LEGGE FRANCESCHINI TESTO SENATO – (Capo 1° – Disposizioni Generali)

Pubblicheremo la legge Cinema in sintesi, a pezzi, poi dirò quello che è assolutamente sbagliato e da correggere della legge, siccome ormai è legge dobbiamo solo sperare di cambiarla se al governo andiamo noi, i 5 stelle.
E’ un testo quasi simile a quello modificato dalla Commissione Cultura in sede referente. Quindi quando diciamo etc. etc. rinviamo a quello.
Art. 1 – La Repubblica promuove e sostiene il Cinema e l’Audiovisivo, in quanto attività di rilevante interesse generale, etc..
Art. 2 – Si danno definizioni dal punto a) al punto o) di opere audiovisive, film, film d’essai etc. etc..
Art.3 — Pluralismo dell’offerta cinematografica, un sistema di consolidamento dell’industria cinematografica, etc., i percorsi formativi, i disabili e i festival cinematografici.
Art. 4 – Afferma che anche le Regioni concorrono per la loro parte così come le film Commission a determinare l’attrattività territoriale, poi si parla del patrimonio filmico regionale e dell’archivio della Cineteca Nazionale.
Art. 5 – Disciplina la nazionalità italiana delle opere filmiche e come ottenerla. Con DPCM (120 gg) si va al dettaglio. Si poteva anche farlo nello stesso art. 5.
Art. 6 – Parla della Nazionalità Italiana delle opere in Coproduzione Internazionale (normativa già nota)
Art. 7 – Riguarda il patrimonio Cinematografico ed Audiovisivo in particolare la Cineteca Nazionale dove vengono “deportate” le opere filmiche finanziate dallo Stato. Creazione di una rete nazionale di cineteche pubbliche. Con D.M. (120gg) si dettaglierà nello specifico).
Art. 8 – Valorizzazione Sale Cinematografiche e d’Essai attraverso l’interesse culturale che viene attribuito a certe sale (storiche) che così non possono essere trasformate in supermercati (mantengono un vincolo di destinazione d’uso).
Art. 9 – Tutela delle Minoranze Linguistiche e l’art. 9 prende il posto dell’8bis della Commissione Cultura. Anche la distribuzione cinematografica di film europei e stranieri deve tener conto dei territori dove ci sono minoranze linguistiche, al fine di impedire la formazione di fenomeni distorsivi della concorrenza (?)

CONCLUSIONI CATASTROFICHE: LA LEGGE CINEMA C’E’ DAL 3.11.2016 SOLO SULLA CARTA.

Questa è una legge Assetto più astratta con un quantum di assoluto difetto, aggiungiamo i Decreti Attuativi, i DPCM, i Delegati, i Legislativi, i Regolamenti, le Circolari, insomma più di 50 provvedimenti ulteriori, cosa ne viene fuori: un castello di norme e normette per disciplinare un settore che ha bisogno solo di due o tre cosette. E’ un Disegno di Legge squilibrato in profondità, patologico quindi e chi ne parla bene è sulla stessa linea d’onda.
Analizziamo il testo approvato al Senato alla Commissione 7° in sede delirante, (testo Senato) cioè con altri emendamenti che sono stati messi ai voti dopo che ulteriori emendamenti erano stati approvati in sede deferente. In questa fase quelli dell’opposizione sono stati respinti, perché il Governo e dietro a lui chi ha interesse, ha un ordine di legge prefigurato sugli interessi di pochi (Anica, Madia &C.) e non la vuole stravolgere e può accettare solo qualche miglioramento innocuo.
Una legge di settore è funzionale all’economia di settore, però il Governo ha inteso più che migliorare l’economia di settore come dovrebbe essere di ogni legge funzionale, a creare una specie di Testo Unico Nuovo. Di questo però non c’era assolutamente bisogno, bastava mettere insieme tutta la normativa precedente, occorrevano cioè poche norme e funzionali, invece il legislatore è pervaso da una megalomania OPERATIVA in maniera da apparire come un grande riformatore, ecco allora questi 50 e più decreti di tutti i tipi, a cui seguiranno regolamenti, circolari, per formare un sistema elefantiaco che alla fine partorirà il solito topolino, e questi grandi riformatori rischiano di passare per grandi deformatori .
Si può fare un a legge di sistema con + 50 decreti + i Regolamenti + le circolari. Sarà un caos interpretativo. E’ da 50 anni che manca una legge, affermano gli eterni capi di queste associazioni. O forse sono loro che da 50 anni stanno li, nelle istituzioni del cinema, senza che ci sia vero ricambio, o un minimo di rotazione, si è aggiunto pure Rutelli della vecchia guardia, rappresentano non le categorie ma loro stessi, come possiamo pensare che Rutelli possa fare qualcosa di innovativo nel cinema?
Povera Anica, analitica e mantica sei così stantica che per fare cinema hai bisogno di una “politica mafiositica” ovvero paralitica.
Con questa legge i soldi verranno dati automaticamente (ripeto) a chi già incassa (e quindi paradossalmente non ne avrebbero bisogno).
Non si riconosce concretamente nessun pluralismo espressivo (solo chiacchiere nel DdL), non si parla di sperimentazione, di linguaggi, di mantenere un alto profilo culturale nel cinema.
E’ incredibile come ogni provvedimento legislativo che vuole difendere il mercato non sapendo tradurre adeguatamente i meccanismo del mercato si trasforma in IDEOLOGIA DEL MERCATO che nel medio e lungo periodo significa aumento della burocrazia.
L’unica cosa che si salva sono il provvedimento per le sale storiche, il divieto di modificarle a livello d’uso, la possibilità di ottenere il Tax Credit x l’adeguamento tecnologico…ecco, e poi basta. Artt.8-26
E’ certo che i funzionari del Mibact a cominciare da Borelli dovranno fare un sacco di lavoro straordinario anche di notte.
Le imprese di produzione cinematografica attuali sono 4338, dopo questa legge “visionaria” del grande Franceschini scenderanno a meno di 1000 alla fine SOLO 100 SI SPARTIRANNO IL BOTTINO.
Alla Camera poi nessuno ha detto più niente, neanche uno straccio di intervento e la legge è passata sotto silenzio. Amen

IL DdL FRANCESCHINI MODIFICATO DALLA COMMISSIONE CULTURA DEL SENATO (2a parte)

(1a parte)

