poche migliaia di euro, neanche i soldi per comprarsi un panino quotidiano: che dire? che fare?

I cortometraggi non hanno mercato, non se li filano neanche le tv, i documentari idem con patate fritte, a parte qualche argomento che suscita la morbosità popolare e un documentario come SACRO GRA che ha vinto quest’anno il festival di Venezia e che può sfruttare la promozione indiretta per cercare di avere almeno un po’ di pubblico.

Il 50% dei lungometraggi prodotti in Italia è fuori mercato, si punta sui festival, ma con i festival non si mangia, le tv generaliste che spendono un sacco di soldi per servizi giornalistici spesso inutili non spendono un euro per i film italiani indipendenti (staremo a vere con le quote) non voglio essere pessimista, pero’ si produce tanto per niente e quindi niente per tanti che ci rimettono i soldi, le grandi distribuzioni hollywoodiane dicono per darsi un’immagine italiana, che distribuiscono film nostri, DICONO bisogna vedere se poi lo fanno, il più delle volte fanno finta, e nonostante questo, con grandi sacrifici, piccole produzioni continuano a fare dei film, poi microproduzioni collettive gratuite continuano a fare cortometraggi a josa, che possono essere distribuiti solo in qualche festival e in cui non si fa un euro perché costoro come piu’ volte ripetuto, non pagano il passaggio, altrimenti crollerebbero con i costi, anzi nei festival maggiori e quelli di lingua inglese devi pure pagare per farli iscrivere al concorso.

Se si fa ipoteticamente uno sciopero della produzione per 1 anno non si accorgerebbe nessuno, anzi gli fai pure un piacere, perché ti togli di mezzo, che dai fastidio, sono talmente prodotti di nicchia per pochi appassionati cinefili e familiari che il cinema invisibile è quasi sempre inesistente, un fantasma che si aggira per l’Italia che stenta a trovare dei corpi.

Ognuno si trascina da un cineclub con 6 sedie a un festival marginale fatto nella sacrestia di una chiesa, nel suo intimo ha la segreta speranza che prima o poi uscirà fuori e quindi di essere lui il grande prescelto, che potrà cavalcare i dolci pascoli del successo, e dove si potrà abbeverare alla fonte meravigliosa dei vari film che prenderanno corpo e anima al regista, uno appresso all’altro, fino a sperare nell’opera immortale a cui sta lavorando da tanto tempo, intanto però tutti ci rimettono…dai poveri produttori che dopo due o tre film di questo tipo vengono guardati in cagnesco dalla banca che di solito chiude la linea di credito (per sempre), agli attori promettenti non considerati da nessuno che devono girare continuamente tutte le produzioni in cerca di ruoli che non vengono mai.

Che fare? Come diceva il vecchio Lenin? Una rivoluzione distributiva? Ma a chi gliene frega qualcosa? Ci sono alcuni autori tra cui il Moroni, che cercano di effettuare una distribuzione alternativa ad es. attraverso la pre-vendita dei biglietti, il crowdfounding in tutte le sue versioni,(oggi di moda) ma la maggior parte di queste iniziative sono solo piccole cose che ti disgustono un po’, per la fatica di mettere in piedi progetti in cui i finanziamenti rimangono sempre sospesi, aspettiamo una telefonata che ci darà la tanto attesa notizia: Ecco, finalmente il tanto agognato drinn….

– Mi dispiace caro Giancarlo ma il tipo si è ritirato, mi ha detto che forse in futuro ….se gli entra quella cosa…

– MA QUALE COSA?

– E che cazzo ne so e non alzare la voce!

– MA VA A FARE INCULO!

– Vacce te! 

Si sente l’apparecchio telefonico che rientra nervoso nella sua custodia. Molti progetti mancano di peso economico, sono leggeri come piume che si perdono nell’aria. E allora? E allora dai, le cose giuste tu le sai, diceva una vecchia e mitica canzone di Remo Germani dimmi perchè non le fai?

Ma noi che possiamo fare se non guardare lungo il fiume il cadavere che passa e se ne va.

Parte in sottofondo la (visto che siamo in tema) canzone di Roberto Carlos: Che sarà, che sarà della mia vita …(della serie Sanremo giovani).

