CETA NO A XE NA RICETA – FORNO CREMATORIO E TTIP, QUANDO L’ECONOMIA SI FA NERA (IL LIBERALISMO SFRENATO)

Nessuno voleva chiamarlo forno crematorio perché il termine ricordava i campi di concentramento nazisti, eppure questo è il nome più appropriato rispetto al più edulcorato “tempio crematorio”, probabilmente per indorare la pillola a scopo rettale.
Il progetto che doveva gestire una società privata prevedeva cmq un campo di concentramento di cadaveri, altrimenti il business non conveniva, come se il capitalismo nella fa…se più acuta del suo sviluppo assomigliasse pur di far soldi, al nazismo. Già ci sono i prodromi nell’accordo USA e UE di libero scambio (TTIP) che vuole liberalizzare il mercato mondiale dominato dal profitto delle multinazionali, in cui saltano le regole sanitarie e l’utilizzo indiscriminato di OGM nel settore alimentare, con la possibilità di fare causa ai singoli Stati per regolamenti troppo restrittivi che causano perdita di profitto.
Cosi avremo il Pollo al cloro in cui nelle fabbriche lager vengono cresciute galline con gli ormoni e gli antibiotici e dove gli stessi operai tra escrementi e sangue lavorano col pannolone perché non possono andare in gabinetto: l’unica soluzione per loro sarebbe quella di pisciare direttamente sui polli che diventerebbero al cloro orinato.
Adesso notizia di qualche giorno fa da GreenPeace, c’è pure il CETA, un altro trattato, è tutta una proliferazione di trattati, questa volta tra Unione Europea e Canada, altrettanto pericoloso del TTIP e rischia di essere approvato senza il voto dei Parlamenti. Se il Ceta verrà approvato le Multinazionali avranno un mezzo potente per aggirare gli standard europei in materia di sicurezza ambientale e alimentare, con la possibilità per le aziende di citare in giudizio i Governi che prendono decisioni “lesive” dei loro interessi privati. Dietro al CETA si nasconde il TTIP poiché 42.000 multinazionali americane hanno una succursale in Canada! Il CETA è a tutti gli effetti il cavallo di troia per far arrivare il TTIP in Europa. CETA fa rima con ACCETTA: accètta la ceta e ti troverai l’accétta in testa e l’economia ti FARà ROSSO

CONSIGLIO COMUNALE DI TREVISO DEL 28 GIUGNO 2017PALAZZO DEI TRECENTO

Gli interventi e il clima

Si parte con i temi d’attualità, uno di questi è l’argomento vaccinazioni che appassiona molto gli italiani, Gajo della lista “Prima Treviso” parteggia per il ministro Lorenzin e quindi per il potere costituito, bacchetta anche Zaia: “le vaccinazioni devono essere fatte a tutti senza discussione, non si può avere atteggiamenti critici confidando nell’efficienza della Regione Veneto e in virtù della stessa autonomia conferita alle Regioni circa l’obbligatorietà dei vaccini.”

Gajo cita di contro l’Organizzazione Nazionale Sanita’ e l’alta incidenza anche del morbillo, l’ottimale è arrivare al 95%, di copertura vaccinale per evitare rischi, siamo sotto, quindi l’imperativo è: chi non si vaccina rischia di ammalare anche te. Questo sembra lo slogan che si evince dal suo intervento che naturalmente contrasta con l’art. 32 della Costituzione sull’obbligatorietà del trattamento sanitario.

Poi ci sono altri interventi di consiglieri sul museo di Santa Caterina e su altre questioni come la zona Pam e la richiesta assillante di monetine da parte di extracomunitari in cambio di un presunto servizio di trasporto carrelli fuori dal supermercato, bisogna far presente la situazione al Prefetto e al Questore.

Poi il consigliere Basso della lista “Gentilini Sindaco” tratta l’argomento dell’Autorithy sul turismo, argomento importante: “qui la politica non ci deve entrare” (che vul dire? La politica c’è sempre quando si sceglie una direzione ad. es nell’interesse del territori o della cittadinanza) poi si parla di porfido per le strade e di operai assunti a tempo.

Rispondono i due assessori Michielan e Camolei quest’ultimo sull’Autority, e qui ci si perde nella normativa, la tassa di soggiorno non viene applicata in tutti i comuni, la provincia non c’è, ci vorrebbe una cabina di regia in cui eleggere almeno 11 responsabili scelti tra il pubblico e il privato, la cosa diventa fumosa.

Il consigliere Torresan della Lega parla di tagli di erba in zona SIC (siti di interesse comunitario) e si profonde in ringraziamenti all’assessore Michielan, poi si parla di plateatici in Piazza Matteotti, (da “platea”, parte di piazza occupata da banchi per la vendita di merce) poi per la tangenziale manca una segnaletica adeguata soprattutto per il traffico precanalizzato e il lampeggiante che segnala le code.

Anche l’assessore Franchin ringrazia, poi intervine il consigliere Gnocchi di “Liberi”e sono altri ringraziamenti per il parco giochi di Santa Maria Del Rovere e auspica un intervento a Santa Maria dei Battuti dove ci sono giovani maleducati e nel vicolo San Pancrazio dove s’è inceppato il cantiere.

Ci pensa il vicesindaco a contro-ringraziare più forte che pria e si parla di un Rgto di Polizia Urbana, anche per i giochi molesti ci vuole un minimo di rispetto delle regole, intanto i ringraziamenti procedono a getto continuo tra gli astanti, non è che la seduta finirà in baci e abbracci mentre un Michelan entusiasta sta dicendo che partiranno lavori di tutti i tipi a breve.

Poi si passa al triste argomento delle Banche Venete: diciamolo non ci voleva, secondo il consigliere Basso della lista Gentilini, il Triveneto è il più produttivo, Pil all’1,5 rispetto allo 0,9 su base nazionale, anche se le forze produttive si esprimono al meglio, siamo riusciti a far fallire 4 banche ma la colpa è anche dell’Amministratore Delegato di Veneto Banca che diceva che tutto andava bene anzi ultrabene, barando copiosamente e conclude dicendo che non abbiamo una classe politica all’altezza dei tempi, e quindi è anche autocritico. Nessun cenno alla Banca d’Italia quale organo di controllo, dove stava? L’amministratore deve anche pensare alle quotazioni di borsa e confermare che tutto va ben.

Poi la Caldato della maggioranza del Pd ci intrattiene sull’area Ex Marazzato, che il progetto di 14.500 mq porterà inesorabilmente ad un consumo di suolo, bisogna anche vedere se non ci sarà alcun impatto sull’area Sic, con una viabilità già al collasso sulla Noalese, su un luogo già sfruttato: i cittadini dovranno protestare e indignarsi al momento del voto.

E’ lo stesso sindaco che risponde non mancando di ringraziare. Era un PIANO DI RECUPERO voluto a suo tempo dalla Lega la quale sembra oggi pentirsi, Treviso ha veramente bisogno di un nuovo mega centro commerciale che distribuirà invariabilmente prodotti esteri, il gruppo è quello di Aliper e sarà un supermercato ALI’? Dove “a qui” a Tv, senza contare che vicino c’è anche un piano di sviluppo dell’Aeroporto (lo scalo trevigiano) da parte di Save che entrerebbe in conflitto, è il caso di dire che l’affare si complica anzi si ingrossa nella stessa zona e nel progetto: uno vuole costruire un sovra passaggio e uno un sottopassaggio, siamo quasi nel grottesco.