Art.20 – Agevolazioni fiscali e finanziarie x gli atti soggetti ad imposta fissa di registro.
Ci si riferisce al D.P.R. 29/9/1973 n°601 che contiene le norme in materia di agevolazioni tributarie, mentre il titolo IV° cit., concerne le agevolazioni di carattere territoriale, si cita anche il D.L. 14/1/1994 che riguarda le norme in tema id concessione edilizia x le sale cinematografiche senza oneri concessori.
Art. 21 – Disciplina i Contributi Automatici per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione delle opere cinematografiche e audiovisive sulla base di PARAMETRI OGGETTIVI e relativi unicamente ai biglietti venduti. La stessa impresa può essere rifinanziata per il fatto che ha precedentemente prodotto o distribuito un film che ha incassato. Viene aggiunto il comma 1-bis che ha leggermente mitigato il principio della bigliettazione.
Art.22 – Si parla di apertura di posizione contabile presso il Mibact da parte delle imprese alle quali vengono riconosciuti importi calcolati con i vari parametri in base ai risultati economici precedenti, anche se si aggiunge astrattamente il termine “artistici” – ma come si fa a calcolare il quantum monetario di “artistici” e di diffusione presso il pubblico nazionale ed internazionale. Si considerano anche le piattaforme di diffusione, le rassegne di livello primario con una serie di indici da tradurre in posizione contabile?!? Meccanismi premianti piuttosto astratti e farraginosi. L’art. è modificato da due emendamenti: ciascuna impresa x accedere ai contributi automatici dovrà richiedere l’apertura di una posizione contabile presso il Mibact, si terrà conto degli incassi commisurati ai costi di produzione e distribuzione, per le rassegne e i concorsi internazionali dovranno essere specificati uno ad uno (quali sono) nei decreti attuativi futuri.
Art. 23 – Rinvia ad un successivo decreto (un altro) x i requisiti minimi che le imprese devono possedere sotto il profilo della solidità patrimoniale. Ci sono anche casi di decadenza o revoca dei contributi.
Art. 24 – Disciplina i Contributi Selettivi alle Imprese Cinematografiche che appartengono alle Categorie indicate in apposito D.M. e si prevede una Commissione di 5 esperti di fama internazionale i quali però non hanno diritto al compenso, ma solo al rimborso spese (come fanno a impegnarsi a leggere un sacco di sceneggiature?).
Al comma 1 si parla di a) sviluppo; b) produzione; c) distribuzione di opere cinematografiche e audiovisive.
Al comma 2 si afferma la priorità alle opere cinematografiche (opere prime, seconde, giovani autori) ovvero alle opere di particolare qualità artistica e al loro valore culturale, mentre al comma 3 si parla di esercizio cinematografico.
Ci sono stati parecchi emendamenti, segnaliamo la scrittura tra le attività a cui possono essere concessi direttamente contributi selettivi, che i contributi del Fus e il Tax Credit confluiranno nel nascente Fondo di cui all’art. 11. Al comma 2 si aggiungono le start-up interamente formate da giovani, alle opere di eccelsa qualità artistica e valore culturale e ai film difficili realizzati con modeste risorse finanziarie e che prescindono dalla posizione contabile di cui all’art. 22 e anche in via prioritaria alle opere su cui convergono (una tantum) contributi di più aziende. Le opere difficili devono superare il punteggio di 70 punti e sono anche incapaci di attrarre risorse finanziarie significative e penalizzate nel raggiungere un pubblico vasto (un film sfigato insomma).
Anche le piccole sale cinematografiche (al di sotto di 15.000 abitanti) possono avere contributi selettivi, però il tutto è rinviato all’immancabile decreto ministeriale da adottarsi entro 120 gg.
Art. 25 – Riguardante iniziative e manifestazioni finalizzate alla promozione cinematografica e si considerano le risorse da assegnare rispettivamente:
a) Istituto Luce;
b) Biennale Cinema di Venezia;
c) Centro Sperimentale di Cinematografia
Sempre cl Fondo di cui all’art. 11.
Per effetto degli emendamenti il Mibact contribuirà a finanziare iniziative e manifestazioni volte a sviluppare la cultura cinematografica e audiovisiva nel Paese, a promuovere l’impegno dell’Italia anche in chiave turistica, a realizzare festival etc etc, a sostenere i circoli di cultura cinematografica, le sale delle comunità ecclesiali e religiose, il tutto pari al 3% del Fondo da utilizzarsi anche per le istituzioni scolastiche per attuare il cinema nelle scuole.
Art. 26 – Parla di un Piano Straordinario per il potenziamento del circuito delle Sale Cinematografiche e Polifunzionali per contributi a fondo perduto ovvero in c/ interessi, sui mutui o locazioni finanziarie per la riattivazione di sale cinematografiche chiuse o dismesse, ma anche per realizzare nuove sale mediante l’acquisto di locali per l’esercizio cinematografico, la trasformazione delle sale in ambito cittadino finalizzato all’aumento del n° di schermi e adeguamento tecnologico. Il tutto verrà disciplinato con apposito D.P.C.M. con un occhio di riguardo alle sale multimediali ovvero di altri eventi culturali e di programmazione di opere nazionali ed europee. Le risorse annue saranno di 30 milioni di euro negli anni 2017-18-19 più altri 20 milioni nel 2020 e 10 milioni nel 2021. Le sale chiuse e dismesse per effetto di emendamenti riguarda innanzitutto quelli presenti nei piccoli comuni (15.000 abitanti) e le sale di interesse culturale. La priorità dei contributi spetta alle sale che permettono la fruizione di opere cinematografiche ma anche di eventi culturali, creativi e multimediali. Un altro emendamento riguarda il potenziamento e la ristrutturazione di sale cinematografiche con l’introduzione di previsioni urbanistiche anche per mezzo di demolizioni e ricostruzioni che comportino volumetrie aggiuntive in deroga agli strumenti urbanistici ordinari.
Art.27 – Parla specificatamente di PIANO STRAORDINARIO PER LA DIGITALIZZAZIONE del Patrimonio Cinematografico e Audiovisivo, si parla di 10 milioni annui per la concessione di contributi ecc., alle imprese di post-produzione italiane in proporzione al volume dei materiali digitalizzati e il Decreto Attuativo definirà i requisiti soggettivi dei beneficiari. 10 milioni anni 2017-18-19 del Fondo di cui all’art. 11 con un emendamento rientrano anche le cineteche. Ci sarà un decreto attuativo.
Art. 27-bis. La Commissione per il tramite di un emendamento ha inserito un articolo aggiuntivo che istituisce una sezione speciale per l’audiovisivo nel Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese, fondo dotato di contabilità separata per la realizzazione di prodotti audiovisivi e cinematografici. Il fondo ha 5 milioni di credito.
ART. 28 – Passiamo alle misure volte a favorire una migliore distribuzione delle opere cinematografiche impedendo il formarsi dei fenomeni distorsivi della concorrenza.
ART. 29 – Riguarda l’aggiornamento del Pubblico Registro Cinematografico. Un emendamento ha completamente sostituito l’art. 29 che cmq prevede l’istituzione del Registro Pubblico delle Opere Cinematografiche e Audiovisive presso il Mibact senza oneri per la finanza pubblica. Sono soggette ad obbligo di iscrizione le opere cinematografiche e Audiovisive di nazionalità italiana che hanno beneficiato di contributi pubblici, che assicura la pubblicità circa l’identità degli autori e dei produttori dell’opera. Qui si registrano vari atti che accertino diritti soggettivi opponibili a terzi anche di cessione alle Tv come i diritti di antenna. Tutto è pubblicizzato e liberamente consultabile da chiunque. Anche la Siae cura il Registro Pubblico Speciale e quindi più che un doppione dovrebbe essere una Integrazione. Con D.PR.C.M. verranno stabiliti i termini e le modalità delle comunicazioni che sono cmq obbligatorie pena la REVOCA dei contributi pubblici. Si annotano anche opzioni di libri. Un altro D.PR.C.M. determina le caratteristiche del Registro, le modalità, le tariffe ecc. ecc. ecc., quindi due D.PR.C.M., siamo a livelli PLEONASTICI di burocrazia totalizzante. Per finire si abroga (finalmente qualcosa si toglie di mezzo) il pubblico registro cinematografico curato dalla SIAE.
ART. 30 – Riforma della Revisione Cinematografica (censura) con tanti decreti legislativi da adottare. E’ stato modificato per effetto di un emendamento, con Delega al Governo di riformare il sistema della revisione cinematografica finalizzata alla tutela dei minori. Attualmente ci sono le Commissioni che decidono, il nuovo sistema invece si baserà sul principio della responsabilizzazione degli imprenditori del settore. Ci saranno abbondanti decreti legislativi in materia e decreti delegati che non ci potevamo far mancare, che sono più specializzati nelle sanzioni da comminare. Il nuovo organismo di controllo presso il Mibact prenderà il posto delle numerose Commissioni per la revisione cinematografica e sarà formato da un numero per il momento imprecisato di membri (ci penserà un apposito decreto delegato a stabilirlo) di provata indipendenza di comprovata qualificazione personale.
ART. 31 –
Riguarda altri Decreti Legislativi per la promozione delle opere europee e italiane da parte dei FORNITORI DI MEDIA AUDIOVISIVI che sono le televisioni. Si parla di obblighi di investimento con deroghe, adeguandosi ai principi di proporzionalità, adeguatezza ed efficacia. Si riformulano le regole, si riformula la definizione di produttore indipendente, si vuole creare un adeguato sistema di verifica, di controllo e un sistema sanzionatorio, insomma si parla di quote ma non si capisce molto e non si disciplina niente, si rinvia.
Delega al Governo di adottare entro 12 mesi uno o più decreti legislativi. Attraverso un emendamento si introducono procedure più trasparenti ed efficaci in materia di obblighi di investimento e programmazione di opere italiane ed europee da parte delle Tv con meccanismi di flessibilità in cui ci siano una maggiore pluralità di linee editoriali, favorendo degli accordi tra le categorie dei fornitori dei servizi di media audiovisivi e i produttori indipendenti il tutto condito da un appropriato sistema sanzionatorio.
ART. 31 bis – Delega entro 12 mesi al Governo x la riforma delle norme in materia di rapporti di lavoro nel settore cinematografico e audiovisivo x effetto di un emendamento in sede referente, lo scopo è quello di una disciplina sistematica ed unitaria del rapporto di lavoro con il conseguente obiettivo di semplficazione (capirai!)
ART. 32 – Disciplina la procedura di adozione dei decreti legislativi previsti dagli articoli 30, 31 e 31bis, cioè tutela dei minori, quote e rapporti di lavoro.
ART. 33 – Vigilanza e Sanzioni: 5 anni di esclusione dai benefici se si producono dichiarazione o documentazioni false
ART. 34 – (Lunghissimo articolo) Delega del Governo al Codice dello Spettacolo in tale Corpus normativo confluiranno le riforme delle Fondazioni liriche-sinfoniche, teatro, Prosa, Musica, Danza e Spettacoli Viaggianti e Attività Circensi.
E’ stato stralciato dalla Commissione in sede referente (probabilmente avrà una normativa tutta sua al di fuori del settore cinematografico ed audiovisivo).
ART. 35-
Riguarda la copertura finanziaria e la marea di Decreti Legislativi, Ministeriali, Attuativi, Delegati che verranno sfornati da questa legge: non devono comportare maggiori oneri a carico della Finanza Pubblica, ci devono essere prima gli stanziamenti. Gli oneri derivanti dall’art. 11 sono pari a € 233.565.000 per gli anni 2017-2018-2019 e le coperture si trovano mediante corrispondenti riduzioni di fondi.
ART. 36 –
Riguarda l’abrogazione di varie norme.
ART. 37 –
Disciplina le norme transitorie.
ART. 38 –
L’entrata in vigore. La legge entrerà in vigore il primo gennaio 2017 ad eccezione di quegli articoli che entreranno in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale.
Quindi sono sicuri che la Legge verrà approvata il 1° gennaio 2017
CONCLUSIONI/1
Un sacco di emendamenti assolutamente secondari, + di 50 decreti che non cambiano niente e peggiorano le condizioni economiche del settore, dove continuano a concedere finaziamorti ai soliti noti e cmq alle posizioni + forti, relegando la produzione + artiginanali ai margini. E’ vero che ci sono le opere di giovani, prime e seconde, ma a questo punto diventano un contorno, una politica PANDA perché non verranno mai distribuite se non in maniera marginale.
Il dato politico essenziale è che può fare cinema solo chi incassa.
RIMANGONO FUORI:
A) la programmazione obbligatoria nelle multisale (Di Giorgi)
B) Rai Servizio Pubblico (Cinema In Movimento)
C) Circuito Distributivo per il Cinema Indipendente (Cinema In Movimento) mentre l’interesse culturale è sparito (che poi era anche un modo per giustificare i finanziamenti pubblici);
D) Finanziamenti Selettivi Decentrati,
E) Risorse Rai decentrate.
Quando c’è troppa corruzione politica, l’unico modo per mantenere un livello sano di cinema è decentrare, non perché lì non ci sia, perché qualcosa di buono puoi trovare…