Mi appare Shakespeare che tenta di consolarmi:

distribution or not this is distribution problem, whether it is easier to win the adverse distributional fate or seek solutions that will give us a tasteless substance? Win or lose money galore, from here to Canosa?

 

 

 

 

 

5 – PICCOLI INTRIGHI TRA AMICI (lungometraggio)

Sono amici da sempre, 5 ex ragazzi, dai tempi della scuola superiore, le reciproche esperienze, i loro intrighi  le delusioni, le piccole feste, le ragazze, il matrimonio di ognuno di loro, gli anni che prendono velocità, adesso si incontrano saltuariamente per giocare a poker, ma ormai nel loro rapporto di amicizia si stende una reciproca e sottile indifferenza che col tempo tende ad aumentare, come se una pellicola piano piano, avesse reso opaco quel vetro che prima brillava ogni giorno.

Vai a capire cosa può essere ma l’età fa aumentare la propria solitudine o forse è la stessa indifferenza chiamata con un altro nome, sta di fatto che c’è una sensazione di aridità e di noia a cui cercare di sfuggire e così piccoli intrighi si creano fra tutti con lo scopo di abbassare agli occhi degli altri ognuno di loro.

Da un sentimento di amicizia ormai consunto si passa ad un sentimento di invidia che col tempo si trasforma in odio, intanto perdono il lavoro, i matrimoni si sfasciano e tutto ciò che avevano costruito si rivela di poco conto.

I 5 amici dopo che si erano persi di vista si incontrano un’ultima volta, giocano a carte scoperte tra risentimenti, rimpianti e rancori, ognuno sopporta la meschinità dell’altro, ma decide di troncare proseguendo per la propria strada sentendosi, avendo ormai superato i trenta, più solo che mai.

Dopo dieci anni si rincontrano in quattro, uno è morto in un incidente automobilistico nella nebbia dell’autostrada, sono stanchi e sempre più delusi, ogni giorno che passa non può che peggiorare la loro realtà, come se non ci fosse più scampo, il tempo uccide anche lasciando in vita le persone, tirano a campare con fatica senza ormai più speranza di poter cambiare la loro situazione.

Ma questo ritrovarsi li ha di nuovo uniti dai ricordi antichi, pieni di momenti possenti n cui si sentivano ancora vivi e così decidono di trascorrere una notte spensierata, sono nella stessa automobile quando in un momento di follia collettiva senza pensarci due volte, rapinano un distributore di benzina, la fanno franca grazie ad una sorta di sublime improvvisazione, mezzi ubriachi nei pressi di una discoteca vengono malmenati e derubati.

Si ritrovano all’alba nella spiaggia a giocare a poker con le conchiglie come posta, poi per puro caso vedono una barca e con i soli remi decidono di andare al largo, verso l’Albania, uno di loro aveva comprato qualche anno addietro per pochi soldi una casa. Una mareggiata improvvisa e si trovano dispersi al largo, riescono a salvarsi attaccati al relitto della barca e si ritrovano in una spiaggia deserta dove delle villeggianti nude fanno il bagno…mi sa che qui pianteremo la tenda. NAUSICAA!

 

Tutti i diritti riservati al sottoscritto che li può cedere temporalmente o definitivamente Chi è interessato  scriva a giancarlo.carofilm@gmail.com;

SOGGETTO n° 2

1 – MOVIMENTI PROGRESSIVI VERSO UN SETTORE PERENNEMENTE IN CRISI

Ecco un intervento che ho letto in un convegno sul cinema un po’ di anni fa, i problemi sono sempre gli stessi perché non si risolvono mai, SEMPRE GLI STESSI MOVIMENTI ESPRESSIVI IFNTAMENTE PREOCCUPATI  per cui la politica di settore diventa la perenne rappresentazione dell’impotenza.

l’importante è crearsi un nome come attore principale di questa rappresentazione per potersi poi sedere nel banchetto del potere e parlare di problemi che non si ha nessuna voglia di risolvere, però intanto aumenta la propria influenza, e alla prima occasione arriva un finanziamento.