Si passa a tutt’altro argomento con Da Tos della Lega che riguarda il museo Bailo: “bisogna che ci sia un resoconto dei soldi spesi” e poi parla delle periferie che lasciano a desiderare, la stessa Contarina non le tratta con la stessa attenzione del centro storico, ma Manildo risponde che c’è stata una riunione al Bar “Da Ico” appena giù dal cavalcavia sul terraglio e “abbiamo parlato anche noi sulle questioni periferie e non solo il tecnico Ing Mirolo e quindi i fatti devono essere rappresentati nel modo veritiero”. Finalmente i ringraziamenti finiscono e cominciano i contrasti : il consigliere Acampora di “Fratelli d’Italia” ribadisce il difetto di comunicazione tra consiglieri di tutti i gruppi ed esecutivo, perché anche per i cartelli contro l’accattonaggio serve una coscienza comune onde evitare il racket di chi sta dietro e sfrutta gli extracomunitari di colore (i soldi eventualmente devono essere dati alle Associazioni che si prendono cura di loro, poi argomenta contro il proliferare di baby gang la lo spaccio di marijuana in certe zone, “i soldi c’erano, ma per i quartieri non avete fatto proprio niente” accusa il consigliere ma il vice sindaco Grigoletto non ci sta, la discussione si infiamma: “è un provocatore, vuole ricostruire a suo modo i fatti!” Poi si parla di telecamere, di cartelli che vengono da lontano, di associazione impropria e poi con i cartelli e con gli avvisi non si risolvono il problema, si parla ancora di accattonaggio molesto di cui si ha contezza, vengono impiegati agenti anche in borghese al di là dell’ideologia e della propaganda.

Qualcuno sbuffa, la cosa si sta trascinando, interviene Zuliani della Maggioranza e parla di nomi, di giudici dell’Allabama e di chi ha concesso il diritto di voto e di certe assurdità.

Poi si argomenta sulla questione spinosa dello Ius Soli con le due esse di sangue e suolo per il diritto di cittadinanza bisogna che sussistano queste due condizioni, e non solo l’essere nati in Italia ovvero residenti sin da piccoli, poi subentra anche lo ius culturae anche qui il dibattito è ancora aperto, ma va da sé che un “nuovo” cittadino deve sapere per apprendimento la cultura e le norme di uno stato di diritto.

Fine 1a parte.

LE TRE DESTRE

Mauro Barberis in un post su “ll Fatto Quotidiano Online” ha ribadito che la sinistra è morta e tutto ciò che si muove in politica è di destra e la sinistra appare come una delle 50 sfumature della Destra. La sinistra al massimo può aspirare alla sola espressione parlamentare, ma come ai tempi di Depretis finisce sempre nel trasformismo e quindi anche quella parlamentare dei vari D’Alema Bersani, Pisapia, Vendola è una delle tre destre che governa il mondo ita…lico. L’altra è quella tradizionale, per intenderci, Trump, Merkel e poi ce n’è una terza più sofisticata rappresentata dal M5S. Questo dice Barberis.
A mio parere c’è un pensiero progressista capitalista, un pensiero conservatore anche quello capitalista e una sinistra parlamentare istituzionale. Una sinistra radicale invece parte bene ma muore quasi subito mentre lontano da tutto ciò c’è l’anarchismo dove destra e sinistra non hanno senso, ma solo la democrazia diretta e la rotazione degli incarichi. Se questo non succede tutto rientra nelle 50 sfumature di destra, ma il M5S deve andare oltre se vuole costruire qualcosa di autenticamente nuovo sviluppando una strada che supera questi schemi che anzi diventano solo indicazini geografiche.

 

UNA TRAGEDIA ITALIANA

La rassegna “Treviso Finestra sulle Dolomiti” ha avuto il 23 giugno la sua seconda serata all’interno del prestigioso Palazzo dei Trecento. Presieduta dal Prof. Aldo Solimbergo ha trattato un tema di grande impatto emotivo che ha riguardato la nostra memoria collettiva: la tragedia del Vajont di cui hanno discettato in tanti in questi decenni, ma che è rimasta scolpita nel nostro ricordo con tutte le sue inquietanti domande.

A parlarne è stato lo storico Maurizio Reberschak in una cornice di pubblico attenta, già autore de “Il Grande Vajont” (ultima ed. Cierre 2016), un incontro questo organizzato dal Lyon Sile e dall’Associazione Ufficiali di Treviso.

A introdurre la serata è stato proprio Aldo Solimbergo che ci ha fatto conoscere Giorgio De Cesaro. Chi era costui? Era un compagno di banco di Aldo e uno dei morti di quello che ha definito “un evento che colpì a freddo mietendo tante vittime nel primo vero benessere economico del dopoguerra”.

Ci furono – continua Aldo Solimbergo – delle responsabilità precise di vari esperti, che più esperti di loro non c’erano, un sacco di direttori di tutti i tipi, progettisti, ingegneri, responsabili “nel governo dei processi”, che alla fine sono solo stati processati.

Ha coinvolto Kant e l’uomo come fondamento ontologico che ha fuori di sé il cielo e dentro di sé una legge morale che “Dio ci ha inculcato”.

La Sentenza finale del giudice sulla tragedia di 458 pagine, del processo intentato contro tutti questi esperti, inizia con una citazione biblica: “ quel giorno le acque si ruppero”. Dio crea, ma l’uomo genera caos nelle sue azioni maldestre e la “Laudate Si’ Mi‘Signore di Papa Francesco che è una lettera enciclica sulla cura della Casa Comune esordisce dicendo:”per nostra madre terra che protesta per il male che le provochiamo”.

Forse è l’ottimismo della ragione che provoca mostri? Che ci induce a credere che l’uomo possa dominarla questa terra, anzi schiavizzarla? Ma poi così nascono i disastri o le catastrofi. Fino a che punto sono naturali se lo chiede lo storico Maurizio Reberschak. Sono interventi della natura o nella natura, ovvero un intento esterno di manipolazione della natura? Domande o sottigliezze terminologiche sui limiti delle responsabilità umane, ma anche i terremoti possono dipendere dall’uomo se la sua azione di sfruttamento delle risorse crea ad es. il gas radom.

Fino a che punto però la sua azione genera danni e fino a che punto invece dipende da altre forze, Ci sono a questo proposito i negazionisti (come il prof Battaglia che nega qualsiasi incidenza dell’azione umana, e gli apprensivi, i primi sono pronti a negare le evidenze, i secondi a crearne di molto ipotetiche, cmq dice lo storico Reberschak, che sono prevedibili anche se il tempo e il modo possono sfuggire.

Una valanga dalla scossa di terremoto era già stata anticipata negli anni ‘30, ma tra disastri e catastrofi si crea una sottile linea rossa. Un disastro compiuto suggerisce un interrogativo sulle responsabilità penali, la diga si rompe o crolla per il contenuto e in un’altra circostanza si parla di un disastro di 400 morti, ma nel Vajont e siamo nel ‘63, la diga non è andata giù, è stata costruita con tutti i crismi, a scopo idraulico per lo sfruttamento dell’energia e il disegno grafico rappresentato in diapositiva, assomiglia ad un grande Dente con le sue radici in profondità. Era alta 261,60 metri cn un parapetto di tre metri, nasce ridotta poi s’alza sempre di più in corso d’opera, ci sono questi cambiamenti progettuali ma il Ministero avalla tutto senza verifiche e autorizzazioni, la ditta fa ogni cosa di sua iniziativa (Sono amici).

E invece al Monte Toc nessuno ci aveva pensato, era un monte che gli abitanti del posto giudicavano un po’ particolare, anzi matto (tocco) non era un monte affidabile: che Dio ce la mandi buona! Aveva dichiarato uno dei due imputati della tragedia.

Avvisaglie ce n’erano state nel corso del tempo, frane, esondazioni e quindi già si temeva questo monte Toc, si erano fatti dei consolidamenti fino a 200 metri di profondità.

La tragedia avvenne il 9 ottobre ‘63 alle ore 22,39: una gigantesca onda si riversò su Casso ma creò solo piccoli danni qualche morto (erano solo spruzzi) ma ci fu l’onda di ritorno, due onde: una verso ovest e una verso est che colpì l’abitato di Longarone, quest’ultima carica di una gigantesca potenza distruttiva nella valle del Vajont che fece sparire in un baleno l’abitato di Longarone. L’effetto era simile a due bombe atomiche con riflessi negli altri luoghi di Castellavazzo, Codissago, Erto e Casso, in una serata sportiva dove nei vari bar si sentivano i rumori dei televisori che ancora la gente non possedeva, e lo speaker che trasmetteva la partita in differita tra il Real Madrid e i Rangers Glasgow. Avventori spazzati via assieme ai televisori.

