1 – BUSINESS PLAN 6 Cinema e Finanziamento

Il Piano di Finanziamento o delle Fonti di Finanziamento e il fabbisogno economico in corso d’opera

Infine un business plan accettabile deve riguardare anche un piano di finanziamenti o delle sue fonti e soprattutto il fabbisogno economico in corso d’opera, cioè quanto serve giorno per giorno.

Designa non solo l’entità del fabbisogno finanziario ma anche come reperire i finanziamenti o le partecipazioni, c’è il capitale di rischio del produttore, ma anche finanziamenti esterni attraverso l’incentivazione fiscale (Il tax credit esterno) l’antenna, i diritti esteri, gli sponsors, le coproduzioni nazionali ed estere in alternativa o assieme.

Il capitale fisso non c’è perché è tutto noleggiato per la bisogna. Il capitale circolante è costituito dal finanziamento della banca al netto degli oneri finanziari, dal pagamento a termine dei fornitori. Il fabbisogno finanziario globale è derivato dal piano di lavorazione e dai conseguenti costi settimanali ai quali provvedere attraverso operazioni bancarie e di cassa.

Bisogna esplicitare tutte le forme di finanziamento che si intende impiegare nell’iniziativa come il capitale di rischio ovvero il capitale di terzi. E’ indispensabile reperire in tempi ragionevoli i mezzi finanziari.

La distribuzione temporale del fabbisogno finanziario. Occorre calcolare il fabbisogno finanziario settimana per settimana in base alle scadenze, alla spesa quotidiana, ai contratti da onorare tenendo presente che ci deve essere un fondo cassa per le esigenze più varie. Tale fondo cassa deve essere contabilizzato in uscita con documenti, fatture e scontrini di spesa.

I finanziamenti possono essere di natura pubblica o privata e si aggiungono al capitale proprio e agli altri mezzi dei terzi già impiegati nell’attività.

IL PIANO DELLE FONTI DI FINANZIAMENTO può definire dettagliatamente i mezzi propri, i soci sovventori, i mutui bancari, altri prestiti, e la loro copertura nel tempo.

Abbiamo i finanziamenti a breve termine, lo scoperto di c/c, lo sconto di effetti, il factoring;

i finanziamenti a medio/lungo termine come il mutuo e il leasing finanziario; i finanziamenti agevolati

Il piano economico-finanziario si avvale del

CONTO ECONOMICO PREVISIONALE attraverso i ricavi e i costi;

STATO PATRIMONIALE PREVISIONALE con le attività e le passività;

PIANO DEI FLUSSI DI CASSA PREVISIONALE con i fabbisogni di cassa e relative coperture;

Abbiamo alcuni indici come MS Margine di struttura = Capitale netto – Immobilizzazioni nette;

CCN Capitale circolante netto è costituito dai crediti a breve contro debiti verso i fornitori;

MT = Liq. Immediate + Liq. Differite – Passività correnti.

Il piano economico- finanziario-commerciale

La commercializzazione del prodotto non è solo theatrical cioè le sale dell’esercizio, ma anche televisiva, home video, internet, territoriale ed extranazionale da parte di tv e distribuzioni estere e si stima per ogni settore una previsione.

Ricordiamo nel settore delle sale il 50 per cento degli incassi vanno alla sala, l’altro 50 viene distribuito tra il produttore e il distributore in una percentuale varabile che dipende anche dalla forza produttiva. All’incasso percentuale al produttore rimane meno della metà e di questo dovrà tener presente in sede di costi.

Se un film incassa € 5 milioni, meno di € 2,5 vanno al produttore per cui il piano di lavorazione è la base per la redazione del piano dei costi.

Il deficit ci può essere non solo per mancanza di incasso ma anche per un incasso insufficiente, il tax credit esterno però permette di distribuire meglio il rischio essendoci una detassazione fiscale.

 

1 – BUSINESS PLAN 5 – Il Piano dei Costi

Il Piano dei costi
Nel business plan bisogna anche compilare il piano dei costi.

E’ già stato delineato precedentemente e riguarda la retribuzione con contratto a termine del personale tecnico e artistico, più i mezzi per i vari reparti, gli arredi, le attrezzature, gli impianti e tutti quei beni che danno luogo alla produzione, tutto questo viene quasi sempre con il sistema del noleggio in quanto la produzione difficilmente può utilizzare gli impianti in pieno: in un periodo che può durare da un mese a 6 mesi mediamente tutto il personale viene assunto con il pagamento dei contributi e i mezzi affittati per il periodo previsto dal piano di lavorazione, il costo si riferisce a settimana. Poi si devono aggiungere i costi degli attori generici, delle comparse, i piccoli ruoli e l’assicurazione di personale e mezzi e si ha il costo del film definitivo “sotto la linea”, se a questo costo si aggiungono le spese di ingaggio degli attori principali abbiamo il costo del film “sopra la linea”.

Si passa poi al dettaglio degli investimenti con la descrizione dei beni da acquistare, e noleggiare il piano dell’organico attraverso l’organigramma prevedendo funzioni, ruoli, numero di collaboratori e costo totale del personale.

Esiste anche un piano di comunicazione redatto con l’ufficio stampa in cui si parla dell’idea del progetto tracciando gli obiettivi della campagna che in sostanza riguardano il procurare degli articoli da parte della Stampa o in rete.

La pubblicizzazione del prodotto è a cura dell’impresa distributrice.

 

1 – PIATTAFORME VARIE E CINEMA WEB CON PIRATERIA 2

Parliamo del cinema online, cinema web.
La chiavetta tra internet e Tv La chiavetta si chiama Chromecast, si inserisce direttamente nella porta Hdmi di una tv e permette di accedere a YouTube, Google Play Film e Google Play Musica, costa 35 euro e rende intelligente , come dice Bruno Ruffilli su LA STAMPA, anche il televisore più stupido.

Lanciato da Google permette di vedere in tv i contenuti audio e video di apparecchi Android, iPad e iPhone, è la chiave che apre le porte del Play Store, il negozio online di Google dove noleggiare o acquistare film.

Così ognuno può crearsi un palinsesto su misura mettendo insieme serie tv, film, video dalle fonti più diverse, tenendo presente che anche You Tube offre gratuitamente interi film e contenuti da varie emittenti televisive, poi si può accedere a Vevo, Red Bull Tv, Viki, Post Tv, si può portarei n tv tutto quello che è sullo schermo di qualsiasi computer dove sia installato il browser Chrome.

Si aprono quindi prospettive infinite anche se non tutte legali, nulla vieta difatti che in una finestra del browser Chrome sia aperto un sito di streaming pirata con tantissima offerta, e allora non si capisce perché gli utenti dovrebbero andare su contenuti a pagamento come Chili o Infinity che hanno anche delle limitazioni, tipo che un film deve essere visto entro due giorni o acquistato in lista di attesa e magari con un costo superiore al blu ray o al biglietto del cinema.

Le alternative illegali sono ancora troppo facili da trovare e per una curiosa ironia del mondo digitale, basta digitare su Google per arrivarci.

Altro Fatto, altra corsa, pariliamo di AnicaONDEmand.

E’ nato il 31 marzo il portale dell’Anica che è come sappiamo la confindustria dei produttori e quindi gioca in casa lanciando questa piattaforma per il cinema online, sarà quindi possibile vedere in streaming pagando un biglietto virtuale, film del cinema italiano, documentari e cortometraggi compresi, e anche il meglio di quello estero e naturalmente non ci facciamo mancare neanche le migliori serie televisive e tutto questo allo scopo di incrementare l’offerta legale, ce lo dice Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica.

Ma procediamo con calma, dovrebbe essere una piattaforma di cinema italiano e ci troviamo di nuovo le major americane assieme ai produttori e distributori sedicenti “indipendenti”, ma andiamo oltre, al portale si accede attraverso il sito Mymoves che deteneva tutta l’impiantistica precedente, si naviga anche su tante informazioni sul cinema e per il cinema.

Però l’intenzione dell’Anica sarebbe quella di offrire un canale a tutti quei film italiani strozzati in culla, dalle difficoltà distributive del nostro mercato: in sostanza, i piccoli prodotti nazionali che non riescono ad arrivare in sala “potranno” trovare pubblico on line, tesi questa facilmente smontabile per la presenza asfissiante di film gratis in rete non solo i piratati ma anche quelli con i diritti scaduti.

Conclusioni da trarre: – non si capisce perché l’Anica se aveva a cuore il prodotto filmico on line sia intervenuta così tardi sul circuito della rete, quando ormai appare obiettivamente compromesso lo sviluppo di un possibile mercato e poi perché solo con My Movies, probabilmente ad essere cattivelli per qualche amicizia laterale, perché se l’Anica voleva in qualche modo salvare l’offerta legale doveva intervenire molto prima, promuovendo i vari siti legali di cinema online che si sono mossi in questi anni tra i quali anche il nostro NECHE che si trovava negli studi di Cinecittà.