Perfino Michele Anselmi CI DICE sempre le stesse cose, questo articolo l’avevo completamente rimosso e praticamente ripeto come un ossesso le stesse cose di oggi e sono passati parecchi anni, Sono uno sclerotico multiplo o all’incontrario TUTTO RIMANE FERMO ovvero gattopardescamente, tutto deve cambiare perché non cambi nulla? Eravamo nel 2004, e il settore era come sempre, perennemente  in crisi…crisi…crisi…crisi…crisi…crisi…crisi

PROBLEMATICHE DI SETTORE, PICCOLI MOVIMENTI VERSO LO SFINIMENTO

Vorrei intervenire come piccolo produttore indipendente che non ha avuto nessun tipo di finanziamento pubblico in questi ultimi dieci anni che pur tuttavia tre anni fa è riuscito a mettere in piedi un film con soldi totalmente privati, che non ha avuto distribuzione. Attualmente lo abbiamo inserito su Internet e si può vedere interamente senza scaricarlo sul sito www.neche.it all’interno d’un progetto di distribuzione di film indipendenti sul web. Abbiamo cercato in tutti i modi di trovare un’uscita nelle sale ma non c’è stato verso, poteva avere un suo pubblico, probabilmente non lo sapremo mai.

La globalizzazione in atto nel cinema comporta come è noto il dominio hollywoodiano sull’80% del mercato italiano, per cui nello stesso c’è spazio per almeno altre 25-30 pellicole italiane ed europee, tutto il resto è a rischio invisibilità e il grande pubblico italiano sa ben poco di tutta una serie di film nazionali molto belli. Col reference-system la produzione italiana crollerebbe dagli attuali 100 film annui, a max 50 film con una riduzione verticale di creatività, attori, idee, culture anche regionali, con una diminuzione di capitale intellettuale (Ciampi) del 50%, è facile fare i calcoli perché in Italia vengono prodotti mediamente 100 film all’anno. Molti di noi saranno spazzati via, cambieranno mestiere o saranno assunti alle dipendenze di qualche grossa produzione nazionale – riuscirci però – visto che nelle grosse produzioni a Roma permane una mentalità familistica più che manageriale, in cui nessuno si fida di nessuno, giusto dei parenti (se c’è qualche sociologo del cinema potrà constatare l’infinità di cognati, fratelli e sorelle che ci sono nell’ambito delle società cinematografiche).

E qui ha ragione l’Anac che vive però in una sorta di immobilismo gerontocratico, non più in grado ormai di fare qualsiasi tipo di politica, mentre mi sembra legittimo non premiare solo la sceneggiatura, ma seguire il progetto fino alla fine. E’ un modo sia di misurare le scelte della commissione (se è stata capace di vedere le potenzialità della sceneggiatura) e sia – parliamoci chiaro – per evitare certe deformazioni o parassitismi produttivi di persone che non gliene frega niente del buon fine del prodotto-progetto.

Però quando Michele Anselmi dice a proposito di film italiani finanziati pubblicamente: “sapendo benissimo che il mercato non li avrebbe mai potuti assorbire” pone un problema molto delicato. Può un produttore italiano fare concorrenza a un film di 100 milioni di $ che ha un budget pubblicitario superiore a qualsiasi prodotto italiano? Si, dice il ministro Urbani, magari facendo un film italiano da 50 milioni di euro, (creando un consorzio di più società e prendendo qualche grosso attore hollywoodiano?!). E’ questa la strada, fare solo qualche progetto grosso o sarebbe invece augurabile il contrario: che anche il mastodonte Hollywood diventasse più piccolo in maniera da democratizzare la distribuzione mondiale facendo vedere anche altre produzioni asiatiche, africane oggi fortemente penalizzate? Basterebbe solo sottotitolare i film americani che sarebbe una forma di crescita “visiva” per il pubblico in sintonia tra l’altro con le nuove tecnologie, e poi finalmente si potrebbe capire se un attore pagato 20-30 milioni di euro è bravo o è un cane. Ma qui si entra in un vespaio con la lobby dei doppiatori che per la maggior parte sono attori italiani in esubero.

Puntare sul grande vuol dire distruggere il piccolo, cioè il cinema indipendente. Qualcuno dice giustamente. Ma a che serve il cinema indipendente italiano se non lo vede quasi nessuno?