Ci fu una mobilitazione dell’esercito perché non esisteva la Protezione Civile, solo volontari senza mezzi nemmeno i guanti avevano, i cadaveri scoppiavano, si disseminavano lungo il corso del Piave fino al mare di Caorle, brandelli di cadaveri imprigionati nelle reti dei pescatori. I primi soccorsi usavano anche le scale, le barelle erano finite e Fortonia la frazione distrutta fungeva da cimitero: 1910 morti, anagraficamente di molti non si è saputo più nulla, scomparsi. La Giunta comunale volle rendere uguali i morti, gli stessi ceppi marmorei, le stele, a modo di unificazione della memoria, anche se si crearono due Associazioni che ricordarono il fatto in maniera diversa, un contrasto nella memoria, mentre un paese completo spariva in un istante.

Paolini, l’uomo di teatro, nella sua Orazione Civile rappresentata tanti anni dopo, parla di rimozione della memoria, perché il Vajont dà fastidio nell’Italia del benessere, l’Italia che cominciava a mangiare carne e questa tragedia turbava la sensibilità pubblica, è vero ci sono i vivi che vagano nelle macerie, che rappresentano l’ordinaria disperazione, ma così non si può, diventa visivamente insostenibile, la popolazione perciò viene fatta sgomberare, inizia l’esodo.

Nasce una bambina di Longarone quella stessa notte solo perché per caso sua madre era stata ospitata dal suocero in un paese più in alto.

Il processo per “legitima suspicione” viene trasferito a L’Aquila per gravi situazioni relative alla sicurezza e all’incolomità pubblica, solo due pene comminate, uno è l’ing Biadene che non lavorava più alla Sade ma all’Enel un ente pubblico, Sade un nome sinistro e Sespidoni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Biadene fa 1 anno di carcere a Venezia, 150.000 carte prodotte e tenute nell’archivio dell’Aquila dove a seguito del terremoto del 2009 viene danneggiato. Nella sentenza non si parla di un processo alla scienza ma di uomini rispetto ad altri uomini: famosa è stata la sua invocazione al cielo (Biadene) che abbiamo detto più sopra.

La ricostruzione interessò l’urbanista Samonà, vennero innalzati degli orribili bunkers di cemento armato come se si fosse in guerra con la natura, Anche Del Vecchio di Luxottica utilizzò gli incentivi della ricostruzione a Agordo e la stessa chiesa ricostruita di Longarone assume una fisionomia di un teatro.

Gli articoli di Tina Merlin, giornalista comunista, (niente a che vedere con l’altra Merlin, socialista, di origine padovana) del 1983 sull’Unità furono denunciati come turbativa dell’ordine pubblico, mentre l’autore teatrale Paolini si ispirò a lei per il suo Oratorio Civile e il regista Martinelli trasse un film più vicino però al disaster movie di fattura hollywoodiana.

Insomma si ripresenta l’eterna questione: Le catastrofi naturali sono prevedibili?

L’uomo può prevedere molto e senz’altro la storia ci dice che si poteva prevedere il disastro del Vajont: disastro umano dovuto all’intervento dissennato dello sfruttamento delle risorse idriche, ce lo dice l’Unesco, nonostante i tanti esperti messi in campo che di fronte agli interessi hanno potuto ben poco e Reberschak conclude con un inciso di Alfred Stucky (non quello del molino): nessuna opera vale la morte di un operaio. Se giudichiamo da questo punto di vista sarebbero molte le opere che non valgono niente eppure continuano a farsi per i tanti interessi economici che si generano.

Infine la colorita chiusura di Solimbergo: noi montanari della pianura pensiamo di progettare nuovi incontri di questo tipo pensando di progettare fatti e inserendo anche le testimonianze dirette per la prossima edizione. La morte corre lungo il fiume (Piave) potrebbe essere un documentario di tutta questa triste vicenda.

Il ‘63 fu considerato un anno apocalittico, era morto Papa Roncalli, molto amato dalla gente, era morto Kennedy nel famoso attentato (venivano all’epoca raffigurati nei tappetti azzurri che si attaccavano alle pareti) poi il Vajont, a quando la fine del mondo si chiedevano in tanti?

 

LE DEMOCRAZIE MODERNE

hanno un grosso problema di credibilità e si stanno svuotando dei loro significati + vivi, oggi come oggi solo un segnale di cambiamento indurrebbe la politica ad uscire dalle sue fase di stallo, di immobilismo. Una politica radicale servirebbe allo scopo non nel senso obsoleto di massimalismo, ma di capacità di andare alla radice dei problemi per tentare di risolverli, molto spesso il centro ha rappresentato e rappresenta la superficialità, l’inadeguatezza a capire il conflitti, le dinamiche sociali, il piatto conformismo. Ormai dagli anni ‘90 il Centro inteso come CAPITALISMO COMPLESSIVO, non ha più bisogno di politici, è gestito direttamente dai tecnocrati così come il passaggio del Grande Capitale della Confindustria, dall’economia alla politica.
Il centro visto da sinistra o visto da destra e sistematicamente perseguito, porta ad un appiattimento, a quella vecchia politica democristiana che tarpa le ali all’innovazione, ma oggi il radicalismo, anche se quello di destra a volte non si capisce cosa vuole, che Berlusconi in passato è stato definito non di centro, ma di destra (non ha mai voluto accordarsi nelle grandi questioni con l’opposizione facendo delle pessime leggi) può dare un contributo di vivacità culturale e politica, di creatività contro il conformismo repellente e l’appiattimento imperante, c’è bisogno di nuove idee e non delle solite condite con salse stomachevoli.

 

DESTRA, SINISTRA, C’ENTRO? 2° parte

Destra e sinistra erano pieni di contenuti contrapposti, lo scontro avveniva nella società come nel parlamento, almeno fino a quando non ci fu la dittatura fascista che esautorò la rappresentanza parlamentare, la quale riprese ufficialmente con le prime elezioni del 2 giugno del ‘46 con il ritorno dei partiti dalla clandestinità e i loro dirigenti dall’estero.

Alcuni di loro volevano che restasse la monarchia, altri invece che nascesse la repubblica incolpando la Famiglia Reale di contiguità col fascismo.

L’Assemblea Costituente era formata dai vari partiti che avevano preso parte alla Resistenza, compresi i Badogliani e redasse la Costituzione che entrò in vigore il primo gennaio del ‘48.

Ancora per un trentennio la tensione ideologica rimase alta basta ricordare l’attentato a Togliatti e la storica contrapposizione tra PCI e PSI da una parte, DC PSDI PLI PRI dall’altra con l’MSI che difendeva i valori del passato fascista fuori dall’Arco Costituzionale.

Una ulteriore spinta ideologica avvenne con il ciclo di lotte del ‘68-’69 che vedeva alleati lavoratori e studenti con forti rivendicazioni salariali che rafforzarono una spinta extraparlamentare di sinistra, a cui si contrappose quella extraparlamentare di destra.

Poi dopo il periodo di lotta armata in cui l’ideologia era stata sacralizzata dal sacrificio e dalla immolazione, ci fu un lento declino delle stesse ideologie spesso associate a varie utopie sociali e quindi poco realistiche e al loro posto avanzava un nuovo edonismo consumistico con la riscoperta di altre attrazioni e si parlava verso gli anni ‘80 di disillusione, di disincanto, di morte delle ideologie e delle utopie nel nuovo che avanzava, che si chiamava post-industriale, economia dematerializzata, pensiero debole, anzi sterile.

Senza contare che nel bisogno sincero di cambiamento sociale c’avevano fatto la carriera un sacco di politici di sinistra con la loro oratoria efficace, ma sostanzialmente inutile, relegata alla speranza e al “prospettivismo” come disse lo stesso Pasolini.

Inoltre nessuna forma di democrazia portava al socialismo come constatava il politologo Norberto Bobbio e la consunzione interna delle repubbliche popolari dell’est provava l’inefficacia del partito unico, che

avrebbe nelle intenzioni portato alla dittatura del proletariato e in seguito a quella democrazia proletaria che si sarebbe retta dal basso, invece fece crescere una burocrazia conformista e ubbidiente, prona ai voleri di un leader assoluto, ma anche ai suoi umori e alle sue stravaganze, alla fine il capitalismo vinceva su tutti i fronti e allargava i suoi mercati anche all’est.