Noi già dal 2004 abbiamo cercato di diffondere i film in rete di indipendenti e di autori italiani poco noti per non dire sconosciuti accanto però a titoli del cinema horror internazionale famosi come ad esempio George A. Romero La Notte dei Morti Viventi (1968)con esiti abbastanza modesti dal punto di vista remunerativo e personalmente ho constatato che più di uno di questi film di richiamo, che mettevamo a 3 euro, poteva essere visto a gratis magari in lingua originale con sottotitoli danesi in altri siti.

Cio’ rendeva inutile il pagamento a noi, cosa che abbiamo denunciato al Fapav senza peraltro che questo si muovesse perché aveva scarsi strumenti di intervento e appariva più come un organo politico che un organo di controllo e intanto proprio nel 2009 esplode in rete il fenomeno della pirateria digitale, su 100 siti da noi personalmente analizzati, 90 promuovevano contenuti illegali e quindi la rete era stata riempita in tutti gli spazi possibili e immaginabili di film piratati, se a questo si aggiungono poi le chiavette che venivano vendute con 2-300 film inseriti completamente illegali (si sta parlando del 2010-2011) si può constatare che ormai la rete è perduta e l’offerta legale rimane assolutamente marginale.

Oggi per poter sperare in una distribuzione on line remunerativa bisognerebbe “bonificare” a fondo la stesse rete col rischio però di creare una specie di gendarme tipo Agcom quando ormai – come diceva un vecchio proverbio contadino si chiudono le porte della stalla ma i buoi sono già scappati.

Ecco perché nel web non ci può essere un canale alternativo se non “demercificato” e quindi bisogna tornare per forza alle sale almeno per incassare qualche soldo, ma c’è il concreto rischio -da quello che mi si dice – che le sale digitali siano più attratte da contenuti extracinematografici che privilegiano i contenuti Tv (negli anni ’50 Lascia o Raddoppia si proiettava al cinema) e quindi il cinema indipendente – quello vero – dove non c’è l’intervento delle antenne, e parlo soprattutto dei documentari, venga definitivamente emarginato dai circuiti distributivi. Non voglio essere pessimista, ma se mi correggo, sbaglio.

1 – PIATTAFORME VARIE E CINEMA WEB CON PIRATERIA ALLA PORTATA DI TUTTI

Il cinema in rete, SUL WEB, si sa guadagna pochetto, non certo da trovare i soldi per farci un film sopra, quindi quelli che pensavano ad una alternativa rispetto alla sala si sono dovuti ricredere, il web rappresenta una mezza fregatura per il cinema, anzi….però non lo dice nessuno, e questo è il bello del business: tutti zitti e sperare che succeda qualcosa di positivo.

Partiamo da un articolo de IL SOLE 24 ORE del 17 marzo 2014, ci spara un titolo: ECCO PERCHE’ HOLLYWOOD HA CHIUSO POP CORN TIME.

Si tratterebbe di una giovanissima software house che ha realizzato un sistema open source che permette di scaricare qualsiasi tipo di film o documentario perché la sua filmografia e’ totalmente pirata e questo non è piaciuto molto al movie system statunitense che in fatto di proprieta’ intellettuale e di diritti non scherza. La piattaforma usa la tecnologia BitTorrent. Per vederli non bisogna pagare alcun abbonamento, ma avere OSX 10.7, WINDOWS 7 o Linux. Scaricare l’APP era legale, ma il suo uso era illegale (se si veniva scoperti la multa poteva arrivare fino a 250.000 euro). E’ successo che Kim Dotcom’s Mega già famoso per ospitare software controversi (pare che il fondatore Kim Dotcom abbia fatto 500 milioni di danni relativi a proprietà intellettuali) ha rimosso dal suo server Popcorn Time, gli ideatori di questo programma erano alla ricerca di un nuovo host. A portare in vita PopCorn Time sono stati quelli di YTS, open source per film pirata. Aprendo il sito YTS però sulla homepage si legge questo messaggio: “YTS non sta prendendo il sopravvento e non è in alcun modo affiliato con Popcorn Time, il mistero insomma non è stato risolto.

E da noi che si fa?

Si pensa alla Tv digitale aspettando Netflix, da un articolo de IL CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI: La carica della Tv digitale, anche l’Italia è a Risiko

Sono aumentate le famiglie che utilizzano solo internet per vedere la Tv, BitTorrent per il download illegale e Netix per lo streaming on demand, nel 2011 hanno per la prima volta fatto decrescere il numero di televisori nelle famiglie americane. L’esplosione della Tv via Internet è stata anticipata dai precursori tecnologici come la produttrice di impianti di rete Cisco che segnalava già nel 2010 come i quattro quinti del traffico di rete diventeranno video mentre House of Cards telefilm-capolavoro sulla spietata politica di Washington con Kevin Spacey verranno messi in rete tutti i 13 episodi contemporaneamente cambiando il modello di fruizione del telefilm, in Italia le tv in streaming sono ancora nella loro fase embrionale, nascono le varie Infinity di Mediaset e Sky Online, quest’ultima offre cinema, serie tv e4d eventi sportivi recenti su una pletora di canali: Pc, Mac, iPad, alcuni tablet Samsung, smart tv Samsung, Sony Playstation 3 e 4, Xbox 360 e One. Le caratteristiche di questi Over The Top è quello di guardare il programma preferito quando vuole il pubblico, dove vuole come vuole, anche Mediaset con Infinity pesca un catalogo enorme qui si assiste al fenomeno della long tail nel consumo con registi meno conosciuti e generi particolari. L’on demand spalma l’audience su una codalunga di nicchie e vi partecipa anche l’Anica con L’Anicaondemand. Il sistema di pagamento ruota attorno a due punti chiave: abbonamenti per avere accesso ai cataloghi e affitto/acquisto di singoli prodotti come Chili in cui si paga per quello che si vede.

E infine andiamo a vedere cn live!: piattaforma video web di condè Nast, è il nuovo brand ideato e realizzao dalla sede italiana della casa editrice condè nast dedicato al mondo dell’intertainment e del lifestyle, attraverso una modalità interamente video, cn live! Online all’indirizzo www.cnlive.it; è una videoplatform innovativa, qualitativamente verticale, costruita nel grande rispetto dell’audience, consente una fruizione ottimizzata per tutti i device e tutti gli schermi, i contenuti sono raggiungibili anche dai social network: facebook.com/condenastlive e per Twitter @condenastlive.cnlive! E’ l’autentica novità del mercato nel 2014, nove le aree tematiche di cn live!: news, musica, celebrities, fashion, tech, lifestyle, tv, cinema e 3 minutes, quest’ultimo è un esempio di nuovo format proprietario, con la produzione esecutiva di zodiak, un contenuto della durata di tre minuti, numerosi gli accordi con i più importanti pleyer, leader nei rispettivi settori, a partire da singring by digitalBees e ancora grazie alla partnership con rai cinema, verranno anche anche pillole in preview dei film in uscita, clip di making of e serate in anteprima. Cinema live collabora con chili, la più ricca videoteca online con circa 3mila film,, si possono noleggiare e acquistare film a partire da 0,99 euro, Anche “Laeffe Canale 50” della tv digitale terrestre di feltrinelli entra nel palinsesto di cnlive!, una novità infine è il dream mixer, il “generatore di playlist emozionali” un tasto magico in grado di creare liste di video personalizzate sulla base del mood espresso dall’utente, che ha anche a disposizione un profilo personale dove salvare, trovare e organizzare i propri contenuti preferiti. Quindi cnlive! È una nuova piattaforma digitale indipendente, , punta a diventare la più grande videoplatform italiana con l’obiettivo di raggiungere 5 milioni di utenti, ci riuscira? Dice Fedele Usai che l’heritage di condè nast è da sempre fondata sul potere e la forza delle immagini.

 

1 – TUTTI I NUMERI DEL CINEMA ITALIANO 2013

Comunicato Stampa

Cinema Italiano, MiBACT: aumenta produzione, diminuisce investimento
I dati sull’andamento del cinema italiano elaborati dal MiBACT e dall’ANICA evidenziano quanto la produzione di film di nazionalità italiana si mantenga stabile registrando un lieve aumento, nonostante il calo del 27% degli investimenti nel settore, scesi a 358 milioni di euro.

In diminuzione anche il costo medio delle produzioni: i film 100% italiani hanno un budget medio di 1,7 milioni mentre quelli di iniziativa italiana di 1,8 milioni.

Diminuiscono soprattutto i film ad alto budget mentre aumentano soprattutto i film a bassissimo budget.