LA RAI MAGGIORITARIA

In Italia l’informazione è sempre prona al potentato politico di turno, la Rai prima era democristiana, poi socialista, poi è andata a finire in mano a Berlusconi che era già proprietario di Mediaset, poi alle varie maggioranze succedutesi, poi infine al Pd di Renzi. Ognuno metteva i suoi uomini all’interno della Rai e ognuno faceva entrare i propri raccomandati, così il personale dipendente aumentava e gli sprechi di più. Naturalmente i politici dicevano che la Rai sarebbe diventata la più grande azienda culturale del Paese mentre la stavano distruggendo. Ora Il Pd di Renzi controlla anche buona parte della Fiction e tutti i produttori e registi di corte in quota Pd lavorano alla grande tutto l’anno anche i giorni festivi e si beccano contratti milionari. In cambio di questa protezione politica vive nel disordine e nell’anarchia. Così oggi la Rai appartiene in toto alla vecchia politica, è impossibile cambiarla come dice con onestà intellettuale il Sen. Airola, lui c’ha provato ma è rimasto senza risultati. Ebbene si, la Rai costituisce un premio di spartizione che va al governo, in Italia si usa così, non esiste l’autonomia e l’indipendenza giornalistica di una BBC, il degrado è iniziato da subito, è la Rai stata trattata come una grande meretrice seducente che si vendeva al potere, il quale in maniera suadente la addomesticava ai suoi voleri e interessi.
Se noi come movimento 5 stelle al quale mi onoro di essere iscritto dal 2012 appena in tempo a fare il GRANDE ELETTORE dei deputati e senatori attuali (chi non si ricorda delle firme prese al freddo) andassimo al governo cosa facciamo?
Entriamo per fare pulizia e ristabilire un ordine, togliere di mezzo tutte le strutture di potere della vecchia politica e provare a riportare la massima azienda culturale in mano alla meritocrazia, ai giornalisti competenti e indipendenti, farla diventare come la BBC, il che non è facile, ovvero ripresentare una vecchia idea di Beppe Grillo per cui si mandano 2 canali Rai2 e Rai 3 nel privato togliendo le azioni del tesoro e mantenendo solo Rai 1 e solo il personale che è stato assunto con concorso regolare o invece ancora applicare la legge e non rinnovare la convenzione con il governo, che poi sarebbe il D.P.R 28/3/94 N. 188 che riguarda la convenzione tra il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni (di allora) e la Rai per la concessione in esclusiva del servizio pubblico di diffusione circolare dei programmi sonori e televisivi sull’intero territorio nazionale che lo concedeva x 20 anni mentre stipulava ogni tre anni un contratto di servizio integrativo e l’art. 23 dello stesso DPR che riguardava la possibilità di decadenza e affermava che in caso di gravi e reiterate inosservanze degli obblighi derivanti dalla presente convenzione può essere disposta la decadenza della concessione previa deliberazione del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro delle Poste ect. ed il parere della Commissione Parlamentare di Vigilanza. Quindi in teoria si potrebbe anche non rinnovare la convenzione e darla a qualche altra televisione, una BBC in italiano.

IL DdL FRANCESCHINI MODIFICATO DALLA COMMISSIONE CULTURA DEL SENATO (1a parte)

Si pubblica il DdL Franceschini con le modifiche introdotte dalla Commissione Cultura del Senato nel luglio 2016, articolo per articolo, confrontando anche il Dossier del Servizio Studi. Poi vedremo se ci sono state variazioni significative al testo approvato al Senato (work in progress).

Viene modificato completamente l’art. 1 che riguardava il Cinema, l’Audiovisivo e lo Spettacolo dal Vivo, che definivano l’IDENTITA’ NAZIONALE.
Adesso al comma 1 si parla di protezione e promozione delle diversità delle espressioni culturali secondo l’UNESCO e l’UE, mentre si elimina lo SPETTACOLO DAL VIVO, si parla di intervento pubblico in quanto sia il cinema che l’audiovisivo sono attività di rilevante interesse generale che contribuiscono alla definizione dell’identità nazionale e alla crescita civile, culturale ed economica del Paese, favoriscono la crescita industriale, promuovono il turismo e creano occupazione anche attraverso lo sviluppo delle professioni del settore (comma2). Il nuovo titolo del DdL è DISCIPLINA DEL CINEMA E DELL’AUDIOVISIVO.