Intanto già nella prima metà del novecento il popolo si era trasformato dapprima in folla che si identificava con un capo, (Psicologia delle Folle) poi in folla solitaria (Il Film di Ruttmann – Sinfonia di una grande città) e infine attraverso il consumismo della seconda metà, in massa inerme(L’Uomo Consumatore saggio di David Riesman) come forma di appiattimento della soggettività e dei gusti.

Subentrò la rivoluzione mediatica, (Mc Luhan) i Media, anzi i mass-media che dominavano dall’alto attraverso gli opinion leader, i messaggi e potevano “alterare” la percezione delle cose, i giornali riuscivano a manipolare facilmente e la democrazia “borghese” nonostante gli scontri di piazza sembrava un sistema invincibile, non si poteva uscire da essa, senza farsi male e col rischio di essere “manipolati” da un regime dittatoriale come nelle democrazie popolari.

In questa realtà “verticale” i partiti si contendevano il potere dietro una loro ideologia ormai stantia e di facciata, mentre in realtà facevano solo traffico di influenze e di occupazione della società civile da parte della politica, in cui si finiva per privilegiare il centro e metterlo in testa, rispetto alla destra e alla sinistra.

Dopo il periodo DC contro PCI , ideologico fino alla farsa (Peppone e Don Camillo) subentrano i governi di centrodestra e di centrosinistra mentre però la corruzione dilaga in una logica spartitoria da Manuale Cencelli che mette in pericolo lo stesso concetto di democrazia, in cui si fa a pezzi l’economia divorata dalla politica del comando che riesce a ridisegnare nuovi privilegi.

Un’altra rivoluzione è quella attuale dovuta alle nuove tecnologie al web e agli spazi di interattività in cui tutto tende a svilupparsi in “orizzontale” e che trova decisamente contrari i vecchi partiti di matrice ottocentesca, sia di destra che di sinistra, che si sono retti per due secoli su vetuste gerarchie paralizzanti e clan consolidati di potere, usando in maniera eccessiva il monopolio dell’intellettualità istituzionale ed accademica, che non hanno saputo prevedere un benessere collettivo continuo, dall’alto della loro conoscenza “superiore” e altamente “specialistica” tendendo a mantenere invece consistenti privilegi di casta.

Viene altresì recuperato il pensiero dal basso, degli attivisti di base intellettualizzati dalla scolarizzazione di massa e da una crescente socializzazione di nuove idee e di integrazione dei mezzi di informazione che meglio conoscono una realtà come quella attuale dove vige “il post” nel senso non solo di post-politico, post-industriale post-ideologico, con il coinvolgimento di quella che una volta era una massa passiva, in una nuova soggettività che non vuole rimanere subalterna ai mostri sacri del sapere moderno sempre più incapaci di uscire dall’asfittica tendenza di un pensiero borghese, tradizionalista e debole, rigenerando invece lo stesso pensiero di nuovi e impensabili sviluppi, e quindi valorizzandolo.

Oggi ogni articolo di un opinion leader è commentato da migliaia di anonimi hater (odiatori seriali) che molto spesso criticano anche ferocemente l’articolista e il significato delle cose che vuol fare passare.

Un pensiero anti gerarchico si fa strada, più vincolato alle cose della vita e alla realtà e meno intellettualizzato, che riduce la complessità e aumenta però la semplificazione.

Leggendo sia l’articolo che i commenti si può avere una visione completa di un fenomeno mentre le scelte tendono ad essere fatte in maniera più partecipata scalzando il presunto esperto di partito asservito e conformista e quindi incapace di vedere il nuovo che avanza….anche se spesso si traveste nelle forme usuali.

DESTRA, SINISTRA, C’ENTRO? 1° parte

I partiti politici sono stati sanciti anche dalla ns Costituzione, ma esistono da sempre.

Ai tempi di Dante Alighieri nella turbolenta Firenze c’erano le fazioni, chi stava da una parte (Guelfi) chi stava dall’altra (Ghibellini), si teneva per il partito dei Neri ma c’era chi teneva per quello dei Bianchi, c’erano conflitti, ma anche complotti, guerre, lotte intestine tra Signori ed Aristocratici per la supremazia e il potere.

Il partito allora non era ancora strutturato con gli iscritti e le tessere come oggi, ma aveva i suoi capi carismatici da seguire, che poi erano i vari personaggi delle famiglie più in vista della città o del contado, si parteggiava per uno o per l’altro dei contendenti, spesso in lotta tra di loro, in mezzo a trame, manovre, competizioni, conquiste, vendette, duelli, macchinazioni, intrighi e omicidi.

Altri esempi furono in Inghilterra, con l’assalto al Parlamento e l’uccisione del Re Carlo Primo nella guerra tra i due partiti, quello dei monarchici e quello dei parlamentari, c’era chi stava da una parte e chi dall’altra o nella rivoluzione francese abbiamo il partito dei Montagnardi che si contrappone a quello dei Girondini, repubblicani federalisti quest’ultimi, gruppo radicale i primi e nel quale si sviluppò il partito dei giacobini, la parte più estremista dei montagnardi (il club dei Giacobini) e i Sanculotti che si contrapponevano ai Borghesie e agli Aristocratici che indossavano i pantaloni alle ginocchia.

Ma è nello ’800 che troviamo i primi esempi di partito moderno grazie alle molte ideologie sorte già dopo la rivoluzione francese: c’erano i conservatori se non reazionari, i primi propugnavano la conservazione dello status quo e quindi anche dei privilegi, i secondi volevano addirittura tornare indietro perché i tempi presenti erano pericolosi e troppo liberi e, a causa di ciò i costumi decadevano, i liberali che invece propugnavano la libertà individuale e d’impresa, i repubblicani considerati sovversivi perché al potere c’erano i monarchici, i socialisti che stavano dalla parte dei lavoratori sfruttati, altrettanto sovversivi se volevano ribellarsi al potere costituito.

Poi venne Marx che se la prese con Proudhon e i socialisti utopisti e fondò in clima positivistico il socialismo scientifico che doveva sbaragliare tutti gli altri partiti operai.

Nel loro seno alla fine dell’800 esistevano 2 correnti molto importanti: gli Anarchici che rifiutano la politica istituzionale e quindi stavano fuori dal parlamento e i socialisti che si dividevano quasi subito tra di loro in riformisti e massimalisti e qui cominciavano ad esserci i circoli, le cooperative di solidarietà, le tessere di iscrizione, ma anche i socialisti subirono il tradimento del massimalista Mussolini che optò per la guerra (prima guerra mondiale) l’Italia diventava la Grande Proletaria , assieme ai nazionalisti che rappresentavano la destra reazionaria e militarista.

Gli stessi socialisti subirono nel ‘21 la scissione a sinistra da parte dei comunisti.

Destra e Sinistra prendevano fisionomia, mentre negli anni ‘70 dello ’800 avevano solo una configurazione parlamentare e dipendeva dal fatto che si sedevano rispetto alla Presidenza, quindi con scarsa connotazione ideologica, marcando ben poche differenze, al punto tale che si mettevano insieme d’accordo per creare delle maggioranze mobili (trasformismo) dopo la prima guerra mondiale invece le lotte operaie e contadine da una parte, gli ex combattenti, i nazionalisti dall’altra e i proprietari terrieri e gli industriali nel mezzo, fecero si che montasse una netta distinzione tra sinistra, destra e centro, dove l’ideologia la faceva da padrona, aiutava a schierarsi in una delle tre zone politiche, talvolta anche in due in nome del vecchio trasformismo italico.

Il nazionalismo italiano conobbe all’inizio del ‘900 un fermento culturale con la creazione di riviste inneggianti alla guerra vera igiene del mondo.

I valori della destra erano: Dio, Patria e Famiglia, il trono e l’altare, quindi la religione, la nazione e il nucleo cellulare su cui si basava l’impianto sociale, mentre grossi scontri ideologici traducevano le divisioni sociali ed economiche: la lotta di classe, le rivendicazioni del proletariato contadino ed operaio.

I padroni terrieri e delle industrie difendevano le loro proprietà dagli scioperi selvaggi, anche utilizzando i fascisti contro le illegittime occupazioni contadine.