Per quanto riguarda le fonti di investimento, la più importante è quella degli apporti degli investitori esterni, pari a 42 milioni di euro, 9 milioni in meno rispetto al 2012.

Anche le altri componenti “storiche” – FUS e credito d’imposta – sono in calo. Positivo l’aumento dei fondi sovranazionali e dei fondi regionali, questi ultimi evidenziati per la prima volta e giunti a circa 7 milioni di euro.

Il valore del credito d’imposta richiesto, in particolare, si contrae da 60 a 53 milioni, calo giustificato in parte dalla riduzione dei budget di produzione di cui il credito è una percentuale, e diminuisce anche il numero dei film per cui esso è richiesto.

Unico dato in controtendenza, l’aumento del tax credit distribuzione, da 4 a 5 milioni.
Anche il numero dei passaggi televisivi di film è in lieve calo, così come il numero dei titoli. Il numero dei film italiani programmati dalle tv generaliste in prima serata aumenta da 140 a 164: migliorano Rai1, Rai3,Canale5 e Italia1. Cala invece La7.

Spicca Canale5 per il numero di titoli italiani recenti programmati in prima serata (oltre la metà): 36 film su 60 totali vs 11 di Rai3 (valore più alto per Rai).

Sull’intera giornata, sono solo 86 i passaggi di film italiani prodotti dopo il 2010 programmati dalle reti generaliste. Oltre la metà dei passaggi si riferisce a titoli italiani di catalogo (1950-1979)

La fascia oraria più utilizzata per i film italiani è quella notturna (dopo le 23). Tra le top10 di film in tv, 5 sono titoli italiani. Maggiori successi su Canale5 per titoli recenti, Per Rai1 solo titoli Usa tranne “La vita è bella” (1997)
Per quanto riguarda le reti tematiche e satellitari, nel 2013 anche su Sky sono diminuiti passaggi e titoli unici. Per i titoli italiani prevale di gran lunga Mediaset (1073 titoli su 2081, pari al 62% dei titoli italiani programmati), con la parte del leone fatta da Iris. La Rai si ferma a 584 titoli italiani su 1917.
Sul fronte della distribuzione il primo trimestre del 2014 indica un aumento di presenze per i film italiani rispetto al 2013 e al 2012, a parità di quota di mercato del 33%, circa 10 su 30 milioni di biglietti venduti.
La distribuzione per mesi nel 2013 ha visto numeri migliori rispetto al 2012 in quasi tutti i mesi, escluso gennaio. Particolarmente positivo novembre. Da segnalare i risultati dei mesi estivi.
Infine la digitalizzazione degli schermi è arrivata al 75%, anche qui con una discreta differenza tra territori.
Roma, 15 aprile 2014
Ufficio Stampa MiBACT
Tel. 06.67232261
Ufficio stampa Anica

Si possono trovare tutti i grafici cliccando a uno dei due siti

1 – BUSINESS PLAN 4 – piano organizzativo

Il Piano Organizzativo
La costruzione di un prodotto audiovisivo richiede varie fasi:
Fase 1
BUSINESS PLAN – SVILUPPO DEL PROGETTO l’idea che si tramuta in soggetto cinematografico. Il soggetto cinematografico è scritto in poche pagine e deve attrarre un possibile produttore interessato che è appunto il produttore cinematografico. Il soggetto per sicurezza dovrebbe essere depositato alla SIAE o ad altre agenzie simili internazionali e si paga un piccolo diritto. Il soggetto viene presentato a vari produttori previo appuntamenti. Se un produttore è interessato al progetto conclude con il soggettista un accordo di opzione che di solito ha un tempo stabilito e in cambio di questa prelazione riceve un compenso. Lo stesso soggettista può essere incaricato di redigere la sceneggiatura talvolta assieme a quello che potrebbe essere il regista designato dalla produzione nella bozza di progetto, ma il produttore può decidere di avvalersi di un altro sceneggiatore.

Se il soggettista non trova un produttore e questo succede molto spesso in Italia (meno negli Usa dove l’autore di cinema è specializzato nei generi) può a suo rischio e pericolo scrivere la sceneggiatura e poi inviarla successivamente alle varie produzioni. In questa fase il progetto è embrionale, la scrittura è ancora in sviluppo, mentre una volta che è terminata la sceneggiatura il progetto prende più consistenza

Viene fatta leggere ad un editor di produzione, costui è una figura professionale molto importante in Usa, deve vedere i punti deboli e invitare gli autori a rafforzarli, quando dopo la limatura la sceneggiatura sembra compiuta e sviluppata in maniera ottimale, allora si passa alla

Fase 2

BUSINESS PLAN – REPERIMENTO DI RISORSE FINANZIARIE (apertura del pacchetto), anticipi del distributore, è una fase di pre produzione anche se i soldi non si dovrebbero anticipare fino a chiusura pacchetto di finanziamento che può basarsi su garanzie bancarie le cosiddette fideiussioni, da agevolazioni fiscali, da prevendite televisive o estere, da coproduzioni interne o internazionali, da finanziatori esterni e da finanziamenti pubblici nazionali regionali. Questa fase può durare molto o poco a secondo della continuità o meno dei processi produttivi, se il produttore ha più progetti finanziati e quindi un giro finanziario con le banche, è importante che nel corso della sua attività riesca ad imputare vari oneri finanziari ai singoli progetti in maniera che non rimangano scoperti e aumentino il suo indebitamento. In questo caso possono venire anticipate le spese per i sopralluoghi e per le varie occorrenze finanziarie dovute alle spese di preparazione.

Fase 3

BUSINESS PLAN – GIRATO La fase propria in cui si girano tutte le scene in base a un piano di lavorazione e dove lavorano a pieno regime la produzione, il reparto fotografia, la scenografia e i costumi. E’ la fase in cui è assunto tutto il personale tecnico, il personale artistico, noleggiati i mezzi di trasporto e i mezzi tecnici, acquistato il materiale per le scenografie e per i costumi e tutte le spese generali e di vitto e alloggio.

Fase 4

BUSINESS PLAN – POST PRODUZIONE E’ la fase di edizione del film che si conclude con la copia campione: qui intervengono i reparti montaggio e le musiche oltre ai tecnici del suono

Il processo produttivo proprio si conclude ma inizia quello distributivo di solito in capo ad una altra impresa specializzata nei contatti con gli agenti regionali di vendita del film alle sale cinematografiche, si sviluppa anche un processo di comunicazione con l’Ufficio Stampa che dovrebbe essere operativo sin dalla fase 3.

 

1 – LA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA SPIEGATA ALL’INGROSSO

Ma (comincio con un ma) lo so è brutto, ma tant’è: parliamo di produzione cinematografica, il mercato italiano di sala, theatrical, chi premia come film? Quasi esclusivamente i film spettacolari americani distribuiti dalle Majors e le Commedie – Commediette – Commediacce italiane che quest’anno si siano distribuite tra loro “democraticamente” gli introiti grazie anche ad una “confezione” distributiva forte.

E il resto? Diciamo che il cinema d’autore fa molta più fatica di un tempo ad incassare, arriva al massimo a 5 milioni di euro, parlo di un autore al top.

Se circa la metà va all’esercente e l’altra metà viene divisa tra il distributore (30% della metà) e il produttore (70% della metà) vediamo che se un film è costato 5 milioni di euro, alla produzione vanno circa 2.000.000,00, CON I RISTORNI GOVERNATIVI.

Se il film è costato 4 milioni, sulla sala la produzione ha perso 2 milioni.

Ma ecco che entrano le altre, diciamo, “finestre” commerciali:

1) la prevendita estera in sala o in Tv, il cinema d’autore ha più possibilità e dipende dalla notorietà dell’autore, uno non famoso riesce a strappare poche migliaia di euro;

2) l’antenna Tv RAI o MEDIASET che può valere cifre variabili dipende sempre dalla notorietà dell’autore ovvero della produzione, che di solito va da mezzo milione a 1 milione, ma ultimamente le cifre si sono molto abbassate, della serie o mangia sta minestra….;

3) Home video che vale però meno di centomila euro;

4) Internet che non vale niente;

5) sponsor gratuiti circa 200.000 euro, massimo;

6) Il Tax Credit esterna che gode del 40% di agevolazione fiscale per i finanziamenti al cinema da parte dei privati ai quali deve essere cmq restituito il 60% della cifra investita.

Queste sono le possibilità economiche dei film, ecco perché il cinema italiano non può permettersi di fare film troppo costosi, perché il circuito mondiale è dominato dai film USA e il circuito europeo ha una forte concorrenza nazionale dei vari Paesi.

Se tu fai spendere a Medusa Produzioni 30 milioni di € e Medusa ne riscuote 7 su 10 di incasso nel solo mercato italiano, puoi arrivare a 10 milioni con tutte le “finestre che ridono”, ma gli altri 20 milioni sono andati nel paese del nulla.