Questo per me è un buon punto di partenza per trovargli delle sale, per incentivare l’esercizio, per farlo conoscere all’estero. Così invece si distruggerano molte professionalità e si ridurranno la libertà di idee e di progetti. Il problema non è tanto nella produzione, ma nella distribuzione che non permette a questi progetti di farsi conoscere. Gli esercenti pensano giustamente all’incasso e vogliono film pubblicizzati,  quindi preferiscono i prodotti americani, da noi non si è mai pensato ad es. facilitare una certa promozione di questi film italiani in modo che tanti prodotti di casa nostra possano apparire sui giornali e sulle televisioni come i mostri americani? In una società stracolma d’immagini e di informazioni di basso profilo non dovrebbero essere sprecate immagini qualitative (quando lo sono).

Per concludere questa legge sul cinema i inscrive più come “ideologica di mercato” che di mercato. 

 

 

1 – COMUNICATO STAMPA – L’ANICA FELICE PER IL DECRETO CULTURA

 COMUNICATO STAMPA

L’ANICA con un comunicato è felice per la conversione in legge del Decreto Cultura

“Pur in giornate politicamente difficili, il Parlamento ha convertito in legge il Decreto Cultura, proposto e fortemente sostenuto dal ministro Bray.

Il presidente Letta ha sottolineato, nel suo importante discorso, il ruolo della cultura per lo sviluppo del Paese.

Di questa nuova sensibilità e consapevolezza siamo felici come italiani e come imprenditori dell’industria di produzione audiovisiva”.

Con queste parole Riccardo Tozzi, presidente dell’ANICA ha accolto la notizia dell’approvazione del provvedimento che include norme anche sull’audiovisivo.

Angelo Barbagallo, presidente dei produttori, ha commentato: “la stabilizzazione del tax credit per il cinema, la sua estensione all’audiovisivo e l’accoglimento della definizione europea di produttore indipendente, sono elementi di grande importanza per la nostra industria e indicano per la prima volta la presenza di una più ampia visione.

Di questo ringraziamo il ministro Bray e il presidente Letta”.

03/10/13

DESCRIZIONE E COMMENTO:  D.L. 91/13 è convertito in legge con molte modifiche, vediamo le più significative.

All’ art.1 che riguarda Pompei, la Reggia di Caserta e il Polo Museale di Napoli e altri provvedimenti della Regione Campania, si aggiunge definendo meglio il direttore generale di progetto e i soldi che deve prendere (non devono superare i 100.000 euro lordi). Le donazioni superiori a 1000 euro devono essere effettuate tramite bonifico bancario per via della tracciabilità.

L’art. 2 del Decreto parla dell’inventariazione e digitalizzazione del Patrimonio Culturale Italiano che coinvolge 500 giovani da assumere. E’ aggiunto il 2-bis che modifica il Codice dei beni culturali e del paesaggio, il Comune deve individuare appositi locali da adibire ad attività artigianali come espressione dell’identità culturale collettiva, con lo scopo appunto di preservare le aree di valore culturale.

L’art. 3 si ferma ad analizzare le disposizioni finanziarie per garantire la regolare apertura al pubblico degli istituti e luoghi di cultura. Nelle modifiche dopo l’art. 3 abbiamo il 3-bis per l’organizzazione del Forum Unesco per cui si autorizza la spesa di € 400.000,00, poi il 3-ter dove si parla della riqualificazione e valorizzazione dei siti italiani inseriti nella lista “patrimonio mondiale” sotto la tutela dell’Unesco e poi l’art. 3-quarter che concerne l’autorizzazione paesaggistica e il 3-quinques, la qualifica di restauratore, si va dal palo alla frasca, ma sono i centri di interesse lobbystico – culturale anche attraverso i partiti per chiedere riconoscimenti e prebende, ecco perchè si ha sempre paura che il decreto venga stravolto.

L’art. 4 ha a che vedere con le opere rappresentate senza scopo di lucro nelle Biblioteche, nella Legge si aggiunge il 4-bis che riguarda il decoro dei complessi monumentali e modifica norme del Codice di cui sopra e infine l’art. 4-ter che riconosce il valore storico e culturale del carnevale (ma va’).