Se i padroni sposano per lo più l’ideologia conservatrice, liberale di stampo monarchico, i nazionalisti ex combattenti si collocavano nell’estrema destra, cosi come i fascisti che avevano anche un programma politico confuso in cui si mischiavano esigenze padronali e rivendicazioni dei lavoratori opportunamente depurate dall’ideologia marxista, sostituita dall’economia corporativa che implicava una collaborazione tra le classi, programma condito da un revanscismo nazionalistico.

Il fascismo seppe costruire una terza via contro il capitalismo liberale e il socialismo marxista, mentre l’anarchismo rimaneva più un movimento ottocentesco con connotazioni anche romantiche.

Fine prima parte

 

UN’ANALISI SU TRUMP ON LINE

In questo mondo ci sono gli internazionalisti, gli universalisti, i cattolici e chi ha una sensibilità religiosa, ma c’è anche il capitalismo internazionale che guida i vari capitalismi locali, ma pure i tanti capitalismi parziali, le banche di tutti i tipi che finanziano le loro attività.
Perché Trump dà tanto fastidio alla stampa pur essendo un imprenditore di successo che si è impuntato a volere delle regole che possono anche danneggiare le multinazionali?
I capitalismi sono tanti, milioni di milioni, e da tanti decenni ormai si parla di liberalizzazione totale, di conquista di mercati, di espansionismo. Ultimamente i media hanno lanciato la notizia che metà del reddito globale è in mano a poche grandi società.
Ma Trump dice no al TTIP – Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, che antepone il mercato e gli interessi privati a quelli della collettività attraverso una riduzione degli standard sociali ed ambientali, quindi dice no alla liberazione del commercio tra Usa e Europa che tanto piaceva ad Obama, ma Trump dice di no perché il TTIP favorisce la “cinesizzazione” dell’economia e la conseguente disoccupazione della forza-lavoro Usa.
L’ Europa però con il Canada ha già fatto lo stesso accordo, (Ceta) e quindi la Ue è favorevole alla circolazione di prodotti a poco prezzo, inquinanti con un costo di lavoro basso che non favorisce i lavoratori europei, a differenza della manodopera Usa che verrebbe invece protetta da Trump, magari riscoprendo quei dazi ormai dimenticati, per far in maniera che gli americani ritrovino il lavoro anche deregolamentando l’economia, (e questa sembrerebbe una contraddizione).
Quindi nessun interesse ambientalista per Trump, ma per motivi politico-elettorali, perché i lavoratori votano e chi governa vive di consenso. Ecco per cui la sua politica è molto parziale, anzi può risultare semplicemente contraddittoria e confusa, da creare perplessità tra gli stessi grandi gruppi mondiali Usa e le banche internazionali che ormai da tanto tempo agiscono a livello globale.
Ci sono dei contrasti tra gli stessi capitalismi, quello industriale, quello finanziario, quello dei servizi, quello agricolo e ognuno per un motivo o l’altro (i tanti vincoli imposti localmente) fa fatica a seguire il capitalismo globale rappresentato dal TTIP.
Quindi Trump chiede un riassetto dell’Intera economia Usa basata sulla difesa di quei capitalismi parziali in grado di mantenere il benessere Usa a detrimento di un unico grande capitalismo Mondiale, scontando anche contrasti di politica tra di loro e quindi criticando la dottrina del Neoliberismo che fino ad oggi è stata una vera religione, ALMENO là dove questa non riesce più a coinvolgere le grandi masse Usa nell’economia.
Meno concorrenza quindi e più prodotti tecnologici di alto livello che però per i prezzi più alti possono essere assorbiti da una parte ristretta della popolazione americana e questa appare una ulteriore contraddizione, cmq Trump vuole tornare ai dazi x salvaguardare le produzioni locali e su questo può essere d’accordo anche il Movimento 5 Stelle e di chi parla di COMUNIONISMO ECOLOGICO.
La differenza tra Trump che vuole solo che non sparisca il lavoro e i movimenti sociali che sfruttando le nuove tecnologie respingono l’invasione dei prodotti inquinanti è totale, perché tra i provvedimenti di Trump c’è quello di investire in oleodotti roba ormai in fase di esaurimento, dimostrando che non capisce dove il futuro va a collocarsi, a differenza di questi movimenti che auspicano la fine del petrolio, a favore di un altro sviluppo molto più pulito e condiviso, che sanno quindi vedere il futuro e la sostenibilità ambientale, il prodotto interno basato sulla felicità ecc., ma non si tratta di un comunismo ecologico, bensì la consapevolezza di condividere la sola terra, anche se si parla di altri sistemi solari, perché è l’unica che abbiamo.
Si tratta di un capitalismo più sociale dove si rinuncia alla mondializzazione dell’economia, alla globalizzazione spinta che distrugge le differenze culturali , perché il prodotto globale ha due gravi difetti, è il frutto di uno scambio diseguale o differenziale per ore lavoro e quindi di costo di lavoro che mantiene la povertà dei paesi poveri, oltre a far si (secondo) che molti paesi intermedi lavorino a prezzi bassi e questa ricchezza finisce per trasferisci nei paesi più evoluti (come Usa ed Europa) che però mantengono tanta disoccupazione .
Quindi la globalizzazione inaridisce il capitalismo avanzato e la sua classe operaia costretta a lavori insicuri, a precarietà varie, ma Trump dà fastidio anche perché politicamente si è circondato di personaggi fautori di politiche estreme e trova critiche da parte della popolazione più internazionalista che pur stigmatizzando la globalizzazione vuole un mondo più unito e chi ha una sensibilità religiosa e solidaristica .
Vedremo se riuscirà a combinare qualcosa a creare quella dialettica antiglobalizzazione o invece tutto finirà nel nulla, ovvero nelle chiacchiere.
Il futuro dovrà fare i conti con le risorse limitate del sistema, con l’inquinamento, con i cambiamenti climatici aumentando di fatto i controllo soprannazionali, con il consumismo che crea tanta spazzatura, con la raccolta differenziata che crea economia a passo ridotto e la necessaria regolamentazione delle attività, con le polveri sottili e la deforestazione, se non vogliamo distruggere il pianeta bisognerà pensare a consumare di meno ed essere più austeri, mentre il capitalismo dovrà investire sulle energia rinnovabili. Parliamo quindi di limiti che tendono all’infinito, solo se tutti consumeranno di meno, solo se ci sarà un controllo demografico, ci sarà la possibilità di sopravvivere, ma l’umanità dovrà rinunciare al business delle armi e fare meno di combattersi e instaurare una sorta di comunismo ecologico, dove le risorse verranno condivise e si troveranno soluzioni razionali grazie alla cooperazione.
Il comunionismo ecologico non ha niente a che vedere con le teorie marxiste sulla classe operaia, si basa sulla condivisione sovranazionale della risorsa terra in maniera tale da evitare la distruzione, sullo scambio uguale tra i paesi per ridurre la circolazione della manodopera, sulla distruzione della guerra e su una economia che mantiene i canoni dell’autonomia privata, ma più solidaristica e sociale

LA SINISTRA E’ RIMASTA INDIETRO

Lo diceva parecchio tempo fa lo stesso Marx in uno stadio di sviluppo economico capitalistico,  che le forze produttive confliggevano con i rapporti di produzione e questo avrebbe provocato la rivoluzione materiale della società, le forze produttive anche in termini soggettivi avrebbero “rotto” con i preesistenti rapporti di produzione.  Mi fa piacere constatare che in una fase di sviluppo delle forze produttive indotto dalle nuove tecnologie digitali e la conseguente esplosione del Web che tutta la sinistra attuale più o meno radicale, radical shic, riformista in questo contesto fa parte dell’arretratezza di queste forze produttive, capaci di convivere magnificamente con gli attuali rapporti di produzione e addirittura reazionarie al punto tale che certi privilegi li ha ben assorbiti e non vuole rinunciarvi, mentre invece grazie alle nuove tecnologie digitali assistiamo ad una crescita soggettiva di queste forze produttive al di là della gestione di potere dell’opinione pubblica.