Certo c’è la possibilità di distribuirlo in tanti paesi del mondo, ma il regista deve essere di fama mondiale.

Siamo cioè arrivati a un punto di “alienazione” del mercato theatrical per cui i film veramente belli sono dentro ad una curva negativa del grafico, mentre dominano i film costosamente spettacolari e le commedie medie, ma anche mediocri per non dire brutte.

Quindi il mercato non favorisce il grande cinema. Però bisogna andare incontro al gusto della gente, ma se non si ha una confezione distributiva forte predomina chi sta già sul mercato con le sue confezioni collaudate.

Ecco perché in queste condizioni il cinema indipendente italiano non ha nessuna speranza di riprendersi i soldi che ha investito se non interviene l’antenna “riparatrice” della RAI, ma qui si entra nella detestabile influenza politica.

Quindi non è che il cinema in sè è morto, non è che il cinema italiano muoia, però il cinema indipendente sta maluccio. Non vorrei vedere un domani l’epitaffio: ve l’avevo detto che stavo male.

 

1 – LA GRANDE BELLEZZA E IL FOGLIO

Su IL FOGLIO del 17/03/2014 è comparso l’articolo di Sergio Di Cori Modigliani, dal titolo “Marchetta politica da Oscar” su LA GRANDE BELLEZZA il film che ha conquistato l’oscar, articolo molto esplicito, quasi crudele e soprattutto non apologetico.

A dir la verità questo articolo girava su facebook già l’indomani dell’oscar dato alla GRANDE BELLEZZA.

Lo stesso autore ha anche scritto interventi sul blog di Beppe Grillo e i suoi articoli sono sempre rivelatori di una certa realtà in cui dominano incontrastati i magheggi dei partiti con la loro capacità di fare e disfare.

Ha trattato malissimo Tornatore con il film che prese a suo tempo l’oscar (francamente esagerato) e ha ribadito senza mezzi termini la truffa dell’operazione che ha portato all’OSCAR il film di Sorrentino “puntando sul livello omertoso sia giornalistico che politico in voga nel nostro paese”, perché – ci ha detto l’autore – questo film non ha niente a che vedere con l’industria cinematografica e quindi non rilancia il nostro cinema, piuttosto avvilisce la creatività italiana e deprime la qualità espressiva di autori indipendenti con un totale azzeramento alla produzione di più scarso livello del cinema Usa.

Qui non sono d’accordo perché ha detto: “prepariamoci all’invasione di spazzatura hollywoodiana, roba di scarto per le colonie. Che noi siamo colonizzati dal cinema Usa è vero, basta parlare con i ragazzi che citano come miti cinematografici solo film americani che in ogni caso hanno avuto più seguito nell’immaginario rispetto alle nostre commediole di consumo.

E’ vero che la Grande Bellezza è stato distribuito da Medusa presieduta da un cugino dell’ex presidente del governo e che Medusa è in mano a Berlusconi, mentre Nicola Giuliano con Francesca Cima sarebbero solo produttori sulla carta (entrambi definiti dall’autore in quota Pd) di stretta marca burocratica e quindi il film è un prodotto delle larghe intese Pdl e Pd con lega Nord, tutti insieme appassionatamente.

Di Cori Modigliani ribadisce che senza Berlusconi non sarebbero stati capaci i due di “Indigo Film” di pagare le spese dell’Ufficio perché su 9 milioni di Euro di budget, il buon Berluska gliene ha dati 6,5 anche la Lega Nord qualcosa ha racattato tramite la Banca Popolare di Vicenza, mezzo milione per favore amicale, ha partecipato anche il biscottificio di Verona con il tax credit. Quindi attraverso malleverie politiche il film è frutto delle larghe intese, altri cinquecentomila euro da parte della Regione Lazio (leggasi Polverini) e infine il Programma Media Europa con 650.000,00.

Giuliano ha coltivato tutte le relazioni produttive anche attraverso la Scuola Nazionale di Cinema di Roma in cui è docente e l’Università Benincasa di Napoli.

E’ stato lui a tirare su pacchetti partitici,cosi però dice il Di Cori Modigliani si uccide una cinematografia.

Che dire da parte mia? Tutti i film italiani importanti hanno il marchio Medusa o Rai, se vuoi guadagnare devi passare attraverso di loro altrimenti come per Videocracy – il documentario che rappresentava il potere televisivo di Berlusconi – devi accontentarti della distribuzione Fandango di Procacci (che peraltro ha collaborato spesso con Medusa) come dire il business è business e non guarda in faccia nessuno.

Di Cori aggiunge sena mezzi termini o prendete la tessera di Forza Italia/Pd o saltate dalla finestra per un S.C.A Suicidio Cinematografico Assistito. Quindi secondo Di Cori M tutto passa attraverso il sistema partitico annullando quindi meritocrazia ecc. ecc.

Ritorniamo a NUOVO CINEMA PARADISO, nel 90 il produttore era Franco Cristaldi, Berlusconi all’epoca gli chiese un film da Oscar e siccome Cristaldi “aveva fatto una marchetta con Raitre e aveva prodotto il film di Tornatore che era stato un flop clamoroso, sia alla tivvu con indici di ascolto minimi, che al cinema, dove era uscito e dopo dieci giorno era stato ritirato per mancanza di pubblico, il film durava 155 minuti ed era francamente inguardabile, di una noia mortale.

Senza dire nulla al regista, Cristaldi ci lavorò per tre mesi, rimontò totalmente il film riuscendo anche a modificare dei dialoghi, lo fece uscire in Usa dove ottenne un certo successo, Berlusconi fu contento anche se non mantenne le promesse fatte a Cristaldi, e quando la statuetta venne data al regista Tornatore, Franco Cristaldi fece un salto sul palco si avvicinò la strappo’ di mano a Tornatore dicendo che l’Oscar era suo e nelle interviste successive americane disse che i partiti italiani stavano distruggendo quella che un tempo era stata una delle più importanti industrie cinematografiche del mondo.

Morale: lo scaricarono tutti in Italia!

Per finire Di Cori rincara la dose: “La Grande Bellezza appartiene a questo filone dell’italianità e il solo fatto di accostarlo a Fellini e De Sica è un insulto all’intelligenza collettiva della nazione, è una marchetta politica, e si vede, si sente, lo si capisce, nell’arte non si riesce a mentire perché l’arte è basata su uno squisito paradosso, poiché è finzione totale e quindi menzogna pura, chi la produce non può darla ad intendere perché la verità sottostante salta sempre fuori.

Secondo Sergio Di Cori M è la cartolina di un piccolo-borghese costruita (a tavolino) per venire incontro agli stereotipi degli americani votanti, attraverso un’operazione intellettualistica che non regala emozioni, ma soltanto suggestioni di provenienza pubblicitaria marketing negativa.

In maniera ingegnosa e diabolicamente perversa esprime delle maschere in un paese dove la verità artistica passa invece nella necessità dello smascheramento, cioè nel suo opposto: il film è davvero noioso e privo di spessore, è un prodotto subliminare dopo che Toni Servillo e Paolo Sorrentino si sono messi pubblicamente a disposizione della famiglia Letta.

Che posso dire io: a tanti altri però è piaciuto perché ha un profumo letterario che da tanto tempo non si vedeva più nel cinema italiano

Ai posteri la sistemazione della controversa questione.

 

1 – L’ANICA LANCIA….IN RESTA I FILM ON DEMAND

Dopo il 31 marzo al via il portale ANICA la piattaforma on demand delle imprese del cinema per l’acquisto di singoli titoli. E’ quello che ci dice Francesco Prisco su IL SOLE 24 ORE, il nuovo servizio è in concorrenza diretta con le tv in streaming.

Poi l’articolo si dà all’entusiasmo esaltando una tendenza che non è mai esistita, che è il CINEMA IN RETE (ON DEMAND) e non vorrei fare l’uccello del malaugurio, NE’ MAI ESISTERA’ poiché Internet è strapieno di film gratuiti nonostante adesso abbiano cercato di bloccare alcuni siti che vendevano pubblicità puntando su contenuti rubati.

Quindi perché pagare un servizio quando puoi trovare un sacco di film senza il fastidioso pagamento magari con carta di credito?

I PLAYER sul mercato sono Sky Online, Mediaset con Infinity (pagamento mensile in abbonamento) Chili, Amazon e Netfflix, Cubovision su Telecom, ma perché abbiano successo bisogna bonificare la rete che è ricolma di prodotti che si possono vedere gratuitamente piratati o meno.