L’art. 2 definiva i vari termini di opera audiovisiva di film, di opera prima ecc., definiva anche l’Hosting come fornitore di servizi.
Adesso al punto a) x opera audiovisiva s’intende la registrazione di immagini in movimento, anche non accompagnate da suoni (la modifica è intervenuta con l’approvazione dell’emendamento 2.100).
Poi si parla di film e di film d’essai (emendamento 2.4), di opera prima, opera seconda, opera d’animazione, opera audiovisiva, di nazionalità italiana, opera audiovisiva di produzione internazionale, ecc.poi si parla di sala cinematografica e di sala d’essai con l’emendamento 2.4 approvato in sede referente.
confrontando anche il Dossier del Servizio Studi. Poi vedremo se ci sono state variazioni significative al testo approvato all Senato (work in progress).
L’art. 3 sostiene il principio del pluralismo dell’offerta cinematografica ed un sistema di consolidamento dell’industria cinematografica favorendo la coproduzione internazionale, la circolazione della produzione italiana, la formazione professionale, la educazione all’immagine e la valorizzazione dele sale cinematografiche. Una serie di principi generali di intervento. Un emendamento ha aggiunto i percorso formativi, un altro riguarda la fruizione dei disabili e un ultimo riguarda la valorizzazione anche dei festival cinematografici.
L’art. 4 afferma che anche le Regioni concorrono per la loro parte, così come le Film Commission per l’attrattività territoriale e possono avere in gestione fondi europei.
Si aggiunge la valorizzazione del patrimonio filmico a livello regionale anche tramite mediateche e cineteche e l’archivio della Cineteca Nazionale.
Lo Stato riconosce il ruolo e l’attività delle Film Commission e un emendamento aggiunge che anche le Regioni favoriscono la promozione del territorio sostenendo lo sviluppo economico e culturale (anche linguistico) tramite l’assistenza amministrativa alle imprese audiovisive che operano in loco, attivando appositi fondi (europei), ma ci vuole un decreto attuativo. Ci possono essere convenzioni col sistema bancario locale per favorire l’accesso al credito a tasso agevolato alle imprese che operano nel territorio, con qualche limitazione per le Regioni a statuto speciale.
L’art. 5 disciplina la nazionalità italiana delle opere filmiche con un emendamento a favore dell’ utilizzazione della lingua della minoranza linguistica.
L’art. 6 parla della Nazionalità Italiana delle opere in coproduzione internazionale e fa riferimento al d. lgs 28/2004.
L’art. 7 riguarda il patrimonio cinematografico ed audiovisivo, in particolare la Cineteca Nazionale dove vengono depositate le opere filmiche finanziate dallo Stato. La Commissione Cultura ha aggiunto un comma che riguarda la creazione di una rete nazionale delle cineteche pubbliche con successivo decreto attuativo.
Art. 8 – Valorizzazione Sale Cinematografiche. Ci possono essere cinema di interesse culturale e si prevede il vincolo di destinazione per le sale storiche che quindi non potranno più diventare dei supermarket e anche ristrutturazioni in deroga agli strumenti urbanistici. L’interesse culturale si può applicare anche alle sale d’essai (emendamento) oltre che alle sale teatrali e librerie storiche. Ci sarà un’intesa in sede di Conferenza Unificata tra lo Stato, le Regioni e i Comuni (altro emendamento) mentre le ristrutturazioni in deroga agli strumenti urbanistici con volumetrie aggiuntive è stato qui soppresso, ma inserito nell’art. 26.
Art. 8 bis. Un emendamento in sede referente x la tutela delle minoranze linguistiche che riguarda la distribuzione cinematografica nei territori in cui sono presenti, (albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene, croate, il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo).
Art. 9 – Riguarda le attribuzioni e le competenze del Ministero anche in riferimento al Turismo e diffusione dei beni culturali e paesaggistici. Sostiene accordi internazionali, il Cinema, le sale cinematografiche, promuove l’immagine dell’Italia ecc. Il titolo dell’art. è Funzioni Statali. Viene aggiunto dalla Commissione Cultura un emendamento “con il concorso dell’Istituto Luce e un altro emendamento che riguarda la promozione di programmi di educazione all’immagine nelle scuole di ogni ordine e grado con risorse da prelevare dal Fondo di cui all’art. 11. Si aggiungono anche i percorsi formativi con un ulteriore emendamento.
Art. 9 bis – Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo inserito dalla Commissione con l’approvazione di un emendamento. Il Consiglio ha compiti di consulenza e di supporto. Si occupa anche tra l’altro di pirateria cinematografica, organizza consultazione periodiche con i rappresentati dei settori professionali ed è composto da 8 personalità del settore cinematografico ed audiovisivo nominate dal Mibact, 2 delle quali dalla Conferenza Unificata, + 3 componenti scelti dallo stesso Mibact nell’ambito di una rosa di nomi proposta dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative. Verrà nominato un presidente che assieme ai componenti verranno comunicati alle Commissioni Parlamentari competenti, allegando il Curriculum Vitae dei soggetti nominati. Non spettano gettoni di presenza ma solo rimborsi spese. Dura in carica 3 anni e sostituisce la Consulta dello Spettacolo che è quindi soppressa.
Art. 10 – Obiettivi e tipologie di intervento. Scende nel dettaglio del Mibact a sostegno del settore. Gli interventi sono:
1) incentivi fiscali,
2) contributi automatici,
3) contributi selettivi,
4) per le attvità di promozione cimematografica.
Anche qui però ci saranno appositi decreti ministeriali che allungheranno il tutto SINE DIE.
E VEDIAMO GLI EMENDAMENTI:
– il primo riguarda il comma 3 dell’art. 10, cioè il rispetto delle norme in materia di aiuti di Stato. Queste disposizioni tra l’altro promuovono il merito, il mercato e la concorrenza e rispettano le specifiche esigenze delle persone con disabilità. Invece diminuisce l’intensità d’aiuto nei confronti delle imprese non indipendenti o non europee. Ci sarà anche UNA RELAZIONE ANNUALE entro il 30 settembre di ogni anno sullo stato degli interventi e sull’efficacia delle agevolazioni tributarie.
Art. 11 è l’art. clou, parla di un FONDO x lo sviluppo degli Investimenti x il finanziamento degli interventi e anche di un PIANO STRAORDINARIO x il potenziamento del Circuito delle Sale Cinematografiche e la digitalizzazione del Patrimonio Cinematografico e Audiovisivo; dal 2017 vi affluirà una quota pari allì11% cmq non inferiore a 400 milioni, di IRES e IVA applicata alle industrie di settore. Lo Stato rinuncia a queste entrate. I soldi andranno anche alla distribuzione cinematografica, di video, di programmi televisivi, di proiezioni cinematografiche, internet, ecc.
Nel riparto del fondo i contributi selettivi non devono essere superiori al 15%. Sarà facile però che oltre alla fiscalità di settore dove mancano molti soggetti importanti come le PIATTAFORME WEB, si ricorrerà per raggiungere i 400 milioni del fondo, alla fiscalità aggiuntiva generale dei cittadini, anche perché questa non è una vera e propria tassa di scopo.
– Il secondo emendamento riguarda il finanziamento annuale degli interventi che dovrà essere “parametrato annualmente”.
Un decreto attuativo indicherà le modalità di gestione del FCA (Fondo Cinema Audiovisivo) attraverso dei programmi.
Si ripartirà il fondo tra tipologie di contributi che x quelli selettivi NON POSSONO ESSERE INFERIORI AL 15% e superiori al 18% e questo per effetto di due emendamenti.
Art. 12 riguarda i requisiti di ammissione a tutti i tipi di contributi e i casi di esclusione, e che l’ammissione al beneficio è subordinata al riconoscimento della nazionalità italiana x tutti i film tranne quelli a carattere pornografico o che incitano alla violenza ovvero all’odio razziale.
Un emendamento stabilisce che l’ammissione ai benefici previsti dalla presente legge, delle opere cinematografiche e audiovisive è subordinata al riconoscimento della nazionalità italiana fatta eccezione x gli INCENTIVI FISCALI di cui all’art. 17 (produzioni estere) .
Un altro decreto attutivo ci dirà i criteri x definire quali sono le opere audiovisive a carattere pornografico o che incitano alla violenza o all’odio razziale che escludono dalle agevolazioni. Così come vengono escluse la pubblicità Tv, gli spot pubblicitari, televendite, ecc. opere prodotte esclusivamente ai fini commerciali o promozionali, programmi di informazione e attualità, giochi, quiz, talk show, gare e competizioni, trasmissione in diretta di eventi, compresi quelli teatrali, musicali, artistici, culturali, sportivi e celebrativi.
Art. 13 – Riguarda gli incentivi fiscali x le imprese di produzione (il credito d’imposta) tra il 15-30% del costo complessivo di produzione e demanda al solito D.M. ulteriori dettagli. Il 30% in base ad un emendamento x le opere audiovisive in coproduzione internazionale e produzione internazionale ecc. ecc.
Art. 14 – Incentivi fiscali x le imprese di distribuzione sempre tra il 15-30% e se la distribuzione è curata direttamente dallo stesso produttore indipendente (che quindi deve specializzarsi), la misura aumenta al 40%. Si rinvia ad un ulteriore D.M. Con un emendamento si introduce il credito d’imposta x film distribuiti in lingua diversa appartenente ad una minoranza linguistica e l’impresa di distribuzione, secondo un emendamento, può essere di editoria audiovisiva.
Art. 15 – Credito d’imposta x l’esercizio cinematografico x le industrie tecniche e di postproduzione tra il 20 e il 40%. Si rinvia al D.M. e si dovrà tener conto delle sale realizzate prima del 1° gennaio 1980 (storiche) e con un emendamento il credito d’imposta si allarga anche ai laboratori di restauro (dei film). Quindi per ristrutturazione di sale, realizzazione di nuove, ripristino di sale inattive.
Art 16 – Credito d’imposta per gli esercenti delle sale che potenzieranno l’offerta di opere italiane ed europee, si rinvia ad un apposito salvifico decreto. Con un emendamento l’aliquota massima è del 20% sugli introiti derivanti dalla programmazione delle opere italiane ed europee, con un altro emendamento si tutelano le piccole sale cinematografiche ubicate nei comuni con meno di 15.000 abitanti. Si rinvia al Decreto di cui all’art. 19.
Art. 17 – Credito d’imposta x le imprese nazionali di produzione esecutiva e di postproduzione in relazione ad opere realizzate sul territorio nazionale utilizzando manodopera italiana su commissione di produzioni estere, tra il 20 e il 30% del costo di produzione della singola opera. Un emendamento invece di 20% lo alza al 25% della spesa sostenuta nel territorio nazionale.
Art. 18 – Credito d’imposta x le imprese non appartenenti al settore della Produzione Cinematografica e Audiovisiva (gli esterni) nella misura massima del 30%.
La Commissione ha novellato il comma 1 e introdotto un comma 1-bis: sono soggetti passivi dell’Imposta sul Reddito (devono pagare) non appartenenti al settore cinematografico ma ASSOCIATI IN PARTECIPAZIONE che possono avere una riduzione del 30%; 40% di riduzione fiscale se l’opera ha ricevuto un contributo selettivo dal Mibact e questo per effetto di un emendamento. Si rinvia al solito decreto attuativo di cui all’art. 19. Gli investimenti esterni possono essere fatti anche x il tramite di intermediari.
Art. 19 – Disposizioni comuni in materia di credito d’imposta. I crediti d’imposta sono utilizzati ESCUSIVAMENTE in compensazione. La Commissione ha inserito un nuovo comma 2-bis che esclude l’applicazione ai crediti d’imposta del limite di utilizzo annuale di 250.000 Euro E QUESTI CREDITI D’IMPOSTA IN BASE A 3 EMENDAMENTI, SONO CEDIBILI DAL BENEFICIARIO A INTERMEDIARI BANCARI, INCLUSO L’ISTITUTO PER IL CREDITO SPORTIVO, finanziari ed assicurativi esclusi gli investitori privati non appartenenti al settore cinematografico ed audiovisivo. E poi ancora una caterva di decreti attuativi.