Tra coloro che c’hanno capito qualcosa in questi ultimi dieci anni c’è anche Beppe Grillo altrimenti definito comico dai suoi detrattori e tra coloro che non c’hanno capito niente ci sono quegli intellettuali  altrimenti definiti  futurologi ed illuminati, mentre i politici di tutte le forze politiche si sono rivelati altamente  miopi e grigi, altrimenti definiti capaci e intelligenti dai loro protetti, insomma siamo di fronte ad una rivoluzione che ancora tanti non capiscono, ad un rivolgimento totale dovuto ai nuovi media ad un cambiamento di gerarchie, addirittura ad una loro riduzione, che fa capire come la democrazia si allarghi a dismisura e che nella fase iniziale si può attraversare anche  un po’ di confusione.  Che poi perfino uno come l’udicino Casini voglia rilanciare il suo movimento seduto sulle scalette del teatro in maniera informale fa capire più di mille discorsi cosa sta succedendo.

E’ tutto scritto…nel web

 

 

 

 

 

QUANTUM OF SOLA!

E’ uscita la notizia, ci sono arrivato un po’ in ritardo, che Virginia Raggi era eleggibile e viene respinto il ricorso sul contratto stipulato tra il blog di Beppe Grillo e i candidati. Per mesi un sacco di politici che si ritengono esperti avevano fatto una campagna denigratoria contro Beppe Grillo e ci avevano tartassato il cervello CON  improperi E commenti talvolta offensivi, su facebook. Ora l’estensore del ricorso che si è fatto un po’ di pubblicità, dal nome curioso VENERANDO MONELLO, che è pure un avvocato, ma di legge a quanto pare ne capisce poco, solo col Pd poteva cercare di salvarsi dalla sua mediocrità (che magari gli da’ un posto di lavoro) per conto di questa CIRINNA’ UNA ALTRA GRANDE ESPERTA POLITICA – che figuraccia! Una persona competente che non riesce a capire l’articolo 49 della Costituzione, è meglio che ritorni a curare i cani, e buon ultimo quel personaggione di Gasparri in coppia con un certo ARACRI, che hanno parlato anche di estorsione, proprio lui che è cresciuto in un ambiente politico dove l’estorsione era una costante, il tutto col corollario di mezze seghe di intellettuali che c’hanno rotto per mesi su questa cosa, è bene che parlino meno, anzi meno parlano meglio è per tutti e che cerchino di caprie di più. Per mesi vomitando discorsi di odio, sghignazzando sul dilettantismo di Grillo quando il problema semmai riguarderebbe l’art. 67 della Costituzione ma sempre dopo una sentenza (tenendo presente che il Tar a volte è un bastian contrario) e quindi riguarderebbe il parlamento italiano che ha una funzione legislativa diversa da quello europeo. E questi sarebbero gli esperti della politica. Quindi cari parlamentari europei che ve ne siete andati dal M5S la cosa diventa più seria del previsto.

LA RAZIONALITA’

La razionalità non ha mai guidato le azioni umane altrimenti saremmo esseri perfetti abitanti nell’iperuranio.
Nel messaggio politico di Berlusconi c’è stata una sorta di seduzione in cui anche la verità si attaglia ai sentimenti di ruffianeria per avere un consenso simpatetico, e la gente ci casca con tutti i vestiti.
L’uomo ha strappato (ormai si parla di passato) applausi a scena aperta nel suo ambiente naturalmente, (è uno che ha fatto i soldi e tutti lo ammirano) altri lo detestano proprio per queste che lui chiama capacità comunicative. Ma è indubbio che la gente si fosse rivolta a lui come ad un alto prelato con la speranza di ricevere delle grazie, e se non proprio delle grazie qualche prebenda.
Quindi non ci sono discorsi politici razionali, si è sempre contro qualcuno e lo si ridicolizza, si chiama a corte tutti gli amici e non solo gli amici, si impiega una ideologia qualunque, quella moderata, quella liberale che non fa male a nessuno e poi si continuano a fare gli interessi propri, il motivo per cui lui si è buttato in politica spinto dai consigliori siciliani con il solito cinismo antitaliano, era quello di salvarsi il culo pardon che volgavità, era quello di ripianare i debiti e trovare dei finanziamenti grazie ai buoni uffici dell’amico e sodale Dell’Uteri. Il tono del messaggio politico è sempre emotivo o cmq di racconto conviviale e il modo di parlare tendente alla spiritosaggine (prendiamoci per mano facciamo amicizia) con un contorno di semplificazione- coinvolgimento-emozione
C’è una differenza netta col linguaggio del Pd prima dell’epoca di Renzi, che tende ad una maggiore razionalità comunicativa con annessa spiegazione delle questioni legate ai deficit di spesa pubblica ad es., questioni trattate con un tono più controllato e una espressione a volte forbita, a volte colorita (Bersani).
Anche con Grillo c’è questa differenza perché anche il discorso di Grillo è razionale da un punto di vista sociale, solo che il tono è più emotivo e il linguaggio più spontaneo (a volte più volgare, a volte più creativo) che crea anche qui una simpatia ma mentre Berlusconi seduce, per vendere qualcosa puntando sull’impatto personale, il fine di Grillo invece è più di conoscenza della realtà razionale, pur nel suo versante assurdo dove è facile ridere proprio perché si ride della condizione umana e per questo a livello comunicativo si dimostra più efficace del Pd.
D’altra parte anche la sinistra moderata si è staccata dalla retorica razionale e desidera un po’ di populismo però controllato, una dose non esagerata, Renzi supera questa dose quotidiana e corre il rischio di dire molto di più, troppo di più. C’è un vecchio proverbio che recita CHI PROMETTE,IN DEBITO SI METTE
E veniamo alla Lega di Matteo Salvini, il quale si è proprio specializzato in comunicazione massmediologica, studia tute le reazioni del suo viso semplificando MOLTO le questioni e in questo assecondando la pancia della gente che vuole mangiare in pace e mal sopporta che mentre lo fa, qualcuno si accosti e guardi il suo piatto, quando la realtà vera è strapiena di contraddizioni e complessità. Troppa gente ha la soluzione pronta e sbrigativa, abbisogna di poche cose per capire e di riconoscere le cause e gli effetti velocemente senza vedere l’insieme dei fenomeni, che oggi più che mai sono correlati.
La razionalità in questo caso è poco conosciuta, soverchiata dai pregiudizi, basta poco per risolvere un problema, (tutti al muro).
– Ma lui non c’entra niente!
– Non importa: al muro al muro!
– Ma lui è anche giovane!
– Allora mettilo al muretto!?!
Salvini ha fatto ritornare in auge la lega che sembrava morta e sepolta, questo per dar ragione a chi affermava che la tv è fondamentale per resistere ed esistere, mentre tutti quelli che stanno fuori sono emarginati dalla politica, è una triste realtà che ci fa capire come ogni cosa dipende dai mass-media che sono strumenti (del diavolo stavo per dire) di deformazione di tutto ciò che passa per la capa dei capi, i mass media ti accendono e ti spengono, tanti personaggi politici di due anni fa adesso non li caga più nessuno, vanno e vengono in una specie di hotel dello spettacolo, i situazionisti dicevano che la società dello spettacolo era il massimo della decadenza e del fascismo…

3 – 2/6/46

La Costituzione italiana è nata con la Repubblica Italiana il 2/6/46, anche se è stata promulgata verso la fine del 1947, perché probabilmente se avesse vinto la monarchia sarebbe stata completamente diversa. Stravolgerla significa stravolgere anche la repubblica italiana, è vero che si può riformare ma con il consenso della stragrande maggioranza della gente e non con maggioranze risicate e improvvisate. La Costituzione ha garantito fino ad oggi la pacifica convivenza democratica, la certezza dei diritti e delle libertà fondamentali, i diritti inalienabili dell’uomo, il principio di eguaglianza sostanziale non solo formale, la laicità dello stato, la libertà religiosa, l’indivisibilità della Repubblica …
Cambiando radicalmente la seconda parte della Costituzione si stravolge anche la prima parte, mina alle fondamenta l’unità del Paese, diminuisce la democrazia, ogni vera riforma deve essere condivisa da tutti i cittadini e non da maggioranze passeggere o transeunte.
La Costituzione è un patrimonio del popolo italiano, non può essere demolita dal primo venuto e neanche del secondo, non può sopportare un pasticcio istituzionale indigesto, senza essere letale, quindi no al premierato assoluto, no al presidenzialismo plebiscitario e populista, no alla paralisi del parlamento, e no alle devoluzioni…
Certo la società civile avrebbe bisogno di diventare più trasparente, le mafie poi costituiscono un cancro che la mina. L’onestà, la condivisione, la cittadinanza dovrebbero essere tutti elementi di “normalità” italica che ancora non esiste. Ecco quindi il ruolo del M5S, riportare il senso di comunità distrutto dall’affarismo partitico dalle infinite speculazioni di chi ha usato lo Stato per fare gli interessi propri e richiedere un reddito di cittadinanza per evitare le clientele e lo scambio politico-mafioso.