Noi col progetto NECHE di cinema online siamo stati tra i primi a offrire i film in streaming che appunto non si potevano scaricare, (no download) già nel 2004 mettendo in rete un ns film L’APPUNTAMENTO che non era stato distribuito nelle sale e pensavamo ad una alternativa al theatrical, abbiamo scelto speranzosi la rete facendo pagare tre euro, attivando Banca Sella esperta nel settore e chi cliccava su google cinema on line o cinema in rete trovava nelle prime due o tre pagine il nostro sito, naturalmente siccome era tutto legale concludemmo contratti di sfruttamento al 50% con parecchie società indipendenti, il nostro scopo era quello di lanciare il cinema che trovava difficoltà ad uscire in sala, ma i risultati – è giusto dirlo – furono deludenti, poca gente vedeva i film, allora mettemmo i cortometraggi gratuiti e facemmo un festival online il NIFF- Net Indipendent Film Festival che invece ebbe un certo successo (anche perché non si pagava) come lancio del portale NECHE a pagamento, senonché improvvisamente nel 2009, secondo semestre precipitammo su Google nel motore di ricerca cinema online, alla 30 pagina, che era successo?

Ho potuto constatare de visu che su 100 siti che davano cinema in rete almeno 90 erano illegali, siti che zitti zitti si vendevano la pubblicità con i banner – più presa per il culo di questa – che proiettavano migliaia di film di tutti i tipi, i film italiani erano legati alla commedia, si potevano vedere facilmente fra tutti i film di Verdone, ma anche quelli che non erano ancora usciti o stavano per uscire, mi ricordo i due Che Guevara, bastava registrarsi con nomi fasulli e in pochi clik i film si potevano consumare alla faccia nostra, per intero.

La rete quindi è stata infestata da film gratis di tutti i tipi e non solo di quelli che avevano perso, strada facendo, i 70 anni di anzianità (scade il diritto d’autore), per cui non si capisce- ripeto per l’ennesima volta – perché uno dovrebbe pagare anche solo 2 euro quando nella rete circolano un sacco di film gratuiti, l’unico caso è quando si cerca un film specifico da vedere a tutti i costi, ma rimane sempre la complicazione di dover usare una carta di credito o una prepagata per pagare 3 euro, però la gente è restia a pagare in anticipo…

Il progetto Neche in questo momento è presente su un canale 313 di www.streamit.it, ci solo cortometraggi, ho fatto togliere i lungometraggi perché non si possono vedere…gratis, meglio non vederli. Che ne dite? Non sono un istituto di beneficenza!

 

1 – BUSINESS PLAN 3 – L’AMBIENTE COMPETITIVO

L’AMBIENTE COMPETITIVO

Introduzione – Per avere dei finanziamenti dalle banche, ti chiedono il Business Plan, quindi anche per il cinema indipendente è importante familiarizzare, con questi concetti. Nel primo articolo abbiamo parlato de L’IDEA – ELEMENTI DI DIFFERENZIAZIONE, INNOVAZIONE nell’ambito della produzione cinematografica, nel secondo articolo abbiamo parlato de LA CAPACITA’ DEI SOCI e adesso invece vediamo L’AMBIENTE COMPETITIVO.

L’ambiente competitivo è il luogo fisico dove si sviluppa il business e può essere nazionale o internazionale. E’ composto di variabili (demografica, sociale, normativa, tecnologica, economica) da cui possono scaturire minacce o opportunità.

Da qui scaturisce il mercato di riferimento: ci sono parecchi studi a cura dell’Anica (l’associazione delle imprese cinematografiche) sulla segmentazione della clientela che frequenta la sala cinematografica e si divide in pubblico giovanile che segue soprattutto il cinema americano con qualche eccezione nella sua parte “politicizzata,” quello infantile che segue i cartoons insieme ad un pubblico adulto che l’accompagna e quello adulto con uno stile di vita medio, che predilige le commedie e prodotti d’evasione e quello medio-alto (con profili di consumo di qualità) che predilige prodotti autoriali e di nicchia simili ma anche diversi a quelli del pubblico giovanile impegnato socialmente.

Bisogna individuare i fattori critici del successo come il valore della sceneggiatura e del suo autore, l’influenza degli opinion leader, il tipo di distribuzione e i punti di forza e quelli di debolezza del progetto produttivo

QUALI SONO I PUNTI DI FORZA E QUELLI DEBOLI ?

Il mercato è a sommatoria 0, non c’è nessuna influenza di espansione in quanto è già strutturato.

L’elenco delle minacce sono solo quelle derivate da una situazione di guerra che induce la gente a non andare al cinema e rimanere incollata alla tv per sapere le ultime notizie, poi ci sono anche gli umori della gente, gli opinion leader che indirizzano verso un altro tipo di spettacolo, una nuova moda, il caldo e lo spostamento verso le spiagge, la presenza imprevista di altri divertimenti più coinvolgenti, un affievolimento della crescita culturale che induce a una maggiore indifferenza per certi prodotti cinematografici.

L’elenco delle opportunità va dalla bella sceneggiatura, una buona regia, dei bravi attori, un pubblico attratto e coinvolto, alla società di distribuzione che punta sul prodotto.

Poi bisogna vedere anche la concorrenza, chi fa prodotti simili, se sono concentrati nello stesso periodo di tempo, quante sono le produzioni che fanno le commedie ad esempio e chi sono e quale distributore di riferimento hanno.

Quali sono le imprese distributrici, quelle più importanti che fanno incassi alti, e quelle intermedie che superano il milione di €uro, infine quelle indipendenti che non riescono ad arrivare al mezzo milione di incasso.

Bisogna indicare l’incasso delle maggiori imprese di distribuzione, la percentuale divisa tra Produttore, Distributore ed Esercente, le dinamiche con gli esercenti, il punto di forza delle grosse società di distribuzione è quando svolgono anche l’attività di produzione, il problema del trust verticale (grosso produttore e grosso distributore che possiede anche le sale cinematografiche). Il grosso produttore-distributore che diventa esercente può essere sanzionato dall’Autority per mancanza di concorrenza, ma dall’altra parte è in grado di conoscere perfettamente il suo pubblico. Punti di debolezza quando le varie compagnie in posizione di dominio, tendono a “chiudersi” in una sola formula produttiva creando una confezione sicura e duratura nel tempo e che non recepiscono il possibile cambiamento dei gusti del pubblico.

La caratteristica tipica della produzione cinematografica è che il successo commerciale di una pellicola dipende da un’altra impresa che ha con la prima solo un rapporto contrattuale, per cui non è possibile per l’impresa cinematografica stilare piani di mercato come per le imprese che operano a contatto col mercato e che possono fare politiche diverse di distribuzione, la stragrande maggioranza delle imprese cinematografiche devono “appoggiarsi” ad imprese di distribuzione che collocano i prodotti audiovisivi nel mercato con criteri specialistici per ogni tipo di film, individuando cioè i vari tipi di esercenti e i vari tipi di pubblico. Sbagliare le sale può significare l’insuccesso di un prodotto audiovisivo.

Da un punto di vista geografico ci sono le sale del centro storico e le sale fuori dal centro storico spesso ubicate in periferia in spazi associati ai centri commerciali dove c’è facilità di parcheggio rispetto al centro storico.

Un’altra suddivisione è tra sale d’essai che fanno vedere prodotti più culturali con un pubblico di nicchia e le sale (sia di centro che di periferia) che hanno un pubblico più generalista.

Ecco la peculiarità del settore cinematografico, poiché è suddiviso in tre imprese diverse ognuna separata dall’altra, solo l’esercente potrà fare una politica per il consumatore finale mentre il distributore cercherà di collocare il prodotto filmico al meglio dandogli una rilevanza pubblicitaria sia in termini di manifesti sia acquistando spazi nei media, sia con i gadget coinvolgendo anche altri settori produttivi, sia con i giochi su internet in cui il film ha un proprio sito. Questo investimento pubblicitario viene diviso tra il produttore e il distributore mentre fino a qualche tempo fa vigeva l’istituto del Minimo Garantito, di un importo anticipato al produttore per iniziare un nuovo film.

Dall’analisi del particolare settore cinematografico emerge che il successo d’un prodotto è legato meno a fattori tecnico-artistici (una buona sceneggiatura, una brava regia, dei bravi attori, una bella fotografia, musiche, scenografie, costumi, montaggio) ma di tutta una serie di altri fattori a volte imponderabili dovuti alla moda, al particolare momento, alla curiosità per un fenomeno sociale, alla pubblicità che scaturisce attorno ad un autore o attore, a fenomeni televisivi opportunamente adattati anche se poi il prodotto ben confezionato penetra meglio nel mercato per cui i Fattori Critici di Successo sono talmente volatili da ricondursi ad una unica definizione del progetto: “può funzionare” “ha qualcosa di nuovo” che il pubblico opportunamente sollecitato può premiare pagando un biglietto.