L’art. 5 riguarda il finanziamento dei Nuovi Uffizi e del Museo della Shoah di Ferrara. Si aggiungono le spese per i restauri del Mausoleo di Augusto e altri stanziamenti a tutela dei beni culturali che presentano grandi rischi di deterioramento, abbiamo il 5-bis col contributo in favore del Centro Pio Rajna di Roma (500.000,00) il 5-ter garantisce il funzionamento del Museo Tattile statale “Omero” altri 500 mila per 3 anni e il 5-quarter riguarda i siti UNESCO di Ragusa (100.000,00 euro per tre anni)

L’art. 6 si occupa dei Centri di Produzione dell’Arte Contemporanea, si aggiungono i beni locati a cooperative di artisti per un canone simbolico, ci sono anche i beni confiscati alla Mafia, è stato aggiunto il comma 5-bis che dà 5 milioni alla Fondazione MAXXI.

Al successivo Capo II° si considerano finalmente le disposizioni urgenti per il rilancio del cinema, per le attività musicali e lo Spettacolo dal Vivo.

L’art. 7 considera la musica di giovani artisti e compositori emergenti escludendo le demo autoprodotte e il comma 8-bis che modifica il Testo Unico Leggi di pubblica sicurezza riguardo agli eventi, con un massimo di 200 partecipanti, si dice che non occorre più la licenza.

L’art. 8 è stato completamente riscritto, Nel testo vecchio  c’erano le disposizioni urgenti per il settore cinematografico del decreto: al comma 2 si parlava di 45 milioni (di integrazione)  (Tax Credit) per l’anno 2014 e 90 milioni a decorrere dal 2015, SALVO AUTORIZZAZIONE EUROPEA, perché se la Commissione Cee dice NISBA non si può far niente, ipotesi però remota visto che ha già approvato una prima tranche di Tax Credit nei tre anni precedenti. In sede di conversione in legge il tax credit si alza da 90 milioni a 110 milioni di euro che si estende ai produttori indipendenti e al successivo art. 15 sono definite le coperture

L’art. 9 riguarda il sistema di contribuzione pubblica allo spettacolo dal vivo e al cinema (non si paga più il bollo per le domande di revisione cinematografica) si sono aggiunti incentivi ad attività circensi senza animali.

L’art. 10 fa riferimento ai teatri, ed è l’unico che rimane invariato

L’art. 11 tratta le Fondazioni Lirico-Sinfoniche, nelle modifiche al decreto si parla di risanamento e degli interessi anatocistici sugli affidamenti concessi dalle banche, se cioè le stesse ci hanno mangiato sopra.

Al Capo III° ci sono le disposizioni urgenti PER ASSICURARE EFFICIENTI RISORSE AL SISTEMA DEI BENI, DELLE ATTIVITA’ CULTURALI. l’art 12 per facilitare le donazioni dei privati, che aumentano del doppio rispetto al decreto (da 5.000,00 euro a 10.000,00)

L’art. 13 disciplina gli organismi collegiali, è confermato che le varie commissioni presenti non pigliano alcun compenso.

L’art. 14 parla di oli lubrificanti, alcolici e  tabacchi per il cinema, cioè sarebbero le accise che vengono aumentate.

L’art. 15 ci fa vedere le coperture. Rispetto al Decreto Cultura le spese sono aumentate per l’intervento delle modifiche apportate dai gruppi di interesse, anche di parecchi milioni, i 90 milioni del Tax Credit per il cinema sono stati aumentati a 110 milioni l’anno per questo è e altre spese si aumenta l’accisa di cui all’art. 14 comma 2 di 8 milioni e ancora di 20 milioni che saranno coperti con le maggiori entrate previste dall’art. 14 commi 1,2,3. che sono le tasse sui lubrificanti e Accisa su alcool e tabacchi. Il comma 1 riguarda i lubrificanti, il comma 2 la birra (della serie beviamoci una birra per la cultura) e infine il comma 3 riguarda il fumo. Dal primo gennaio 2014 il prelievo fiscale sulle sigarette deve assicurare maggiori entrate pari a 50 milioni di euro (nessuna copertura derivante dai risparmi del finanziamento alla politica per la cultura) cmq meglio che il fumo vada in cultura che la cultura vada in fumo.

Infine c’è la chiusura cn le norme transitorie e le sottoscrizioni del Decreto Legge a mo di saluto finale.