3 – IL PENSIERO UNICO

Un pensiero mi viene in mente…

Rocca Priora è un ridente (quando non c’è nebbia) paese di 10.000 anime che si estende in altezza, quasi 800 metri nei Castelli Romani e dove la politica invece è rimasta di basso profilo, almeno a sentire i discorsi e i commenti della gente.

Quindi è impossibile sentire analisi intelligenti perché la politica è “personalizzata” e si parla piuttosto criticamente di quei personaggi (sempre quelli) che l’anno dominata negli ultimi 40 anni e l’hanno trascinata a detta dei più, vicino al baratro.

Ma quello che dai discorsi viene evidenziato è una sorta di fatalismo immobile generato da UN PENSIERO UNICO che traspare in ogni anfratto di ragionamento con insistenza e ossessione:

– che vuoi cambiare mentalità, non si puote, a Rocca Priora non c’è attività economica, autonomia privata, libertà, ma solo politica controllata da poche famiglie più o meno cristiane più o meno socialiste più o meno destrofile che domina ogni tipo di attività economia e culturale creando una rete di contatti poco trasparenti. Ci sono poi i portatori sani di voti (è come se avessero un significato economico) e quelli valgono per la quantità di voti che portano, chi porta pochi volti non vale niente e i favori sono distribuiti con una gerarchia matematica, perché è il voto di scambio il valore assoluto e il pensiero unico ci suggerisce che la maggior parte della popolazione vuole dalla politica non tanto la gestione di una comunità come in un qualsiasi paese democratico ma dentro la deformazione “culturale” o sottoculturale, il vantaggio personale, il favore, come ad es. saltare la fila al CUP E SISTEMARE FASTIDIOSE INCOMBENZE, MA DI PIU’ AVERE UN POSTO DI LAVORO COMODO, statale o parastatale dove preferibilmente si lavoro poco) e questa è una manifestazione di furbizia, di “paraculismo”(vedi mio post LA FILOSOFIA DEL PARACULO) diffuso come pensiero unico applicato al presente, per questo venderei anche il c…uore, non importa se poi devo rinunciare ad essere una persona civile e diventare una specie di “servo di scena” l’importante è sistemarmi e seguire il politico locale per sistemare anche i miei figli. Questo è un concetto diffuso, si rinuncia a vivere per la sicurezza aumentando di fatto l’alienazione sociale e la deformazione personale a livelli a volte “psichiatrici”. E questo pensiero ha in sé una potenza micidiale e insieme a altre varianti simili costituisce il PENSIERO UNIFICATO per cui tu non potrai mai cambiare le cose, sei uno fuori dalla realtà dominata dal pensiero unico sei fuori di testa perché vuoi la libertà del genere umano. Si spiega per questo la differenza di 1000 voti al M5S tra le Europee più di 1700 e le comunali 741 (che cmq ci hanno fatto conquistare un seggio).

Dobbiamo partire da questo dato e cercare di incidere per il cambiamento, ma il pensiero unico è come un muro di gomma.

 

3 – LA RAI CHE I TAGLI NON VUOLE MAI – MICA E’ SCEMA

Il governo Renzi vuole tagliare i viveri alla Rai imponendo una riduzione di spesa di circa 150 milioni di euro che graverebbe pesantemente sul bilancio dell’ente.

I sindacati insorgono, preoccupazione per i posti di lavoro nelle sedi regionali. Si parla di un piano di razionalizzazione e il consigliere Antonio Pilati in quota centrodestra ci dice riprendendo il coro, che deve essere profondamente cambiata, perché è troppo simile a un pezzo della Casta (il Foglio), però stranamente anche i cinque stelle fanno catenaccio anti-tagli dalla commissione di Vigilanza nonostante tutti i precedenti discorsi antiRai e anti-sprechi, così almeno ci dice lo stesso giornale.

Il taglio previsto dal Dl. 66/2014 a detta invece dei sindacati “mostra evidenti profili di incostituzionalità e non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro”. Un taglio inoltre che crea “le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di RaiWay alla vigilia del 2016, lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei Governi”.

Secondo i sindacati considerare Raiway e le sedi regionali come i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa far morire la Rai a tal punto da compromettere il rinnovo della concessione per il servizio pubblico.

La risposta del premier non si fa attendere: “Io penso che la Rai appartiene ai cittadini, non ai partiti politici. Per questo ho scelto, a differenza dei miei predecessori, di non mettere mai bocca in una discussione sui palinsesti, sui conduttori, sui direttori e sulle trasmissioni della Rai”. E per quanto riguarda i tagli: “Abbiamo iniziato a ridurre i costi dei politici, i dirigenti pubblici hanno un tetto agli stipendi, le sembra normale che la Rai sia l’unica realtà che debba far finta che non sia successo niente? Anche la Rai deve partecipare alle spese… Caro Floris mi dispiace, ma tocca anche a voi”.

Consultando la Guida Rai scopriamo che ha 15 canali televisivi in chiaro e sei radiofonici. SonoRai1,Rai2,Rai3,Rai4, Rai5, RaiMovie, RaiPremium, RaiGulp, RaiYoYo, RaiStoria, RaiScuola, RaiNews24, RaiSport1, RaiSport2, Rairadio1, Rairadio2, Rairadio3, Rai Isoradio, Rai GR Parlamento, Raiweradio6, Raiwebradio7, Raiwebradio8.

Ma quella che tutti credono essere la televisione commerciale di Stato italiana è una società per azioni, concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia, i cui rapporti sono regolati da una convenzione triennale che scadrà il 6 maggio 2016. È una delle più grandi aziende di comunicazione d’Europa, il quinto gruppo televisivo del continente a corrispettivo di ampia fascia della popolazione italiana che vede quasi solo Rai e non ha mai navigato su internet.

Sulla piattaforma digitale terrestre in chiaro, i canali del gruppo Rai ottengono il 6,78% di share, mentre i canali del gruppo Mediaset il 6,51%; nella piattaforma satellitare, invece, Rai quasi ‘scompare’ e i gruppi preferiti sono Discovery (5,43%nelle24ore),Sky(4,99%),Fox(1,64%).

Semimonopolista a casa propria, un nano in termini internazionali.

Lo sperato accesso al ‘mondo’ tramite l’upgrade satellitare è venuto meno, in questi vent’anni, per la carenza di una produzione autonoma di cartoon, di documentari, di serie televisive avvincenti, di un reale supporto alla musica italiana, che anche su Youtube ha una presenza ‘povera’.

Radio Televisione Italiana Spa è un’azienda prettamente romana, con sedi in ogni capoluogo di regione e provincia autonoma e un vasto numero di sedi di corrispondenza dall’estero dove lavorano stabilmente diversi giornalisti, ma gran parte dei Centri di produzione televisiva sono nella capitale italiana con le sedi di via Teulada (8 studi) e Saxa Rubra (14 studi), più i sei Studi Dear, il Teatro delle Vittorie, l’Auditorium del Foro Italico. Società controllate sono Rai Pubblicità, RaiNet, Rai Way, Rai World, Rai Cinema, 01 Distribution; società collegate risultano San Marino RTV, Tivù, Auditel, Euronews.