Riassumendo, la situazione attuale del settore è pervasa da una grossa presenza della distribuzione Usa, (le major) da una presenza di produttori-distributori italiani (le minimajor) con circuiti di sale in condizione di oligopolio verticale, alcune (due o tre grosse produzioni) altre produzioni intermedie che lavorano anche su commesse televisive e un’ampia gamma di società indipendenti e microaziende che lavorano senza costanza produttiva.

Il settore cinematografico può essere molto influenzato dai finanziamenti statali che ampliano la gamma dei prodotti cinematografici (quelli di valore culturale) che trovano difficilmente un mercato di supporto, ma che generano anche molta occupazione temporanea come il settore dei lavori pubblici che crea infrastrutture o delle commesse militari legate alle esigenze della difesa nazionale. Naturalmente sarà la politica a privilegiare un maggior o minor investimento nella cultura puntando piuttosto nelle sviluppo di infrastrutture o nelle spese militari (che si vedono materialmente) piuttosto che dirigersi verso l’immateriale tipico di un prodotto culturale)

Il 3D è il settore in ampia crescita tecnologia che può essere applicata in tutti i tipi di cinema ma che trova una sua evidenza nei film particolarmente spettacolari e tratti da fumetti.

Naturalmente per operare con successo occorre legarsi ad una buona società distributrice che creda nel prodotto in maniera di avere un posizionamento strategico intermedio tra le produzioni di nicchia e le grandi produzioni .

Bisogna distinguere infine l’impresa che ha un singolo progetto dall’impresa che produce costantemente almeno un progetto all’anno.

 

1 – OSSERVATORIO EUROPEO AUDIOVISIVO

AREA STUDI E SVILUPPO

L’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo, organismo sovranazionale che fa capo al Consiglio d’Europa, che vede nel 2014 la Presidenza dell’Italia con il Direttore Generale per il Cinema del MiBACT, Nicola Borrelli, ha presentato i primi dati sul 2013 relativi al mercato sala nei Paesi europei e in alcuni Paesi confinanti.

Le fonti delle informazioni sono le società di rilevazione nazionale dei box office e le Istituzioni pubbliche competenti per il cinema.

Sono stime provvisorie soggette ad assestamento, ma consentono un primo sguardo d’insieme sull’Europa e sui Paesi extra-UE membri dell’Osservatorio.

Il primo dato che emerge, sull’intero continente, è un calo tendenziale nel decennio di circa 10 punti percentuali e 100 milioni di presenze, da oltre un miliardo di biglietti venduti nel 2004 ai circa 900 milioni nel 2013. Anno che segna un complessivo -4,1% in Unione Europea rispetto al 2012, con solo 8 Paesi su 26 (per gli altri i dati non sono disponibili) ad aver registrato un aumento.

Il mondo nel frattempo è cambiato, e con esso la fruizione di film in sala. Quello che i dati sui biglietti non dicono è quanto cinema viene consumato attraverso gli altri schermi: quello televisivo, quello del pc e, soprattutto, la fruizione in mobilità consentita da tablet e altri device – forniti di memorie ormai enormi, che consentono autonomia di fruizione anche grazie al time-shifting – e dall’integrazione delle tecnologie cloud nella vita quotidiana.

Quindi le notizie dai cinema europei non sono buone, soprattutto quelle provenienti dai mercati maturi: Francia, Germania, UK avevano mostrato tassi di crescita negli ultimi anni, mentre il 2013 segna anche in quei territori una battuta d’arresto, come nella maggior parte dei Paesi – per lo più nella Vecchia Europa – monitorati.

Più preoccupante di tutti il mercato spagnolo, dove l’emorragia continua da anni: con un ulteriore –16% il mercato sala conta ormai meno di 80 milioni di presenze, lontano dall’essere insidiato dai mercati minori, ma ormai ben al di sotto della soglia psicologica dei 100 milioni di biglietti che superava solo tre anni fa e dai livelli degli altri quattro grandi Paesi.

Unico tra questi ultimi a mostrare segno + è l’Italia, ancora una volta in controtendenza, ma per la prima volta da anni in positivo, con una crescita del 6,6%, pari a una stima finale di 106,7 milioni di biglietti venduti.

Ma anche altre notizie non sono cattive: se si allarga lo sguardo ad alcuni Paesi che vivono una fase economica di crescita si vedono altri segni +, per quanto su mercati in alcuni casi minuscoli: a parte Italia e Paesi Bassi, è di segno positivo il dato di Bulgaria, Lituania, Lettonia, Romania, Slovacchia e Ungheria.

Cala però anche la Polonia, unico mercato di dimensioni significative nell’Est Europa e cedono qualcosa tutti i Paesi nordici.

Un segnale molto interessante viene dalle quote di mercato di prodotto nazionale, che è il dato che dovrebbe parzialmente confortare i produttori europei: anche in molti Paesi dove il mercato ha segnato una contrazione, la quota di prodotto nazionale aumenta.

In altre parole, salvo approfondimenti ulteriori, non sembra essere un minor gradimento di prodotto domestico a far scendere i consumi ma, al contrario, i film di produzione nazionale appaiono essere la componente stabile che, a riduzione del perimetro complessivo, inevitabilmente segna un rialzo.

Accade in Polonia, in Slovenia, in Svezia, in Lituania, in Croazia, in Danimarca, in Germania, in Austria e, nello SEE, in Norvegia. In UK invece la quota cede di pari passo al mercato, come in Finlandia e, ancora una volta, in Spagna. Segna un’eccezione in negativo la Francia, in cui la quota di mercato del prodotto nazionale scende più che proporzionalmente al mercato nel suo complesso, pur mantenendo un notevole 33%, che continua a essere il valore più alto in Europa.

La situazione è esattamente contraria al verso dell’Italia, dove sale il mercato e più che proporzionalmente la quota di mercato interno, dal 26 al 31%. Gli analisti di settore sanno quanto i mercati siano sensibili alla presenza – o assenza – di singoli casi di successo, ma in un panorama come quello disegnato dall’Osservatorio il segnale dell’Italia nel 2013 è particolarmente significativo.

Notazione a parte meritano due dei principali mercati ai confini con la UE, oggetto di particolare attenzione per l’export di prodotto italiano e per l’audiovisivo per le relazioni bilaterali con il nostro paese in fase di consolidamento: Russia e Turchia. Il mercato cresce a due cifre in entrambi i casi e, con esso, la quota di mercato del prodotto domestico: la Russia in particolare è l’ottavo mercato globale (la Francia è il quinto) per presenze complessive e mostra notevoli margini di crescita anche sul fronte della diffusione di schermi e di cinema europeo non nazionale. (AREA STUDI E SVILUPPO – f.medolago@anica.it)

UFFICIO STAMPA ANICA

1 – LE SALE DI CITTA’, LE SALE DI PERIFERIA, LE SALA DI CAMPAGNA…

Le sale di città si chiamano cityplex perché fa più figo, ma il più delle volte sono monosale situate in centro storico dove non si trova un parcheggio neanche per sbaglio e dove è sempre più difficile arrivarci per effetto di contorti sensi unici.

Se poi ci metti che lo schermo è vecchio, che la sala è demodè (anche se a me piacciono tanto le sale un po’ vintage) che le poltrone sono spellacchiate con residui di polvere antica mentre vedi uno sparuto numero di persone in mezzo a tante poltrone vuote e il gestore dai capelli bianchi triste e silenzioso, di una severità d’altri tempi, credi di essere ritornato indietro di 20 anni, ti siedi nell’ultima fila con lo sguardo inquieto e ti chiedi per quanto tempo tirerà avanti, speri sempre che l’ambiente si rinnovi che le cose cambino, però intanto si chiudono da un giorno all’altro questi luoghi un po’ da museo, arredi che hanno visto tanti film e tanta gente e allora ti richiedi cosa bisogna fare per tirarli su come se avessi la palla magica.

E’ impossibile ti dice il gestore, le abbiamo provate tutte ma il quartiere in questi anni è notevolmente cambiato, la gente non viene più a vedere certi film, tutto si è semplificato, la sala come luogo di aggregazione? Il gestore si rabbuia, ma che vuol dire aggregazione perché delle persone isolate si ritrovano in una sala?

Ma rimarranno sempre isolate, aggregazione è una stronzata, bisognerebbe fare un cineforum, ma è così maledettamente demodè, era l’unico modo di aggregare delle persone in una sala buia, potevano interagire ma oggi la dimensione è nettamente più anonima e adesso poi ci si mette pure il digitale a darci il colpo di grazia, un investimento serio che non si ripagherà mai in termini di presenza di pubblico, per questo ci vogliono gli aiuti pubblici, altrimenti il cinema deve chiudere, questa nuova tecnologia diventa facilmente obsoleta e così solo una minima parte di sale può sopravvivere.

Ma l’Anec cosa fa? L’associazione nazionale esercenti cinematografici…..Fa tanto bene se uno la prende a piccole dosi…ci scherza sopra l’amico dallo sguardo malaticcio e irato.