 

LA COMMISSIONE CULTURA COMUNE DI ROMA

LA COMMISSIONE CULTURA COMUNE DI ROMA con Eleonora Guadagno, Valentina Vivarelli, Alessia Mariani, Monica Montella, A.G Meluzzi tra gli altri, ha invitato ad una riunione, il 6 ottobre al Comune, il settore cinema per concordare delle iniziative in Comune (si spera).
Si parla di Centri Culturali dislocati nei vari quartieri, biblioteche, il Palazzo delle Esposizioni, per collegare le periferie con il centro.
Ecco i vari interventi in una sala piena e attenta, tra parentesi sono mie considerazioni:
Fabio Meloni nel suo intervento manifesta l’esigenza di rinnovare la popolazione cinematografica (che non è poco) in rapporto al territorio, attraverso la rete dei cittadini. Bisogna coinvolgere le monosale, costituire delle sale di aggregazione, creare delle strutture. Il Cinema Indipendente è fatto da una miriade di microimprese che vanno sostenute.
Enzo De Camillis, scenografo, ci parla dei mestieri del cinema da rimettere in piedi valorizzando il grande artigianato che c’è dietro e favorendo un cinema in cui si faccia tanto teatro di posa privilegiando le costruzioni (piuttosto che un cinema ripreso dal vero).
Marco Luca Cattaneo si chiede cos’è il cinema indipendente? Tutti ne parlano, ma una definizione precisa non c’è. E’ importante il legame della produzione cinematografica con il territorio ed esalta l’esperienza del Cinema Aquila prima che fosse chiuso per mafia, che ha valorizzato questo rapporto, privilegiando la produzione dal basso attraverso spazi sul modello della rete d’impresa. Ha nominato la sala Troisi che tra poco riapre, le sale storiche che potrebbero essere coinvolte e poi la Legge Cinema dovrebbe prevedere la possibilità per i gruppi di impresa di costituirsi al fine di poter accedere alle gare.
Adele Dell’Erario parla di spazio indie, esiste una comunità di microimprese, parla anche dalle esperienze dell’Isola del Cinema, di piccole e medie imprese unendo le produzioni indipendenti.
Non deve essere un cinema di nicchia e deve coinvolgere la rete di festival di cinema indipendente e poi è importante la macroarea delle biblioteche come centri multiculturali. Bisogna costituire un circuito di sale, degli spazi comunali individuando appunto questi luoghi come la Sala Teatro Cinema Airone (Appio Latino) il Cinema Appollo (800 posti) di stile liberty e il Cinema Rialto di 450 posti. Importanti sono anche i teatri di posa, gli Studi De Paolis da dare alle piccole imprese dopo che sono stati confiscati alla mafia. Adele si candida x un tavolo di lavoro dove questa attività deve anche garantire un indotto.
Giorgio Ginori che presenta l’attività ventiduennale dell’Isola del Cinema e di R.I.N.G. – Registi Italiani di Nuova Generazione, e ci dice di aver sposato lo spazio Indie Mamma Roma Tv ei suoi quartieri nel collegare il Centro con le Periferie e raccontare la città.
Luciano Sovena di Roma-Lazio Film Commission: “abbiamo un bando che dà rispondenza ai mestieri del cinema, e a tutte le esigenze, prosegue dicendo che è urgente dare una definizione di Cinema Indipendente e poi parla delle difficoltà distributive, di un film indipendente da considerare, come “Orecchie” che non ha ancora una distribuzione, infine parla dell’accordo con l’Argentina.
Luca Lobianco auspica un fare sistema, creare anche degli archivi privilegiando il tema di legame col territorio: città creativa e cinema fino a giungere al tema culturale dell’archeologia.
Massimo Arcangeli dell’Anec Lazio intrattiene gli astanti sul concetto di indipendenza, il cinema in quanto luogo indipendente che può coinvolgere il soggetto pubblico attraverso una politica dei luoghi cinema, bisogna mantenere l’interesse pubblico: “hanno chiuso a Roma ben 40 cinema, possono essere tutti interamente recuperati? Non illudiamoci, al massimo ne possono essere riattivati una decina, è impensabile di più”. (Anche perché la concorrenza diventerebbe spietata). E poi come evitare di far chiudere ancora altri cinema se non con l’abbattimento della fiscalità e con la semplificazione dei processi amministrativi: non si può intervenire sulle sale a livello urbanistico- ci dice, (anche se invece con il Nuovo Disegno di Legge Franceschini all’art. 26 si parla di deroghe ai piani urbanistici per le sale cinematografiche).
Poi interviene Roberto Perpignani, eccellente montatore che ha ricevuto riconoscimenti dalla città di Roma: il prodotto filmico che scaturisce dalla creatività di tutti i settori non deve essere approssimativo.
Anton Giulio Pelonzi ci intrattiene anche con un discorso sul metodo per cui occorre dividere x settori le problematiche.
Maurizio Carrassi della rete Biblioteche di Roma parla di un circuito quello delle biblioteche che dedica attenzione al Cinema Indipendente che così può incontrare nuovi pubblici.
E’ il turno di Pierfrancesco Aiello che afferma come per un produttore indipendente sia difficile trovare sale a Roma perché queste sale sono in mano a due o tre proprietari con marchi quasi simili (il mercato è dominato dagli oligopoli). Se poi i film non escono nelle due città capo zona Roma e Milano anche le altre città si defilano e se non vengono sufficientemente distribuiti moltissimi film non possono essere venduti, la Rai non li compra e quindi non li programma e la situazione diventa precaria.
E siamo a Simone Isola – distributore – Questi prodotti indipendenti hanno difficoltà di entrare in sala (e se ci entrano stanno poco) bisogna affidarsi a dei professionisti della distribuzione che sappiano avvicinare un certo tipo di pubblico, non si può improvvisare.
Tocca a Luisa Porrino – filmmaker – che parla di sale cinematografiche sul territorio e cita il sistema Lombardia, un buon film indipendente può essere fatto anche con 150.000,00 però i sindacati delle maestranze e dei lavoratori devono considerare regole diverse in rapporto al budget.
Enrico Nadai, per disperazione, ci dice, ha creato una società di produzione indipendente perché nessuno voleva produrre il mio progetto, che poi una commedia dovrebbe essere distribuita facilmente, tra l’altro è da considerarsi indipendente una commedia? (Dipende dal budget, se il budget è troppo basso, il film diventa difficile produttivamente e per questo può essere considerato un prodotto indipendente).
Umberto Marino discetta di Presidi Culturali Polivialenti e afferma che quando il budget è risicato si va in crisi anche per piccoli importi. E’ importante costruire questo nuovo pubblico contro la violenza coinvolgendo anche la Rai. L’Anac deve battersi anche per questo.
Poi c’è la testimonianza di un ragazzo di colore che ha fatto un cortometraggio: “abbiamo bisogno di un aiuto” ha detto, interpretando un sentimento diffuso, “dobbiamo almeno trovare delle istituzioni sensibili”.
E’ il turno di Stefano Amadio di Cinema Italiano Info: “per la mia attività- dice- vedo almeno 200 film italiani e partecipo ad una trentina di festival e sono due le cose che mancano: uno, la qualità del cinema indipendente e poi gli spettatori, e prosegue – è giusto dare un finanziamento solo se il film è bello”. E’ questa la singolare proposta di Stefano, naturalmente secondo il suo giudizio soggettivo. (Probabilmente vedendo troppi film a uno può venire la sindrome di rifiuto, pensiamo a tutti quei critici che devono sobbarcarsi per lavoro tutti i film della settimana per trent’anni e che alla fine stremati non ne vogliono più sapere, una cosa è quando uno vede i film per mestiere e un’altra quando uno paga il biglietto).
Anche Valeria Romanelli, attrice che ha partecipato ad un progetto: “La notte non fa paura” costato appena 30.000 euro non riesce ad avere una distribuzione, (è la solita litania ormai espressa in tutte le salse, purtroppo in Italia c’è chiusura verso il nuovo e se non conosci qualcuno che ti possa aiutare, magari un politico) sono cavoli amari, mancando un circuito nazionale di cinema indipendente a cui rivolgersi, ma soprattutto non c’è nessuno che ti dica almeno no, non mi interessa, perché manco ti rispondono.
Poi c’è Massimo Torre che parla di spazi nelle periferie, c’è anche il mio intervento (che non mi ricordo) poi Bernardini che parla di film indipendenti di valore, film belli e brutti, c’è chi dice che i film indipendenti sono tutti brutti, cmq per farli girare bisogna fare un consorzio tra produttori (idea che gira da tanti anni e molto sostenuta in un convegno di qualche anno fa con il Mise Ministero Sviluppo Economico)
Carola della Commissione Cultura analizza le competenze del Comune, c’è tanta decadenza, non si fa sistema, ogni municipio può creare eventi, c’è è vero un problema di crisi di pubblico esiste però anche Internet.
Monica sempre della Commissione Cultura ribadisce che bisogna mappare il patrimonio, effettuare studi di fattibilità e usare la manovra fiscale per le attività culturali però non capisce l’indipendenza in quanto film liberi dal mercato quasi che si pretendesse assistenzialismo, l’indipendenza significa essere liberi e basta, cmq si può organizzare una manifestazione di cinema indipendente. (In effetti bisogna fare in modo che l’indipendenza sia soprattutto economica e non essere nella condizione di chiedere sempre aiuto a qualcuno, per questo è necessario creare un circuito remunerativo di cinema indipendente e una Agenzia in grado di vendere il prodotto all’estero sfruttando le varie finestre).
Anche Eleonora (Commissione Cultura) ci dice che la visione culturale è una forma di crescita di capitale sociale, che è una esigenza sentita nell’ambito cinematografico, si deve creare una rete culturale attraverso il recupero di spazi comunali, importanti strategicamente sono gli Studi De Paolis e Cinecittà Bene Comune e prosegue: “abbiamo 5 sale comunali, una rete distributiva, un cinema Aquila da far ritornare in auge per creare i primi passi di Roma Capitale del Cinema Indipendente.
Paola Pannicelli produttrice di Rai Fiction ci dice che bisogna distinguere tra cultura e livello economico: ci devono essere i produttori e l’autore non si deve consumare in pratiche a lui estranee, non ha bisogno di interessarsi di denaro, in passato purtroppo sono stati dati spazi solo alle clientele (forse per questo tanti hanno dovuto fare i produttori di loro stessi).
Infine la parola ai cittadini: interviene Alessandro Verdecchi il cittadino per eccellenza che ha prodotto più di 70 film e con un tono accorato ha fatto una critica di metodo contro questa situazione Romana, dove uscire nelle sale a volte diventa un miraggio e dice tra gli applausi di chiusura che belli o brutti i film devono essere visti, perché gli unici a giudicare sono gli spettatori, (per fare una buona politica cinematografica bisogna che si arrivi al pubblico).
I pochi rimasti erano visibilmente stanchi
CONCLUSIONI
E’ STATO UN UTILE CONFR0NTO TRA LE ISTITUZIONI COMUNALI E IL SETTORE CINEMATOGRAFICO, il clima è di attenzione alla novità 5 Stelle, in cui però mi si lasci dire, in qualcuno DEL SETTORE vige ancora troppa autoreferenzialità e che invece di parlare ad una comunità culturale fa il suo bel intervento e poi senza rispetto se ne va: mi si nota di più se parlo cn questo tono o con quest’altro, se dico questa cosa o sollevo quel problema, se parlo male del cinema indipendente o lo esalto (tanto a me che me frega!).
Si osserva questo individualismo sfrenato che in passato non ha mai permesso di cambiare le cose, qualcuno poi vuole  spacciare “cultura” anche a poco prezzo: in Francia o in Spagna (cioè con vari colori politici) basta che se magna!