La corresponsione di una quota del canone televisivo (imposta) alla Rai Spa da parte del governo in carica dovrebbe essere determinato dal rispetto del Contratto di servizio, che prevede:

Articolo 2.3 “La concessionaria è tenuta a realizzare un’offerta complessiva di qualità, rispettosa dell’identità, dei valori e degli ideali diffusi nel Paese, della sensibilità dei telespettatori e della tutela dei minori, rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna, caratterizzata da una ampia gamma di contenuti e da una efficienza produttiva”

Articolo 3.1 La Rai riconosce come fine strategico e tratto distintivo della missione del servizio pubblico la qualità dell’offerta ed é tenuta a … improntare, nel rispetto della dignità della persona, i contenuti della propria programmazione a criteri di decoro, buon gusto, assenza di volgarità, anche di natura espressiva”

Articolo 12.4 “La Rai si impegna affinché la programmazione dedicata ai minori … proponga valori positivi umani e civili, ed assicuri il rispetto della dignità della persona e promuova modelli di riferimento, femminili e maschili, egualitari e non stereotipati”

Articolo 13.6 La Rai si impegna a collaborare, con le istituzioni preposte, alla ideazione, realizzazione e diffusione di programmi specifici diretti al contrasto e alla prevenzione della pedofilia, della violenza sui minori e alla prevenzione delle tossicodipendenze”

Da quello che vediamo da anni in televisione, parlare di pieno rispetto del contratto da parte di Rai spa è davvero difficile.

Ovvio che vada a finire che il bilancio di Radio Televisione Italiana è una frana, tra inandempienze al contratto e cittadini che si rifiutano dal pagare il canone e tra le folli spese (senza dimenticare lo strabordante organico ed i super-compensi) di quella che è una televisione commerciale con vip, star e tanti lustrini. Il dato per il 2014 è di 350 milioni di debiti che saranno ripianati con le tasse degli italiani, onde – soprattutto -evitare all’elefantico apparato radiotelevisivo romano di subire tagli occupazionali e qualche dismissione.

E’ evidente che chiunque voglia un’Italia diversa dall’attuale, voglia anche una televisione pubblica con meno sprechi e meno pubblicità, con programmi adatti ai bambini e a chi voglia apprendere od informarsi, che non trasformi le donne in soubrette sboccate e gli uomini in machos tracotanti, che è non ‘talmente pubblica’ da dover usare troupe esterne persino per le partite di calcio che si giocano a Roma.

E veniamo alla polemica: Beppe Grillo annuncia solamente che “continua il saccheggio di un bene comune e adesso tocca alle infrastrutture della tv pubblica …per effetto degli sprechi dei partiti politici che l’hanno moltiplicata di funzioni allo scopo di far entrare gli amici degli amici, che comincerà col vendere un 40% di quote di Raiway…”

Bene comune? Si chiede il Foglio: Ma se lo stesso Grillo, due mesi fa, strillava all’Ariston di Sanremo che«la Rai è la responsabile del disastro di questo Paese»,

E, poi, sul proprio portale, insiste il Foglio, sotto il titolo #BeppeaSanremo2014, precisava:«Il bilancio della RAI al 31 dicembre 2012 si è chiuso con una perdita di 250 milioni di euro. Il bilancio del 2013 dovrebbe chiudersi con una perdita che sfiora i 400 milioni di euro». «Per il festival di Sanremo in tre edizioni (2010/2011/2012) la Rai ha perso circa 20 milioni di euro».

Grillo però parla di Bene Comune e c’è una netta differenza tra bene comune e servizio pubblico, mentre il primo viene smantellato il secondo non è mai esistito perché dai partiti controllato, ma per Il Foglio questi sono discorsi troppo sottili:

l’unica panacea che guarisce tutti i mali è la privatizzazione di un bene pubblico, mentre per il M5S un bene pubblico per sua natura, come l’informazione non dovrebbe mai essere privatizzato, ma tolto all’abbraccio mortale dei partiti perché si vuole confondere natura pubblica di un servizio con la sua gestione partitocratica, cosa che non avviene ad es. nel Nord Europa, ma in Italia siamo abituati che i partiti si impadroniscano di pezzi dello stato per distribuire opportunità ai loro iscritti e per entrano negli appalti e finanziarsi a son di mazzette. E la ricetta è sempre quella dell’afflusso di nuovi capitali, privatizzando una quota di minoranza di Raiway.

E’ la prima volta dice Pilati, il consigliere Rai, ritornando a Renzi, che un governo non sta al gioco e non tratta la Rai come la pupilla dei suoi occhi, accudita con decreti di salvataggio.

Sono gli stipendi che sono aumentati senza sosta negli ultimi anni e non si possono tenere tre telegiornali in concorrenza tra loro con 27-28 edizioni ogni giorno, ci vogliono risparmi di scala e una ridefinizione della missione Rai come ci sintetizza infine Marianna Rizzini su Il Foglio)

 

3 – ANALISI COMPLESSIVA DEL VOTO del 25 maggio 2014

Renzi e il voto dei suoi 80 euri

Indubbiamente le elezioni europee hanno rafforzato il governo Renzi e i suoi 80 euri dati agli italiani soprattutto precari, ha vinto nettamenteil PD mentre il M5S registra un rallentamento nel suo processo di cambiamento, pur attestandosi cmq intorno al 22,00- 25% (ai Castelli Romani) e consolidando la sua forza, mentre c’è un ritorno di quei partiti che sembravano seppelliti dalla marea montante a 5 stelle, parliamo ovviamente della Lega Nord che è contro l’Europa, mentre nella destra non gioca a loro favore la frammentazione in tre liste.

Si registra quindi un rallentamento del processo di cambiamento non una accelerazione come si pensava, mentre alle amministrative di Rocca Priora dobbiamo registrare l’inquietante perdita di 1000 voti rispetto alle Europee che non ci ha impedito di raggiungere l’obiettivo di portare a casa un consigliere con il quoziente di 741 voti, ma ci ha fatto riflettere sul fatto che questo rallentamento sulle europee ha inciso più fortemente sulle amministrative, dove la logica inflessibile del voto di scambio determina una specie di dittatura delle preferenze.

La gente sembra avere due facce: da una parte si lamenta e vomita contro tutti e tutte perché sono sempre i soliti a governare il paese, dall’altra però si nega la libertà della libera opinione, di esercitare un proprio pensiero, un proprio giudizio (com’è d’altronde previsto nella ns Costituzione) per favorire logiche parentali e di clan familiari che mantengono il paese indietro.

Abbiamo pagato di conseguenza, la differenza tra noi e loro, dovuta alle promesse, ai favori (l’ospedale è un centro di potere) ai portatori più o meno sani di voti che rimangono le centraline minime di una rete che al vertice determina il successo di una lista (noi con queste cose non vogliamo averci a che fare).

Successo veramente strepitoso di Viva Rocca Priora, oltre il 50% che aveva trasformato Rocca Priora in un cantiere aperto prima delle elezioni – dopo quattro anni e mezzo di quasi inattività – dove tutto era ripulito e falciato (bisognerebbe fare le elezioni ogni 6 mesi).

Fallimentare invece l’esperienza da sperimentazione politica di laboratorio, di Rocca Priora in Comune, un accrocco incredibile di amici in Comune legati solo- nel loro tentativo di scalare Castello Savelli – non tanto da una politica – comunque riverniciata di verde dalla Zorani – quanto da una sommatoria di voti presunti più o meno amicali, più o meno parentali, che avrebbero dato il potere alla Zorani, una pura politica di calcolo geometrico fallita alla grande (non era difficile capirlo anche prima). Sarebbe stato più naturale che facessero un centro sinistra alternativo, ma evidentemente non avevano quei numeri.

La lista Mastrella conferma gli esisti positivi delle precedenti elezioni dimostrando però che fare politica contro tutto e tutti non permette di uscire dal loro fortino, anzi dalla loro fortezza Bastiani asserragliata in una specie di deserto della corruzione e del malaffare. Vediamo la ns posizione.

Abbiamo capito che dobbiamo sporcarci le mani e anche i piedi, cercando di avvicinare gente, facendo rete fisica, abbiamo capito a differenza di altri attivisti, che il web non è sufficiente anche perché la gente che lo usa è ancora in minoranza.

Stiamo cominciando anche noi come a Grottaferrata, Frascati, Monteporzio, Marino, San Cesareo a entrare nei comuni con una telecamera che porti trasparenza.

Potrebbe essere l’inizio di una piattaforma di lancio per i prox anni, però dobbiamo continuare a lavorare nel territorio non lasciando solo il consigliere appena conquistato, abbiamo fatto un intero anno di gazebi e continueremo a farlo per avvicinare e informare la popolazione e in questa prospettiva non possiamo che dire – con una venatura d’ironia – VINCIAMO POI! Cmq vinciamo noi.