Ce l’ha con chi parla di cinema come luogo di aggregazione: io vedo-mi risponde- tanta gente solitaria che rimane tale e tanta altra che vorrebbe venire ma non vuole venire da sola, abbiamo organizzato una convenzione con l’associazione degli anziani ma abbiamo sempre poca gente, i nostri rappresentanti?

E’ da tanti anni che parlano ma non ho mai visto risolvere un problema, non hanno mai salvato una sala che stava per chiudere e poi loro sono sempre contenti, siamo noi i derelitti…il giudizio è un tantino drastico, mi sembra.

I nostri amici-ci dice l’esercente-leggendo un articolo da un giornale ripiegato, Occhipinti, Bernaschi e Tozzi sono entusiasti, parlano con ottimismo come i nostri politici, perché le sale di città sono più sofisticate in quanto a contenuti, perché si vedono i film da festival e rappresentano i luoghi dell’aggregazione (ancora è proprio una fissazione!), gli esercenti però non hanno una visione comune, e ognuno va per conto suo che non agevola la risoluzione dei problemi, cmq c’è una risposta positiva del pubblico se hanno saputo (gli stessi esercenti) rinnovare l’impianto: è scandaloso che lo Stato faccia pagare l’Imu al cinema che distribuisce prodotti culturali, occorre dare offerte nuove creando come in Francia dei cinema a 5 stelle e puntando sulla multiprogrammazione e per questo però i distributorti devono avere percentuali diverse di noleggio senza minimi garantiti e dall’altra parte bisogna fare come i Francesi che hanno abbassato l’Iva dal 10 al 5% mettendo la sala al pari dei beni di prima necessità per i cittadini, ma la Francia è tutto un altro mondo, ci dicono.

Va bene tutto..ma dagli co sta aggregazione…hanno rotto il ca..voletto di bruxelles….E mentre l’esercente che poi è un vecchio amico continua a leggere in sottofondo l’articolo io lo saluto e gli auguro ogni fortuna, ma lui mi risponde ormai con un tono flebile che se non interviene qualcuno entro giugno dovrà chiudere perché i soldi per il digitale proprio non ce li ha…

1 – BUSINESS PLAN/2

La capacità dei soci

Il business plan riguarda vari aspetti economic,i finanziariLa e organizzativi nella redazione dei progetti e analizza le varie figure professionali che intervengono nel processo. La capacità dei soci, (soprattutto se sono in cooperativa) qualora intervengano nella fase produttiva, deve essere di tipo professionale, capacità di saper gestire tutti i processi gestionali per arrivare alla realizzazione del prototipo.

Capacità finanziaria, organizzativa, contrattuale. Bisogna sottolineare le esperienze produttive della società, non sottovalutando quelle artistiche, in quanto i produttori sono anche autori e quindi condividono i due aspetti che si realizzano nell’autoproduzione che rispecchia tutte le fasi: da quella del testo della sceneggiatura, a quella della regia, all’assunzione dei vari collaboratori tecnici, a quella artistica, cercando di attivare tutte le capacità di coinvolgimento e motivando managerialmente- o facendolo fare ad un responsabile assunto- le varie professionalità dei collaboratori pur non entrando nel loro specifico e nella loro aria di azione, che si esplicano dal momento della preparazione del lungometraggio al momento finale della copia campione del film.

Dopo il reperimento delle risorse finanziarie si ricercheranno le figure professionali in grado di poter concorrere ognuno per le proprie competenze alla lavorazione.

Nell’ipotesi organizzativa del set, le 5 figure base: il direttore artistico, il direttore della fotografia, il direttore di produzione, il capo scenografo e il capo costumista diventano tutti capi-settore, che hanno alle dipendenze dei collaboratori. Insieme interagiscono con la supremazia gerarchica del Direttore Artistico che è un responsabile unico del set il quale rimane costantemente in contatto con l’Organizzatore Generale tramite il settore della Regia. L’Organizzatore Generale e il Regista dipendono dal Produttore il quale può delegare tutta l’attività al Produttore Esecutivo con il patto che costui non debba superare il budget preventivato.

Il produttore dispone del potere volitivo massimo essendo colui che procura i mezzi e le risorse necessari alle riprese delle scene mentre il Direttore di Produzione in stretto contatto con l’Organizzatore Generale redige il Piano di Lavorazione quotidiano.

Questa è la fase più rischiosa in quanto ogni giorno vengono coinvolte tutte le maestranze, gli attori di quella giornata e le comparse, più eventuale personale giornaliero.

Mentre per le scene girate in interno non si pongono grossi problemi se non l’avere i necessari permessi e pagare eventuali locazioni, per quelle esterne c’è il problema del tempo meteorologico e della luce per il direttore della fotografia, onde non perdere ore di interruzione e di riposo forzato della troupe che comunque deve essere pagata per l’orario svolto, anche se non è stata impiegata, si prevede di effettuare scene di riserva per impiegare al meglio la troupe e per non aumentare i giorni di girato e quindi anche i costi, la lievitazione dei quali può avvenire per scarsa capacità previsionale, organizzativa e comunicativa tra i vari settori, possono mancare ad es. per la scena da girare, effetti scenografici non considerati e si può arrivare anche al blocco della scena per mancanza della roba di scena, per il ritardo nel trucco-parrucco, per l’eccessivo traffico che blocca il trasporto degli attori impegnati in più set (se non si stipula un contratto molto più oneroso) e per ogni altra questione che può intervenire ritardando l’inizio delle riprese.

Nell’Edizione del Film che è la fase successiva al girato incomincia anche la fase del Montaggio con il montatore delle scene e del suono due persone diverse che hanno i loro aiutanti, mentre il Direttore delle Musiche, che di solito è sempre un maestro orchestrale, sulla base di un pre-montato delle scene si attiva per creare delle musiche adatte.

Quindi tutta l’attività connessa alla produzione di un film fino alla copia campione è svolta senza impiantistica permanente tipico dell’azienda normale, si effettua in parte nei locali della produzione o in quelli affittati dalla produzione e per il resto sul Set, ricorrendo ai Teatri di Posa ove ne fosse necessità e noleggiando semplicemente i mezzi e acquisendo le figure professionali sulla base di un accordo preventivo dei costi da rispettare: se non si utilizza il direttore esecutivo esterno che assorbe in se buona parte del processo organizzativo, si decide di attuare tutto il processo organizzativo affidandosi ai vari direttori di settore: dal Reparto Regia al Direttore di Produzione, al Direttore della Fotografia, al Direttore scenografo, al Direttore Costumista e che essendo settori di diversa competenza dovranno essere il più possibile armonizzati e a questo proposito il produttore del film con l’ausilio del direttore di produzione, che ha redatto UN PIANO DI LAVORAZIONE a cui lo stesso regista deve attenersi pena l’allungamento dei tempi con l’incremento aggiuntivo di costi, cerca di risolvere le varie problematiche che si presentano sul Set.

 

1 – A PROPOSITO DI CINEMA INDIPENDENTE A BOLOGNA

Passa il tempo a suon di convegni per non risolvere mai niente, vi siete mai chiesti perché si parla tanto di politica cinematografica e cinema indipendente ma alla fine non si combina un accidente e intanto tanti chiudono per consunzione interna?

Ma chi se ne f.t.. sono c…loro, non hanno saputo fare i giusti compromessi, non si sono mesi a dare il c…l. a chi di dovere. Questo è il linguaggio che dietro le quinte si usa per dire le cose come stanno… è mai possibile che ci sia un linguaggio così crudo e una realtà cosi imbellettata di buoni sentimenti produttivi, dove tutti si baciano politicamente?

Ohi ragazzi qui non si scherza, bisogna dire le cose come stanno!

E come stanno le cose?

A proposito del convegno del Cinema Indipendente di Bologna con tanto di ingresso a pagamento di 250 euro, pasti non compresi e un tetto di stelle come albergo…Assistiamo a una trasformazione pazzesca, vuoi essere uno che fa cinema indipendente? Paga! Ma se non c’ho una lira dai tempi di Marco Caco e sono costretto ad un umiliante crowdfunding per riuscire a racimolare 2.000 euri per fare un film tutto aggratis, roba da C1, della serie dilettanti allo sbaraglio, ma io quando volevo fare cinema pensavo in grande, cazzo! c’ho i peli della barba bianchi e devo ancora fare ste stronzate! Con 250 euro mi faccio l’arredamento di casa che è rimasto alle cassette del mercato dipinte con colori di fortuna che il ferramenta mi ha gentilmente regalato perché scaduti e un letto di ….con materasso sottratto indebitamente a casa dei miei e un fornelletto a gas di 42 euro più bombola di 15 kg (saranno kg?) con armadi dismessi del bagno di mio fratello che mi vede ancora come uno completamente fuori di testa. Ma stiamo scherzando? Io 250 euro non li darei neanche come contributo alla tomba di famiglia, a fare cinema corto non ho mai guadagnato un cazzo e adesso mi metto a pagarli per entrare in un consesso dove devo solo ascoltare e mai parlare? Allora ha ragione mio fratello sono proprio fuori di testa… e mi viene in mente Fantozzi solo lui poteva andare in un posto così per poi dire che è una cagata pazzesca e vi spiego il perché?