CINEMA E TV

La Tv prima del suo avvento, MOLTA PIU’ GENTE ANDAVA AL CINEMA e quindi il mercato dei biglietti era molto più vasto e ri-quindi trovavano spazio sia i B movie che i film intellettuali, i film di genere e i film d’autore, però abbiamo detto che su 100 film oggi prodotti solo 30 incassano gli altri 70 non ce la fanno, anche se, venti di questi si prendono una parte di soldi e con le finestre possono andare pari. Siamo quasi in una condizione che Claus Offe, un valente politologo, definiva di “demercificazione” per metà di questi prodotti filmici non esiste valorizzazione mercantile, per cui la produzione dovrebbe essere azzerata, ma esistono i giovani, autori e attori che così vengono emarginati dal settore e devono andare all’estero. Come fare? Ecco il senso di un investimento pubblico, considerando il cinema come eccezione culturale si mantiene un livello “culturale di produzione” che altrimenti sparirebbe con grave danno all’identità nazionale e locale e non solo per i giovani ma anche per gli autori “difficili”, il problema però è quello di mantenere un pubblico attraverso un circuito di sale, perché non si può pensare solo a mantenere la produzione se poi non c’è la distribuzione nelle sale. Qualcuno ha trovato una soluzione coinvolgendo le biblioteche ma è una soluzione erronea soprattutto perché gli strumenti di diffusione sono scadenti e quindi diventa tutto di serie b) che è un paradosso, il cinema di qualità fatto vedere in maniera improvvisata, una altra cosa è che la biblioteca organizzi le proiezioni al cinema di quartiere. Quindi allo stato attuale non si può parlare di progetti di distribuzione nelle biblioteche usando il termine efficacia.
Tornando ai prodotti de mercificati essi riguardano la natura dei beni pubblici perché non sono valorizzati per l’individuo, ma per la comunità (la comunità non può giocare in borsa) e allora perché un produttore dovrebbe rischiare dei soldi sapendo in anticipo che non li riprenderà mai? Cioè viene meno anche il principio dell’economia Liberale che se un prodotto filmico è buono trova da sé le sue uscite, ma con gli attuali circuiti oligopolistici questo non è più possibile e d’altra parte vista la globalizzazione in corso non si può attuare l’autarchia, anche perché i film Usa molto spettacolari impiegano budget milionari per attrarre il pubblico e sfruttano la globalizzazione (l’imperialismo si diceva una volta) per venire distribuiti in tutto il mondo. Oggi il cinema che attrae (soprattutto i giovani) è quello a stelle e strisce e gli attori Usa sono dei divi che possono fare la pubblicità anche in Italia per l’attenzione che creano.
Quindi il finanziamento pubblico è un contentino che lo Stato elargisce alle produzioni indipendenti dicendo: lo so che non avete mercato, vi finanzio qualche progetto così lavorate anche voi, è chiaro che poi non troverete la distriBuzione, ci mancherebbe, semplicemente perché non c’è, altrimenti dovreste affittare per 1 anno 4-5 sale di cinema dislocate in Italia e far proiettare il vs film, ma questi costi chi li paga? I giornali quando parlano di incassi italiani semplificano per l’uomo della strada e cercano un qualche effettaccio, così la gente non capisce niente ma si ricorda l’effettaccio.

CINEMA INDIPENDENTE E DISEGNO DI LEGGE CINEMA – CONVEGNO TENUTO A VENEZIA IL 5.9.16

E’ lunedì mattina, blitz alla Mostra del Cinema di Venezia per in convegno su Cinema e Territorio al Digital Espo ore 11.00, presìdi  militari e vigili ovunque, poca gente diradata nei vari luoghi, tutto sembra in tono minore. Cerco questo posto all Excelsior : 1° – 2° – 3° piano, mi mandano da tutte le parti, ma nessuno sa niente e camminando nel corridoio quasi per caso vengo a sapere di questo convegno sul Cinema Indipendente e la nuova Legge Cinema a cui partecipano le varie istituzioni preposte, con la presenza del DG MIBACT Borelli.
Questo convegno appare come una classica rappresentazione della vecchia politica di settore cn i suoi riti consueti e consunti e i suoi rappresentanti di sempre. E vediamo cosa dice Ranieri Martinotti che introduce la rappresentazione in nome dell’Anac, l’associazione + antica degli autori (mancano al convegno i 100 autori). Stigmatizza in questo DdL i rapporti col sistema televisivo in questa suddivisione tra Cinema Industriale e quello + Autoriale, è a quest’ultimo che bisogna dare + risorse, si accanisce contro gli OVER THE TOP che non pagano la tassa di scopo, mentre gli incentivi fiscali si posizionano sul cinema industriale, cita poi l’art. 2 del DdL in cui entrano anche oltre il Cinema e la Fiction, i videogiochi.
R.M. si aspettava finalmente in questo Ddl una governance esterna alla politica, aspettativa andata delusa e il Consiglio Superiore del Cinema ha soprattutto nomine ministeriali (8+3) sempre dettate dalla politica, ma di che governance parla R.M., viene da chiedersi? Insomma ci dice il Ns che l’anima industriale del cinema si becca l’82-85% delle risorse mentre l’anima artigianale fatta di medie -piccole e microimprese solo il residuo, per cui il DdL respingendo la proposta Anac di aumentare i finanziamenti selettivi al 25% dei 400 milioni di risorse di cui all’art. 11., dà una miseria al cinema indipendente. Perché la percentuale prevista è risibile e corrisponde a 60 milioni, dove c’è anche la promozione Cinematografica con finanziamenti ad enti vari, quindi togli 38 milioni da destinare anche alla Biennale Cinema e il finanziamento netto è pari a 21 milioni da dividersi tra, si suppone, GIOVANI AUTORI, OPERE PRIME E SECONDE, TERZE E CORTOMETRAGGI, in totale 12 sessioni all’anno, cioè mediamente circa € 1.750.000,00 a sessione che diventano una miseria e cmq 21 milioni sono sotto il 10%, mentre le 5 personalità che giudicano i progetti devono essere di fama internazionale, però non devono essere pagati, solo rimborsi spese (quindi i progetti li faranno leggere a qualche loro allievo). R.M. non dà una valutazione “politica” della legge.
Poi è il turno di Di Noia della Federazine Italiana Cinema d’Essai che parla di esercizio di qualità, distribuzione di qualità, di criticità, di eccezione culturale del cinema, dei finanziamenti pubblici che devono compensare le storture di mercato, d’estate poi non ci sono mai film italiani, ma solo U$A e Getta (Horror e Fumetti) mentre la Francia ha un cinema che fa 200 milioni d’incassi (il doppio dell’Italia). Anche Di Noia non entra nel merito della legge e si ripete facendo ricordare al pubblico il suo cognome.
La rappresentante dei Giovani, Marzotto, sembra dalla parte del cinema indipendente, ma anche dalla parte di questo disegno di legge che lo vuole relegare ai margini come una cornice senza quadro, gettata in qualche angolo di muffa. Insomma caldeggia questa legge di sistema che mira allo sviluppo economico anche se viviamo in un periodo di stagnazione, mancherebbero però le start-up aziendali, poi parla di problemi produttivi, di microimprese (uno può fallire mentre produce un film) chiede un più facile accesso al credito delle piccole imprese, mentre i finanziamenti automatici costituiscono un calderone, infine afferma che bisogna aprirsi alle medie imprese. Anche qui ci si mantiene sul generico, non c’è una valutazione politica, e l’intervento “cerchiobottista” mantiene una ambiguità di fondo.
E’ il momento del giornalista Montini che nel suo intervento cerca di fotografare la realtà del mercato cinematografico: ci sono film di successo, è vero, ma anche quelli che hanno difficoltà a farsi vedere (e sono la maggioranza) e quindi c’è un cinema che ha bisogno di sostegno e un altro, no. Questo DdL. sembra più aiutare i film di successo (che paradossalmente non ne hanno bisogno) e abbandonare i secondi, diventando quindi INUTILE (però non ha osato dirlo) perché dai tempi dei tempi la legge dovrebbe difendere le posizioni + deboli. Il DdL nelle intenzioni dovrebbe promettere + varietà cinematografica, ma invece avrà un automatismo per i soli film di successo ci dice Montini (lasciando indietro i film indipendenti). La Tv poi si mangia buona parte delle risorse, mentre l’attenzione per le sale – secondo il Ns, appare insufficiente (a leggere il DdL non mi sembra proprio visto che dà l’interesse culturale anche alle sale) infine Montini dice che serve il cinema pubblico x combattere le distorsioni del mercato.
Laura Delli Colli, giornalista, difende il DdL, la vecchia legge ha ormai 50 anni, bisogna far squadra, la sua è una difesa d’ufficio cn frasi generiche del tipo: la nave non deve essere più affondata, con questa legge non mancheranno + le mezze stagioni, ecc. ecc..
Ecco infine l’inquietante intervento del DG Borelli, inquietante perché parla di modernismo criticando molti interventi presenti, giudicati come passatisti e sessantottardi, (anni ’60 e dintorni) e fa venire in mente il Veltroni in una altra sala della Mostra di ormai parecchi anni fa, quando sosteneva l’urgenza di una riforma della legge 1213 di Corona. Tali modifiche avrebbero poi favorito secondo lo stesso Borelli produttori che diventavano ricchi grazie ai finanziamenti milionari di film che incassavano una miseria (l’allusione poteva essere rivolta agli amici di Veltroni).
Il D.G. si lamenta del fatto che gli interventi in sala sono poco a conoscenza delle modifiche introdotte al DdL dalla 7a Commissione Cultura del Senato, ci ricorda le 60 audizioni, i 3 anni di raccolta dati e questo disegno di legge deve modificare un sistema di incentivi troppo indifferenziato (a pioggia) e poi il D.G. si chiede e ci chiede: cos’è il Cinema Indipendente e d’autore? Con la presente normativa anche Checco Zalone andrebbe finanziato, ecco allora cosa servono i decreti attuativi, andare nello specifico, rivedere il sistema delle regole, tutto ciò si può fare con la Delega Legislativa. E ancora si chiede Borrelli cos’è il Produttore Indipendente? E quello che non si fa produrre dalle televisioni e la rete dove la mettiamo? Poi parla di Alfabetizzazione Mediatica (formazione) insomma un disegno di legge quello di Franceschini, capace di rinnovare sostegni e regole in maniera da rilanciare il cinema italiano. Comunque una nuova legge serve urgentemente, perché gli attuali ASSETTI sono deficitari, 800 milioni pubblici spesi x 100 milioni di incassi, troppo pochi rispetto all’investimento effettuato …
Prosegue Borelli: “qui si parla di contributi selettivi x le piccole imprese, il Tax Credit per le grandi imprese, è sbagliato! Sono categorie obsolete, bisogna invece favorire la crescita di tutti gli operatori, grandi e piccoli. Cos’è il cinema culturale? Non esiste, il cinema è di per sè cultura!” Pensava allo stesso modo anche De Laurentiis quando pretendeva il finanziamento pubblico ai cine panettoni. Per Borelli insomma bisogna fare in maniera che il TARGET di riferimento venga raggiunto anche da film indipendenti. Come? Non mi sembra che l’abbia detto.
Ci vogliono gli aggiustamenti, ci dice il D.G. tramite i Contributi Automatici, con una legge di assetto più rispondente al mercato odierno.
Marco Asunis della FICC (Associazione di Cultura Cinematografica) e della rivista online DIARI DI CINECLUB si lamenta dei tagli che il DdL riserva alle varie associazioni riducendole a rischio sopravvivenza e differenzia tra i prodotti industriali e i beni culturali e in questo quadro le Associazioni sono declassificate e disconosciute.
L’Avv. Bruno Della Ragione si sofferma sul TAX CREDIT anche a livello tecnicistico, il credito d’imposta è attorno al 25-20% x cui appare sterilizzato il credito d’imposta x esterni e cmq prima bisogna pensare allo sviluppo e poi alla promozione (i produttori Usa non sarebbero d’accordo) parla anche di Tax Credit e Produzione Esecutiva.
Andrea Occhipinti della Lucky Red, presidente distributori dell’Anica e Amministratore Delegato di Circuito Cinema, ci dice che i film di successo sono commedie poco esportabili, il tax credit andrebbe modulato in termini di intensità, poi parla della fragilità della ns produzione.
Fulvio Lucisano della IIF ci ricorda dei 100 milioni di spettatori che sono rimasti invariati da 30 anni a questa parte e neanche le multisale cn le sale d’essai incorporate li hanno aumentati, poi parla di sale che devono rispettare i 6 metri dal confine, ma forse anche lui non ha letto il DdL che prevede deroghe alle leggi urbanistiche in caso di ampliamenti di sale cinematografiche.
Leonardo De Franceschi parla di cinema & diversità (poco rispettata) e quindi vuole introdurre degli emendamenti al DdL e poi afferma forse una verità: la scarsa attrattività nei mercati esteri dei film italiani è dovuta alla mancanza di politiche cinematografiche efficaci.
l’Avv. Lo Foco interviene su varie questioni, il Tax Credit, sul fatto che il 2015 come incassi cinematografici è stato salvato da Zalone ed esalta gli automatismi (chi incassa deve essere aiutato) e ciò costituisce una grande prova di democrazia?!?!
A mio parere dare soldi a chi già incassa costituisce una forma di assistenzialismo puro, crea posizioni di privilegio e nessuno cercherà di fare + film diversi e quindi è esattamente il contrario, a meno che non si consideri la democrazia come degenerazione di un sistema politico e quindi in quanto forma di degrado.
Torri, critico cinematografico fa la sua “particella elementare” ma dice, non fino in fondo, una grande verità: il Ministero che gestisce la cultura si chiama PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI, quindi primato della Cultura anche nel cinema, e riquindi deve mantenere la volontà di fare un cinema diverso, + sale d’essai per tutti, la politica è il mezzo, la cultura il fine, non come adesso che la politica (magari di potere personale è il fine) e la cultura il mezzo su cui discettare x fare bella figura e questo DdL finisce per premiare le storture di mercato…
Conclusioni- Per alcuni il DdL Franceschini appare come la classica panacea che guarirà da tutti i mali e il cinema come settore si riprenderà alla grande. A mio parere invece rappresenta più una visione tecnocratica, ministeriale a cui si sono assoggettati un pò tutti, ispirata dall’ottimismo del potere di cambiare la realtà attraverso le leggi e non il contrario, cioè fare delle leggi in base alla realtà che ci circonda , a cui si prestano in ultima analisi anche le varie associazioni subalterne a questo disegno, solo attente a trovare una loro collocazione di potere, più che a cercare delle soluzioni vere.
Il cinema così si risolleverà? Temo di no, soprattutto per quanto riguarda il cinema indipendente, quando basterebbero 2 piccoli provvedimenti quasi innocui per tirare su un settore come dice Montini per metà depresso. Basterebbe creare un CIRCUITO di sale private, comunali, parrocchiali, delle associazioni di cultura cinematografica, cineclub, di quartiere, universitarie, occupate, gestite dalle Film Commission, con un marchio di cinema indipendente, che sfruttano le nuove tecnologie, attraverso una multiprogrammazione senza bisogno di tenitura, facendo vedere questo cinema nelle scuole. L’altra soluzione è quella di potenziare i contributi selettivi, allargando però le Commissioni a quelle territoriali istituite nelle macroregioni, in collaborazione con le Film Commission regionali

DISEGNO DI LEGGE CINEMA – CONCLUSIONI VI° punto

FORMAZIONE
E’ importante che la LEGGE CINEMA consideri anche questo aspetto per ovviare a quella che il critico Gianni Canova chiama “ignoranza iconica”, particolarmente presente nel mondo giovanile che pensa di capire il cinema su internet e che invece riduce la sua complessità in proporzione alla grandezza dei supporti di diffusione: più sono piccoli meno si capisce, tant’è vero che un certo cinema sperimentale è diventato per loro datato. Internet per i ragazzi è più facile, è più comodo perché si vedono più film e magari a scrocco.
Internet all’inizio funzionava per i video dilettanteschi, ma poi con lo sviluppo delle immagini anzi la loro compressione si sono potuti vedere i film interi, noi ci eravamo illusi che finalmente il cinema indipendente avesse un nuovo canale distributivo, anche in alternativa a quello theatrical ma abbiamo constatato de visu che nella stragrande maggioranza i ragazzi preferivano o i film prima che uscissero in sala quindi piratati come gesto di sfida o i film di grande successo e incasso nelle sale e non considerassero per niente il cinema indipendente quando aveva delle idee e cmq se lo visualizzavano nei festival gratuiti non erano disposti a pagare neanche 2 euro di noleggio in streaming. Quindi diventa indispensabile la scuola per far vedere film di sostanza nelle sale cinematografiche attraverso convenzioni e far tenere dei corsi di educazione all’immagine da autori e registi e cmq tutti quelli che il film lo fanno trasmettendo una esperienza importante ai ragazzi, anche con progetti di recupero di luoghi abbandonati e finanziamenti europei bisogna puntare sulle sale cinematografiche di quartiere.