– Vogliono remunerare sui problemi che loro stessi non risolveranno mai, è quasi diabolico, fantastico, qualsiasi businessman sarebbe un dilettante al loro confronto…anche perché se si risolvessero i problemi di che parlerebbero?!

– E allora rispondo: lascia che loro vadano lontano da me – perché sono portatori + o – sani di altri interessi, per il fatto che partecipano e che si mettano in vista per rappresentare l’eterno problema su traccia già più volte collaudata, del cinema indipendente low budget che nessuno caga.

Ma se il convegno si fermasse alla correttezza, inviterebbe con sconti di gruppo, i cineasti indipendenti, filmakers non compromessi col potere e invece no, ecco la grande novità, ti invitano chi non li ha mai considerati in una sorta di masochismo continuato, chi gli dice di cambiare lavoro perché per loro non c’è nessuna prospettiva se non il suicidio, cioè quelli che dovrebbero essere i loro avversari politici, i Tozzi, l’Anica, il Mibac Ferrari e chi lo ha sostituito, l’Anec, tutte associazioni che hanno più volte ribadito (il convegno a marzo 2013 nelle sale del Mibac è stato esplicito) che il cinema low budget non può interessarli perché non ha niente di interessante economicamente in quanto cinema non industriale, e fare il film con 100.000 euro non è cinema, invece i nostri vogliono civettare con costoro, per quale scopo? Per farsi notare politicamente e avere qualche consenso alla Rai? Mi si vede di più se sono un indipendente arrabbiato o un indipendente sfigato? Penso di no, sarebbe troppo squallido, e allora per cosa, visto che il cinema indipendente non dovrebbe avere bisogno della Rai in fase di produzione, semmai, la Rai può acquistare il film alla fine.

Sta di fatto che assistiamo alla eterna rappresentazione di una commedia (quella dei problemi del cinema indipendente) che non viene mai risolta. Conviene? Continuare a dire per non fare? Costa 250 euro a entrata, è un business…venghino siorri e siorre…

Insomma, veramente da far ridere i polli già spellacchiati per il forno…

L’eterna rappresentazione con i suoi attori istituzionali.

I tedeschi (anche se siamo europei in comune) ste cose proprio non le capiscono, per loro non siamo solo dei pagliacci anche a livello politico…come si può non dargli ragione, non solo noi italiani siamo degli emeriti pagliacci, ma ci divertiamo sempre a rubare le idee degli altri perché abbiamo scarso rispetto delle persone … della comunità (che ve lo dico a fare). Quindi se parliamo di noi stessi, la maggior parte delle cose che facciamo sono digestive per gli altri popoli europei, li fanno semplicemente ca… parliamo di meritocrazia ma rubiamo di tutto e di più… siamo (capovolgendo il senso) un popolo “eletto” da politici di m…E con questo io no voglio attaccare i rappresentati che fanno i loro interessi di categoria ed è giusto che li facciano, ma quelli che si dicono indipendenti per prendere per il culo la gente…scusate il linguaggio ma ultimamente mi sento vicino a un uomo di Genova…anche prima di ultimamente.

 

1 – BUSINESS PLAN /1 – LA MERCE CINEMA

LA MERCE CINEMA SI SERVE DEL BUSINESS PLAN CHE VIENE CHIESTO PER QUALSIASI TIPO DI FINANZIAMENTO

Per qualsiasi tipo di finanziamento, soprattutto per le banche, non tiene presente che la produzione cinematografica è una attività atipica e quando è piccola e indipendente non ha I CRISMI della continuità produttiva, in buona sostanza se io faccio i miei film e ho una ditta o una srl può risultare inattiva per un certo periodo di tempo, per cui il prodotto cinematografico mal si confa alla merce continua che viene prodotta e venduta con i criteri della produttività e dell’espansione del mercato.

Quando il BP viene applicato al sistema cinema ci sembra che costituisca una forzatura, che non nasconde una “ideologia” managerialistica sottesa al consumo – in questo caso – di immagini.

Parliamo di immagini e non di scatolette di tonno, e le immagini hanno una natura molto diversa rispetto ai beni “materiali”, ma anche un consumo ed una eventuale diffusione pubblica “valorizzata” tramite biglietti staccati, molto effimera per non dir casuale – che non si mangia e quindi non si apprezza fisicamente come per la maggior parte dei beni scarsi, per cui per fare un BP a volte bisogna aiutarsi cn la fantasia per riempire il vuoto che subentra nel passaggio tra beni fisici e beni culturali e scrivere in sostanza, un sacco di balle…o come direbbe l’intramontabile Fantozzi ragioniere di poco conto, IL BUSINESS PLAN “è una cagata pazzesca”. Il problema è perchè la merce hadeterminate caratteristiche che qui riesci ad individuare con molto difficoltà.

Cmq ci proviamo a mettere insieme qualche concetto….bisognerebbe che ci fosse un BP applicato specificatamente al cinema e alla merce discontinua. Vediamo alcuni spunti da considerare, per il resto bisogna farsi aiutare da qualche esperto.

giancarlo sartoretto

L’idea – elementi di differenziazione, innovazione

Agendo nell’ambito della produzione cinematografica, il BP riguarda la produzione di un film, di 2 film, di 5 film ma anche di zero film in un anno, ecco perché se si applica all’impresa bisogna vedere la sua attività corrente, se invece si applica al singolo progetto bisogna vedere i tempi di realizzazione del progetto.

A differenza di una fabbrica che è a ciclo continuo, la società cinematografica genera prodotti sempre diversi senza una costanza temporale, occorrerà analizzare le caratteristiche specifiche del settore che si differenzia dalle altre imprese anche per quanto riguarda il ciclo del prodotto culturale che viene segmentato attraverso l’intervento di aziende diverse: di produzione, di distribuzione, di esercizio.

Per questo occorre adattare il business plan al tipo di organizzazione che non ha le caratteristiche-ripeto-della continuità produttiva (a parte qualche società che è a pieno regime di giri) e quindi dei processi di produttività insiti nel miglioramento continuo e costante dell’attività di gestione, essendo la produzione cinematografica legata alla temporalità di un singolo prodotto, alla stessa stregua della costruzione di una barca (normalmente da quattro settimane a quattro mesi in fase di ripresa) e da una organizzazione che deve essere approntata per sostenere la complessità del prodotto audiovisivo nelle varie fasi della Preparazione, delle Riprese e dell’Edizione quasi su due piedi, con la differenza che mentre una barca è prevenduta sulla base di uno schema di costruzione e quindi sta all’impresa dimostrare capacità professionale, il prototipo cinematografico deve attendere sempre i gusti del pubblico e pur essendo costruito con i crismi della professionalità, può rimanere invenduto per circostanze imprevedibili (una denuncia esterna) o più facilmente SOTTOVENDUTO per cui il rischio d’impresa è totale perché legato a circostanze difficilmente prevedibili.

Questo per quanto riguarda la piccola produzione indipendente, mentre la grossa produzione avendo in sviluppo più progetti in contemporanea e dotandosi di maggiore forza contrattuale può puntare su distribuzioni molto forti e su esercenti più disponibili a recepire i loro prodotti, tenndo presente che la diversificazione di generi potrebbe aiutare in teoria, ma il mercato italiano è fortemente connaturato in un tipo di prodotto come la commedia.

Chi lavora più a lungo è il regista sia nella fase di preparazione che nella fase di riprese (normalmente tre – quattro mesi) che nella fase di edizione che può durare anche sei mesi.

Diversa è anche l’idea imprenditoriale da cui scaturisce l’iniziativa economica che può risultare si, innovativa, ma dentro ad una griglia di continuità commerciale con un mercato molto strutturato e rappresentato dal pubblico che frequenta le sale cinematografiche, che a questo fine può essere analizzato per target.

In generale le preferenze del pubblico si indirizzano per una quota consistente (60-65%) verso la produzione americana di genere (film d’azione, di fantascienza, horror, commedie e drammi) che sono presenti in tutto l’arco dell’anno anche con una tenuta estiva, poi ci sono i prodotti italiani che si dividono tra commedie e cinema d’autore e variegati prodotti europei passati per i maggiori festival internazionali.

La nostra idea è quella di inserirsi nel mercato italiano in espansione attraverso questo progetto. (continua)