DISEGNO DI LEGGE CINEMA – CONCLUSIONI V° punto

QUOTE….. latte alle ginocchia
Le televisioni come Rai, Mediaset, e Sky in primis, devono in forza di legge acquistare e programmare nei loro canali anche tematici, film indipendenti attraverso una quota del loro fatturato globale, quota che hanno sempre sistematicamente disatteso soprattutto la Rai che da soldi solo al Pd. in cambio il Pd aumenta gli stipendi ai suoi dirigenti. Naturalmente bisogna definire cosa sia CINEMA INDIPENDENTE. Fino ad oggi con una normativa del 2005 si definiscono i Produttori Indipendenti in maniera così astratta e inefficace che anche De Laurentiis risulta essere un indipendente perché si deve valutare la quantità di business della sua Società rispetto alle televisioni. Invece molto più semplicemente si può definire NON TANTO IL PRODUTTORE INDIPENDENTE quanto il film indipendente. Noi di Cinema in Movimento abbiamo così definito il film indipendente:
1) Nuova definizione di film indipendenti:
– sono film indipendenti tutti i film d’autore, sperimentali, d’avanguardia, per il low budget, fino ad un massimo di € 1.500.000,00 che non siano stati cooprodotti dalle televisioni nazionali ed equiparabili secondo il Mibact a film difficili (non per i contenuti ma per le difficoltà produttive).
E queste Tv dovrebbero acquisire anno x anno un certo numero di questi film sia per programmarli, sia per produrli. Per le tv private bisogna vedere se hanno un budget d’acquisto o comprano solo vecchi film, tra l’altro se vogliamo chiamarlo mercato, è completamente chiuso, mentre anche le piattaforme Web che trasmettono in streaming almeno quelle che richiedono un abbonamento, dovrebbero essere soggette ad un vincolo di programmazione e acquisizione. Per noi indipendenti è indispensabile che queste quote vengano rispettate e che anche i film delle piccole produzioni possano essere programmati e acquistati altrimenti ci arrabbiamo e li denunciamo all’AGCOM di intervenire cn grosse multe che andranno (magari!) a finanziare il Circuito Distributivo di Cinema Indipendente.

DISEGNO DI LEGGE CINEMA – CONCLUSIONI IV° PUNTO

CONTRIBUTI SELETTIVI E CONTRIBUTI AUTOMATICI
I contributi automatici sono quelli che si hanno se il film incassa al botteghino, si chiamano ristorni governativi che il DdL Franceschini vuole incrementare. E qui siamo all’assurdo che se il film incassa e quindi guadagna deve cmq essere “assistito” dallo Stato con queste prebende. All’Estero è difficile capirlo. e CMQ COSTITUISCE UNA DEROGA ALL’ECCEZIONE CULTURALE.
I contributi selettivi invece sono quelli dati ai progetti risultati vincitori, giudicati da una commissione di 5 esperti, diversamente dai punteggi automatici dove fa capolino il reference system. Chi valuta il progetto dovrebbe farlo con competenza scientifica e quindi la Commissione dovrebbe essere formata da filmaker, autori, sceneggiatori, esperti di cinema di genere, ma anche produttori e distributori + che commissioni formate dai critici, che potrebbero essere SCARSAMENTE INNOVATIVI. In Italia invece la competenza è puramente “politica” e ne gli stessi punteggi automatici hanno migliorato la situazione creando delle posizioni di privilegio. L’unica cosa da fare (almeno in Italia) è allora quello di creare più commissioni territoriali che si giustappongano a quella nazionale in maniera da creare “concorrenza” tra di loro, le più competenti e capaci da un punto di vista della valutazione dei progetti potranno contribuire a far nascere dei buoni film e ad attirare nel territorio più finanziamenti, sia a livello del tax Credit degli investitori esterni che di Film Commission interessate alla promozione turistica . L’unico modo per uscire da questa impasse non è tanto CENTRALIZZARE come fanno i FRANCESI, ma considerando la peculiarità tutta italiana di metterci dentro le influenze dei partiti, bisogna al contrario DECENTRALIZZARE, DECENTRARE le Commissioni in Macroregioni (Decentramento Ministeriale). Aumentare quindi i contributi selettivi e ridurre nettamente quelli automatici.

DISEGNO DI LEGGE CINEMA – CONCLUSIONI 3° PUNTO

TASSA DI SCOPO!
Un altro argomento di interesse è la cosi detta TASSA DI SCOPO già applicata in Francia, ma che in Italia trova una forte opposizione. L’ha introdotta il DdL Di Giorgi che tende ad imitare il sistema Cinema alla Francese. Tutti dovrebbero pagare questa tassa di scopo anche se in maniera diversa, quindi le Tv di tutti i tipi anche perché trasmettono molti film e quindi la gente va meno al cinema, sia le Piattaforme in streaming e in abbonamento, anche per il fenomeno della pirateria del Web e questa tassa di scopo dovrebbe costituire un risarcimento sia pure limitato, lasciando esenti – a ns parere – solo le monosale e anche le multisale se rispettano il principio d’un film per sala. La Tassa di Scopo costituisce un prelievo “aggiuntivo” su tutti i soggetti che hanno dei proventi tramite il cinema. Però nel DdL Franceschini non c’è una vera tassa di scopo, ma una rinuncia da parte dello Stato ad una percentuale di Ires e Iva da destinare ad un Fondo per il Cinema che già i soggetti versano. Nessun onere aggiuntivo per le Tv e i colossi delle Telecomunicazioni, che vuol dire prelievo dalla fiscalità generale e quindi non sono certi tipi di imprese a sostenere il cinema ma i cittadini, sembra che non si possano toccare gli interessi delle multinazionali. Per la tassa di scopo è meglio il DdL Di Giorgi.

DISEGNO DI LEGGE CINEMA – CONCLUSIONI 2° PUNTO

LA POLITICA PER LE SALE CINEMATOGRAFICHE – E’ l’unico aspetto positivo del Disegno di legge Franceschini – a mio parere – perché introduce l’interesse culturale per le sale storiche (che quindi non possono essere chiuse), possibilità di ampliamento attraverso progetti anche in deroga ai piani urbanistici: i Comuni naturalmente devono stare attenti che questo punto non venga stravolto con speculazioni che non c’entrano niente con l’ampliamento della sala cinematografica e l’impossibilità del cambiamento d’uso dell’immobile (che non può più essere trasformato in un supermercato). E poi ancora finanziamento a partire dal 2017 di progetti di risanamento, e recupero di sale chiuse (nella sola Roma ce ne sono almeno una quarantina) che potrebbero rappresentare il primo passo per la creazione di un circuito di sale per il Cinema Indipendente e d’autore in tutta Italia (Punto 7 del GRUPPO DI LAVORO DI CINEMA IN MOVIMENTO) perché IL PROBLEMA VERO DEL CINEMA ITALIANO INDIPENDENTE NON è TANTO NELLA PRODUZIONE, MA NELLA SUA DISTRIBUZIONE

DISEGNO DI LEGGE CINEMA – CONCLUSIONI 1° PUNTO

CONCLUSIONI I° PUNTO

Il DdL Franceschini – riporta tutti gli articoli (andare a pag. 41). Se avete la possibilità di leggerlo potrete constatare che diventa “scoraggiante” per il numero di rinvii ad una normativa “secondaria” ampliando di fatto la burocrazia delle interpretazioni e quindi i tempi slitteranno sine die, diversamente da quello che dice l’articolista del Fatto Quotidiano, anche per la tempistica occorrente per la creazione dei vari decreti attuativi, mentre il DdL Di Giorgi disciplina tutta la materia )o quasi) nei suoi 42 artt. Quindi da questo punto di vista è molto meglio il DdL Di Giorgi.

12° E ULTIMO EMENDAMENTO LEGGE CINEMA (a cura di Cin. in MoV.)

Premessa.  Efficacia del controlli del Mibact e semplificazione. Nulla è previsto dal DdL. Franceschini. Modifiche. Per i controlli  vanno bene gli artt del Ddl Di Giorgi 34-40, per la semplificazione vedi Mibact punto 4) di Cin in Mov.:

  1. a) abolizione dell’attuale sistema SVILUPPO PROGETTI e al suo posto un concorso nazionale in cui si presenta solo un soggetto lungo di 24 pagine (minimo) e la relazione artistica dell’autore. Deciderà una Commissione quali sono i progetti meritevoli di sviluppo
  2. b) tasse istanza in rapporto al budget del progetto;

 Fino a € 1.500.000,00  la tassa è di € 200 per i lungometraggi, € 100 per i documentari e € 50 per i corti e    sviluppo.

Fino a € 2.000.000,00  la tassa  è di € 600;

Fino a € 3.000.000,00 la tassa  è di €1.500,00 (importo progressivo)

Fino a € 5.000.000,00 la tassa è di € 3.000,00

Oltre   € 5.000.000,00 la tassa è di €4.000,00.

La tassa per ottenere il solo interesse culturale viene abolita.

  1. c) le società che presentano progetti fino a € 1.500.000,00 possono avere un capitale sociale di 20.000 euro, 10.000 per chi presenta cortometraggi
  2. d) semplificazione burocratica. Togliere la procedura dell’inizio lavorazione.
  3. e) reintroduzione della formula produttiva che preveda la partecipazione ai costi di produzione, in misura non inferiore al 30 per cento dei rispettivi compensi, di registi, soggettisti e sceneggiatori, attori e tecnici qualificati.  Tale importo complessivo deve essere  considerato tra le spese ammissibili ai fini della tax credit interna.